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Uno studio internazionale collega l’aumento dell’obesità alla crescente abitudine di consumare pasti fuori casa, spesso molto calorici e poveri di nutrienti.

Tra i molti fattori associati all’aumento dell’obesità nel mondo, ce n’è uno spesso trascurato: la crescente abitudine a non cucinare in casa e a consumare pasti fuori. I provvedimenti legislativi e le indicazioni delle autorità sanitarie citano infatti sempre in modo piuttosto superficiale questo elemento, che – al contrario – potrebbe avere un ruolo importante. 

Per accorgersi dell’impatto della sovrabbondanza di offerta di cibo pronto, troppo spesso ricco di calorie e povero di nutrienti, pieno di sale, zuccheri e grassi, basta osservare il numero di rivendite di cibo pronto di qualunque tipo, dai ristoranti stellati ai chioschi, presenti nelle città: in crescita esponenziale ovunque.

Per comprendere in quale misura i pasti fuori casa siano associati all’aumento di peso, i ricercatori delle Università di Gottinga e di Heidelberg, in Germania, hanno presentato al congresso della European Association for the Study of Obesity, in corso in questi giorni a Istanbul, in Turchia, un’analisi su decine di Paesi. I risultati suggeriscono che, pur con i limiti di un’indagine basata su dati non sempre omogenei, la relazione tra pasti consumati fuori e obesità è evidente.

Un mondo obesogeno

Per cercare di inquadrare le abitudini nel maggior numero possibile di Paesi, gli autori hanno combinato dati sanitari sull’obesità con informazioni provenienti da studi e sondaggi condotti tra il 2009 e il 2021 sulle abitudini alimentari, riuscendo a mettere insieme le informazioni di oltre 380mila persone di 65 Paesi. Uno dei principali parametri valutati è stato il numero di volte in cui chi rispondeva dichiarava di mangiare fuori in una settimana. Le risposte sono state confrontate anche con variabili socioeconomiche e culturali, come reddito, luogo di residenza e abitudini alimentari.

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I ricercatori hanno analizzato il rapporto tra obesità e abitudine a mangiare fuori casa

Il risultato è stato che, in media, il 47% dei partecipanti a livello globale dichiara di mangiare fuori casa almeno una volta alla settimana: un dato che, di per sé, illustra con chiarezza il cambiamento di abitudini in atto, anche se livella le grandi differenze che si sono riscontrate tra diverse aree geografiche. Si va infatti da circa un quarto (26%, con Paesi come Timor Est dove si scende al 12%) dei partecipanti del Sud Est Asiatico all’81% di quelli delle Americhe (negli Stati Uniti si arriva all’84%), mentre l’Europa Centrale si posiziona a metà strada, con il 36%. 

Paesi ricchi, Paesi poveri

Ci sono poi notevoli differenze in base al reddito medio del Paese: in quelli dove quest’ultimo è alto il numero medio di pasti consumati fuori casa in una settimana è più che triplo, rispetto a quello dei paesi più poveri (3,66 pasti a settimana versus 1,06). 

La differenza viene tuttavia meno se si considerano solo le persone che mangiano fuori almeno una volta alla settimana: a qualunque latitudine, il numero medio di pasti è più simile, e pari a 4,39 nei Paesi più ricchi e a 3,51 in quelli a reddito inferiore. Per esempio, negli Stati Uniti chi mangia fuori almeno una volta alla settimana ha una media di quattro pasti, mentre a Timor Est, uno dei Paesi più poveri, quei pochi che lo fanno arrivano comunque a tre pasti a settimana. 

Ci sono poi alcune caratteristiche comuni quali il genere (gli uomini mangiano più spesso fuori rispetto alle donne); l’età (i giovani lo fanno più delle persone mature); lo stato civile (chi è sposato mangia più frequentemente a casa); la situazione lavorativa (chi lavora è più incline a mangiare fuori); il livello di istruzione (chi ha studiato di più tende a preferire i ristoranti).

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I ricercatori hanno notato anche di differenze socio-economiche tra chi mangia fuori casa più spesso di chi lo fa meno

Obesità e pasti fuori casa

Infine, uno dei dati più interessanti è quello che riguarda il nesso tra il consumo di pasti non cucinati in casa e l’obesità. Emerge, per esempio, nei Paesi a reddito basso: le persone obese consumano il 39% di pasti fuori casa in più rispetto ai concittadini normopeso; tra le persone in sovrappeso la differenza è del 28%. Emerge dunque un’associazione tra peso e numero di pasti consumati fuori casa. Anche nei Paesi a reddito medio, la percentuale di pasti non domestici è superiore del 20% tra gli obesi. In entrambe queste tipologie di paesi, poi, emerge un gradiente tra tendenza a mangiare fuori e reddito: più aumenta il secondo, più evidente è la prima.

Le conclusioni

Nell’insieme, tutto ciò che emerge, pur con i limiti del caso, va nella direzione sia di un costante aumento della frequentazione dei ristoranti e delle rivendite di cibo pronto, sia del legame tra questo fatto sociale e l’incremento dell’obesità. Gli autori suggeriscono quindi che le strategie di salute pubblica dovrebbero prestare maggiore attenzione al ruolo della ristorazione e dei pasti consumati fuori casa. Secondo i ricercatori, inoltre, promuovere un’alimentazione sana è diventato sempre più difficile in un contesto caratterizzato da una crescente disponibilità di cibo pronto. Un punto di vista raramente espresso con tanta enfasi e nettezza, che probabilmente sarebbe opportuno iniziare a tenere nella giusta considerazione. 

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, AdobeStock, iStock

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