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Bressanini: “l’olio di palma è un’isteria collettiva”. Il noto blogger ignora le evidenze scientifiche e scivola sull’olio

bressanini
L’olio tropicale non è stato demonizzato come sostiene Bressanini, ma è stato giustamente criticato e boicottatto

Nell’elenco delle bufale e dei falsi miti alimentari che girano in rete Dario Bressanini, in un’intervista su Vanity Fair, cita l’olio di palma. Secondo il noto divulgatore scientifico, accreditato come ricercatore presso il dipartimento di Scienze chimiche e ambientali dell’Università dell’Insubria, “L’isteria collettiva sul tema è infondata: non è diverso dagli altri grassi saturi. La coltivazione delle palme da olio ha un forte impatto ambientale, ma quella dell’ambiente è una causa che muove poco i consumi, quindi si è puntato su altro per demonizzarla”. Le considerazioni del ricercatore sulla questione sembrano del tutto superficiali.

Il Fatto Alimentare ha scritto oltre 150 articoli sull’olio di palma e ha portato avanti la battaglia contro l’invasione dell’olio tropicale, fino a poco tempo fa utilizzato in quasi tutti i prodotti da forno e in centinaia di  alimenti. Dopo due anni di campagna siamo riusciti a convincere la maggioranza delle aziende a sostituirlo con oli di girasole, mais, colza… Adesso questi prodotti “rinnovati” hanno un livello decisamente inferiore di acidi grassi saturi e di contaminanti cancerogeni. Non siamo d’accordo sul giudizio di Bressanini perché la sensibilità dei consumatori sulla distruzione delle foreste tropicali per lasciare spazio alle coltivazioni e sulla decimazione degli oranghi, è stato un elemento importantissimo nella campagna. Lo dicono le ricerche,  ma anche diverse centinaia di mail e di commenti che abbiamo ricevuto in questi anni.

Il problema dell’olio di palma si pone quando la quasi totalità dei prodotti da forno e centinaia di alimenti usano questo grasso tropicale e un bambino ne può assumere 20-40 grammi al giorno

Per quanto riguarda gli altri aspetti utilizzati per demonizzare l’olio tropicale, il ricercatore con molta probabilità si riferisce alla questione nutrizionale. Il Fatto Alimentare ha accolto i pareri di diversi nutrizionisti indipendenti che hanno espresso in modo chiaro posizioni critiche sull’eccesso dell’olio di palma nella dieta degli italiani. È vero che altri nutrizionisti famosi hanno fornito pareri diversi, ma si tratta di personaggi che in molti casi non hanno mai dichiarato il conflitto di interessi dovuto a rapporti di consulenza con le aziende  utilizzatrici dell’olio tropicale. Poi c’è il parere dell’Istituto superiore della sanità, che ha focalizzato il problema dell’eccesso di grassi saturi nella dieta dei bambini correlato all’abuso di olio di palma. Non dobbiamo dimenticare infine il parere dell’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa), sui contaminanti cancerogeni presenti in misura dieci volte superiore nel palma rispetto ad altri oli vegetali. Se la quasi totalità dei prodotti da forno e centinaia di alimenti usano olio di palma, e un bambino ne può assumere, 30-40 grammi al giorno (pari a 15-20 g di acidi grassi saturi vedi tabella sotto), si pone un problema nutrizionale abbastanza evidente. L’olio tropicale non è quindi stato demonizzato come sostiene Bressanini, ma è stato giustamente criticato e boicottatto, perché presente in quantità esagerata nella dieta degli italiani. Liquidare tutto ciò come un’isteria collettiva non fa certo onore a un ricercatore universitario che per professione dovrebbe avere un approccio scientifico. Pensare che Barilla, Colussi, Nestlé e decine di altri marchi, abbiano cambiato le ricette inseguendo una bufala inventata da Il Fatto Alimentare e un’isteria collettiva è una visione ristretta.

