Tre bicchieri di granite colorate tipo slushie; concept: glicerolo, additivi, coloranti

Una maxi ricerca francese lancia l’allarme sugli additivi estetici nei prodotti industriali.

Il verde della menta (naturalmente incolore), il rosa degli yogurt, il bruno della cola e innumerevoli altri colori associati a prodotti familiari, diffusissimi, potrebbero diventare un lontano ricordo, e gli alimenti industriali potrebbero assumere tutti o quasi colorazioni più neutre, meno accattivanti ma di sicuro meno pericolose, se i dati appena pubblicati in un due studi saranno confermati. I dati arrivano dallo studio NutriNet Santé, che dal 2009 monitora abitudini e salute di francesi sani al momento dell’inclusione nella rilevazione, sembra chiara: i coloranti sintetici, se assunti in quantità significative per anni, fanno aumentare non di poco il rischio di tumori e diabete di tipo 2. E anche se si tratta per il momento delle dimostrazioni di un’associazione, i numeri emersi giustificano un approfondimento e, in caso di conferme, un cambiamento radicale nelle norme e nelle indicazioni.

Coloranti e tumori

Nello studio incentrato sul rischio oncologico, pubblicato sullo European Journal of Epidemiology, sono stati analizzati i dati di oltre 105.000 partecipanti dell’età media di 42 anni, nel 78% dei casi donne, che avevano completato almeno due questionari su tutto ciò che avevano mangiato nelle 24 ore precedenti ed erano stati seguiti per una media di sette anni.

Di costoro si sono incrociati i dati sull’assunzione di coloranti, suddivisi in tre fasce a seconda della quantità (nessuna, media o elevata) e in base ai dati depositati negli archivi commerciali sulla presenza delle diverse molecole, e quelli sull’incidenza di tumori.

Nel periodo di osservazione ci sono state oltre 4.200 diagnosi di tumore e il rischio è apparso significativamente più elevato tra coloro che appartenevano al gruppo di consumo maggiore di coloranti: 13,3% rispetto al 12,1% registrato in chi aveva assunto pochi o nessun colorante (con un aumento relativo, quindi, del 14%). Per quanto riguarda le singole forme, il tumore alla mammella a qualunque età è risultato associato a un incremento relativo del 21% tra i grandi consumatori rispetto agli altri (5,7 versus 4,8%), e quello della mammella in donne in menopausa a un aumento relativo del 31% (14,9 versus 12,5%).

assortimento di cupcake con glasse colarate coloranti
se queste associazioni fossero confermate si dovrebbero vietare i coloranti

Interessanti anche i dati su alcuni coloranti specifici: il caramello semplice o grezzo, classificato in Europa come E150a, è risultato associato a un aumento del rischio oncologico generale del 15%, mentre il beta carotene (E160a) a uno generale del 16%, ma a quello di tumore della mammella del 41% (passa dal 4,4% di chi non assume coloranti al 6,2% di chi ne consuma molti).

Secondo gli autori, se queste associazioni fossero confermate si dovrebbero vietare i coloranti non necessari, aggiunti soltanto per finalità estetiche (cioè quasi tutti).

Coloranti e diabete di tipo 2

Alla stessa conclusione sono giunti anche gli altri ricercatori della rete NutriNet Santé, che hanno indagato il possibile legame tra coloranti e insorgenza di diabete di tipo 2, e che hanno pubblicato i risultati ottenuti su Diabetes Care.

In questo caso i partecipanti inclusi sono stati oltre 108.700, seguiti per una media di otto anni tra il 2009 e il 2023, anch’essi con un’età media all’inizio di circa 42 anni e in maggioranza donne. Nel periodo di osservazione ci sono state oltre 1.100 nuove diagnosi di diabete di tipo 2, e l’incidenza è stata superiore del 38% tra coloro che avevano assunto le quantità più elevate di tutti i coloranti rispetto a chi ne aveva consumato di meno.

