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I buoni propositi di Coca-Cola e PepsiCo svaniscono in America Latina dove trionfa il junk food: cronache dal Venezuela

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La tabella nutrizionale evidenzia valori da record: 550 kcal e 13 g di grassi saturi per 100 g di prodotto

Il Fatto Alimentare fa tappa a Caracas. All’aeroporto internazionale, le “vending machines” a marchio Coca-Cola offrono diverse bevande zuccherate ricche di bollicine, ma nemmeno una bottiglietta di  acqua minerale. Rassegnati al rubinetto, cerchiamo qualcosa da sgranocchiare. Basta un attimo per accorgersi che nella macchina si trova un vasto assortimento di prodotti a marchio FritoLay, azienda del gruppo PepsiCo, abbastanza imbarazzante. “Ruffles” sembra lo snack più semplice: è “preparato con patate selezionate” e formaggio, come si vede dalla grande fetta di groviera proposta sulla confezione.  Uno sguardo alla tabella nutrizionale evidenzia valori da record: 550 kcal e 13 g di grassi saturi per 100 g di prodotto, i “grassi vegetali” occupano il secondo posto della lista ingredienti, mentre non c’è traccia del formaggio.

 

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La tabella nutrizionale sulla confezione di De Todito è riferita a una porzione anche se il contenuto della busta corrisponde a una razione e mezza

Un altro prodotto che attira l’attenzione è “De Todito Mix”, un insieme di snack fritti di varia forma.  In questo caso la tabella nutrizionale è riferita a una porzione anche se il contenuto della busta corrisponde in grammi a una razione e mezza. Rinunciamo alla calcolatrice per valutare le quantità del copioso elenco degli ingredienti che comprende di tutto e di più, tra cui glutammato monosodico e una serie di additivi. I “Doritos”, a prima vista, esprimono la tradizione latino-americana dei triangolini di mais fritti conditi con del formaggio, raffigurato sulla  confezione e affiancato dalla dicitura “Mega-queso” (mega-formaggio). In realtà nell’elenco degli ingredienti troviamo  grassi vegetali, maltodestrine sale, burro e solo in fondo la dicitura di imprecisati “quesos”.

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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Un commento

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    antonio pratesi

    “Politiche incoerenti di questi gruppi?” In realtà le loro politiche sono PERFETTAMENTE COERENTI = devono e vogliono vendere di più.

    Quindi i buoni propositi sono solo chiacchiere per allocchi. “Nessuno si impone autonomamente delle regole per guadagnare meno”.

    Deve essere lo Stato ad intervenire (altro che codici di autoregolamentazione)!

    Leggete “Food Politics” di Marion Nestle e avrete le conferma della loro coerenza.

    A Pratesi
    Medico Dietologo