La tabella sotto evidenzia come è cambiata la quantità di acidi grassi saturi assunti da un bambino che mangia quattro biscotti macine Mulino Bianco a colazione, un Pan Goccioli a merenda e una Spinacina Aia a pranzo o cena. La prima colonna si riferisce ai prodotti preparati con olio di palma mentre nella seconda colonna troviamo i prodotti preparati senza olio di palma che Barilla e Aia propongono ai consumatori.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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77 Commenti

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    Scrive oltre 150 articoli non vuol dire avere ragione; raffrontare prodotto con oli insaturi con il palma non ha senso, alla fine per voi l’olio di palma è stato solo un bel raccoglitore di click; Bressanini e qualunque altro tecnico hanno la stessa opinione sul palma

    • Roberto La Pira

      Raccogliere click e inimicarsi la quasi totalità del mondo alimentare che si è dovuto convertire al palma. Una bella equazione

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      Ma inimicare cosa? Per piacere, vi siete fatti araldi della scarsa qualità dei prodotti con olio di palma, e tutti i vari sostenitori bio/vegani/biodinamici/slowfood e via dicendo vi sono venuti dietro. Dubito seriamente che vi siate fatti nemici. A parte la comunità scientifica, intendo.

    • Roberto La Pira

      Lei ha le idee confuse sul mondo delle imprese e non lo frequenta.

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    Comincio a non seguirlo più, Bressanini. Giusto 2 giorni fa sosteneva su fb che “la gluten sensitivity non esiste” e tutti quelli che soffrono di disturbi a causa dei farinacei e che non sono celiaci sono dei malati immaginari perché gli hanno detto che “è il glutine che li fa star male”, quindi si autoconvincono e finiscono per star male davvero. Io non sono un dottore, ma mi piacerebbe un parere dell’AIC sulla cosa. Di sicuro ne sanno più di me, che sono un profano ma “sono tutti autoconvinti” non convince me.

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      Dovresti leggere tutti i suoi articoli, non solo la pagina FB, Bressanini sostiene che la “sensibilità al glutine” è un’invenzione per scopi commerciali (vendita dei loro prodotti, pseudoanalisi su allergie ecc.) in quanto NON NE ESISTE riscontro scientifico.

      Di conseguenza quelli REALMENTE sono sensibili a “qualcosa” non lo sono al SOLO glutine ma a un insieme di fattori che vanno esaminati singolarmente in modo scientifico.

      Quindi è corretto dire che RITENGONO di essere sensibili AL GLUTINE per autosuggestione (o per suggestione indotta da queste valutazioni e suggestioni fasulle, che è lo stesso).

    • Avatar
      fabrizio_caiofabricius

      La tanto sbandierata “gluten sensitivity” o meglio NCGS (sensibilità al glutine non celiaca) è argomento assolutamente non definito in ambito scientifico internazionale (Gibson et al 2012, Biesiekierski et al. 2011). Da studi recenti inoltre emerge che ad incidere in maniera importante sullo sviluppo dei sintomi sembrano essere anche i conservanti e gli addittivi alimentari com glutammato, benzoato, solfiti, nitrati e i coloranti.
      Capitolo a parte, ma di analoga pericolosa e sfruttabile indeterminatezza, e come tale fonte di fantasie del web, sfruttate da laboratori diagnostici a dir poco “faciloni” è LA CERTEZZA DELLA DIAGNOSI DI NCGS o GLUTEN SENSITIVITY, a meno di un challenge con il glutine in doppio cieco con placebo. Dal 15° simposio internazionale sulla celiachia (Chicago , 2013) è emerso che NON ESISTONO MARKER DIAGNOSTICI che consentano di identificare con certezza questa condizione, che preoccupa più per le crescenti AUTODIAGNOSI e relative conseguenze di cattiva alimentazione in larga fetta della popolazione giovane adulta occidentale affetta soprattutto da insicurezze e paure esistenziali che nessun modaiolo FREE-FROM pseudo-salutistico potrà risolvere veramente.

