Una maxi-ricerca francese su oltre 112mila cittadini svela il legame tra i conservanti più comuni e l’impennata di casi di ipertensione e infarti.
Tra gli additivi, alcuni di quelli utilizzati come conservanti possono danneggiare il cuore e i vasi sanguigni, aumentando così il rischio di patologie cardio- e cerebrovascolari. Sarebbe quindi necessaria una revisione da parte delle autorità preposte quali la European Food Safety Authority (EFSA) e la Food and Drug Administration (FDA) statunitense, che si basi sulle conoscenze più recenti e realizzi una valutazione più aderente alla realtà e, di conseguenza, fornisca nuove indicazioni, limiti e, quando è il caso, divieti.
Questa l’esortazione con la quale si conclude lo studio pubblicato sullo European Heart Journal dai coordinatori del braccio cardiovascolare del grande studio NutriNet Santé, che dal 2009 monitora le abitudini e la dieta dei francesi e le mette in relazione con lo stato di salute.

Un chiaro effetto
In questo caso sono stati analizzati i dati di oltre 112.000 cittadini che al momento del reclutamento stavano bene, avevano un’età media di 42,8 anni, ed erano nel 78% dei casi donne. Ogni sei mesi tutti dovevano fornire un diario molto dettagliato di ciò che avevano mangiato e bevuto nei tre giorni precedenti, indicando i prodotti commerciali con i loro nomi (in modo da poter risalire agli additivi). Nel frattempo, si registravano tutte le informazioni mediche.
L’osservazione si è protratta in media per otto anni, durante i quali si sono avuti oltre 5.500 casi di ipertensione e 2.500 eventi cardiovascolari. I partecipanti sono stati suddivisi in tre grandi sottopopolazioni, a seconda che l’assunzione di conservanti fosse elevata, normale o nulla (o comunque talmente bassa da non essere rilevante). Confrontando chi assumeva di più conservanti non antiossidanti (impiegati prevalentemente per prevenire la proliferazione dei patogeni) con chi ne consumava di meno, è emerso che il rischio di ipertensione era più alto, per i primi, del 29% e quello di malattie cardiovascolari (tra le quali gli infarti, gli ictus, le angine e simili) del 16%. L’aumento del rischio di ipertensione associato ai conservanti antiossidanti (il cui scopo è evitare o ritardare l’irrancidimento) è risultato invece essere pari al 22%.
I peggiori
Per quanto riguarda gli additivi, i ricercatori hanno identificato in totale 58 conservanti assunti da almeno un partecipante, e il 99,5% di loro ne aveva assunto almeno uno nei primi due anni di osservazione. Si tratta di numeri molto elevati, che denotano un’enorme varietà e mostrano la pervasività totale di queste sostanze, e che spiegano perché sia così complicato associare una sostanza a un effetto: nei prodotti commerciali ce ne possono essere decine, in assortimenti sempre diversi, ed evitarli del tutto è di fatto impossibile.
Tra i 17 assunti almeno una volta dal 10% del campione, i peggiori sono risultati essere otto: sorbato di potassio (E202), metabisolfito di potassio (E224), nitrito di sodio (E250), acido ascorbico (E300), ascorbato di sodio (E301), eritorbato di sodio (E316), acido citrico (E330) ed estratto di rosmarino (E392). L’acido ascorbico è risultato associato specificamente anche alle patologie cardiovascolari.
I risultati di uno studio che è comunque osservazionale – e che quindi può solo mostrare la coesistenza tra l’assunzione di tali sostanze e l’aumento dell’incidenza delle patologie, senza dimostrare un rapporto di causa ed effetto – oltre a stimolare una rivisitazione delle norme attuali, dovrebbero rappresentare un motivo in più per convincere le persone, tramite adeguate campagne educative, a scegliere prodotti poco lavorati. L’obiettivo degli autori è spingere a cucinare di più in casa, preferendo piatti semplici che partano da basi fresche e non industriali.
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Giornalista scientifica



Faccio fatica a capirli i francesi e anche la ratio di questo articolo: mi volete far credere che l’acido ascorbico comunemente detta Vitamina C, il suo sale ascorbato di sodio e l’acido citrico la cui molecola naturale si ottiene dal limone siano pericolosi? E anche l’estratto di rosmarino.
E dell’aspirina con vitamina C cosa dovremo dire?
E per quanto riguarda il nitrito, lo sapete che nel 1998 fu assegnato il Nobel in medicina a Furgott, Ignarro e Murad per avere scoperto la via entro-salivare di produzione dell’acido nitrico (formula NO), che è considerato un potente vasodilatatore a protezione del cuore? L’acido nitrico deriva dalla riduzione del nitrito.
Di fronte sa queste evidenze, rimanere perplessi è poco.
Per completezza, riporto anche in questa sede la risposta al Sig. Pinuccio, data nel mio precedente commento.
Gentile Pinuccio, rispondo al suo invito di chiarimenti, per quanto mi è possibile.
Entrambe le affermazioni, riguardo a nitriti, NO e ascorbato. sono corrette, vanno solo collocate in un contesto chimico e fisiologico.
1) Contesto fisiologico. I nitrati presenti negli alimenti naturali (verdure a foglia larga, acque) assorbiti nel sangue vengono trasferiti e concentrati nella saliva e, per l’azione di batteri presenti nel cavo orale, trasformati in nitriti.
2) Giunti nello stomaco, l’ambiente molto acido trasforma i nitriti in Ac, Nitroso e quindi in NO per ossidazione.
