Mani di un uomo con braccia tatuate tengono aperto sul tavolo un foglio di carta forno con fette di ossibuchi; concept: carne rossa, dieta carnivora, carnivore diet, paleo

Dai social arriva la ‘carnivore diet’: solo carne e zero vegetali. Intervista alla dietista sui rischi per la salute e l’equilibrio nutrizionale.

Fanno colazione con bistecche al sangue e latte crudo. Addentano costate di manzo crude e panetti di burro interi a favore di telecamera. Si vantano dei loro alti livelli di colesterolo e della loro stitichezza, conseguenza naturale della loro scelta, rivendicata, di non mangiare frutta e verdura, a volte da anni. Sembra ampliarsi sempre di più la schiera degli influencer ‘carnivori’, sostenitori di una dieta basata esclusivamente o quasi su carne, uova, latte e latticini, e grassi animali come burro, lardo e sego, in una sorta di dieta paleo portata all’estremo.

Questa tendenza nasce negli Stati Uniti, dove il rapporto con la carne ha un forte radicamento culturale e sta vivendo una sorta di ‘risorgimento’ (ne abbiamo parlato in questo articolo) alimentato anche dalle politiche nutrizionali dell’amministrazione Trump e del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr, che con le nuove linee guidahanno introdotto una ‘piramide alimentare rovesciata’, che attribuisce un ruolo centrale alle proteine e ai grassi, anche di origine animale (ne abbiamo parlato in questo articolo). Il fenomeno, però, è arrivato anche in Italia, ed è sempre frequente trovare, su Instagram e TikTok, video di influencer italiani che mostrano la loro giornata tipo da ‘carnivori’, dalla colazione alla cena (i cosiddetti video What I eat in a day).

Da un punto di vista nutrizionale, la carnivore diet è un regime alimentare totalmente sbilanciato, con un apporto elevato di grassi saturi e bassissimo, se non nullo di carboidrati e fibre. Viene spontaneo domandarsi quali conseguenze sulla salute abbia un’alimentazione di questo tipo. Lo abbiamo chiesto ad Abril González Campos, dietista e collaboratrice de Il Fatto Alimentare.

Qual è il valore nutrizionale di un modello alimentare come la carnivore diet?

“Un modello alimentare fondato su una singola fonte proteica o sull’esclusione di gruppi alimentari specifici è privo qualsiasi fondamento scientifico. La varietà e la frequenza settimanale di diverse fonti proteiche costituiscono la base di modelli alimentari validati, quali il modello alimentare mediterraneo (1)”.

Da sinistra a destra: cosce di pollo, hamburger o tartare di bovino, fettine di bovino, fegato, cuore e T-bone; concept: carne rossa, dieta carnivora
Su social come Instagram e TikTok cresce la schiera degli influencer carnivori

Quali sono le implicazioni per la salute di una dieta a base di carne?

“Nessun alimento, considerato singolarmente, garantisce un ottimale stato di salute. La carne è ricca di vitamine facilmente assimilabili, tra cui A e B, zinco e amminoacidi essenziali, ma presenta carenze in termini di carboidrati, fibre e vitamine come la C. La carne rossa contiene tutti gli amminoacidi essenziali, tuttavia, questi non sono esclusivi. Non esistono alimenti privi di amminoacidi essenziali, questi ultimi si trovano in quantità limitate, prevalentemente negli alimenti vegetali. Per incrementare l’assunzione di amminoacidi essenziali, è sufficiente integrare i pasti di origine vegetale con moderate quantità di carne o legumi (1).

Il consumo di carne rossa fresca non trasformata è correlato a un aumento del rischio di malattie non trasmissibili, per esempio, malattie cardiache, ictus, cancro, diabete e malattie polmonari croniche, soprattutto in caso di elevato consumo e in assenza di una dieta equilibrata ricca di alimenti vegetali.”

Quali sono i rischi associati all’elevato apporto di grassi saturi e proteine animali?

“Considerando che, in media, oltre il 40% dei grassi presenti nella carne è costituito da grassi saturi, prevalentemente acido palmitico (2), esiste un’associazione tra l’assunzione di acidi grassi saturi e l’aumento del rischio di mortalità per tutte le cause e l’incidenza di malattie coronariche. Pertanto, la riduzione del consumo di carne rappresenta una strategia nutrizionale efficace per la tutela della propria salute (3).

È ampiamente documentato che i modelli alimentari a base vegetale offrono una maggiore protezione contro le malattie croniche rispetto alle diete con un maggiore consumo di alimenti di origine animale. Tuttavia, questa informazione è spesso difficile da trovare attraverso i social media, che sono diventati una piattaforma per la diffusione di convinzioni alimentari errate e integratori alimentari miracolosi.”

Panetti di burro su un foglio di carta oleata sopra un piatto di legno, con coltello; concept: grassi saturi, colesterolo
Esiste un’associazione tra l’assunzione di acidi grassi saturi e l’aumento del rischio di mortalità e l’incidenza di malattie coronariche

E quelli della carenza di fibre?

“Una dieta povera di fibre può avere effetti negativi non solo sulla salute intestinale e sul microbiota, ma anche sullo stato di salute generale. Il nostro corpo è composto da diversi sistemi che operano in sinergia. Eliminando gli alimenti di origine vegetale, non si possono soddisfare i fabbisogni di vitamine, minerali e fibre essenziali, importanti non solo per la salute cardiovascolare, ma anche per il microbioma.

