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Il foie gras da Eataly presentato in modo edulcorato: “l’alimentazione forzata” con sonda esofagea si trasforma in “gavage”

foie gras barthouilIl “foie gras” (o meglio “le foie gras”) è una specialità alimentare che si ottiene dalle anatre o delle oche (di sesso maschile) attraverso un’alimentazione forzata e superiore ai reali fabbisogni degli animali. L’eccesso di cibo provoca un accumulo di grasso nel fegato che diviene “steatosico”. Quando gli animali sono “pronti” vengono uccisi, si preleva il fegato che, opportunamente lavorato, diviene la prelibata specialità alimentare chiamata appunto “foie gras”.

L’alimentazione forzata si ottiene introducendo con una sonda esofagea l’alimento direttamente nello stomaco degli animali. Questa tecnica in francese si chiama “gavage” che in italiano corrisponde a “ingozzamento”.

 

La produzione del foie gras è stata oggetto di numerose critiche in quanto molti ritengono che il benessere degli animali non venga rispettato. Sull’onda dei movimenti di protesta questo tipo di allevamento continua ad esistere in pochi Paesi; tra questi la Francia che annovera il prodotto tra le ricercatezze della propria tavola.

Il Italia l’allevamento degli animali attraverso l’alimentazione forzata non è consentito. Non è però proibito vendere e consumare il “foie gras” che si può trovare nei negozi di gastronomia.

 

le foie gras barthouil eataly 2Quello che lascia interdetti è la “presentazione” che ne viene fatta nel punto vendita di Eataly a Roma. A fianco dei barattoli di foie gras firmati dall’azienda francese Barthouil compare un cartello dove si legge che il prodotto è ottenuto da animali “rustici” che vivono all’aria aperta, alimentati con mais non OGM e che la lavorazione del fegato è fatta in modo tale da esaltarne il gusto.

Viene anche detto che l’alimentazione è forzata, ma lo si dice in francese ovvero “gavage”. Forse non sono riusciti a trovare un termine in italiano adeguato; se avessero scritto “ingozzamento” o qualcosa di simile si sarebbe persa la nota esotica che magari piace e attrae il consumatore nostrano; oppure perché tale tecnica è avversata da molte persone.

 

Ognuno di noi ha il diritto di acquistare gli alimenti che desidera, ma ha anche il diritto di sapere come sono prodotti, soprattutto se si tratta  di alimenti ottenuti con tecniche che nel nostro Paese non sono consentite.

 

Agostino Macrì

L’articolo è ripreso dal blog Sicurezza alimentare di Agostino Macrì

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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14 Commenti

  1. Beh. Gavage è il termine tecnico per indicare un’alimentazione “forzata” nel caso delle oche, “aiutata” nel caso dei neonati prematuri, somministrando un alimento mediante un tubo o sondino naso-gastrico.
    D’altro canto il fegato grasso è tale perchè degenera per l’iperalimentazione. Come succede agli umani che eccedono in cibi e alcolici.
    Sull’eticità di produrre e consumare (soprattutto di consumare perchè senza consumo – richiesta NON ci sarebbe produzione) si può discutere all’infinito.
    Ma vale per tutte le tecniche “industriali” di allevamento e/o per altri interventi (chesso’ la castrazione …) sviluppati nei secoli al fine di “migliorare” il prodotto finale.
    Non è che chi consuma la fettina di vitellone possa sentirsi più virtuoso.
    D’altro canto se fossero tutti vegani, gli animali d’allevamento scomparirebbero tutti in quanto inutili e dannosi (occupano spazio, consumano acqua e cibo e producono effetto serra)

    • Sottolineavo solo l’impiego di un termine tecnico che puo’ avere diversi significati. Paradossalmente, dato che il fegato grasso si “produce” in questa maniera da secoli, la tecnica neonatale è stata presa a sua imitazione.
      Rimane la questione di fondo che se l’oca non servisse per essere poi consumata (in un modo o in un altro) rimarrebbe solo un animale infestante potenzialmente dannoso (se “infestasse” a dismisura, lasciata libera di replicarsi – vedi chessò le nutrie, i pesci siluro o i gamberi di fiume) ovvero sarebbe un animale “non nato” in quanto non utile per altri scopi.

  2. Non voglio entrare nella discussione etica…
    Ma un dubbio mi sorge…cosa c’entra il Foie Gras con Eataly? Eccellenza Italiana??

  3. Il foie gras mi piace(va), ma non lo mangio più, in quanto cerco di vivere con coerenza ovvero nel rispetto dell’Etica.

    Qualcuno potrebbe obiettare che però mangio la carne e che gli animali di certo non muoiono per vecchiaia o si suicidano per piacer mio, il che è assolutamente vero, ma è anche vero che nella mia imperfezione cerco in ogni caso di comportarmi al meglio, ovvero nel rispetto del benessere animale il che, nel caso specifico, significa evitare carni ottenute da allevamenti intensivi.

    Resta poi il paradosso che in Italia sia vietato l’ingozzamento, ma non la vendita di prodotti così ottenuti.

    Apprezzo Eataly di solito, ma questo è uno scivolone degno di nota, per quel che mi riguarda e pubblicizzare in risposta questo articolo, dovrebbe essre una buona via per far rientrare nei ranghi chi ha pianificato a tavolino una pubblicità che non è in buona fede e quindi scorretta verso il cosnumatore che, in ogni caso, non è obbligato girare con il dizionario per sapere quello che mangia.

