Vasetto di burro d'arachidi con cucchiaio visto dall'alto su un tavolo con arachidi sparse; concept: allergia alle arachidi

Uno studio del Karolinska Institutet su bambini tra uno e tre anni mostra che l’immunoterapia orale a basse dosi può aumentare la tolleranza alle proteine delle arachidi con effetti collaterali limitati.

Quella alle arachidi è una delle forme più note e più gravi di allergia, ed è in aumento in molti Paesi. Si stima che in Europa e Nordamerica interessi ormai il 2% della popolazione. Per cercare di attenuare la reazione, da moltissimi anni (la prima descrizione su una rivista medica – Lancet – è del 1908) si consiglia un approccio immunologico, finalizzato a sviluppare tolleranza dai quattro anni in poi. Il metodo è basato sull’assunzione regolare di piccoli quantitativi di allergeni che, però, comporta rischi non banali di shock anafilattico. 

Per questo, finora la maggior parte degli studi ha escluso i bambini più piccoli che però hanno il sistema immunitario più flessibile. Se da un lato possono sviluppare allergie talvolta molto gravi, dall’altro possono anche correggere gli eccessi di reattività, con opportuni accorgimenti. Per questo gli allergologi e pediatri del Karolinska Institutet di Stoccolma hanno condotto una sperimentazione su bambini di età compresa tra uno e tre anni. Il protocollo prevedeva l’assunzione di dosi crescenti di proteine di arachide, seguite da dosi inferiori di mantenimento. I risultati hanno mostrato che la strategia funziona.

Arachidi
I ricercatori svedesi hanno testato l’efficacia dell’immunoterapia precoce in bambini con allergia alle arachidi

Lo studio

Nel trial 50 bambini con un’allergia accertata e in forme più o meno gravi sono stati trattati ogni giorno con dosi orali crescenti di proteine di arachidi, partendo da dosaggi molto bassi e aumentando la quantità ogni quattro-sei settimane. In un primo momento le somministrazioni sono avvenute in ospedale, utilizzando una formulazione molto gradita ai bambini (fattore che può avere giocato un ruolo nell’adesione agli schemi previsti). Una volta acquisita la certezza che il bambino tollerava le proteine di arachide, il trattamento è proseguito a casa, anche perché facilmente gestibile dai genitori.

Raggiunta la dose di mantenimento, equivalente a circa un’arachide e mezza al giorno (285 mg di proteine di arachide), i bambini hanno proseguito il trattamento quotidiano per tre anni. Al termine, dopo quattro-sei settimane di sospensione, sono stati sottoposti a un nuovo test di tolleranza. Nello stesso periodo, altri 25 bambini non hanno ricevuto alcuna terapia, con il solo avviso di evitare qualunque contatto con le arachidi. 

I risultati

Dopo tre anni, l’82% dei bambini trattati era in grado di ingerire un quantitativo di allergeni pari a 3,5 arachidi (pari a 750 mg) senza reazioni gravi, anche dopo una pausa dalla terapia immunologica di quattro settimane (prima della pausa la percentuale era dell’84%). Per confronto, solo il 12% dei bambini di controllo ha ottenuto lo stesso risultato. Gli effetti indesiderati sono stati lievi: in qualche caso si è avuto un rash cutaneo nella zona della bocca, o un pizzicore sulla lingua. La necessità di somministrare adrenalina si è molto ridotta: è servita solo in tre casi nella fase di aumento delle dosi di arachidi. Tra i bambini che hanno completato il protocollo, 35 su 42 hanno tollerato una dose molto elevata, di 5mila mg di proteine di arachide, mentre tra gli altri la dose massima era stata di 3 mg.

burro noccioline arachidi
Dopo tre anni di trattamento, erano in grado di tollerare l’ingestione di 3,5 arachidi senza reazioni gravi

I vantaggi del trattamento precoce

Secondo gli autori, probabilmente questo protocollo funziona meglio di altri perché unisce l’avvio precoce, una dose di allergeni di partenza non elevata con incrementi non troppo rapidi e una dose di mantenimento piuttosto bassa, ma costante, con pause non superiori alle sei settimane. Con questo protocollo, i rischi di reazioni gravi sono molto bassi, e i bambini rispondono nella stragrande maggioranza dei casi.

Un altro vantaggio è che gran parte delle somministrazioni può essere effettuata direttamente dai genitori, e questo ne agevola il completamento e riduce la pressione sugli ospedali. Gli autori sottolineano però che il trattamento non deve mai essere intrapreso senza supervisione medica e che le prime somministrazioni devono avvenire in ospedale, così da poter intervenire rapidamente in caso di reazioni gravi.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, iStock

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