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Coronavirus: il modello tedesco per tornare presto al lavoro, dare un patentino alle persone immuni, ma non è così semplice

medico in prima linea con mascherina e protezione e disperato e stremato dalla stanchezzaIn Germania il 31 marzo il numero dei contagiati dal Covid-19 era circa 67.000, e quello dei decessi  650, pari circa allo 0,8% del totale, contro l’11% che si registra in Italia e in altri Paesi. Il caso della Germania è particolare, per motivi non del tutto chiari, che hanno dato vita a ogni sorta di interpretazione complottistica. Un’analoga situazione sembra delinearsi anche per le fasi successive al periodo di isolamento che dovrebbero essere adottate in vista del rientro  alla normalità. È infatti tedesco un progetto unico in Europa, per consentire il ritorno al lavoro di almeno una parte dei cittadini, di cui parla il Guardian. L’idea è identificare le persone che hanno sviluppato un’immunità, attraverso analisi in grado di  individuare la presenza degli anticorpi anti Covid-19, da ripetere a intervalli periodici.

L’idea nasce da almeno due fatti: il  numero elevatissimo di tamponi (circa 500.000 al giorno), e lo studio pilota avviato nella zona di Heinsberg, nella regione del Nord-Reno Westphalia. Lì ci sono stati 1.281 casi e 54 decessi ma, soprattutto, si è registrata una diffusione da record per velocità e ampiezza. Per questo la zona è stata ribattezzata la Wuhan tedesca e una quarantina tra medici, studenti, epidemiologi ed esperti hanno deciso di recarsi in loco e condurre uno studio specifico sul cluster e, in particolare, sugli anticorpi di mille dei 250.000 abitanti della regione.

Nessuno sa se l’immunità conferita dal contatto con il Coronavirus sia duratura

Lo stesso approccio è alla base dell’idea, sostenuta da alcuni enti di ricerca più autorevoli del paese quali il Robert Koch Institute, l’Istituto tedesco per la ricerca sulle malattie infettive, l’Istituto di virologia dell’Ospedale la Charitè di Berlino e i centri trasfusionali. Si tratta di sottoporre a indagini sierologiche un campione molto più ampio, di 100.000 tedeschi in tutto il paese entro metà aprile, per capire la diffusione del virus e, soprattutto,  identificare chi è immune. A questo punto le persone  che risulteranno immuni verranno dotate di una sorta di patentino di immunità e rimandate al lavoro. Il progetto dovrebbe essere nelle fasi finali e dovrebbe partire a breve.

Sul progetto ci sono molte critiche che il Guardian rilancia interpellando diversi esperti. A oggi nessuno sa se l’immunità conferita dal contatto con il virus sia duratura (nel caso di altri coronavirus non lo è, e gli anticorpi durano solo pochi mesi, per la  Sars non più di un anno). Non ci sono test convalidati a livello internazionale per identificare con sicurezza gli anticorpi anti Covid-19 nel sangue, e i risultati potrebbero essere falsati da esami non adeguati in grado di dare solo risposte tutto-o-nulla, poco utili. E ancora: non si sa se chi è stato infettato possa essere infettato di nuovo, anche se avendo sviluppato un’immunità specifica, dovrebbe reagire meglio.

Coronavirus
Un patentino di immunità da Coronavirus potrebbe dare ai positivi un falso senso di sicurezza

Ma un patentino di immunità potrebbe dare ai positivi un falso senso di sicurezza e indurre a comportamenti pericolosi. Infine c’è  chi teme che qualcuno, pur di tornare al lavoro, cerchi di contagiarsi volontariamente, soprattutto se giovane, in modo da entrare in possesso del patentino, esponendosi a gravi rischi.

A queste argomentazioni, i virologi tedeschi rispondono che le persone sottoposte al test saranno monitorate, anche in ragione della partecipazione a un esperimento di massa, e analizzate più volte nel tempo. In questo modo si potrà capire cosa succede per davvero quando l’immunità sarà diffusa, se non proprio di gregge, e si potranno riaprire fabbriche, luoghi di lavoro e in parte le scuole.
Adesso il modo migliore per affrontare il Covid-19 e prepararsi al dopo.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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9 Commenti

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    Dubito di essere più preparato degli specialisti adesso in campo. Immagino quindi che quel che scrivo sia già stato valutato e magari scartato per validi motivi. Comunque.
    Io pensavo che per avere una qualche idea più precisamente sulla situazione, intendo ad esempio quale percentuale è infetta, e magari quanta asintomatica, non potendo tamponare tutti, si potrebbe farlo però su campioni ristretti. Ad esempio si prende un intero quartiere e si fa un tampone a tutti.
    Probabilmente il problema è che al momento non ci sono i tamponi, è perfino le mascherine…

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      Se lo Stato non riesce, farlo con la sanità privata quegli esami.. ed inoltrare risultati allo Stato, privatizzare quindi ma non a costi troppo esosi. Esame sangue privato e via..

