Relazione tra alcol e 4 tipi di tumore: i dati aggiornati della ricerca 2026
Si consolidano i dati che inchiodano il consumo regolare di quantitativi medi di alcolici al ruolo di corresponsabile nell’insorgenza di diversi tipi di tumori e, specularmente, quelli che mostrano che smettere di bere significa abbassare il rischio oncologico. Nelle ultime settimane sono infatti stati pubblicati due studi che hanno preso in esame informazioni sulle abitudini e sull’incidenza dei tumori raccolte per molti anni consecutivi. Il risultato, per entrambi, è stato lo stesso: l’incremento di tumori collegato al consumo è chiaro, così come la riduzione del rischio, se si decide di non assumere più alcol o, quantomeno, di diminuire fortemente i bicchieri quotidiani.
Alcol e intestino: una liaison dangereuse
Nel primo di essi, pubblicato su Cancer, gli epidemiologi del National Cancer Institute statunitense hanno preso i dati di riferimento da un grande programma di screening di popolazione chiamato Prostate, Long, Colorectal, and Ovarian (PLCO) Cancer Screening, che poteva contare su venti anni di follow up. Durante il periodo di osservazione, tra gli oltre 88.000 partecipanti – tutti senza tumori all’inizio – sono arrivate più di 1.600 diagnosi di tumore del colon retto.
Verificando le abitudini, si è visto che, rispetto a chi si fermava al massimo a una bevanda alcolica alla settimana, chi ne beveva 14 o più (due al giorno) aveva un aumento del rischio di avere un tumore del colon retto del 25%, che saliva al 95% se si prendeva in considerazione solo quello del retto. Prendendo in considerazione la perseveranza nel bere alcolici, è emerso poi che, nella sola età adulta, un consumo medio-elevato è associato a un incremento del rischio d tumori del colon retto del 91%, rispetto a chi beve poco, anche se regolarmente. In altre parole, il rischio è quasi doppio.
Gli ex bevitori
La buona notizia è che tra gli ex bevitori non si vedono scostamenti dalla media della popolazione: il rischio torna a essere sovrapponibile a quello di chi non beve. Inoltre, chi ha smesso ha un rischio inferiore anche di sviluppare adenomi (formazioni benigne che però spesso evolvono in maligne) rispetto a chi beve anche poco (un drink a settimana), ma regolarmente.

Sui meccanismi attraverso i quali l’alcol aumenta il rischio di formazioni pre-tumorali e tumorali ci sono per il momento solo ipotesi, come quella che pone al centro tossine derivanti da metaboliti dell’alcol, che danneggerebbero seriamente il microbiota intestinale.
Va poi detto che questo studio non dimostra l’esistenza di un rapporto di causa ed effetto ma solo due fenomeni che sembrano essere in relazione, e andrebbe quindi confermato con ricerche di altro tipo. Tuttavia il messaggio sembra evidente, ed è indirettamente rafforzato da quello del secondo lavoro, pubblicato sulla rivista del gruppo Nature British Journal of Cancer.
In questo caso, i dati provengono dall’Australia, nello specifico da un database i cui primi inserimenti sono di settant’anni fa, e nel quale sono state annotate, oltre alle informazioni sulla salute, quelle sui consumi e sulle abitudini.
Più bevi più rischi
In sintesi, secondo gli autori, ricercatori dell’Università di Melbourne, ridurre il consumo avrebbe un notevole impatto sul rischio, perché, come si è visto, il consumo prolungato di alcolici è responsabile del:
- 45% dei tumori delle prime vie areo-digestive nei maschi e del 21% nelle femmine;
- 48% dei tumori del fegato;
- 15% dei tumori del colon retto dei maschi, del 4% di quelli delle femmine;
- 14% dei tumori mammari femminili.
Come sottolineano gli autori, si tratta di numeri più elevati di quelli riportati in molte altre analisi, ma il motivo è che si è tenuto conto dei dati relativi a intere decadi e, quindi, dell’effetto cumulativo che ha chi beve regolarmente, magari per tutta la vita adulta.
Senza alcol è meglio
Che non si tratti di artefatti statistici, del resto, lo confermano i numeri della situazione inversa. Quando il quantitativo di alcol diminuisce anche solo di un litro all’anno* si vedono diminuzioni di questo tipo:
- 3,6% per gli uomini e il 3,4% per le donne dei decessi per tumori delle prime vie aereodigestive;
- il 3,9% di decessi in meno, tra i maschi, per tumore al fegato;
- l’1,2% di morti in meno, tra gli uomini, per tumore del colon retto, e lo 0,78% tra le donne
- il 2,3% di decessi in meno tra le donne per tumore al seno.
Secondo gli autori, per migliorare la situazione attuale sarebbe utile attenersi alle Australian Guidelines to Reduce Health Risk from Drinking Alcohol, in base alle quali non si dovrebbero mai superare i dieci drink alla settimana o i quattro in un giorno. Si tratta, in tutta evidenza, di un limite assai superiore rispetto a quanto indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha affermato moltissime volte che non esiste un dosaggio a rischio zero, per quanto riguarda i tumori (e quindi dieci drink alla settimana sono decisamente tanti). Tuttavia, gli autori pensano sia meglio puntare a una diminuzione generalizzata, piuttosto che indicare obbiettivi difficilmente raggiungibili. Anche così si avrebbero grandi benefici. E chiedono comunque un rafforzamento di misure quali le tasse, i divieti alle pubblicità, le etichettature. In altre parole, l’impegno per far scendere ulteriormente i consumi di alcol deve essere rafforzato: con tutti gli strumenti la cui efficacia sia stata dimostrata.
* Un litro di alcol corrisponde a circa 11 bottiglie di vino al 12% di alcol, 3,5 bottiglie di superalcolici al 40% o 60 lattine di birra da 330 ml al 5%.
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Giornalista scientifica