      Anche l’Ordine dei Medici italiani ha recentemente fatta propria questa conclusione

      Inoltre, che l’innalzamento della celiachia sia “palese” è una tragica BUFALA ORECCHIABILE e SUADENTE che ormai fa parte del ben collaudato repertorio webete della POST-VERITA’, fonte di vergognose speculazioni commerciali sulla pelle dei veri malati senza nessuna prova scientifica.

      Come per le micotossine (DON) è fortunatamente aumentata la soglia di rilevamento e quindi è più facile accorgersene, ma i celiaci ufficiali in Italia rimangono sotto i 200.000, anche se chi se ne occupa seriamente parla dell’1%, quindi molti non sono ancora diagnosticati, diciamo che dovremmo essere sui 600.000 che cmq meritano massimo rispetto e attenzione, ma di certo non STRUMENTALIZZAZIONI per vendere a prezzi decuplicati prodotti meno salutari e più elaborati rispetto alla pasta e al pane ai restante 59.400.000 italiani (per non parlare del resto del mondo, USA in primis dove sulla scia di Star anoressiche in deficit di visibilità è nata la pericolosa scemenza-moda-Fobia al glutine)

      I molti VERI celiaci che conosco concordano che questa campagna pubblicitaria martellante non è certo per venire incontro alle loro sacrosante esigenze, ma per “allargare” furbescamente i potenziali clienti a milioni di persone (non ci vuole molto a fare due conti relativi agli investimenti pubblicitari e possibili ritorni economici in termini numerici) per cui il glutine non è certo un veleno insinuandone invece il dubbio e meri scopi commerciali , ma danneggiando sia la loro salute sia l’enorme filiera che parte dal grano e che è alla base della sopravvivenza dell’agricoltura centromeridionale e della sostenibilità dei suoi territori nonché dell’agroalimentare italiano e relativi milioni di posti di lavoro.

    • Avatar

      E questa è una teoria campatissima in aria visto che a tutte le persone che conosco, celiaci o sensibili al glutine (che esista o meno, lo sono) o anche intolleranti a qualsiasi cosa viene loro PRIMA consigliato di eliminare lattosio e latticini; il glutine viene tolto solo dopo, in una ricerca della diagnosi che si muove a tentativi, perchè si fa così.
      Come mai non sono tutti allergici al lattosio, visto che viene indicato come probabile causa, prima del glutine?
      Praticamente a tutti viene detto “potrebbe essere lattosio, toglilo” e non hanno miglioramenti, non si fanno condizionare, poi gli viene detto “potrebbe essere il glutine, toglilo” e PAF! Diventano tutti autosuggestionati col glutine?
      Ma ti pare sensato?

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    Mi scusi ma non capisco: se il problema è “l’eccesso di grassi saturi”, perché concentrare la critica sull’olio di palma e non su altri grassi, ad esempio il burro? Se Bressanini sostiene semplicemente che “non è diverso dagli altri grassi saturi”, cosa che non mi sembra lei smentisca, nulla di quanto lei ha scritto qui contraddice o corregge quanto sostenuto da Bressanini, il quale immagino sia d’accordo su un fatto di buonsenso lapalissiano, e cioè che l’eccesso di grassi saturi non fa bene alla salute. In pratica siete d’accordo, no?

  4. Avatar

    A parte che Bressanini è uno scienziato, e come tale documenta con prove oggettive tutto ciò che afferma, che voi facciate propaganda anti-olio di palma in una pagina sponsorizzata da due inserzionisti anti-olio di palma (COOP e NOVI) fa sorgere qualche dubbio sulla vostra imparzialità… 😀

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    Massimo Bertola

    Lascio a chi è più competente di me il compito di scendere nel merito sulla questione olio di palma.
    Mi limito a dire che accusare, peraltro senza uno straccio di prova, di conflitto di interessi il proprio avversario, in modo così complottista, indica solamente la povertà dei propri argomenti riguardo alla discussione stessa.

