Uno studio britannico suggerisce che gli aromi percepiti nel grembo materno influenzino le reazioni dei bambini agli odori di alcuni alimenti anche a tre anni di età.
Per favorire abitudini alimentari che prevedano un’ampia varietà di verdure, comprese quelle dal sapore o dall’odore più deciso come il cavolo nero, potrebbe bastare un gesto semplice, che ogni madre può fare: familiarizzare il figlio con alcuni sapori prima ancora che nasca, durante la gravidanza, mangiando ella stessa regolarmente questi alimenti. L’effetto sembra essere dimostrabile e di lunga durata, come ha illustrato uno studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Durham, nel Regno Unito, e appena pubblicato su Developmental Psychobiology.
Bambini seguiti prima della nascita
Per verificare l’efficacia di una strategia di questo tipo, i ricercatori hanno seguito 12 bambini fin da quando erano ancora feti, monitorando le espressioni facciali in risposta a certi sapori, con l’ecografia tridimensionale. Le osservazioni sono poi proseguite a tre settimane e a tre anni, in tre studi successivi. Nella prima parte, svolta tra la trentaduesima e la trentaseiesima settimana di gestazione, i ricercatori hanno chiesto alle madri di assumere capsule contenenti estratto di carote, considerato più neutro, o di cavolo nero, caratterizzato da un sapore forte. L’ecografia aveva mostrato una reazione molto più accentuata per il cavolo.
Dopo la trentaseiesima settimana, le madri hanno continuato ad assumere regolarmente le capsule fino alla nascita. Un successivo controllo effettuato nel primo mese di vita ha confermato che i neonati già esposti all’aroma del cavolo mostravano espressioni facciali meno negative quando erano messi a contatto con quell’odore.
Odori che restano nella memoria
Nella fase attuale i ricercatori hanno controllato, attraverso riprese nascoste, l’espressione facciale degli stessi bambini, giunti ormai a tre anni di età, di fronte all’odore delle carote e del cavolo. Il risultato è stato che, in generale, i bambini che erano stati esposti a un certo tipo di sapore in utero mostravano espressioni facciali positive quando entravano in contatto con lo stesso odore attraverso un tampone di cotone. Al contrario, avevano reazioni negative per gli odori non così familiari.
Questo valeva anche per le carote, che non sono caratterizzate da un aroma particolarmente marcato, ma che comunque possono risultare più o meno gradite. Lo stesso si è verificato con il cavolo nero, e ciascuno dei due aromi ha agito da controllo per l’altro. I bambini che avevano familiarità con il cavolo, quando sono stati esposti all’aroma delle carote (su un batuffolo di cotone) hanno mostrato espressioni negative, e viceversa.
Tutti i filmati hanno quindi confermato che esiste una continuità tra le esperienze sensoriali acquisite durante la fase prenatale e le abitudini che si notano fino dai primi mesi di vita. Inoltre, il fatto che i bambini a tre anni rechino ancora i segni di quell’imprinting olfattivo e gustativo dimostra l’importanza e la precocità della memoria sensoriale: un certo ambiente chemo-sensoriale in epoca prenatale può indirizzare lo sviluppo del gusto nella giusta direzione.
Una strategia vincente?
Piuttosto che ricorrere a stratagemmi come nascondere le verdure sotto le salse tipo maionese o ketchup, oppure associare il consumo di verdura a ricompense, probabilmente abituare i bambini alla varietà di sapori e aromi assicurata dalle verdure prima della nascita può essere una strategia, non solo più sana e meno faticosa, ma vincente e con effetti di lunga durata. Se le madri a loro volta non gradiscono le verdure, o non sono abituate ad alcune di esse per una specifica cultura alimentare, secondo gli autori si può pensare di creare delle capsule simili a quelle utilizzate nello studio, da far assumere loro nelle ultime settimane di gravidanza, in modo da garantire lo stimolo ai bambini senza chiedere loro un impegno eccessivo.
Prima è però necessario confermare quanto osservato su numeri più grandi di coppie madri-bambini, e verificare se lo stesso tipo di reazione si determina anche in altri gusti o sapori. Infine, un approccio simile potrebbe essere sfruttato per comprendere meglio il ruolo (anche potenzialmente negativo, da evitare) di sostanze di altro tipo come, per esempio, i dolcificanti presenti in moltissimi prodotti, alcuni dei quali (come i dentifrici) insospettabili.
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Giornalista scientifica