    D’altro canto l’abuso di termini stranieri è cosa nota e che fa danni ben più gravi del gavage…

  4. Anche a me piacerebbe tanto, ma non lo mangio più da quando ho visto un servizio… prima beatamente incosciente non immaginavo le torture…

    Non credo che ci sia bisogno di essere integralisti a tutti i costi e non che una mucca meriti di morire più di un agnellino, ma sicuramente un agnellino è un cucciolo e deve ancora fare la sua vita; in ogni caso se al posto di far morire 100 animali, riesco a farne uccidere solo 60 è già un traguardo positivo.

    Ciò che posso evitare lo evito…

    • Andrea di Udine

      Gli estremismi, in ogni ambito, non hanno mai portato a grandi risultati in termini di traguardi sociali: il problema del foie gras non possiamo per forza considerarlo alla pari di un’allevamento bovino o suino. A> parere mio esistono dei distinguo da fare. La legge presuppone che debba essere rispettato il “benessere animale” anche in una condizione di allevamento; mi sembra una termine ottimistico che fatico a recepire ma ancor meno posso comprendere che una tecnica di allevamento preveda una forma di tortura come il “gavage” … perché diciamocelo, l’ingozzamento forzato non equivale a nutrire il bestiame ma è qualcosa di diverso.Con finalità spregiudicatamente commerciali Eataly affianca la proria immagine a quella di Slow Food il cui motto recita “il cibo deve essere BUONO, PULITO e GIUSTO” … il foie gras resta solo indubbiamente buono … sul resto c’è molto da lavorare.

  5. Io non capisco il nesso con Eataly, il cardine di questa catena è quella di proporre prodotti assolutamente tipici e di una certa qualità.
    Quindi vende foie gras che è uno degli alimenti assolutamente elitari e che è stato da sempre piatto forte di una cucina di “classe”.
    Il metodo di produzione non è sicuramente rispettoso dell’animale, ma questo non credo che centri con il fatto che un negozio venda i prodotti.

  6. …io non lo mangio. Se tutti facessero come me…
    E poi a chi piace il fegato, ci sono i fegatini di pollo, di maiale, di mucca…i vegetariani ne fanno tranquillamente a meno.
    Ci sono alimenti più buoni e più sani in abbondanza!

  7. Beata ignorantitudine!
    Vedete, del foie gras è stata proibita la produzione in Italia dal 2007, invece quello del Perigord è diventato Igp. Noi li possiamo vendere e mangiare, è solo l’ennesimo favore fatto ad altri paesi da parte del nostro mentalmente piccolo paesello! Sulla produzione non mi esprimo ma stanno sicuramente meglio oche e anatre all’ingrasso che le vostre belle galline ovaiole.

    • Roberto La Pira

      Le galline non sono più allevate in gabbie come quelle da lei descritte . Ci sono al supermercato anche uova di galline allevate all’aperto

    • Non sono affatto ignorante…e neanche così presuntuosa da dare certe risposte. E poi, per quel che mi riguarda, cerco di mangiare in maniera etica e con alimenti di qualità, senza dover ricorrere a spese inutili per foie gras, caviale o altro.
      Bevo sia champagne di piccoli produttori conosciuti personalmente che prosecchi italiani di nicchia…
      Evito di comprare alimenti contenenti oli di dubbia provenienza e leggo sempre attentamente le etichette.
      Ho un grande rispetto per gli animali e stima nei confronti delle persone curiose e rispettose.
      E le galline ovaiole (umbre) che conosco, sono proprio felici!
      Ognuno è libero di mangiare quello che vuole, ma non tutti, purtroppo, conoscono la provenienza di ciò che mettono sotto i denti, mio caro Wikipedia!
      E poi il foie gras non è tradizione italiana…

    • Innanzitutto non ce l’avevo direttamente con lei, ma visto che mi chiama in causa dovrò risponderle.
      Inizio.
      Ignorantitudine non significa ignoranza, ma questo lei lo ignora.
      Lei è presuntuosa nel dire che foie gras e caviale sono spese inutili, in quanto lo saranno per lei, non per me.
      Gli oli di dubbia provenienza, non rispondo perché non è specifica, con chi ce l’ha?
      Sulla mia conoscenza della materia prima, mi dispiace smentirla, ma essendo di professione un selezionatore di prodotti alimentari di alta gamma, la sfido a confrontarsi con me.
      Gli animali da allevamento esistono per essere allevati e mangiati, l’alternativa è l’estinzione, la preferisce? Sulle galline ovaiole lei non sa cosa dice, è evidente.

    • …ignorantitudine? Vocabolo sconosciuto al dizionario italiano!
      Certo che lo ignoro!
      E, ovviamente, se parlo di spese inutili parlo per me…ognuno è artefice del proprio destino! Lo stesso riguardo alla conoscenza della materia prima: non per lei, ma in giro c’è tanta ignoranza (nel senso che si ignora) e superficialità verso questo argomento. Ben pochi leggono gli ingredienti dei prodotti che acquistano.
      Non ho nessuna intenzione di confrontarmi con lei e sicuramente farà bene il suo lavoro…
      Per quanto riguarda l’estinzione, ho seri dubbi sul fatto che negli allevamenti destinati all’alimentazione ci siano animali a rischio…di certo le tigri bianche non vengono allevate!
      E, senza andare così lontano, nemmeno le galline di Polverara o le capre Girgentane…
      I miei nonni avevano galline ovaiole…non parlo mai senza conoscere l’argomento.
      Saluti.

  8. A parte il far bene o male la tecnica che usano per questi poveri animali è da criminali. Siamo nel 2015 e la società è sempre più crudele biosgnerebbe che ognuno di noi si immedesimasse in quei poveri animali, oltrettutto il fegato di quei poveri animali si ammala a lungo andare essendo ricco di grasso.