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Covid-19: il 54% delle infezioni da coronavirus causate dalla variante inglese, secondo l’Iss

Aumenta la diffusione delle varianti di Sars-CoV-2 in Italia. Secondo il report pubblicato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) il 2 marzo, a livello nazionale la cosiddetta variante inglese B.1.1.7 ha ormai raggiunto una prevalenza del 54%, la brasiliana P1 del 4,3% e la sudafricana B.1.351 dello 0,4%.Sono questi i risultati della seconda indagine rapida condotta dell’Iss insieme a ministero della Salute, laboratori regionali e Fondazione Bruno Kessler, e realizzata sui tamponi positivi al coronavirus notificati il 18 febbraio. Una prima indagine, pubblicata il 12 febbraio, aveva stimato la prevalenza della variante inglese al 17,8%.

Per questa seconda indagine i laboratori delle Regioni e delle Province autonome hanno selezionato dei campioni di casi positivi, in maniera casuale, garantendo una certa rappresentatività genografica e, se possibile, delle diverse fasce d’età. Di questi campioni è stato sequenziato poi il genoma, alla ricerca delle mutazioni che caratterizzano le diverse varianti del coronavirus. Hanno partecipato all’indagine tutte le 21 Regioni e Province autonome, per un totale di 101 laboratori coinvolti e 1.291 sequenziamenti effettuati.

coronavirus
Secondo la seconda indagine dell’Iss sulla diffusione della varianti del coronavirus, la variante inglese è ormai quella prevalente in Italia

Il risultato è chiaro: la B.1.1.7, la cosiddetta variante inglese, sta diventando prevalente nel Paese ed è stata identificata in 20 Regioni e Province autonome su 21, anche se con notevoli differenze tra le diverse zone geografiche: si passa dal Molise dove la prevalenza è addirittura del 93,3%, al 9,1% della Calabria. Non fa testo la Valle d’Aosta, l’unica Regione in cui non è ancora stata rilevata, ma dove è stato sequenziato un unico campione, risultato negativo per tutte le varianti ricercate.

Dall’indagine emerge anche una preoccupante espansione geografica della variante P1, la cosiddetta brasiliana. Identificata per la prima volta nel nostro Paese in Umbria, dove ha ormai raggiunto una prevalenza del 36,2%, si sta ora diffondendo nelle Regioni limitrofe: in Toscana la variante rappresenta il 23,8% dei tamponi sequenziati, in Lazio il 13,2% e nelle Marche il 7,9%. Appare più contenuta la diffusione della variante B.1.351 sudafricana: riscontrata solo in tre Regioni e Province autonome, la sua prevalenza è del 2,9% nella Provincia di Bolzano, all’1,7% in Sicilia e all’1,4% in Lombardia.

Secondo l’Iss, la sempre maggiore diffusione della cosiddetta variante inglese, caratterizzata da una trasmissibilità più elevata, e della brasiliana, che “deve essere contrastata con le massime misure di mitigazione”, mette in evidenza la necessità di rinforzare le azioni di contenimento della pandemia di Covid-19 in tutto il Paese e riportare i valori di Rt inferiori a 1, per poter garantire il tracciamento di tutti i casi e ridurre l’impatto sui sistemi sanitari regionali.

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Roberto La Pira

  Giulia Crepaldi

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