    • Roberto La Pira

      La questione del conflitto di interessi non è rivolta a Bressanini ma a molti nutrizionisti supergettonati nelle trasmissioni tv, di cui abbiamo già parlato indicando i nomi.

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    Nicola Del Monaco

    Il problema di molte persone – non tutte – è che Bressanini è un professore e quando parla lo fa con cognizione di causa, citando fonti e soprattutto non facendo pubblicità a nessuna azienda. E questo ad alcune persone non va giù perché non sanno neanche cosa siano le fonti.

    Bressanini tutta la vita. E l’olio di palma quando e dove capita va bene. Inutili gli allarmistmi.

  7. Avatar

    può essere che su altri argomenti il Bressanini abbia ragione, ma certo non sull’olio di palma.

  8. Avatar

    Ciò che interessa a Bressanini è fare notizia, pertanto cerca di sostenere esattamente il contrario di quello che è scientificamente provato.
    OGM, glutine, alimenti e chi più ne ha più ne metta… menomale che si occupa solo di alimentazione altrimenti metterebbe bocca ovunque.

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      Hai fonti affidabili sulle presunte falsità dette da Bressanini? Sono curioso, visto che l’articolo non si degna nemmeno di linkare il parere dell’ISS, che dice semplicemente che troppi grassi saturi fanno male, e ci aggiungo un “grazie al ca…vallo bianco di napoleone”. Sugli ogm hai evidenze scientifiche che siano dannosi? Sul glutine hai articoli che sostengano che la sensibilità non celiaca al glutine abbia riscontri oggettivi? Articoli affidabili, studi affidabili.

    • Roberto La Pira

      Non ho scritto che Bressanini ha scritto falsità! Ho solo scritto che non era un’isteria collettiva.

    • Avatar
      fabrizio_caiofabricius

      …scientificamente provato? Forse è il contrario di quel contrario.
      Spiace, ma l’attrice USA Gwyneth Paltrow sdoganatrice e testimonial mediatica della moda del GlutenFree in USA, rapidamente scimmiottata in Italia, non è citata fra gli autori delle pubblicazioni scientifiche sul Glutine.

  9. Avatar

    Secondo i suoi adepti, Bressanini ha sempre ragione perchè lui dice di stare dalla parte della scienza.

    Interessante come ad esempio quando si parla di OGM, la scienza, secondo Bressanini, sia dalla parte delle aziende che brevettano i semi e intralciano qualsiasi alternativa ai loro interessi commerciali.

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      Scusi Empedocles, se Bressanini ha degli adepti (come li chiama lei) anche Il Fatto Alimentare ne ha e lei sembra proprio uno di questi.

      Bressanini non ha ragione perché dice di stare dalla parte della scienza bensì perché ha cognizione di ciò che dice e supporta le sue tesi con dati scientifici e con un’attività di ricerca pluriennale. Non è pagato dalle multinazionali e non sta manipolando le menti per diffondere un virus mortale che ci ucciderà tutti.

      Gli interessi commerciali ce li hanno tutti. Crede che produttori di olio di semi di girasole o di colza (Francia, Ucraina, Russia, Turchia) non stiano facendo pressioni in Europa, Italia, Mondo per eliminare l’olio di palma e sostituirlo con il girasole e la colza? O è un povero ingenuo, e allora si svegli dal candido torpore. Oppure è in malafede contro Bressanini e allora la sua è l’opinione da bar di Tizio qualsiasi senza prove né dati alla mano.

  10. Avatar

    Mi scusi ma non capisco: se il problema è “l’eccesso di grassi saturi”, perché criticare solo l’olio di palma e non anche altri grassi, ad esempio il burro? Se Bressanini sostiene semplicemente che “non è diverso dagli altri grassi saturi”, cosa che non mi sembra lei smentisca, nulla di quanto lei ha scritto qui contraddice o corregge quanto sostenuto da Bressanini, il quale immagino sia d’accordo su un fatto di buonsenso, e cioè che l’eccesso di grassi saturi non fa bene alla salute. In pratica siete d’accordo, no?