Andando poi a cercare le responsabilità delle singole molecole, gli autori ne hanno individuate diverse a particolare rischio. Anche in questo caso svetta il caramello: quello totale è associato a un incremento del 43%, quello grezzo a uno del 43%, quello al solfito d’ammonio (E150d) a uno del 30%.

Come per il rischio oncologico, anche per il diabete il gruppo dei carotenoidi sembra pessimo: il rischio aumenta con il carotene totale (+27%), i carotenoidi (+39%) e il beta carotene (+44%) e poi la paprika-capsantina-capsorubina (+26%), della stessa famiglia ma denominata E160c. Compaiono poi la luteina o E161b (+20%), la curcumina o E100 (+49%), il gruppo dell’acido della cocciniglia, acido carminico e carmine (E120), con +27% e le antocianine (E163), con un +40%.

Dove li troviamo?

Si tratta di coloranti estremamente diffusi, la maggior parte dei quali di origine naturale ma non per questo necessariamente innocui, anche se tutti approvati e considerati sicuri da precedenti valutazioni dell’EFSA.

Tra gli alimenti che ne contengono di più vi sono i derivati del latte come gli yogurt, le caramelle, i dolci e le bevande zuccherate e non, mentre quelli che ne contengono di meno sono i cereali integrali, la frutta a guscio, le verdure in genere, la carne, le uova e in generale gli alimenti non sottoposti a lavorazioni industriali spinte.

Come ricordato, la conclusione degli autori di questa parte dello studio è sovrapponibile a quella dei ricercatori che hanno lavorato sul cancro: in caso di conferme, sarà necessario mettere mano a una profonda revisione dei dati disponibili e con ogni probabilità modificare le attuali autorizzazioni e raccomandazioni.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

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Rosario
Rosario
25 Maggio 2026 16:39

Fa specie venire a conoscenza che anche sostanze/additivi che si ritengono “naturali” (e quindi innocui se non addirittura approvati dall’EFSA) come beta-carotene, caramello, ecc.., nascondano invece molte insidie per la salute. Non ci resta che sperare che a Bruxelles abbia più agganci la lobby dei consumatori di quella di chi con i coloranti cancerogeni ci fa i miliardi a spese della collettività.

Stefano
Stefano
Reply to  Rosario
26 Maggio 2026 13:48

Ma infatti questa pseudo ricerca non ha nulla di scientifico

Valeria Nardi
Reply to  Stefano
26 Maggio 2026 14:05

Veramente il commento di Rosario criticava l’industria, non lo studio. Definire ‘pseudo-ricerca’ un lavoro pubblicato sullo European Journal of Epidemiology, che ha analizzato i dati di oltre 105.000 partecipanti seguiti per sette anni, mi sembra un tantino azzardato. Prima di liquidare la scienza, varrebbe la pena di leggere bene sia lo studio che i commenti.

Stefano
Stefano
Reply to  Valeria Nardi
26 Maggio 2026 15:02

Ribadisco e ripeto…..di scientifico non c’è nulla. È una rilevazione statistica. Non c’è nessuna prova di causa effetto tra assunzione di coloranti sintetici e cancro.

Valeria Nardi
Reply to  Stefano
26 Maggio 2026 15:13

Ma infatti gli studi epidemiologici servono proprio a questo: a evidenziare correlazioni statistiche significative su grandissimi numeri (come 105.000 persone), che sono il punto di partenza fondamentale per la ricerca medica.
Nessuno scienziato serio confonde la correlazione con la causalità diretta, ma liquidare un’analisi epidemiologica così massiccia come “nulla di scientifico” significa ignorare come funziona la sanità pubblica. Anche il legame tra fumo e tumore al polmone è stato scoperto e dimostrato prima di tutto così: con la statistica.

Giuseppe
Giuseppe
13 Giugno 2026 10:26

Realisticamente e concretamente parlando; quindi ogni giorno immancabilmente ingeriamo coloranti vari che sono ovunque. Diventa veramente difficile difendersi nonostante una cultura robusta

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