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Il cioccolato fondente (in particolare) potrebbe avere un effetto antietà riconducibile a uno dei principali alcaloidi presenti, la teobromina, una molecola della stessa classe della caffeina e della teofillina. Lo suggeriscono i risultati di uno studio condotto sui dati di oltre 1.500 persone appena pubblicato su Aging dai ricercatori del King’s College di Londra, al quale hanno preso parte anche alcuni ricercatori del Policlinico di Milano. Anche se non costituisce di per sé un invito a consumare cioccolato, la ricerca mette in evidenza come il cacao abbia effetti benefici finora poco esplorati, e come un consumo regolare possa avere ripercussioni positive sulla salute, a certe condizioni.

Questo però si scontra con la crisi della produzione, che negli ultimi anni ha causato una continua crescita dei prezzi, talmente grave da aver spinto alcuni grandi produttori a riformulare pesantemente anche i prodotti più iconici, pur di risparmiare cacao, e al tempo stesso a intensificare gli studi per cercare alternative.

La teobromina e i telomeri

Per verificare l’esistenza di un nesso tra la quantità di teobromina nel plasma e gli indicatori di invecchiamento dell’organismo, i ricercatori hanno analizzato i dati del sangue e delle urine di oltre cinquecento persone che avevano preso parte allo studio di coorte britannico TwinsUK e quelli di oltre 1.100 partecipato a un secondo studio di coorte, quello tedesco chiamato KORA, e hanno scoperto che c’è una relazione lineare: tanto maggiore è la teobromina, tanto più evidenti sono i segni di un rallentamento dell’invecchiamento biologico come la quantità di modifiche al DNA note come metilazioni, o la lunghezza dei telomeri.

Non è possibile sapere, da questi dati, se il merito sia della sola teobromina o se, per esempio, intervengano insieme a essa i numerosi polifenoli di cui è ricco il cioccolato fondente, ma le altre molecole della stessa classe non hanno questo tipo di effetto. In pratica, nei due studi che aveva più teobromina aveva anche maggior probabilità di avere un’età biologica inferiore a quella anagrafica.

Tavoletta di cioccolato parzialmente scartata
Il cioccolato fondente è ricco di numerosi polifenoli tra cui la teobromina

La crisi e le reazioni

La conclusione potrebbe essere quindi un invito a mangiare più cioccolato – almeno quello molto fondente, con meno grassi e pochi zuccheri, ma tale consiglio si scontrerebbe, oltreché con altre preoccupazioni come quella sul peso, con il continuo aumento dei prezzi del cioccolato e con la carenza di materia prima. A causa del cambiamento climatico, infatti, la produzione è in crisi in tutti i principali paesi produttori, e non si intravedono, al momento, alternative reali.

La gravità della situazione è comprovata indirettamente dal comportamento di alcune grandi aziende, che stanno riformulando anche prodotti considerati classici per togliere o diminuire la quantità di cacao. Come riferisce il sito Food Navigator, tra queste c’è Nestlé, che è stata obbligata a eliminare la dicitura “cioccolato” dalle sue barrette Toffee Crisp e Blue Riband vendute nel Regno Unito, perché il quantitativo di cacao era sceso sotto il minimo richiesto per legge per poter definire un alimento, appunto, ”al o con cioccolato” (almeno il 20% del peso). Ora quelle barrette possono essere definite solo come al latte aromatizzato al cacao, anche se secondo l’azienda, essendo la riformulazione frutto di studi accurati, non ci sarebbero grandi cambiamenti dal punto di vista organolettico, rispetto alla versione precedente.

Meno cacao

Lo stesso, del resto, era avvenuto in luglio con il KitKat bianco, che aveva anch’esso perso il diritto a essere definito “al cioccolato”. Oltre a Nestlé, altri stanno eliminando o diminuendo il cioccolato nei dolci e nei biscotti: lo ha fatto per esempio Pladis con i suoi Digestive.

Ma il colosso elvetico ha avuto anche una reazione assai più lungimirante, le cui conseguenze positive potrebbero interessare tutte le aziende del settore, così come i produttori di cacao. Sempre secondo Food Navigator, infatti, l’azienda ha dato vita a una partnership con l’Università della Pennsylvania, con il Tropical Agricultural Research and High Education Center del Costa Rica e con la società di consulenza Fox Consultancy per lanciare un grande progetto di mappatura delle oltre trecento varietà conosciute di cacao e una biobanca. Le varietà che presentano caratteristiche migliori (per esempio di resilienza a climi sfavorevoli) sono 96 e su di esse si concentreranno gli sforzi per identificare nuove soluzioni più adatte alla situazione attuale.

Contemporaneamente si cercheranno anche nuove modalità di lavorazione e si approfondiranno le potenzialità offerte dalle parti della pianta finora trascurate come la polpa e la placenta. Il tutto per assicurare al cacao e al cioccolato quel futuro che, in mancanza di strategie innovative, potrebbero non avere.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos.com

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