    • Roberto La Pira

      La differenza è che il palma lo si mangiava tutti e tutti i giorni in gran quantità ad insaputa degli interessati. Questa è la differenza e scusi se è poco . Era il secondo olio più consumato in Italia

  11. Avatar

    Io non faccio lo scienziato ma boicotto come posso l’olio di palma , non mi interessa se fa bene o male , la peggiore delle cose è la deforestazione , abitat naturale per molte specie di animali , per non parlare poi di polmone per tutti noi , quello che stanno facendo per le piantagioni di palmine è un grave affronto al pianeta , va subito bloccato .
    Un’altra casta pericolosa e’ quella della produzione di olio di semi di girasole usato per il fritto ma è micidiale in quanto il suo punto di fumo è 130 gr.

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      Paolo, una domanda: premesso che chi se ne infischia della sostenibilità e sfrutta il territorio in maniera aberrante esiste da sempre e che questa pratica è cominciata ben prima della questione dell’olio di palma (e credo che tu non lo ignori), facendo il conto sulle coltivazioni comunque sostenibili (e quindi stiamo nella legalità), con cosa vorresti sostituire l’olio di palma? E’ una domanda seria.

    • Roberto La Pira

      Il mondo alimentare lo ha sostituito principalmente con mais , girasole, colza, basta leggere le etichette

  12. Avatar

    “Noto blogger” è un modo per denigrare la fonte. Chiara Ferragni è una blogger (per stare nell’attualità). Lo si può criticare quanto si vuole (ci mancherebbe altro), ma cercare di screditarlo per sostenere le proprie tesi mi sembra scorretto.

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      Entrambe vanno su vanity fair e aprono blog…scusa ma a casa mia i professori insegnano e non fanno il circo su ogni tema.
      E guarda caso, sempre dalla parte delle multinazionali (ogm, olio di palma).
      E il bello è che la gente lo segue. Io non capisco.
      Senza considerare il tono che usa sui blog, prese in giro da altezzoso…un maestro su tutto anche nello stile.

    • Avatar
      roberto pinton

      “Noto blogger” non è un insulto.
      E’ un dato di fatto che la notorietà di Bressanini al di fuori dell’ambito specialistico (qui le sue numerose pubblicazioni: http://scienze-como.uninsubria.it/bressanini/pubblicazioni.html, su cui non si discute), si deve al suo blog in cui si occupa, da appassionato, “in modo non troppo serioso di alimenti, di gastronomia, molecolare e non, e perché no, anche di qualche argomento controverso, come gli OGM, e magari suscitare qualche piccolo dibattito” (cit.).

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      Non voglio insistere eccessivamente sull’argomento visto che il tema dell’articolo è molto più interessante e non sono certo l’avvocato difensore di Bressanini (che peraltro seguo e in generale apprezzo). Se uno è docente universitario, ha una sfilza di pubblicazioni e ha, certo, un blog, ma ospitato nel sito di “Le Scienze” (non proprio l’ultima delle pubblicazioni), insisto a considerarne la definizione di “blogger” volta a ridurne la credibilità. Ha anche appena attivato un canale YouTube, perchè non definirlo “neo-youtuber”?

    • Roberto La Pira

      L’attribuzione blogger non è stata scritta per sminuire il ruolo e la professionalità di Bressanini tant’è che dopo vengono ricordati i suoi titoli.