Il consumo giornaliero raccomandato di fibre è di 25 grammi (4). Se una persona consuma a pranzo e cena una porzione media di 200 grammi di verdura, assumerà solo 6,6 grammi di fibra alimentare. Aggiungendo due porzioni di frutta di circa 170 grammi, si ottengono ulteriori 6,5 grammi, per un totale giornaliero di circa 13 grammi, che corrisponde al 50% della raccomandazione giornaliera, da cui l’importanza di aggiungere  altre fonti di fibra provenienti da derivati dei cereali e legumi. Un adeguato apporto di fibre è correlato al benessere intestinale e potrebbe avere effetti positivi anche sulle funzioni cognitive (5). È particolarmente importante prestare attenzione alla carne ultra processata, come hamburger elaborati, polpette e cotolette, che, oltre alla lavorazione, contengono ingredienti aggiunti come oli, addensanti, zuccheri, coloranti e aromi. Questi ingredienti potrebbero alterare il microbioma, interferire con le ghiandole endocrine e avere un effetto obesogenico (6).

Da questi semplici conti, insieme al fatto che circa il 70% della popolazione adulta italiana consuma esclusivamente da 2 a 4 porzioni di verdura, ortaggi e frutta, e che tra il 40% e il 60% consuma carni bovine e suine (7) con una certa frequenza settimanale, si evidenzia l’importanza di politiche pubbliche e linee guida alimentari più rigorose volte a promuovere una riduzione della frequenza di consumo di carne, al fine di mitigare il rischio di patologie.”

Alcuni influencer promuovono il consumo di carne cruda, ritenendola più ‘salutare’ o ‘naturale’. È così?

“In generale, la criticità risiede nell’attribuire a un alimento la qualifica di ‘sano’ o ‘naturale’, una distorsione cognitiva che si manifesta attraverso un pensiero dicotomico, del tipo “tutto bianco o nero”. La nostra mente utilizza tali schemi di pensiero per gestire le minacce, ma un alimento non rappresenta necessariamente una minaccia intrinseca.

Fette di carne bovina cruda su un tagliere di ardesia, con rucola e scaglie di grana; concept: carpaccio
Alcuni di questi influencer promuovono il consumo di carne cruda

Adottando un approccio cognitivo più flessibile e razionale, è possibile scegliere un modello alimentare caratterizzato da un’ampia varietà di alimenti, favorendo così un adeguato stato di salute (questa è la sfida più grande della nostra attualità). Sebbene non vi siano garanzie assolute, la probabilità di raggiungere un’alimentazione equilibrata e salutare è maggiore rispetto a quella che si ottiene attraverso restrizioni alimentari e distorsioni cognitive che conducono a un’alimentazione monotona e scorretta.

Alcuni alimenti, tra cui la carne, richiedono un processo di trasformazione. In questo contesto, la cottura svolge un ruolo fondamentale, rendendo la carne più digeribile attraverso la denaturazione delle proteine, che diventano più accessibili all’azione degli enzimi digestivi, e eliminando la presenza di agenti patogeni.”

Questi influencer, inoltre, promuovono il consumo di carne rossa…

“Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’allevamento intensivo è correlato a un aumento del rischio di resistenza antimicrobica, dovuto all’abuso di antibiotici nella cura degli animali. L’OMS sottolinea l’importanza di adottare misure volte a ridurre il consumo di carne rossa e lavorata, accompagnate da iniziative che promuovano un uso responsabile e prudente degli antimicrobici nella produzione di animali destinati al consumo alimentare, compresa la carne bianca e il pesce provenienti da allevamenti intensivi (3).

Numerosi studi scientifici hanno evidenziato un’associazione tra il consumo di carne rossa e un incremento del rischio di cancro del colon-retto. In particolare, il consumo giornaliero di una bistecca di piccole dimensioni, pari a 100 grammi di carne rossa fresca, è correlato all’aumento del 33% del rischio di sviluppare tale patologia (8). L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha stimato che l’aumento del rischio è pari al 17% per ogni ulteriore 100 grammi di carne rossa consumati quotidianamente (3).

Per quanto riguarda il consumo di carne rossa lavorata, il rischio è associato all’aggiunta di elevate quantità di sale, che può contribuire a un aumento della pressione arteriosa, ictus e malattie cardiovascolari. Altri ingredienti presenti nella carne lavorata, quali nitriti e nitrati, nonché le sostanze prodotte durante la cottura ad alte temperature (ammine eterocicliche, idrocarburi policiclici aromatici e prodotti finali di glicazione avanzata), sono noti per i loro potenziali effetti negativi sulla salute. Il gruppo di lavoro AIRC ha inoltre evidenziato che il consumo giornaliero di 50 grammi di carne lavorata è correlato a un aumento del 18% del rischio di sviluppare cancro del colon-retto (3).

La conclusione è la più semplice (ma non offre molto margine di guadagno soprattutto nei social): mantenere una frequenza di consumo adeguata o ridotta di carne e derivati in generale e una elevata per alimenti di origine vegetale.”

Note

  1. Proteine animali o vegetali? Che cos’è una porzione? Risponde la dietista Abril González Campos
  2. Tabelle nutrizionale carne di bovino
  3. Red and processed meat in the context of health and the environment: many shades of red and green: information brief
  4. Tabelle dei livelli di assunzione di riferimento SINU
  5. Cotolette a confronto: sono tutte ultra processate, ma non sono uguali
  6. Dati Istat Stili alimentari e consumo di cibi
  7. Fardet A., Boirie Y. Associations between food and beverage groups and major diet-related chronic diseases: An exhaustive review of pooled/meta-analyses and systematic reviews. Nutr. Rev. 2014;72:741–762. doi: 10.1111/nure.12153.
  8. Kathryn E. Bradbury. Red and Processed Meat Consumption: What’s at Stake? J Nutr. 2022 Mar 30;152(5):1181–1182. doi: 10.1093/jn/nxac036

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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