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    Premetto: comprendo le misure di contenimento del virus, il dover restare a casa ecc. Anzi, riguardo al metro “distanza di sicurezza”, la definirei più una “distanza di precauzione” perché in mancanza di dati certi dubito che possa essere sufficiente, per cui preferisco stare sui 2 3 metri.
    Dopodiché però non comprendo le critiche di ieri sulla questione del “via libera alla ora d’aria” per minori ed altre categorie problematiche (malati psichici ecc.). Non mi dilungo più di tanto, ciascuno può fare rapidamente i suoi ragionamenti. Io abito in una periferia senza alcun problema di distanziamento: posso tranquillamente stare fuori tutta la giornata, camminando o meno, senza rischiare di venire a contatto con i vicini, avendo la strada dove eventualmente uno passa da una parte e l’altro dall’altra. Ho addirittura un campo incolto a 100 metri da me dove come ogni anno sono stato a seminare dei fiori. In quel campo non c’è nessuno… Quale è il problema? Potrò capire il giorno che mi diranno “abbiamo toppato: 1 metro purtroppo non è una distanza di sicurezza”…
    Mi pare molto più a rischio considerare “di necessità” l’acquisto di un giornale (me ne dispiace, perché sono un gran lettore), di sicuro il negozio è ambiente molto più ristretto dell’aria aperta… Se un paio di infetti ci entrano, ditemi come può l’aria essere immune.
    Scelte davvero strane

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      Anche io vivo in periferia e nei paraggi ci sono vari orti di pensionati dove da soli, come sempre, potrebbero continuare a coltivare i loro ortaggi, e anch’io potrei camminare per ore senza dover incontrare nessuno a meno di 4 metri potendo all’occorrenza attraversare la strada e passare sull’altro marciapiede.
      Temo che il problema sia piuttosto di ordine pubblico e di percezione del rischio, nella prima settimana di restrizioni nei parchi si vedevano gruppi di più famiglie (con rappresentanti di tre generazioni) raggruppate intorno ai giochi per bimbi che vivevano le belle giornate di sole come una vacanza extra, seduti accostati sulle panchine o raggruppati intorno agli scivoli a chiacchierare e nessuno aveva la mascherina, io ero l’unico e tutti mi guardavano con un sorriso sarcastico; quindi penso che solo delle misure nette e severe possano indurre ad un generale rispetto delle misure prudenziali prescritte.

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    I dati sulla letalità sono falsati dal numero di tamponi eseguiti. La Germania e la Corea ne hanno eseguiti tantissimi e hanno perciò una bassa percentuale di morti. In Italia al contrario abbiamo eseguito pochi tamponi e TUTTI i decessi vengono conteggiati nei numeri del covid. È stato ben spiegato più volte. Pertanto i dati riferiti sono assolutamente non attendibili.

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    Trovo il progetto tedesco di creare un patentino di immunità per facilitare la fase 2, quella del rientro graduale al lavoro, particolarmente interessante. Non capisco le critiche al progetto che mi sembrano strumentali.
    Si dice che il patentino creerebbe un falso senso di sicurezza. Basta spiegare a tutti che il rischio rimane. Se una persona è giovane ed ha degli anticorpi neutralizzanti sicuramente corre meno rischi di un anziano senza anticorpi. Poichè bisognerà rimettere in moto il Paese, mantenendo le misure di prevenzione in vigore (distanziamento, mascherine, non assembramenti, uso di disinfettanti, ecc.), queste persone potrebbero essere le prime a tornare a lavorare. Il rischio che qualcuno possa tentare di contagiarsi per tornare a lavorare è una possibilità che non si può escludere a priori. Tutto dipende dalle situazioni personali e dai livelli di responsabilità, ma mi sembra che ci dimentichiamo che al momento ci sono due emergenze: quella sanitaria che è la più importante e quella economica che più passa il tempo più diventa importante. Quindi favoriamo quanto più è possibile il telelavoro e impariamo da questa emergenza quanto gli spostamenti spesso siano evitabili ma troviamo la strada per fare ripartire almeno in parte l’economia. Ci servirà per tutelare meglio i più deboli, quelli che attualmente rischiano di più.

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    Poter lasciare tornare al lavoro persone certamente immuni sarebbe un ottimo modo per uscire gradualmente dall’isolamento e dalla stagnazione economica senza provocere un nuovo picco di infezioni.

    Ma l’inghippo sta nel “certamente”, che al momento sembra essere al di là delle attuali capacità di analisi.

    Probabilmente il personale ospedaliero infettato e guarito potrebbe rappresentare un campione abbastanza omogeneo e significativo, ma vedo dei problemi morali a usarli come cavie seppure volontarie.

    Mauro

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    Non concordo, più tamponi facciamo e più contagiati escono fuori è matematico, molti non se ne rendono nemmeno conto, altri non contagiati, magari hanno solo gli anticorpi, segno di averlo passato. Da Stato a stato, % diverse di mortalità, per cui manca percezioni realtà dei dati. Se per assurdo in Italia, la vita fosse stata la stessa di un anno fa, invece di 250 mila morti potevamo arrivare a 6 milioni di morti.. visto che la % mortalità qui da noi è dell’ 11%.