  13. Avatar

    Siate corretti per favore: l’olio di palma usato nel settore alimentare ha il doppio degli acidi grassi saturi rispetto ad altri oli vegetali, ma i cancerogeni sono GLI STESSI.
    I cancerogeni si sviluppano con il processo i raffinazione ovvero con le alte temperature a cui vengono sottoposti TUTTI I GRASSI VEGETALI USATI NELL’INDUSTRIA ALIMENTARE.
    QUANDO SI LEGGE CHE UN ALIMENTO E’ PRODOTTO CON OLIO DI GIRASOLE QUELL’OLIO E’ RAFFINATO, PORTATO SPESSO AD ALTE TEMPERATURE, LI’ SI SVILUPPANO I CANCEROGENI.

    • Roberto La Pira

      L’Efsa dice cose molto diverse, ovvero che i contaminanti del palma sono 10 volte superiori agli altri oli vegetali. Basta leggere i documenti. Non è un nostro parere.

  14. Avatar

    Ma vi lamentate che deforestano per far spazio alle coltivazioni ma non è la stessa cosa che abbiamo fatto noi in occidente? In USA e Europa hanno fatto le stesse identiche cose da secoli distruggono e inquinano tutto ma non vedo la stessa critica che viene fatta a paesi in via di sviluppo come quelli che producono olio di palma. Muoiono le scimmie? Ma le scimmie danno da mangiare a quei popoli? Perché non fate la stessa guerra al tabacco su questo giornale che è una delle prime cause di cancro? Mi piacerebbe leggere 150 articoli contro tabacco alcol e altri veleni che uccidono milioni di persone. Ma quelli son prodotti nostri e quindi van bene eh?

  15. Avatar
    roberto pinton

    @Paolo barbera

    Non sono un accanito sostenitore dell’olio di girasole ovunque e comunque, ma segnalo che la produzione sia per uso industriale che domestico è ormai orientata verso l’ “olio di semi di girasole alto oleico” (caratterizzato, com’è intuibile, da una maggior ricchezza di acido oleico, non dovuta a chissà quale diavioleria nel processo di trasformazione, ma semolicemente all’utilizzo di cultivar ibride più ricche di questo acido grasso monoinsaturo, in quota che in genere va dall’80 all’85%). Vedasi: http://www.agricoltura24.com/agri24/pdf/TV_11_4_girasole.pdf, http://www.terraevita.it/ibridi-di-girasole-alto-oleico-le-prospettive-di-mercato/
    L’interesse della produzione agricola verso queste cultivar, oltre che dalla domanda dell’industria alimentare, è guidata anche dalle potenzialità in chiave agro-energetica.

    L’olio di semi di girasole alto oleico, come già riportato su queste pagine (http://www.ilfattoalimentare.it/olio-di-girasole-confronto.html): “È molto resistente e stabile alle alte temperature e raggiunge un punto di fumo (la soglia termica a cui l’olio comincia a degradarsi) di 225°C rispetto ai 210°C dell’olio di girasole comune”.

    Dove mai ha trovato indicato che il punto di fumo dell’olio di semi di girasole è 130° C?

    Essendo quella del girasole una coltura annuale, adattabile e priva di particolari esigenze agronomiche, non c’è problema di disponibilità delle varietà alto oleiiche, che negli ultimi anni sono migliorate e hanno livellato il gap produttivo rispetto a quelle tradizionali: all’aumento della domanda di alto olerico, la produzione agricola è in grado di adeguarsi prontamente.

  16. Avatar

    Leggo spesso Bressanini a volte è troppo “analitico” ( …o scientifico) e trascura spesso altri aspetti non poco importanti come in questo caso. Ha ragione nel dire che se sostituisci il palma con un altro grasso tropicale il risultato è lo stesso. Ma in realtà è così ? Parrebbe di no visto che viene per buona parte sostituito con grassi migliori. E che c’è un po di isteria è vero (da parte del consumatore medio). Però non si può non trascurare l’aspetto ambientale che è fondamentale e non si può accusare le persone di essere insensibili all’argomento. In questo caso OK al chimico, ma un gran buuu all’uomo.

