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Nuove ricerche scientifiche mettono in guardia sugli effetti collaterali di additivi, dal sorbitolo allo xilitolo, scatenando la diffidenza dei consumatori e mettendo in crisi l’industria alimentare.

Non è un buon momento per i dolcificanti, sia naturali che sintetici. Si susseguono infatti studi di vario tipo che ne mettono in evidenza possibili effetti negativi e rischi per la salute. I consumatori ne vengono a conoscenza e tendono a evitarli, mentre fino a qualche anno fa li cercavano avidamente nel tentativo di ridurre il proprio apporto di zuccheri classici.

I produttori, dal canto loro, non hanno ancora mostrato un atteggiamento univoco, stretti tra l’esigenza di abbassare la quantità di zucchero (anche per rientrare entro i limiti, laddove esistono sugar tax), quella di offrire alternative con dolcificanti ma al tempo stesso quella di non perdere clienti per la presenza delle due categorie di molecole nei loro prodotti. Inoltre gli additivi, di cui i dolcificanti fanno parte, sono i grandi accusati quando si parla di alimenti ultra processati, i cui danni sarebbero associati, oltre che agli eccessi di sale, grassi saturi e zuccheri classici, anche alla contemporanea presenza di diverse classi di composti aggiunti per motivi industriali e organolettici.

Il sorbitolo e il fruttosio

A rafforzare il quadro negativo giunge ora uno studio dei ricercatori della Washington University di Saint Louis sul sorbitolo, zucchero molto simile al fruttosio, di cui è precursore, a sua volta dolcificante naturale già posto sotto accusa come corresponsabile dell’incremento dell’incidenza di steatosi epatica non alcolica (l’accumulo di grasso nel fegato che non dipende da un eccessivo consumo di alcol) visibile in tutto il mondo. Secondo quanto riportato su Science Signalling il sorbitolo, frutto del metabolismo del glucosio nell’intestino, avrebbe effetti sovrapponibili a quelli del fruttosio e quindi sarebbe anch’esso deleterio per il fegato.

Grasso nel fegato

La dimostrazione è stata ottenuta nei pesci (zebrafish), somministrando elevate concentrazioni di sorbitolo insieme alla dieta normale: si è osservato un accumulo di grasso nel fegato che non si vede quando i pesci ricevono solo il mangime di controllo, senza sorbitolo. La catena di eventi che porta a danneggiare il fegato coinvolge il microbiota intestinale, come si è visto, modificandolo. La controprova è il fatto che l’aggiunta di batteri Aeromonas, che rallentano il metabolismo degli zuccheri e riducono la formazione di sorbitolo endogeno, fa diminuire l’accumulo di grasso epatico.

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È indispensabile fare ricerca, fino a distinguere le sostanze pericolose da quelle che non lo sono

Lo studio sulla steatosi si aggiunge ad altri che hanno messo sotto accusa la coppia sorbitolo – fruttosio, uno dei quali, del 2024, aveva suggerito – su colture cellulari e su modelli animali – una possibile associazione del fruttosio con un aumento del rischio di melanoma, tumori della mammella e della cervice uterina, che sfrutterebbero questo zucchero come carburante per crescere meglio e più in fretta. Un altro, del 2016, aveva invece mostrato, sempre su modelli animali, che l’assunzione di sorbitolo durante l’allattamento alterava la composizione del latte materno, provocando effetti genotossici e conseguenze negative sul metabolismo della prole, con un maggior rischio di sovrappeso in età adulta.

Niente panico

Gli autori dell’ultima ricerca sottolineano che non bisogna farsi prendere dal panico: le dosi di dolcificanti utilizzate in questo tipo di indagini sono molto elevate, e per di più le osservazioni sono state fatte su cellule e modelli animali, e non su esseri umani. Tuttavia, gli indizi devono costituire un elemento di riflessione, perché quasi certamente non è vero, come si è creduto per anni, che i dolcificanti a base alcolica come il sorbitolo attraversano l’organismo per poi essere eliminati senza conseguenze, ed è arrivato il momento di vederci più chiaro.

Come sottolinea il sito Food Navigator, che riprende lo studio, informazioni più approfondite sono necessarie sia per rassicurare i consumatori, se possibile, sia per fornire elementi ai produttori, che devono sapere se abbandonare o meno un certo composto o se puntare su di esso nelle riformulazioni, sia per le autorità regolatorie, che devono disporre di dati certi per stabilire limiti e divieti.

Un settore in crisi

Lo studio sul sorbitolo giunge infine dopo altri che negli ultimi anni hanno mostrato associazioni o veri e propri effetti di altri dolcificanti. Tra questi uno del 2024 ha collegato lo xilitolo a un aumento dell’aggregazione piastrinica e quindi del rischio di trombi e ictus; uno sul neotame (E961: un dolcificante artificiale derivato dall’aspartame) sempre del 2024 che ha suggerito possibili danni all’intestino; uno del 2025 sul sucralosio, che ha indicato un possibile legame con un aumento dell’appetito e uno più generico, del 2025, che ha mostrato un’associazione tra i dolcificanti a tenore calorico basso o nullo e il declino cognitivo.

Nessuna sorpresa, quindi, se i consumatori stanno abbandonando i dolcificanti, come ha ricordato un altro articolo di Food Navigator di pochi mesi fa. Piuttosto, se si vuole che ritrovino la fiducia, è indispensabile andare avanti con la ricerca, fino a distinguere le sostanze pericolose da quelle che non lo sono, definendo nel dettaglio dosaggi e condizioni di impiego.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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