Sale versato da una saliera su sfondo nero

Secondo il Progetto CUORE dell’ISS, il consumo medio di sale supera ancora i livelli considerati sicuri e solo il 17,5% degli adulti riesce a restare entro le soglie consigliate.

Gli italiani stanno migliorando, ma sono ancora lontani dal consumo di sale ottimale indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, pari a meno di cinque grammi di sale o due di sodio al giorno. Lo certifica l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che, in occasione della settimana mondiale per la riduzione del sale rende noti gli ultimi dati dell’Italian Health Examination Survey – Progetto CUORE 2023-2025, il progetto che monitora la salute e le abitudini della popolazione adulta di età compresa tra i 35 e i 74 anni, attraverso lo studio di campioni selezionati provenienti da tutte le regioni.

Gli ultimi risultati

Le precedenti rilevazioni, relative ai periodi 2008-2012 e 2018-2019, avevano mostrato una riduzione del consumo di sale pari al 12%. La nuova indagine, riferita agli anni 2023-2025, è stata elaborata analizzando campioni di urine raccolti in 17 regioni italiane (Marche, Valle d’Aosta, Toscana, Lombardia, Puglia, Campania, Calabria, Umbria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Basilicata, Molise, Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio e Liguria).

I primi risultati indicano un’assunzione media di sale al giorno pari a 9,3 grammi (g) per gli uomini e 7,1 g per le donne. Solo il 10,6% della popolazione maschile e il 23,6% di quella femminile riesce a rimanere entro i limiti raccomandati dall’OMS e questo pone i numeri attuali in continuità con quelli dell’indagine precedente: senza, quindi, passi in avanti davvero rilevanti. In media, appena il 17,5% della popolazione adulta italiana, circa una persona su sei, rispetta i limiti OMS.

È evidente che quanto si è fatto finora non è sufficiente, anche se la sensibilità è aumentata: come hanno dimostrato da anni studi su migliaia di persone, il sale in eccesso è associato a un aumento molto importante del rischio di malattie cardiovascolari, renali, cerebrovascolari e ma anche condizioni come l’osteoporosi, e viceversa, anche piccole riduzioni possono avere effetti significativi. La sua presenza nascosta, non sempre facile da individuare negli alimenti confezionati, è una minaccia costante e in crescita.

sale cucina cucinare
Ridurre del 30% il consumo di sale è uno dei nove obiettivi strategici del Piano d’Azione Globale dell’OMS

Cosa fare?

Per questo le ultime campagne si sono focalizzate su ciò che accade nelle cucine domestiche, cioè nelle abitudini quotidiane che ciascuno può modificare, e su quanto azioni semplici possano influire sull’assunzione giornaliera di sale. 

Del resto, ridurre del 30% il consumo di sale è uno dei nove obiettivi strategici del Piano d’Azione Globale dell’OMS per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie non trasmissibili, che prevede l’indicazione di obiettivi nazionali per la riduzione del sale e linee guida per l’alimentazione, coinvolgendo i produttori di alimenti e i servizi di ristorazione. Per quanto riguarda i cittadini, l’obiettivo è favorire scelte alimentari meno ricche di sale e aumentare la consapevolezza sui rischi di un consumo eccessivo.

In Italia il Ministero della Salute, nell’ambito del Programma nazionale “Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari” ha avviato diverse iniziative attraverso protocolli d’intesa siglati con le Associazioni di produttori di alimenti artigianali o industriali e campagne informative.

Quest’anno l’ISS ricorda cinque azioni concrete, raccomandate anche dalla WASSH, che possono aiutare a ridurre il consumo di sale a meno di cinque grammi al giorno:

  1. usare erbe, spezie, aglio, erbe aromatiche e agrumi al posto del sale
  2. scolare e risciacquare verdure e legumi e mangiare più frutta e verdura fresca
  3. controllare le etichette per scegliere i prodotti alimentari meno salati
  4. ridurre il sale nella preparazione dei cibi
  5. non mettere a tavola sale e salse salate.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, AdobeStock

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