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Maiali presi a calci, castrazioni illegali senza anestesia: la condanna per maltrattamenti a Mantova solleva il velo sulle “prassi” della filiera dei prosciutti d’eccellenza.

Ci sono voluti sei anni di attesa e un iter giudiziario estenuante per capire che in un allevamento di suini destinati al circuito dei prosciutti DOP in provincia di Mantova, la violenza non era un incidente, ma una “prassi abituale”. Il Tribunale ha condannato in primo grado un operaio per il reato di maltrattamento di animali (art. 544 ter c.p.), infliggendo una multa di 14 mila euro. Una sentenza che arriva dopo la denuncia di Essere Animali del 2019 e le immagini shock trasmesse da Report, che hanno mostrato a oltre un milione di spettatori cosa si nasconde dietro alcuni bollini di eccellenza.

Cronaca di un orrore sistematico

Le prove documentate validate dal giudice descrivono uno scenario di crudeltà gratuita. Castrazioni illegali di maiali eseguite senza anestesia. In uno degli episodi più macabri un operatore tenta di trattare un prolasso rettale manualmente con una spilla da balia, senza antidolorifici e senza un veterinario. In entrambi i casi gli animali sono morti. Maiali presi a calci e scaraventati nei recinti con violenza, oltre all’abitudine di gettare testicoli e code recise nelle mangiatoie delle scrofe. Il giudice ha definito queste condotte come “sevizie” e “violenza gratuita”, sottolineando che non si trattava di episodi isolati.

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Sevizie e maltrattamenti nell’allevamento di Mantova di maiali inserito nella filiera dei prosciutti DOP

Il silenzio colpevole dei Consorzi DOP

Mentre la magistratura condanna i singoli, il sistema che dovrebbe garantire la qualità rimane immobile. L’allevamento di Mantova — e quello gemello in provincia di Verona, anch’esso oggetto di denuncia — riforniscono il circuito del Prosciutto e dei salumi DOP.
I Consorzi di tutela sono attenti a controllare il peso del suino, l’alimentazione e la zona di nascita, perché questi parametri influenzano sulla qualità e sul profitto, ma ignorano il benessere animale perché non rientra nel disciplinare. Per i Consorzi, un maiale maltrattato o che ha subito sevizie può essere inglobato nel circuito dei salumi di pregio purché risponda ai requisiti prestabiliti. Il disciplinare ignora la sofferenza e non valuta le condizioni igieniche e la gestione degli allevamenti, salvo poi assegnare un bollino DOP di qualità che in qualche modo rassicura il consumatore.

Da La Pellegrina a Cascone: la punta dell’iceberg

La sentenza non è un caso isolato. Si aggiunge a una scia di scandali che ha già coinvolto fornitori storici della filiera dei prosciutti e dei salimi DOP. Ricordiamo i casi recenti dell’infestazione di ratti e di condizioni igieniche disastrose de La Pellegrina uno dei più grandi allevamenti di scrofe di Italia che fa capo al Gruppo Aia Veronesi, poi ci sono le indagini sul gruppo Cascone. Come già evidenziato su Il Fatto Alimentare, il rischio è che questi episodi e queste condanne rimangano simboliche se  non accompagnate da una riforma radicale dei disciplinari.
Il Prosciutto DOP costa “un sacco di soldi” e il consumatore paga convinto di sostenere un’eccellenza etica ignorando che negli allevamenti non ci sono controlli efficaci e che in diversi casi i maltrattamenti sono  ricorrenti e le condizioni igieniche disastrose. È ora che i Consorzi smettano di nascondersi dietro la burocrazia: chi non rispetta gli animali deve essere espulso dalla filiera. L’eccellenza italiana non può poggiare sulla tortura.
© Riproduzione riservata –  Foto Essere Animali
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Federico il Vecchio
Federico il Vecchio
4 Marzo 2026 11:00

Due considerazioni. La prima è che io ho dubbi sull’affermazione riportata nell’articolo che afferma che “I Consorzi di tutela sono attenti a controllare il peso del suino, l’alimentazione e la zona di nascita”. E’ notorio che alcuni parametri come quelli sul peso non sono stati rispettati per lunghi anni. E che i controllori che in passato hanno denunciato sono stati messi in condizioni di non nuocere. Riguardo all’alimentazione poi, si evita di guardare con attenzione altrimenti si sarebbe costretti a constatare che il Regolamento europeo che norma la vicenda è bellamente disatteso da più di dieci anni (Servizio di Report di qualche tempo fa senza alcuna smentita in merito). Sul discorso benessere e allevamenti è nota la posizione dei Consorzi. Gli allevatori sono prestatori d’opera, non soci e di conseguenza devono essere controllati da altri per questi parametri (Ministero della Salute. veterinari). Quindi se gli allevamenti sono in condizioni pietose e le pratiche di allevamento sono censurabili ai Consorzi non interessa. Evidentemente sono anche convinti che la metodologia di allevamento non influenzi la qualità delle carni. Ma il problema di fondo è un altro. Se inserissero regole stringenti sulle pratiche di allevamento all’interno di Disciplinari e di Piani di Controllo si troverebbero con altre prescrizioni che vengono disattese e i controllori (a tutti i livelli) si dovrebbero, ancor di più, girare dall’altra parte per non vedere.

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