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Formaggi: in Svizzera sono pubblicizzati come “senza glutine” ma è corretto? In cosa sono diversi da quelli italiani?

pecorino romano dop formaggi made in italyI formaggi sono senza glutine? Se lo chiede un nostro lettore che ci ha inviato una lettera interessante, alla quale ha risposto l’Associazione italiana celiachia (Aic).

I geni del marketing, per spingere le vendite, adesso pubblicizzano nei prodotti gli ingredienti che mancano (tipo l’olio di palma), ma che in realtà, spesso, non sarebbero comunque stati contemplati nella ricettazione originale del prodotto.
Ultimamente i produttori di formaggi svizzeri hanno speso cifre folli sui più importanti quotidiani nazionali per pubblicizzare, a pagina intera, i loro prodotti e mi ha colpito la scritta “senza glutine” bene in evidenza.

Forse io sono rimasto all’età della pietra oppure i formaggi adesso sono preparati oltreché con latte, caglio, erbe aromatiche, peperoncino e sale, anche con farina o prodotti farinacei contenenti glutine? A questo punto mi viene un atroce dubbio: il latte, lo yogurt ed i formaggi italiani, che consumo abitualmente, hanno il glutine tra gli ingredienti? Ovvero il Parmigiano Reggiano e altri formaggi duri (cugini di quelli pubblicizzati dagli Svizzeri) contengono glutine non dichiarato in etichetta?
E perché gli amici svizzeri non hanno scritto che le loro specialità a pasta dura non contengono:frutta secca, sedano, uova ecc (ovvero tutti gli altri allergeni) o l’olio di palma (magari messo fuori per abbellimento e protezione )?

Forse si tratta dell’ultima invenzione del marketing, ma forse qualcuno (autorità, associazioni di categoria o dei consumatori…) dovrebbe intervenire per non creare falsi allarmismi (se effettivamente non contengono glutine ) che danneggiano i produttori ed i prodotti italiani, stimati e ricercati (e imitati) in tutto il mondo.
In urgente attesa di chiarimento, ho deciso di seguire la dieta vegana, abbondonando i prodotti caseari (latte e derivati) sia italiani che esteri.

P. J.

Cheese
Alcuni formaggi svizzeri sono pubblicizzati “senza glutine” è corretto?

Di seguito la risposta dell’Associazione italiana celiachia (Aic).

Le conoscenze ad oggi in nostro possesso confermano che tecniche e tecnologie abitualmente adottate per la produzione dei formaggi non comportano l’uso di ingredienti contenenti glutine.

Premesso ciò possiamo confermare che sono da considerarsi idonei al celiaco i formaggi quali:
·        TRADIZIONALI: sempre idonei per il celiaco
·        DELATTOSATI: se formaggio tradizionale è sempre permesso al celiaco
·        SPALMABILI: i formaggi tradizionali molli e quindi spalmabili sono idonei al celiaco, invece si confermano a rischio tutti quei formaggi spalmabili costituiti oltre che da latte, caglio, fermenti e sale anche da altri formaggi, burro, sali di fusione, correttori di acidità (es. acido lattico, carbonati), addensanti, gelificanti ed aromi.
·        LIGHT: al pari dei formaggi freschi o stagionati tradizionali consentiti, anche i formaggi light con ingredientistica paragonabile non rappresentano alcun problema per i consumatori celiaci, si confermano a rischio tutti i formaggi light costituiti da molteplici ingredienti.
·        A FETTE FUSI E FORMAGGINI: i formaggi a fette fusi (fettine) e i formaggini sono prodotti, come gli spalmabili con analoga ingredienistica, da considerarsi a rischio per il celiaco.
·        GRATTUGIATI: il Parmigiano Reggiano DOP e il Grana Padano DOP grattugiati sono prodotti permessi al celiaco. Restano “a rischio” i mix di formaggi grattugiati che possono considerarsi idonei se riportanti la dicitura “senza glutine” in etichetta.

Si precisa quindi che, per quanto a nostra conoscenza e secondo le linee guida della Federazione europea delle associazioni celiachia (Aoecs.org), i formaggi tradizionali, essendo sempre adatti ai celiaci in quanto non contenenti glutine, non potrebbero riportare in etichetta l’indicazione di assenza di glutine. Tale indicazione infatti è esclusa in casi come questo dal regolamento europeo 828/2014 che esplicitamente rammenta, al considerando 10, che le informazioni sugli alimenti non dovrebbero indurre in errore suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche.

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2 Commenti

  1. Giovanni Gozzi

    I consideranda non sono legge ma solo indirizzi di seguenti articoli. Nel caso specifico è citato il Regolamento sull’etichettatura ma non il riferimento preciso.
    Il testo normativo che riporta tale affermazione è l’articolo 7 lettera c) del Reg. 1169/2001 sull’etichettatura che riporto nella versione italiana per una più rapida comprensione, tenendo conto che solo la versione in inglese è quella ufficiale per tutte le nazioni UE.
    Articolo 7
    Pratiche leali d’informazione
    1. Le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare:
    a) per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata di conservazione, il paese d’origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione;
    b) attribuendo al prodotto alimentare effetti o proprietà che non possiede;
    c) suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche, in particolare evidenziando in modo esplicito la presenza o l’assenza di determinati ingredienti e/o sostanze nutritive;

  2. Tuttavia a mio parere non sarebbe del tutto errato permettere l’indicazione di questo tipo di caratteristiche, a maggiore tutela di chi può averne problemi.
    Magari non come claim “pubblicitario”, ma “informativo” per esempio con riquadri appositamente normati (graficamente riconoscibili, un pò come i segnali stradali) per questo tipo di informazione.

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