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Nutri-Score, le aziende italiane che usano l’etichetta a semaforo francese (ma solo all’estero)

mutti cirio nutri-scoreIn Italia l’etichetta a semaforo francese Nutri-Score (approvata anche in altri sei Stati, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Germania e Svizzera) non la vuole nessuno. Le prese di posizione sono numerose e comprendono associazioni di categoria, associazioni industriali, partiti politici, ministri, alcune associazioni di consumatori, catene di supermercati, lobbisti  e altri ancora. Si tratta di una lista molto lunga all’interno della quale ci sono anche personaggi che non conoscono bene l’etichetta a semaforo, ma si dichiarano contrari solo perché vedono penalizzati con il colore rosso salumi e prosciutti insieme a formaggi Dop e altre leccornie della gastronomia made in Italy.

Per rendersi conto di quanto sia diffusa l’opposizione italiana a un’etichetta che quest’anno potrebbe essere adottata a livello europeo, basta dire che diverse aziende alimentari usano il semaforo europeo, ma solo per i prodotti venduti all’estero (soprattutto in Francia). Ci sono anche catene di supermercati come Carrefour, nonché i discount tedeschi Lidl e Aldi che adottano una strategia analoga: usano il semaforo sulle etichette dei prodotti in vendita in Francia in altri Paesi, ma non nel nostro. Per dovere di cronaca va detto che in Francia oltre 6oo aziende alimentari hanno già aderito all’etichetta a semaforo pur trattandosi di una scelta del tutto volontaria.

Osservando bene gli scaffali dei supermercati all’estero, si scoprono infatti alcuni prodotti italiani che riportano sulla parte frontale delle confezioni l’etichetta a semaforo. In prima fila troviamo Mutti, con le confezioni di polpa di pomodoro e le bottiglie di passata. Anche Cirio propone l’etichetta a semaforo nell’assortimento francese di conserve di pomodoro. Nella listatroviamo anche la pasta fresca e ripiena, gli gnocchi e i piatti pronti marchiarti Rana e il marchio di gnocchi Patamore, dell’azienda italiana Buona Compagnia Gourmet Spa. Nell’elenco compare anche Barilla (o meglio Barilla France), che ha adottato il Nutri-Score sui prodotti da forno venduti con il marchio francese Harry’s, di cui è proprietaria dal 2009.

Abbiamo chiesto alle aziende il perché di queste scelte, le risposte sono varie ma hanno un unico denominatore. Mutti, “non intende introdurre il Nutri-Score in Italia. Lo ha fatto solo in Francia due anni fa per allinearsi alla concorrenza

mozzarella bufala prosciutto crudo parma nutri-score
Due prodotti Dop italiani venduti con il Nutri Score o etichetta a semaforo

Il leader di mercato Rana dice che “in Francia i prodotti riportano l’etichetta Nutri-Score, sistema d’informazione riconosciuto e richiesto dai consumatori francesi. In Italia, invece, i tavoli di confronto su questo tema sono ancora aperti: non appena verrà individuata una precisa direzione in merito, ci attiveremo prontamente.

Anche Cirio “non prevede in futuro alcun inserimento dell’etichetta a semaforo Nutri-Score nei packaging dei prodotti presenti sul mercato italiano. In Francia, come in Belgio, è stata fatta la scelta di inserire il Nutri-Score nei prodotti Cirio per uniformarsi alle pressanti richieste delle catene distributive, a cui hanno aderito la maggior parte delle Aziende di produzione e trasformazione”.

© Riproduzione riservata Foto tratta dai siti delle principali catene di supermercati francesi (Carrefour, Auchan, Monoprix)

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Roberto La Pira

  Roberto La Pira

Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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10 Commenti

  1. Mutti, “Lo ha fatto solo in Francia due anni fa per allinearsi alla concorrenza”

    Cirio “per uniformarsi alle pressanti richieste delle catene distributive”

    Già da sole queste considerazioni dovrebbero far aprire gli occhi a chi considrera il Nutriscore il toccasana miracoloso che risolverà definitivamente e per sempre il problema dell’informazione al consumatore, della corretta alimentazione, dell’obesità, e già che ci siamo magari della pace nel mondo…

    In realtà come si vede è l’ennesimo trucchetto del marketing, che aggiungendo un semplice “schema colori” ai millantamila simboli di fantasia, fiori cuori quadri picche uccellini coniglietti farfalline frecce triangoli quadrati foglie fiori soli e lune, l’uno più confusionario dell’altro, porterà il consumatore ad acquistare il prodotto col “semaforo verde” senza neppure più prendersi il disturbo di capire cosa ci sia dentro.