  17. Avatar

    Salve! Secondo me avete tutti ragione 🙂 per isteria collettiva, credo ci si riferisca al fatto che anche il più distratto dei consumatori eviti, per sentito dire (sicuramente da autorevoli fonti) l’olio di palma, poi magari quello che compra contiene altre schifezzuole o comunque ingredienti di poco pregio, con eccessi di grassi zuccheri, presenza di aromi artificiali ..ecc…
    Ci sono produttori per esempio che utilizzano olio di cocco e olio di palmisto che si fregiano della scritta SENZA OLIO DI PALMA è molti li comprano.
    Infine, c’è libertà di scelta è ogni tanto qualche KRUMIRO con odp lo mangio 🙂

  18. Avatar

    Sinceramente, da voi non mi aspettavo un articolo attira click come questo. Secondo me, chi e’ scivolato sull’olio, siete voi. Mi dispiace tanto, perche’ vi seguo con interesse da molto. Che poi ognuno abbia le sue opinioni, per le quali ci possano essere contrasti, ci sta. Ma questo NON e’ mai stato il vostro metodo.. perche quindi?

    • Roberto La Pira

      Classificare come “isteria collettiva” una delle migliori operazioni degli ultimi dieci anni dove i consumatori riescono a convincere le aziende a cambiare ricette mi è sembrato sgarbato e inaccettabile. Anche in Spagna si sta diffondendo la stessa “isteria collettiva” chissà perché.

  19. Avatar

    Migliori operazioni????????? Per chi?????? Per voi forse….
    Le aziende si sono convinte solo per un discorso marketing. Ma cosa credete che l’abbiano fatto perché avete raccolto le firme? Ma fatemi il piacere…
    Perché non le raccogliete anche contro il burro? Ha tanti saturi, un elevato impatto ambientale e lo si trova in molti cibi considerato che in ambito domestico è molto utilizzato per cucinare….

    • Roberto La Pira

      In Italia il consumo di burro è probabilmente un centinaio di volte inferiore rispetto al palma.La sostituzione del palma è stato risultato eccezionale per la riduzione dei saturi nell’alimentazione dei consumatori

  20. Avatar

    Se non si mangiano le gocciole e le spinacine ma pane e confettura e qualsiasi cosa che non sia convienence food il problema olio di palma non si porrebbe in tutti i sensi. Che sia un prodotto tecnologicamente importante lo dovrebbe ricordare da quello che diceva un suo docente autorevole come Cantarelli.
    Ma è come il grasso nella salumeria che porta colesterolo, se lo mangiava mio padre quando faceva il minatore non faceva che bene, ora se una persona sta ferma alla scrivania tutto il giorno forse il problema non è quello che si mangia ma come ci si comporta in tutto il resto della giornata

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      Condivido sig. Gozzi, l’ho scritto spesso nei miei commenti: mangiare spinacine con olio di girasole anzichè con olio di palma non risolve il problema alla base che è il non rispetto delle corrette abitudini alimentari.
      Quanto al concetto di “isteria collettiva”: non entro nel merito di questo caso, ma, per definizione un’isteria collettiva si propaga, quindi il fatto che si stia diffondendo anche in Spagna non è un fattore che può smentire l’ipotesi che di isteria collettiva si tratti…

    • Roberto La Pira

      Dimezzare la quantità di acidi grassi nella dieta degli italiani è un gran risultato ed è stato ottenuto grazie alla sostituzione del palma che è anche nelle Spinacine ma era in tutti i biscotti e in centinaia di prodotti. Non considerare questo aspetto mi sembra miope, come pure pensare che l’isteria sia arrivata in Spagna.

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      Concordo con quest ‘ ultima affermazione. Stiamo demonizzando tutto, meno che il nostro modo di vivere sempre più sedentario .
      I grassi saturi sono importantissimi per la mostra salute, e la teoria che facciamo male sta scricchiolando da tempo ( i francesi ne sono una prova ).