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I cappelletti “naturali” e “senza conservanti” non convincono una lettrice. Il parere dell’avvocato Dario Dongo

cappellettiUna lettrice  ha segnalato qualche perplessità su alcune scritte riportate sull’etichetta dei cappelletti Pasta Julia. Secondo la consumatrice sono ingannevoli. Pubblichiamo la lettera con la risposta dell’avvocato Dario Dongo esperto di diritto alimentare.

Ho acquistato presso un supermercato di Grosseto questi cappelletti al prosciutto crudo. Solo arrivata a casa mi sono accorta dell’innumerevole quantità di ingredienti artificiali che contengono nonostante nell’etichetta frontale siano riportate le diciture “ingredienti 100% naturali” e “senza conservanti aggiunti”. Mi chiedo, è lecito inserire tali scritte nonostante l’utilizzo di antiossidanti e conservanti artificiali? Elena

cappellettiDi seguito il parere dell’avvocato Dario Dongo

La dicitura “100% ingredienti naturali”, evidenziata con enfasi sul campo visivo principale dell’etichetta in esame, integra una palese violazione dei criteri stabiliti nel c.d. Food information regulation e nel Codice del consumo (1), senza escludere la possibile ricorrenza della frode in commercio.

L’assenza di una disciplina specifica circa l’impiego della predetta dicitura non sottrae l’operatore alla responsabilità di fornire al consumatore informazioni chiare e non ambigue. Ed è quindi alla percezione del consumatore medio che ci si deve riferire, per valutare se le notizie offerte in etichetta possano indurlo in confusione sulle caratteristiche dell’alimento.

Il concetto di “ingrediente naturale” non può certo venire riferito né alla mortadella e al prosciutto cotto utilizzati, né alla “ricotta” multi-ingrediente e al “formaggio” con additivi antiagglomerante pure citati in etichetta. A maggior ragione in quanto si considerino – in aggiunta al buon senso e la prospettiva del consumatore – i criteri tecnici indicati nelle linee guida ISO/TS 19657 (vedasi articolo)

La dicitura “senza conservanti aggiunti” a sua volta risulta incompatibile con i criteri di trasparenza e non ambiguità a cui l’informazione al consumatore deve sempre venire improntata (1).  E non può certo venire giustificata adducendo che l’operatore responsabile si sarebbe “limitato” a impiegare ingredienti ricchi di conservanti, senza a sua volta aggiungerne. Inoltre l’impiego di carni lavorate e formaggi non comporta di per sè inevitabilmente la presenza di conservanti, poiché esistono prosciutti e formaggi realizzati con soli ingredienti naturali e “funzionali”, come il sale, senza additivi conservanti.

L’etichetta in esame presenta poi un’altra non-conformità, costituita dal riferimento della quantità degli ingredienti non al totale degli ingredienti immessi in ricetta bensì a “sfoglia” e “ripieno”. Per una corretta applicazione delle regole su QUID (Quantitative ingredient declaration) e ingredienti composti, si veda l’articolo qui.

Dario Dongo avvocato esperto di diritto alimentare Great Italian Food Trade

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Note: (1) regolamento (UE) n. 1169/11, articolo 36; decreto legislativo 206/2005, articolo 21

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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2 Commenti

  1. Avatar

    mai ridursi a credere di primo acchitto a quanto proclamato in etichetta. bisogna sempre avere la pazienza di leggere gli ingredienti!

  2. Avatar
    Matteo Giannattasio

    Spero che dopo questa esperienza -negativa- la signora Elena legga gli ingredienti in etichetta prima e non dopo aver acquistato un prodotto alimentare. Approfitto per fare una raccomandazione a tutti i consumatori: ponete attenzione ad alcune scritte in etichetta riguardanti gli additivi alimentari che possono trarre in inganno:
    “Non contiene conservanti”. La scritta non esclude che il prodotto contenga additivi alimentari diversi dai conservanti. Infatti le categorie di additivi alimentari permessi sono oltre una ventina: conservanti, coloranti, antiossidanti, edulcoranti, emulsionanti, esaltatori di sapidità, acidifcanti, regolatori di acidità ed altri ancora (Regolamento (CE) 1333/2008).
    “Non contiene coloranti”. La scritta non esclude che il prodotto contenga additivi diversi dai coloranti. Inoltre va detto che esiste la possibilità che un prodotto sia colorato con prodotti naturali, come zucchero caramellato e estratti naturali vegetali, che non rientrano nella categoria dei coloranti. Tali prodotti vanno comunque dichiarati in etichetta come semplici ingredienti. Essi sono presenti in alcuni alimenti bio colorati perchè per legge gli alimenti bio non possono essere colorati con nessuno dei coloranti permessi negli alimenti convenzionali. Per esempio, le bevande analcoliche tipo cola e chinotto sono colorate con zucchero di canna caramellizzato, la cedrata è colorata con estratto di cartamo, l’aranciata rossa è colorata con succo di carota nera e le caramelle gommose sono colorate con concentrati di ribes nero, di carota e cartamo. Per carità, niente di male se si ricorre a questo “trucco” per rendere “attraenti” prodotti che senza colore sarebbero insulsi. Si tratta, però, di truccare prodotti che bio o non bio, con o senza coloranti, sarebbe preferibile evitare perchè di scarso valore nutritivo e iperzuccherati.
    “Non contiene coloranti artificiali”. La scritta non esclude che l’alimento possa contenere coloranti naturali e additivi di altre categorie.
    “Non contiene nitrati”. La scritta non esclude che l’alimento possa contenere altri conservanti e altre categorie di additivi. Va anche detto che esiste il rischio che l’industria alimentare, per poter ricorrere a questa scritta in etichetta, tenti di sostituire i conservanti nitriti /E 249-250) e nitrati (E 251.252) con estratti di piante ricche di questi sali.
    “Non contiene zuccheri aggiunti”. La scritta non esclude che l’alimento possa contenere edulcoranti di sintesi.