3) Se negli alimenti sono presenti nitriti in concentrazioni elevate (non naturali) insieme alla carne, una volta nello stomaco la capacità di trasformazione dell’Ac. Nitroso in NO viene superata rapidamente e l’Ac. Nitroso rimasto viene combinato con le ammine delle proteine della carne, formando nitrosammine, genotossiche e cancerogene. L’ascorbato (di potassio) e altri antiossidanti, donando elettroni mantengono in atto la formazione di NO riducendo quella di nitrosammine.
In conclusione la differenza viene creata da due circostanze:
a) l’introito innaturale di grandi quantità di nitriti con gli alimenti processati;
b) la contemporanea associazione con elevate concentrazioni di proteine presenti nelle carni trasformate, portatrici di ammine.
L’EFSA cerca di precisare i limiti quantitativi di questi reagenti. Saluti.
Interessante contributo. Grazie. Mi ricorda come spesso i nutrizionisti suggeriscano di consumare frutta e verdura ogniqualvolta ci sia un consumo di carne: il contenuto di ascorbato di potassio e di antiossidanti dovrebbe aiutare a diminuire la probabilità di formazione di nitrosammine.
Quando la carne è sottoposta a calore intenso e secco, oltre i 150 gradi (frittura in padella, arrosto, brace, forno), le proteine e i grassi formano composti tossici ossidanti e radicali liberi: ammine eterocicliche (HCA), idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e prodotti di Glicazione Avanzata (AGEs) dovuti alla combinazione di proteine e grassi con zuccheri, che causano stress ossidativo, infiammazione e invecchiamento cellulare oltreché cancerogenicità. La cosiddetta Reazione di Maillard, con imbrunimento della carne, è la manifestazione visiva più evidente di tali processi.
Gl antiossidanti (vit C, polifenoli, carotenoidi, bioflavonoidi) di frutta e verdura prevengono queste reazioni di ossidazione. In particolare, impediscono anche che i nitrati e nitriti presenti anche nei vegetali stessi, si trasformino in nitrosammine. Inoltre permettono che la quota di ferro non-eme presente nella carne si trasformi in ferro eme molto biodisponibile.
La cottura a vapore, non superando i 100-120 gradi, impedisce tutti i processi di ossidazione della carne, la mantiene umida e tenera e permette lo scioglimento di quasi tutti i grassi saturi che si raccolgono sul fondo dell’acqua di cottura (fenomeno visivamente impressionante, perché testimonia quanti grassi saturi e colesterolo potremmo assumere mangiando) impedendo l’irrancidimento dei grassi dovuto alle alte temperature. Infine la cottura a vapore mantiene le vitamine idrosolubili (vit. B,C) che, con la bollitura, andrebbero perdute.
Per l’estratto di rosmarino non serve la chimica inorganica
per il vivin c semplicemente è un farmaco con protocolli precisi e non si usa con la stessa frequenza di un alimento conservato..
l’acido citrico industriale il limone lo vede in cartolina……invece vede l’aspergillus n. che come secondo nome ha “muffa nera”, poi diciamo che viene filtrato ma tracce ne rimangono sempre…..
Per il resto poi si fa presto a dire “nei limiti” ma poi in pratica quando piace e costa poco l’industria li mette dappertutto.
Manca completamente la trasparenza delle fonti primarie degli additivi e relativa purezza e non c’è filtro in grado di pulire completamente ( ed economicamente ) un processo industriale.
E come appena detto non si capisce bene chi comanda ( o forse si ) e pone dei limiti …………
Il Reg. 1129/2011 un’astrazione.
Vado a mangiare una fetta di panettone.
Un saluto sincero al sig. Giovanni ma da un paniere pieno di ciliege……
https://www.europeanconsumers.it/wp-content/uploads/2021/07/Note-sugli-additivi-alimentari.pdf
Pagina 10
“””””Anche il settore dei requisiti di purezza specifici è stato oggetto di numerosi aggiornamenti ( qualche centinaio ) riguardanti varie categorie di prodotti che mostra, a un osservatore attento, come non sempre ( spesso ) la Commissione Europea rispetti il principio di precauzione autorizzando all’immissione sul mercato di sostanze senza il supporto di studi scientifici che abbiano preso in completa considerazione i potenziali rischi.”””””
Tradotto, con miei avverbi di frequenza tra parentesi, ma considerando le schiaccianti evidenze che le miscele sono molto più importanti della singola sostanza quale valore ha??? .
I sistemi per eludere le regole sono molti e sfidano la fantasia umana……o nessuna regola oppure regole fumose oppure ancora meglio una miriade di regole e regolamenti a cascata.
L’elefante burocratico ha da sempre preferito una particolare soluzione””””””
Ma il sospetto è che in questo caso oggetto dell’articolo , e in tantissimi altri, la presunzione di innocenza di determinate sostanze sfidi le evidenze, e le decisioni dipendano da dove vengono le cosidette prove.E i sistemi per escludere le notizie sgradite e accettare sole le “buone” ora sono stati attentamente inseriti nell’AI.
———-https://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/food-additives
“”””””Tuttavia il tempo è stato insufficiente a causa della gran mole di lavoro e della necessità di richiedere dati ulteriori.””””””
a causa di parecchi casi problematici…….
“””””Seguito dato ai casi problematici
“””””””Durante la nuova valutazione degli additivi alimentari l’EFSA può individuare problemi o lacune nei dati cui occorre dare seguito, ad esempio nei casi seguenti:
l’EFSA non è stata in grado di valutare nuovamente e quindi di riconfermare la sicurezza di un additivo e/o di stabilire una dose giornaliera ammissibile (DGA) a causa della mancanza di dati scientifici pertinenti; ecc.””””””””
e avanti con i bandi successivi……lasciando intatto lo status quo.
Mi piaceva un tipo di panettone estivo con le amarene ma usavano quelle congelate e dopo la storia delle epatiti ho smesso di mangiarlo.