Allevamento di salmoni in un Loch a Chairn Bhain, nelle Highlands, in Scozia; concept: acquacoltura, salmone affumicato

Mortalità ai massimi dagli anni ’80 negli allevamenti scozzesi di salmone: nonostante tutto l’industria continua a espandersi.

Negli allevamenti scozzesi di salmone la situazione è peggiorata. Secondo gli ultimi dati ufficiali del governo scozzese, nel 2024 il tasso di sopravvivenza dei salmoni è sceso al 61,8%, il livello più basso dagli anni ’80. Tradotto in modo semplice: quasi quattro salmoni su 10 muoiono prima di arrivare al banco del supermercato. Secondo il quotidiano britannico The Guardian, nonostante i numeri l’industria continua a espandersi e le Isole Shetland, arcipelago che rappresenta una delle aree chiave dell’acquacoltura britannica, hanno approvato quello che diventerà il più grande allevamento di salmoni dell’intero Regno Unito.

Mortalità in aumento e morie improvvise

Il settore è sotto pressione da anni per l’elevato numero di decessi durante il ciclo produttivo. Nel solo mese di ottobre 2024, nelle Shetland, sono morti oltre 250mila salmoni in seguito a fioriture di plancton e alla presenza di micro-meduse, fenomeni legati anche all’aumento delle temperature marine.

Secondo l’industria, sono molti i fattori che sfuggono al controllo diretto degli allevatori: proliferazione di parassiti come i pidocchi di mare, meduse che danneggiano le branchie, variazioni climatiche, stress ambientale. Gli ambientalisti e alcuni parlamentari scozzesi, invece, puntano il dito anche contro la densità degli allevamenti e il modello industriale, ritenuto troppo spinto. Il Parlamento scozzese ha già criticato in passato la lentezza dei progressi nella riduzione della mortalità e alcuni deputati hanno perfino evocato la possibilità di una moratoria sull’espansione del settore.

Un settore in crescita nonostante tutto

Nonostante queste criticità, la produzione scozzese di salmone è cresciuta del 23% negli ultimi sei anni, raggiungendo nel 2024 circa 192mila tonnellate e sono in corso nuove richieste per l’apertura di altri impianti e l’espansione di alcuni di quelli già esistenti. In altre parole: mentre la mortalità aumenta, l’industria continua ad espandersi.

Allevamento di salmoni nelle Isole Shetland, Scozia; concept: acquacoltura, salmone scozzese
Nel solo mese di ottobre 2024, nelle Isole Shetland, sono morti oltre 250mila salmoni

Il confronto con la Norvegia

La Scozia non è il principale produttore europeo: quel ruolo spetta alla Norvegia, anche se nei supermercati si trova spesso salmone scozzese. Qui i tassi di mortalità sono inferiori ma comunque elevati: negli ultimi anni si attestano intorno al 14-16% nella fase in mare, ben al di sotto del 38% scozzese ma comunque lontani dall’obiettivo del 5% fissato dalle autorità norvegesi. In termini assoluti, i numeri restano enormi: secondo un report, oltre 60 milioni di salmoni sono morti nel corso del 2023 negli allevamenti norvegesi (ne abbiamo parlato in questo articolo).

Il confronto con gli allevamenti terrestri in Italia

Questi dati appaiono ancora più significativi se confrontati con l’allevamento intensivo terrestre di polli e tacchini. In Italia, negli allevamenti di polli da carne, la mortalità si colloca generalmente tra il 3% e il 5% mentre per i tacchini si arriva a tassi dell’8-9%, comunque molto distanti dal 30-40% dei salmoni. In altre parole su 100 polli allevati, ne muoiono 3-5, su 100 tacchini ne muoiono 8-9, su 100 salmoni allevati in Norvegia non ne arrivano alla macellazione 14, mentre in Scozia nel 2024, ne sono morti quasi 40. Un livello che nei comparti zootecnici verrebbe considerato un’emergenza strutturale.

Cosa significa per chi compra salmone

Il dato sulla sopravvivenza non implica automaticamente un rischio sanitario per il consumatore. Le autorità veterinarie controllano la sicurezza del prodotto finale, ma pone interrogativi importanti sul livello di benessere, sulla sostenibilità ambientale e sulla tenuta del modello produttivo. L’Italia è uno dei principali mercati europei per il salmone allevato in Scozia e in Norvegia. Sapere che in alcune aree quasi il 40% dei pesci non arriva alla vendita è un’informazione rilevante per i consumatori.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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