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Consumi e Covid-19, com’è cambiata la spesa degli italiani in un anno di pandemia secondo il rapporto di Ismea

Young person with protective face mask buying groceries/supplies in the supermarket.Preparation for a pandemic quarantine due to coronavirus covid-19 outbreak.Choosing nonperishable food essentialsA un anno dalle prime chiusure dovute al Covid-19, nel marzo 2020, possiamo dire che la nostra vita non è tornata “normale” e difficilmente tornerà come prima, perché alcuni dei cambiamenti intervenuti in questi mesi ci accompagneranno anche in futuro. I nostri acquisti sono stati fortemente influenzati dalla pandemia: sono crollati tutti i settori tranne l’alimentare e anche in questo ambito si sono viste importanti trasformazioni. In particolare, nell’emergenza hanno preso piede alcune tendenze che si stavano già delineando. L’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) ha pubblicato un rapporto in cui, a un anno di distanza dal primo lockdown, si tenta di individuare quali di queste tendenze ci accompagneranno anche nel futuro.

È aumentata la spesa per l’alimentare. Mentre si stima che la spesa per la ristorazione sia diminuita del 42%, quella per i consumi alimentari domestici nel 2020 ha registrato un +7,4%, con picchi del +20% a marzo. Con l’estate la situazione si è normalizzata, per poi tornare, in inverno, a livelli superiori rispetto all’anno precedente. La crescita ha interessato soprattutto i prodotti confezionati (+8%), ma anche quelli freschi (+5,9%).

Tutti i settori merceologici hanno contribuito alla crescita, ma alcuni in modo particolare. La spesa per le uova – categoria con la migliore prestazione – è cresciuta nell’anno del 15% (con picchi del 42%). Quella per la carne del 10% circa, come i formaggi; il latte ha visto un +3,9%, trainato da quello a lunga conservazione, mentre il fresco ha registrato un -5%. I salumi sono cresciuti dell’8,3%. L’andamento del pesce è sotto la media: lieve calo per il fresco, mentre il surgelato registra un +16%; questo perché i prodotti ittici sono considerati più “difficili” e meno adatti a fare scorte, tranne i surgelati.

La spesa per gli ortaggi è cresciuta del 9%. Bisogna notare la flessione dei prodotti di IV gamma, pronti per il consumo (le insalate in busta), divenuti inutili, visto il tempo a disposizione, mentre crescono patate, surgelati e prodotti a base di pomodoro. La frutta ha fatto un balzo del 9% circa, anche se la crescita è da imputare all’aumento dei prezzi più che a quello dei volumi. Gli agrumi sono al +15,5% e i succhi di frutta in flessione. Non potendo uscire a cena o per l’aperitivo, è cresciuta la spesa per le bevande alcoliche, con la birra al +11,2% e il settore vini e spumanti al +8,1%. Per quanto riguarda i derivati dei cereali, il pane fresco ha visto una flessione (-8%), come pure i dolci da ricorrenza (-12%), mentre le farine hanno registrato un +38%, i primi piatti pronti +15%, le pizze surgelate +10,5% e la pasta +8,9.

La cucina di casa ha conquistato un nuovo spazio. Rimanendo in casa tutto il giorno, molti di noi hanno riscoperto il piacere della cucina. Se da diversi anni gli italiani sono affascinati dalle trasmissioni dedicate a ricette, gare di cucina e sfide fra chef, solo durante la scorsa primavera hanno davvero messo le mani in pasta. Dopo una prima fase caratterizzata dal boom di surgelati e scatolame, per riempire le dispense, non possiamo dimenticare la scomparsa del lievito di birra dagli scaffali dei supermercati e l’esplosione nelle vendite delle farine. Perché fra le tante ricette che abbiamo sperimentato, il pane e la pizza non potevano mancare. La cucina è diventata così uno spazio creativo, utile anche per intrattenere i bambini e contrastare lo stress e l’ansia da pandemia. È una tendenza che pare consolidata, infatti il paniere degli ingredienti per cucinare a casa (uova, farina, lievito, burro, zucchero, olio) resiste anche dopo diversi mesi.

Si è affermato il food deliveryL’abitudine di ordinare un pasto – pizza, hamburger, cinese –, e farlo consegnare a casa, si stava diffondendo ormai da tempo, ma durante il lockdown ha permesso a molti italiani di improvvisare una cena o di fare qualcosa di “speciale” quando non si poteva andare a mangiare fuori. Questo d’altra parte ha garantito qualche entrata al mondo della ristorazione gravemente provato dalla chiusura. Sono infatti numerosi i ristoranti che, non potendo aprire, hanno offerto il servizio a domicilio.

