Una giovane donna incinta con in mano una bottiglia di bibita o birra analcolica

Il boom delle bevande dealcolate aumenta anche il rischio di equivoci: non tutti i prodotti percepiti come privi di alcol lo sono davvero.

Per molti consumatori e consumatrici sono la stessa cosa. Ma tra una birra ‘zero alcol’ e una ‘analcolica’, in gravidanza cambia più di quanto sembri. In questa fase delicata, infatti, tutte le linee guida sanitarie concordano su un punto: zero alcol. Eppure il successo crescente delle bevande dealcolate e analcoliche rischia di creare confusione, spingendo alcune donne incinte a consumare prodotti che vengono percepiti come privi di alcol ma che in realtà possono contenerne piccole quantità residue, come sottolinea un recente articolo di 60 Millions de Consommateurs.

La birra analcolica

Come abbiamo spiegato in questo articolo, in Italia, ma anche in Francia, la denominazione di “birra analcolica” è infatti riservata alle birre con un contenuto di alcol etilico inferiore o uguale all’1,2%. Per la normativa europea, invece, questo valore deve essere inferiore allo 0,5%. Al momento non è chiaro quali rischi comporti il consumo di birre analcoliche in gravidanza. Gli studi basati sul calcolo dell’esposizione dimostrano che l’assunzione occasionale di una singola bevanda a bassissima gradazione determina un picco di alcolemia nel sangue materno estremamente basso, spesso sovrapponibile a quello derivante dal consumo di cibi comuni come il pane di segale, le banane mature o i succhi di frutta naturali fermentati spontaneamente (che possono raggiungere lo 0,5% di alcol residuo).

Peroni Nastro Azzurro Zero

“Il rischio è ovviamente proporzionale alla quantità di alcol presente nella bevanda, – spiega a 60 Millions de Consommateurs Catherine Llinares-Trapé, vicepresidente aggiunta del Consiglio nazionale dell’Ordine francese delle ostetriche. – Non è la stessa cosa bere una birra normalmente alcolica, tra il 5 e l’8%, che una birra all’1% di alcol. Ma se si consuma quest’ultima in grandi quantità nel corso della stessa giornata, non si può dire che il rischio sia pari a zero, si parla di rischio basso o molto basso.”

Meglio zero alcol

Tuttavia, non esiste nemmeno una “soglia minima di sicurezza” per l’etanolo in gravidanza, in quanto l’alcol attraversa liberamente la placenta raggiungendo il feto, il quale non possiede ancora gli enzimi epatici per metabolizzarlo. Per questo le autorità sanitarie raccomandano di evitare l’alcol completamente. Meglio quindi scegliere una birra che dichiari un tasso di alcol pari allo 0.0%, sempre più diffuse. L’unico modo per distinguere i due tipi di birra è leggere attentamente le etichette e cercare il titolo alcolometrico. Anche le birre ‘zero alcol’ dovrebbero essere consumate con moderazione: sono bevande zuccherate.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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Paoblog
27 Maggio 2026 17:07

Servirebbe una norma chiara ovvero se leggo Zero, l’alcol deve essere Zero e non Zero virgola…

Bisogna sempre leggere con attenzione l’etichetta, poco da fare.

Io bevo la Forst che è a Zero alcol.

Luca
Luca
18 Giugno 2026 09:47

come dice la parola stessa, “analcolico” significa senza alcool:
https://www.treccani.it/vocabolario/analcolico/

Chiamare “analcolica” una bevanda che contiene alcool è una “forzatura” che serve solo a vendere di più, ingannando i consumatori.
Un legislatore serio dovrebbe VIETARE per legge questo inganno!

Patrick
Patrick
21 Giugno 2026 02:58

Sono fortunato, perché mia madre in gravidanza tra le principali voglie, era proprio la birra, e tanta…
A parte rogne genetiche di famiglia come l’emicrania, tutt’ora sano e camminante.
Questo ovviamente non vuol dire che valga per tutti, e io lo sconsiglierei lo stesso, probabilmente c’entra anche la nostra genetica del nord est Europa ah ah ah…

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