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Colori, frecce e semafori: tutte le strategie per rendere l’etichetta nutrizionale comprensibile a colpo d’occhio e scegliere gli alimenti più sani

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Foodwatch afferma che l’uso di cinque colori e lettere rende poco facile a colpo d’occhio la lettura dell’etichetta nutrizionale

In un recente comunicato, il ministro della Salute francese, Marisol Touraine, ha dichiarato che l’etichetta nutrizionale volontaria con cinque colori, verso cui si sta indirizzando il governo per rendere comprensibili le informazioni sulle confezioni, è stata voluta dal mondo scientifico e dalle associazioni dei consumatori.

Ora, però, una delle associazioni, Foodwatch si è sfilata dal fronte, affermando che l’utilizzo di cinque colori e delle lettere rappresenta una soluzione di non facile interpretazione, mentre secondo le associazioni dei consumatori Ufc e Que Choisir si tratta di un efficace antidoto al marketing alimentare.

 

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La scelta di Carrefour si è rivelata il miglior compromesso

Secondo Foodwatch, la soluzione più facile è quella indicata dalla britannica Food Standards Agency, che ha scelto i tre colori del semaforo, universalmente riconosciuti: verde per indicare un prodotto sano, giallo per uno da consumare con moderazione, rosso per quelli da evitare. In uno studio condotto nel 2012 da Nutrinet Santé, la soluzione del semaforo era stata preferita dall’83% dei 38.763 adulti intervistati.

Va precisato, però, che i colori del semaforo nutrizionale britannico si riferiscono a singoli ingredienti (calorie, grassi saturi, zuccheri e sale) e non alla salubrità del prodotto nel suo complesso, come affermato invece da Foodwatch. Contro la soluzione scelta dalla Gran Bretagna, lo scorso ottobre la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione, dopo che diversi Paesi, Italia in testa, l’hanno giudicata grossolana e penalizzante dei prodotti tipici di alcune aree, come quella mediterranea.

 

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Il sistema a tre colori si riferisce ai singoli ingredienti e in Italia viene giudicato penalizzante

Le critiche di Foodwatch alla proposta del ministro della Salute francese si aggiungono a quelle dei produttori alimentari riuniti nell’Ania (Association nationale des industries alimentaires), che l’hanno definita “semplicistica e discriminatoria”, mentre la Fédération des entreprises du commerce et de la distribution (Fcd), che riunisce quasi la totalità della grande distribuzione, ha avanzato una controproposta. Si tratta della soluzione lanciata nell’ottobre 2014 da Carrefour, che utilizza frecce di quattro colori, per indicare la frequenza con cui un prodotto deve essere consumato, all’interno di una dieta equilibrata: tre volte al giorno, due, una, occasionalmente.

Questa soluzione era stata duramente criticata dal mondo medico-, perché “indifendibile sul piano scientifico”, dal momento che “le soglie, la forma e i messaggi sono stati decisi senza alcuna validazione da parte di esperti indipendenti e dei consumatori”.

 

Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Soluzioni graficamente interessanti ma che confondono i consumatori con preconcetti del singolo produttore, che non tengono conto della quantità assunta, dell’accumulo di sostanza nella giornata e del tipo di alimento.
    Ogni singolo alimento, se isolato, ha un eccesso di qualche nutriente ed una carenza di qualche altro.
    Se è un dolciume sarà ricco di zuccheri e probabilmente di grassi, se è un alimento proteico avrà un eccesso di proteine e probabilmente di sale, mentre sarà molto carente di carboidrati, ecc…
    Solo un pasto completo con alimenti diversi, potrà essere equilibrato ed è questo che dobbiamo imparare a comporre, colazioni e merende comprese.
    Comunque gli effetti speciali nelle etichette, non dovranno assolutamente sostituire la tabella nutrizionale chiara, la più completa possibile anche dei sali minerali, vitamine ed apporti giornalieri consigliati.