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Etichette: il selvaggio west degli alimenti venduti online (negli Stati Uniti)

Mentre gli alimenti venduti in negozi e supermercati sono soggetti regole specifiche, spesso severe, per le diciture sulle etichette, gli stessi prodotti, se venduti online, cavalcano liberi in un selvaggio west, afferma Dariush Mozzafarian della Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University, esperto di politiche del cibo e autore di uno studio appena pubblicato su Public Health Nutrition, insieme ai ricercatori della NYU School of Global Public Health della New York University. In esso infatti il team di Mozzafarian ha verificato cosa riportavano i nove principali venditori online statunitensi di dieci tra i prodotti più venduti tra i quali il pane confezionato, i cereali e le bevande, tutti sottoposti alle regole della Fda sulle etichette nutrizionali, se vendute nei negozi. Online però non ci sono obblighi e per questo, di fatto, ogni iniziativa è demandata alla buona volontà dei rivenditori e produttori. Non è così in Europa dove la legge obbliga i venditori online a fornire ai consumatori tutte le informazioni presenti sull’etichetta (anche se non tutti rispettano queste prescrizioni).

Nel campione analizzato, in media solo il 36,5% dei prodotti riportava le diciture principali. Nello specifico, solo l’11,4% indicava quelle sui potenziali allergeni, e circa uno su due le informazioni nutrizionali (presenti, nel 45,7% degli alimenti e bevande) e gli ingredienti (indicati nel 54,2% delle confezioni). Al contrario, il 65,5% dei prodotti aveva diciture che esaltavano qualità considerate positive come, per esempio, il basso contenuto in sodio, senza specificare molto di più.

consumatori, ragazza che guarda il computer
Negli Stati Uniti, per i prodotti alimentari venduti online, non è obbligatorio riportare le informazioni presenti in etichetta

Oltre ai rischi per i consumatori, è evidente che l’assenza di norme comporta anche concorrenza sleale, e non trova giustificazioni nei regolamenti statunitensi, visto che ci sono ben tre agenzie che si dovrebbero occupare del tema: la Fda, la Federal Trade Commission e lo US Department of Agricolture. La vacatio legis deve essere quindi sanata al più presto, secondo gli autori, anche perché il mercato degli alimenti online, triplicato a causa della pandemia (cioè passato dal 3,4% del totale del 2019 al 10,2% del 2020, e che già nel 2021 valeva oltre cento miliardi di dollari), è dato in crescita continua: nel 2025 potrebbe rappresentare, solo per gli Stati Uniti, il 21,5% del totale.

Del resto, l’importanza di una corretta etichettatura è stata confermata anche in un altro studio pubblicato negli stessi giorni, che aveva come oggetto le etichette con la scritta ‘GMO’, a indicare la presenza di ingredienti derivati da organismi geneticamente modificati. In questo caso, i ricercatori della Neoma Business School, della Concordia University e della University of Wisconsin-Madison hanno sottoposto alcuni volontari a quattro diversi scenari, per analizzare cosa, nelle etichette dei prodotti con Ogm, influenzi l’opinione, in che direzione e quanto. Il primo voleva verificare quanto la tipologia di etichettatura degli Ogm orientasse le scelte; il secondo se la dicitura avesse un impatto sull’attenzione ad altre caratteristiche del prodotto; il terzo ha mostrato un aumento della preferenza di prodotti ‘no Ogm’ sia con etichette che ne sottolineano l’assenza o la presenza; il quarto per comprendere meglio il tipo di messaggio da trasferire attraverso un’etichetta ‘Ogm’, cioè quanta importanza avesse un messaggio più positivo rispetto a uno più negativo.

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L’indicazione della presenza o dell’assenza di Ogm influenza il comportamento del consumatore

Come riferito sul Journal of Marketing, le risposte hanno mostrato, ancora una volta, quanto siano importanti le etichette, e quanto la loro efficacia cambi a seconda del tipo di messaggio veicolato. L’indicazione della presenza di un Ogm, infatti, così come quella della sua assenza, indirizza le decisioni, fa passare in secondo piano altri parametri come il prezzo, e orienta anche la disponibilità a pagare qualcosa in più per scegliere un’alternativa che non contenga Ogm. Inoltre anche la grafica conta e, a sua volta, predispone il consumatore a un atteggiamento più o meno ostile o, viceversa, disponibile.

Anche se l’ambito degli alimenti con Ogm è particolarmente delicato, l’analisi conferma quanto sia cruciale l’etichetta o comunque la segnalazione sulla confezione di una certa caratteristica. Caratteristica che chi compra online negli Stati Uniti molto spesso ignora, perché non indicata in quanto non obbligatoria.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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