Nei negozi Normal alimenti e detersivi condividono gli stessi scaffali: una scelta che sorprende una lettrice, ma che l’azienda difende come conforme alle norme.
Da circa un anno, è sbarcata in Italia Normal la catena danese low-cost che vende prodotti per l’igiene personale, cosmetici, detersivi per la casa e il bucato, integratori, snack e bevande. Una lettrice, però, ci segnala la peculiare scelta della catena di esporre sugli scaffali articoli non alimentari e alimentari l’uno accanto all’altro e ci chiede: è lecito? Di seguito la lettera giunta in redazione con la risposta di Normal
La lettera
Gentile Redazione, volevo segnalarvi una situazione paradossale nei negozi Normal, che stanno da poco aprendo nei centri commerciali. Sono negozi che vendono prodotti per il corpo, make up, detersivi, caramelle e cioccolatini. In pratica tutti quegli articoli a poco prezzo che riempiono il carrello facilmente, ma di dubbia utilità. Fin qui tutto bene se non fosse che i suddetti articoli sono tutti mescolati alla rinfusa sui banchi disposti a “percorso della vacca verso il macello”. Gli shampoo al melone sono letteralmente di fianco ai succhi di frutta. Lo sgorgante vicino al cioccolato. Oltre ad essere poco igienico e sicuro, è ovviamente vietato.
Ho segnalato più volte al personale il problema, ma cadono dalle nuvole farfugliando scuse del tipo: “lavoro qui da due giorni”, “ci dicono di fare così”, “io non ne so niente”… A questo punto mi chiedo se gli operatori abbiano fatto i corsi di HACCP visto che comunque vendono alimenti. Vi allego qualche foto magari voi avete una spiegazione plausibile per il loro comportamento.
Serena
La risposta di Normal
Gentile Redazione,
Grazie per la sua richiesta. Siamo lieti di chiarire la situazione. Confermiamo che le nostre attività sono conformi alla normativa vigente, inclusi i principi del sistema di autocontrollo HACCP, come previsto dalla legislazione alimentare dell’Unione Europea.
Desideriamo precisare che tutti i prodotti alimentari venduti da NORMAL sono preconfezionati; riteniamo pertanto che non sussista alcun rischio di contaminazione incrociata derivante dall’esposizione congiunta di prodotti non alimentari e alimentari nei nostri punti vendita. La disposizione dei prodotti all’interno dei nostri negozi segue un format commerciale internazionale, adottato in tutti i punti vendita del brand, che prevede un percorso guidato e un’esposizione trasversale delle diverse categorie merceologiche.
Restiamo a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti e chiediamo cortesemente che qualsiasi pubblicazione tenga conto del contesto completo della presente risposta.
Cordiali saluti,
NORMAL
© Riproduzione riservata. Foto inviate dalla lettrice





Refuso:
ci segnala il peculiare scelta
Buon lavoro
Grazie, abbiamo corretto.
Ho subito pensato che la spiegazione fosse quella che poi leggo nella risposta dell’azienda: “tutti i prodotti alimentari venduti da NORMAL sono preconfezionati”.
Mi parrebbe strano un errore del genere da parte di una grande catena. Immagino quindi che la normativa italiana consenta tale comportamento. Sul piano della modalità di vendita, ritengo che questa promiscuità sia una precisa scelta della catena.
Per quanto i prodotti siano confezionati, ho avuto più volte modo di constatare che, in queste condizioni, gli alimenti possono talvolta assorbire gli odori sgradevoli di prodotti come detersivi e detergenti.
sapete cosa succede se metti una ricarica di vetril bianco di fianco a una di aceto bianco? che prima o poi qualcuno compra il vetril e lo mette sull’insalata, c’è una logica se nella GDO Italiana i prodotti non alimentari sono sempre ben divisi dagli alimentari…
la logica della modalità unificata è fallimentare, non è il cliente a doversi adeguare ma la catena a seconda del paese in cui approda, poi mantenere la tipoligia di gruppo come ikea ad esempio è corretto ma farlo cecamente e spasmodicamente senza eccezioni e senza comprendere le logiche che ti circondano è folle.
Se la logica unificata è un fallimento, lo deciderà la catena in base ai suoi introiti… Qui stiamo ragionando se sia a norma di legge o no. E siccome tanto siamo tutti anonimi, mi permetto una osservazione un po’ “ruvida”: come in questo caso, dove la signora scrive che “la modalità è ovviamente vietata” e parrebbe invece sia legittima, ogni tanto leggo interventi di consumatori, magari nelle riviste di consumatori, dove persone esprimono il loro “sdegno” per comportamenti di aziende, e poi invece gli esperti rispondono che ha ragione l’azienda. Suggerisco un po’ più di umiltà, non è vero che il cliente ha sempre ragione, ha ragione solo perché lo perdi come cliente, ma a volte ha torto. A volte rivendica diritti che non ha.Come ad esempio per il costo eccessivo di prodotti di bar pizzerie e ristoranti, se il prezzo è esposto, è legittimo anche se esoso… Leggi il menù e passi oltre…
si, è vero, gli alimenti sono confezionati, ma c’è sempre il rischio di contaminazione nel caso in cui qualche confezione ceda… quante volte i detergenti perdono dal tappo? Le confezioni si strappano? Secondo Normal quindi tutti i supermercati italiani che vendono sia alimenti che prodotti non alimentari sono solo stupidi e troppo timorosi? Davvero è intelligente posizionare il Cillit Bang di fianco ai cioccolatini? Non sarebbe più saggio agire proattivamente per scongiurare la possibilità contaminazioni? Lo stoccaggio differenziato e la separazione fisica sono tra i principi cardine dell’Haccp.
Li stimo per la sicurezza che ostentano nella frase “riteniamo pertanto che non sussista alcun rischio di contaminazione incrociata”. Che dire se non… auguri!
Nel merito posso anche concordare, però chiediamoci perché invece preferiscono mischiare. Forse (preciso di non essere esperto dell’argomento) il loro “target” sono gli “acquisti di impulso”, una catena dove “si va a giro per vedere se c’è roba che interessa”, quindi non dividono per categoria perché vogliono che il cliente percorra le corsie e non “punti” su articoli definiti. Le persone che ritengono rischiosa questa modalità hanno la pistola dalla loro: vanno altrove 🙂