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Coronavirus variante inglese: tutto quanto bisogna sapere spiegato dall’Iss

È on line sul sito dell’Istituto superiore di sanità la Relazione tecnica della prima indagine sulla variante inglese del virus Sars-CoV-2. Questa prima indagine è stata realizzata dall’Iss con il supporto della Fondazione Bruno Kessler e in collaborazione con il ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome (PPAA). La variante VOC 202012/01 (chiamata comunemente variante inglese) è stata identificata per la prima volta nel Regno Unito nel dicembre 2020 in concomitanza con un rapido aumento nel numero di nuovi casi confermati di infezione da Sars-CoV-2. Nelle settimane seguenti, ne è stata riscontrata una rapida diffusione sia nel Regno Unito sia in altri Paesi. Al 2 febbraio 2021, 80 Paesi in tutte le Regioni dell’Oms (inclusa l’Italia), hanno notificato la presenza di casi di infezione causati da questa variante. Diversi studi hanno evidenziato che la variante inglese presenta una maggiore trasmissibilità, e si sospetta anche una maggiore virulenza.

Il risultato dell’indagine conferma che nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa (in Francia la prevalenza è del 20-25%, in Germania è sopra il 20%), c’è una circolazione sostenuta della variante inglese, che probabilmente diventerà prevalente nei prossimi mesi. A livello nazionale la prevalenza di questa variante è pari a 17,8%, indicativa appunto di una sua ampia diffusione sul nostro territorio, in linea con indagini simili condotte in altri Paesi europei.

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La variante inglese del coronavirus è stata identificata nell’88% delle Regioni e Province autonome partecipanti

All’indagine hanno partecipato 16 Regioni e le Province autonome e 82 laboratori regionali distribuiti nella maggior parte delle aree del Paese. I laboratori incaricati, in due giorni consecutivi (il 4 e il 5 febbraio 2021), hanno selezionato dei sottocampioni positivi per sequenziarne il genoma virale, secondo le modalità descritte nella Circolare del ministero della Salute 8 febbraio 2021. La variante inglese è stata identificata nell’88% delle Regioni e Province autonome partecipanti. Le stime di prevalenza regionale risultano molto diversificate e sono comprese tra 0% e 59%. L’ampio range di prevalenze sembra suggerire una diversa maturità della sub-epidemia, determinata probabilmente da differenze nella data di introduzione della variante stessa. È presumibile pertanto che tali differenze vadano ad appiattirsi nel corso del tempo.

A questo punto è prevedibile che la variante inglese del coronavirus nelle prossime settimane diventi dominante nello scenario italiano ed europeo. Nel contesto italiano in cui la vaccinazione delle categorie di popolazione più fragile non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguate.

coronavirus
La variante inglese del coronavirus nelle prossime settimane potrebbe diventare dominante nello scenario italiano ed europeo

È necessario continuare a monitorare con grande attenzione la circolazione delle diverse varianti del virus Sars-CoV-2 al fine di contenere e rallentarne la diffusione rafforzando o innalzando le misure di mitigazione in tutto il Paese.
Nei prossimi giorni l’indagine sarà ripetuta, per verificare la velocità di diffusione. Il virus muta continuamente e sono già state isolate centinaia di varianti, anche se la maggior parte di queste non cambia le caratteristiche del Sars Cov 19. La vigilanza deve comunque restare alta, per individuare quelle che potrebbero peggiorare la situazione in termini di trasmissibilità, sintomatologia o sensibilità nei confronti di vaccini e anticorpi.

© <riproduzione riservata. Foto: Stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

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    Le mascherine ffp2 che vende Amazon sono sicure?