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Magnum, Cornetto e coppette si restringono: Unilever in UK riduce le calorie tagliando i volumi. E in Italia?

gelati cono gelato panna e cioccolato con nocciole
Si restringono i gelati: Unilever taglia le calorie di Magnum e Cornetto Algida

Unilever ha annunciato che in Gran Bretagna dalla prossima primavera venderà solo le nuove versioni del gelato Magnum, Cornetto, coppetta Ben & Jerry e Feast con un contenuto di calorie inferiore a 250 e un peso inferiore. In particolare, il Magnum alle mandorle passerà da 110 a 100 ml, quello Classico da 120 a 110 ml e il Feast Chocolate da 92 a 90 ml, mentre altri come il Magnum Infinity Chocolate & Caramel, quello Chocolate e il Cornetto Choc’N’Ball saranno anch’essi ridimensionati in modo da rispettare il limite calorico.

Ne dà notizia il Guardian, riprendendo un articolo del giornale del settore The Grocer. Non si tratta di una novità, la stessa Unilever nel 2012 aveva ridotto le calorie nei gelati per bambini Funny Feet, Twister e Calippo, imponendo il limite di 110 calorie a porzione. Un’analoga iniziativa è stata adottata da Mars, tagliando il Twix del 14% (da 58 a 50 grammi a porzione) e lo Snickers del 17% (da 58 a 48 grammi), mentre Cadbury si è impegnato a ridurre le calorie della singola porzione di cioccolato al di sotto dello stesso limite delle 250 calorie, diminuendo il peso del Dairy Milk da 49 a 45 grammi.

gelato industriale al cioccolato e crema
Ai consumatori non piace la riduzione del prezzo: non è proporzionale

Non tutti, però, sono soddisfatti. Le associazioni di consumatori imputano a Unilever di aver introdotto una strategia commerciale nuova, dal momento che i prezzi al dettaglio non diminuiranno  in misura proporzionale alla riduzione di calorie, ma solo del circa il 25%, aumentando di fatto il prezzo dei gelati. Per essere credibile, secondo i consumatori britannici, la Unilever avrebbe dovuto diminuire anche i prezzi in misura proporzionale.

Non favorisce l’instaurarsi di un clima di fiducia il fatto che poche ore dopo l’uscita del report di The Grocer, il CEO di Unilever Paul Polman abbia preso posizione contro la norma a favore di una tassa sulle bibite zuccherate, che potrebbe essere approvata in via definitiva molto presto. Polman – sempre secondo quanto riferito dal Guardian – si è allineato agli altri produttori di junk food, ribadendo che per combattere l’obesità non serve una tassa, ma strategie (simile a quella ipotizzata dalla Coca-Cola, che ipotizza un taglio del 20% del contenuto di zucchero nei soft drink e vuole incrementare le vendite dei prodotti dietetici) come quella sui gelati. Il manager ha ribadito che, contrariamente a molti studi pubblicati, tra i quali quello di poco tempo fa sul Messico,  la tassa non è associata alla diretta diminuzione di peso.

Polman sostiene in qualche modo il Governo inglese, che finora ha avuto un atteggiamento a dir poco tiepido sulla tassa. Il premier David Cameron ha più volte reso noto di preferire un piano globale che preveda obblighi per i produttori come: l’imposizione di limiti del contenuto di zucchero nelle bibite, il divieto di fare pubblicità per  i bambini e di proporre sconti e offerte commerciali del tipo due per uno. Al contrario, il National Health Service – che del sovrappeso subisce le conseguenze, anche in termini economici – sembra orientato a introdurre il provvedimento per  i distributori automatici e le caffetterie presenti nei suoi ospedali e nei presidi sul territorio. La battaglia per invertire la tendenza all’accumulo di peso che ha reso un inglese su tre troppo grasso, quando non obeso, continua.

 

 

 

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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12 Commenti

  1. E’ una manovra tipica delle multinazionali, si chiama “sgrammatura”, trattasi di un aumento di listino camuffato con finalità benefiche. Dicono di farlo per il Ns benessere, in realtà lo fanno per aumentare gli utili.

    • Roberto La Pira

      La sgrammatura è un’altra cosa.In questo caso si tratta di una scelta di mkt di ridurre il peso dei gelati. Fare una correlazione minore grammi minore prezzo è corretto ma è anche vero che certi costi restano fissi anche se diminuisce il peso.

  2. La chiami come vuole, mi occupo di queste cose da trent’anni e si chiama cosi.
    E’ vero che alcuni costi fissi restano invariati, ma una riduzione di peso di quasi il 10% significa una bel risparmio nell’acquisto delle materie prime di produzione.

    • Roberto La Pira

      Forse mi sono espresso male, se il peso si riduce del 10% non vuol dire che il prezzo deve per forza diminuire del 10%. Se il listino si riduce del 9% non vuol dire che l’azienda ci specula.

  3. Certo, ma siccome quasi sempre il listino resta invariato, ci specula eccome.

  4. Ma tagliano anche i prezzi ? Altrimenti è una PRESA IN GIRO . Ovvero il consumatore che “mangia meno” sarà contento di farlo PAGANDO UGUALE ?

  5. In Italia penso non sara’ sicuramente cosi’, vedremo.

    • Questi però non sono alimenti che dovrebbero far parte della dieta, sono sfizi che ci si concede per golosità..se si riesce ad abituare il consumatore a gratificarsi con meno grassi, zuccheri etc mi pare comunque un vantaggio…..( per risparmiare, avrebbe senso semmai comprare vaschette di gelato da mezzo chilo, e tavolette di cioccolato anziché snack..o,meglio ancora, confezionare un dessert casalingo)

  6. Ma che argomentazioni sono queste ??
    Allora facciamo pagare i gelati 100 euro al kg (non siamo lontani), cosi si riducono i consumi ??
    Qui si lucra sull’abitudine e sul prezzo che rimane invariato a fronte di una riduzione di peso.

  7. Da noi ci sono già arrivati almeno dall’anno scorso! Rilevo adesso dal sito Esselunga a casa che la versione da 75 grammi costa 50 centesimi (in confezione da 12), mentre la versione da 60 grammi costa 60 centesimi (in confezione da 8) quindi, anche considerando la scatola dalle dimensioni maggiori, il gelato più piccolo costa almeno come quello grande

  8. In italia sono riusciti a fare la sgrammatura persino con la carta igienica.