Delivery man holding paper bag with food on white background, food delivery man in protective mask
La pandemia ha favorito la tendenza di ordinare pasti a domicilio attraverso le app di food delivery

La pandemia ha accelerato la tendenza alla deglobalizzazione. Se da un lato il sushi, il pokè e le altre specialità “esotiche” sono sempre più diffuse, da diversi anni è in atto una forte rivalutazione del “mangiare locale”. I prodotti made in Italy o legati a territori particolari hanno molto successo, così come i mercati contadini e gli acquisti dai produttori. La necessità di non allontanarsi da casa, durante il lockdown, ha fatto sì che diminuissero gli affari nei grandi centri commerciali (posti di solito fuori città) a favore dei piccoli supermercati di quartiere e dei negozi di vicinato, così siamo tornati dal macellaio e dal fruttivendolo. I dati Ismea mostrano che quando, la scorsa estate, è stato di nuovo possibile allontanarsi liberamente da casa, le vendite dei piccoli supermercati si sono ridimensionate ma non è stato così per i negozi di vicinato, che hanno acquistato clienti stabili. È da notare anche il successo dei discount che durante il 2020 hanno incrementato le vendite del 9,5%, conquistando il 15% del mercato.

Alimentazione e prevenzione. Preoccupati per il virus, in cerca di qualcosa che ci permettesse di prevenire l’infezione, è aumentata l’attenzione al rapporto fra cibo e salute, che ha portato a cercare negli alimenti strumenti per rafforzare il sistema immunitario. Forse per questo nel 2020 si è visto un boom nei consumi di arance.

Siamo tutti digitali. Un effetto innegabile della pandemia è stata l’accelerazione del processo di digitalizzazione. Nello scorso mese di marzo era quasi impossibile acquistare una webcam, perché con i ragazzi in didattica a distanza e i genitori in smartworking a casa, tutti dovevano partecipare a lezioni, riunioni o incontri in streaming. Così, l’emergenza ha costretto molti di noi a familiarizzare con strumenti e modalità prima ignote, accelerando un processo indispensabile, già in atto da alcuni anni. Non potendo uscire di casa ed essendo aperte solo le attività “essenziali”, tanti italiani hanno fatto acquisti online. Un fenomeno che riguarda soprattutto gli articoli diversi dal cibo ma nel 2020 sono aumentati notevolmente gli acquisti di prodotti alimentari, e questo canale è diventato anche strumento per la vendita diretta delle aziende agricole (ne abbiamo parlato qui).

La situazione di emergenza sanitaria ha spinto  molte famiglie a fare acquisti online, compresa la spesa settimanale

La forbice socio-economica si allarga. La pandemia ha stimolato importanti riflessioni relative al modo in cui gli esseri umani sfruttano gli animali e il Pianeta, rendendo sempre più rilevanti gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale e sociale. La consapevolezza dell’impatto delle proprie scelte spinge molti consumatori a cercare prodotti sostenibili, coinvolgendo aspetti come l’uso di pesticidi, il benessere animale, le modalità di confezionamento. È interessante notare che durante la primavera del 2020 gli acquisti di prodotti biologici sono aumentati dell’11%, indicando attenzione alla sostenibilità e disponibilità alla spesa.

D’altra parte, la crisi economica generata dalla pandemia e la riduzione del reddito che ha colpito buona parte degli italiani, hanno fatto aumentare il numero di persone in difficoltà, quelle che facendo la spesa devono guardare innanzitutto al prezzo. L’analisi della spesa per fasce di reddito, effettuata da Ismea, mette in luce una polarizzazione degli acquisti: preferenza dei prodotti premium per le famiglie più solide economicamente e orientamento ai prezzi per quelle in difficoltà. In questo quadro si spiegano il successo dei discount e quello degli articoli con la marca del supermercato, che crescono del 9,3%. Probabilmente anche i consumi futuri si giocheranno su questi delicati equilibri fra qualità, sostenibilità e convenienza.

© Riproduzione riservata Foto:stock.adobe.com, Ismea

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Roberto La Pira

  Valeria Balboni

Valeria Balboni

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Un commento

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    grazie Valeria, interessantissimo e articolo ben scritto! Certo, ce ne siamo un po’ dimenticati, quando tra i pacchi di farina si trovava un cartello “max un paio di confezioni a cliente”! Sembra un secolo fa, ma ne è trascorso a malapena uno 😉