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Carrefour richiama un altro lotto di farina di grano tenero “0” manitoba per la possibile presenza di soia. A novembre il primo caso

Carrefour Carrefour ha ritirato un  altro lotto della farina di grano tenero di tipo “0” manitoba, per la possibile presenza dell’allergene “soia” non dichiarato in etichetta. Lo scorso novembre era stato richiamato un altro lotto dello stesso prodotto per il medesimo motivo. Il provvedimento riguarda il lotto L 46/16 di farina manitoba in formato da 1.000 grammi con data di scadenza al 07/2017 e codice EAN 8012666020430. La farina è prodotta e confezionata per Carrefour da Simec spa, che ha diffuso l’avviso del richiamo.

Da un punto di vista sanitario si tratta di una non conformità con un elevato indice di rischio per gli allergici o gli intolleranti alla soia. Mentre non ci sono problemi per tutte le altre persone che possono utilizzare senza problemi la farina.

L’azienda si scusa per il disagio e precisa che il provvedimento è stato preso in via precauzionale. Inoltre, invita i consumatori allergici o intolleranti alla soia a non utilizzare il prodotto e a riportarlo presso un punto vendita Carrefour, per il rimborso.

Per ulteriori informazioni, contattare Mauro Vinci al numero 3401925098

Questo è il richiamo numero 4 de 2017 segnalato da Il Fatto Alimentare.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Sono un mugnaio e responsabile tecnico di alcune tra le più importanti realtà molitorie italiane, per 8 anni presidente dell’ANTIM Associazione Nazionale Tecnici Industria Molitoria, sono direttore tecnico di Molini d’Italia che è una rivista specializzata per mugnai e da pochi giorni è uscito il mio libro: “Appunti di un mugnaio: la macinazione non è arte ma scienza e tecnologia” – Avenue Media edizioni.
    Il problema di tracce infinitesimali di soia (sia essa OGM o no) rilevata nelle farine deve essere affrontato con urgenza perché non è occasionale: si rilevano in quasi tutti gli impianti molitori con una frequenza decisamente superiore al 60% dei test. Questo perché i nuovi sistemi analitici di rilevamento della soia hanno limiti di quantificazione talmente bassi che un chicco spezzato (di soia) delle dimensioni del grano, capace di passare tutte le puliture, anche le più intensive, “inquina” migliaia di quintali di farina che ne rilevano la presenza. Nessun problema per il rischio OGM perché la normativa vigente sancisce in max 0,9% la soglia oltre la quale occorre denunciarne la presenza: le tracce normalmente rilevate sono enormemente più basse. Il problema si pone parlando di allergeni perché se la soia non viene dichiarata nell’elenco deve essere zero. Il fatto è che chi trasforma la farina non vuole che gli venga fornita materia prima contenente soia perché poi dovrebbe dichiarare la possibile presenza anche nel proprio prodotto finito. Allora da un lato è quasi impossibile dichiarare, con relativa certezza, l’assenza di tracce infinitesimali di soia dalla farina, dall’altro chi acquista la farina vuole dichiarazioni di soia free. Il ritiro dal mercato del prodotto contenente tracce di soia non dichiarate non risolve di certo la cosa e far finta che il problema non esista non tutela di certo il consumatore allergico. Occorrerebbero studi approfonditi per stabilire una soglia che non sia zero, anche molto bassa, sotto la quale poter dichiarare soia free e questo non è un compito da mugnaio ma da istituto superiore della sanità