    • La penso esattamente nello stesso modo. Educazione alimentare pari a zero …tanto c’è il semaforo che ci dice tutto.
      Un banale esempio della follia del sistema e credo del tutto in linea col suo commento sul “capire” le composizioni: “Che dici caro, quale prendo? Nesquik – Nestlé, che ha la C, o Nesquik Poudre Cacaotée boîte – Nestlé, che ha la B?” (NB: entrambe hanno gli STESSI componenti nelle STESSE proporzioni! In particolare, il 21,3% di cacao, il resto essendo zucchero in un caso, zucchero e destrosio – cioè “non zuppa ma pan bagnato” – nell’altro) “Cara, prendi senz’altro quello con la B, è sen’altro più sano!”. Fonte: https://world.openfoodfacts.org/ anche per altri esempi

  2. Da consumatore sono molto perplesso e mi sto ponendo tante domande che non hanno una risposta certa. La verità è che il sistema proposto in italia al consumatore poco consapevole passerebbe inosservato e che se si vuole dare più consapevolezza il nutriscore sarebbe più di impatto… si ma quanto durerebbe l’effetto? quello che veramente manca è la cultura sul cibo e qualunque cosa si adotti bisogna poi spiegarla al consumatore. Fantasticando un po’ sto immaginando cosa succederebbe se il sistema venisse adottato nella ristorazione, dove già l’adozione degli allergeni con tutti quei simboli, o numeri, è stata una svolta per rendere i consumatori più consapevoli.

    • Certo che bisogna spiegare le novità ma occorre anche introdurre etichette che siano comprensibili. La proposta italiana del Nutrinform battery con i suoi 14 numeri riportati in un piccolo spazio e la scelta di usare solo il colore blu mi sembra molto più complicata

  3. Suggerimenti per fare pressione affinché anche in Italia siano adottate etichette più comprensibili e utili ai consumatori ?

    • A questo punto mi sembra che l’unica possibilità sia che lUnione Europa adotti ufficialmente l’etichetta a semaforo entro il 2022 lasciando alle aziende la possibilità di aderire volontariamente come accade in Francia, dove 600 industrie alimentari hanno scelto volontariamente di etichettare con il semaforo i loro prodotti.

  4. Lasciando l’informazione sulla sana alimentazione in mano alla pubblicità, senza alcun collegamento con la dieta mediterranea, ma solo ammantando i prodotti con un alone di bontà che discende dalla tradizione, vengono fuori dei paradossi come:
    – mangiare tutti i giorni il prosciutto dolce non fa male;
    – würstel e Hamburger non sono carne (e mai si dice che deriva dalla carne, altrimenti poveri animali);
    – le vacche che producono il latte sono le mucche viola;
    – si può mangiare tutti i giorni con in tavola una bibita dolce e gassata (sia a merenda, ma anche pranzo e cena).
    Se il nutriscore rosso pone sullo stesso livello EVO e creme spalmabili è perché se ne deve usare una dose minima, o non tutti i giorni.
    Mi sembra chiaro, ma se non la pensano così quelli che decidono per il popolo, per avere la massima semplicità di etichetta possiamo anche tornare indietro con un etichetta senza altro che il nome, il peso e il produttore (come gli alimenti sfusi), basta con gli allergeni, basta con le specifiche talmente complicate che non si può più usare un grasso per l’altro, mettere più pane di panatura che carne, mettere tanti additivi e chiamarlo fresco.
    Poi la battaglia sul mercato sarà solo tra chi centra il jingle perfetto e la confezione più appariscente, il contenuto sarà secondario (ci dovremo fidare…del mercato!!). Abbasso lo Stato…etico.

    • Una sola precisazione, l’olio extra vergine di oliva ha il giudizio migliore tra tutti i tipi di grassi e il Nutri-Score assegna il colore giallo

    • Ma certo Roberto che ha il miglior olio d’oliva ha il colore giallo. Se il riferimento viene fatto a 100 g (ml)… Voglio vedere chi si beve 100 ml di un qualsiasi olio al giorno! Mi pare che qui si inizi ad arrampicarsi sugli specchi.

    • Il riferimento a 100 g o 100 ml è necessario per fare un confronto oggettivo visto che non esistono standard per le porzioni ma ogni azienda stabilisce la porzione che crede opportuno e quindi il semaforo perderebbe di validità