Il nuovo DM 18 luglio 2024 n. 323651: un sistema punitivo irragionevole per il biologico
Il primo gennaio è entrato in vigore un decreto ministeriale risalente a luglio del 2024 che risulta irragionevolmente punitivo nei confronti del mondo del biologico. Si tratta di misure che gli organismi di controllo devono far applicare agli operatori cui sono state accertate delle non conformità.
Il tema è molto importante, perché le non conformità comportano il pagamento di sanzioni pecuniarie importanti. La sanzione per chi, senza essere assoggettato al sistema di controllo utilizzi indicazioni, termini o simboli che possono indurre in errore il consumatore sul biologico, parte da un minimo di 5.000 € e arriva fino al 5% del fatturato col massimo di 100.000 €.
La violazione non può però essere accertata dagli organismi di controllo ma esclusivamente dagli organi pubblici di vigilanza, come l’ICQRF – Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, il Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, la Guardia di Finanza… Tali soggetti sono organi di polizia giudiziaria, mentre gli organismi di controllo incaricati di pubblico servizio possono operare solo nell’ambito attribuito.
La certificazione del biologico
Venendo a qualche esempio su aspetti più significativi, l’operatore che non adotta un idoneo sistema di tracciabilità e di registrazioni per comprovare la conformità al regolamento, così come chi utilizza sostanze non ammesse nella produzione biologica, riceve la sanzione pecuniaria fino al 5% del fatturato dell’anno precedente, con un minimo di 6.000 e un massimo di 100.000 €.
Oltre a una sanzione amministrativa pecuniaria di 10.000 €, l’operatore che non consente o impedisce le verifiche dell’organismo di controllo riceve automaticamente il ritiro del certificato, la soppressione dei riferimenti al biologico nell’etichettatura dei prodotti e l’obbligo di informare i clienti.
C’è poi il corollario di misure aggiuntive che limitano o impediscono la prosecuzione dell’attività: limitazione dell’ambito di applicazione del certificato e la sospensione da 6 a 12 mesi o il ritiro.
In tutti i casi di non conformità sospetta, in attesa dei risultati dell’indagine, l’organismo di controllo è tenuto ad adottare la “Soppressione cautelativa dei riferimenti alla produzione biologica” con il fermo temporaneo (40 giorni, prorogabili per altri 40) di immissione sul mercato.
È evidente che quando si tratta di prodotto fresco (ortofrutta, latte, uova, carne…) pochi giorni incidono pesantemente sulla vita commerciale del prodotto, che alla fine anche in caso di esito positivo finisce inevitabilmente allo smaltimento.

Si tratta di sanzioni che non trovano analogie negli altri settori dell’agroalimentare: basta ricordare il caso di Prosciuttopoli sollevato da Il Fatto Alimentare o lo scandalo del macello Bervini segnalato dal programma Report della Rai, tuttora in attività nonostante i fatti rilevanti emersi.
Il nuovo decreto introduce elementi che appaiono fortemente disallineati rispetto alle norme per gli altri settori e con effetti destabilizzanti e punitivi per operatori e organismi di controllo del mondo bio.
La classificazione delle non conformità
I criteri fissati dall’articolo 8 del D.Lgs. 148/2023 risultano più severi rispetto a quelli previsti dal Regolamento (UE) 2018/848 e dalla normativa europea. Questo disallineamento determina, a parità di violazione, conseguenze più gravose per gli operatori del bio e un aggravio per gli organismi di controllo, chiamati a operare in un contesto più rigido e meno armonizzato.
Le criticità nell’applicazione
Ancora più problematico è l’applicazione delle misure previste dal DM 323651. L’articolo 3, paragrafo 1, e i corrispondenti Allegati 1 e 2, introducono un sistema che combina misure minime e misure aggiuntive, generando un livello di complessità tale da compromettere l’omogeneità dei giudizi. In assenza di una chiara e univoca corrispondenza tra non conformità rilevata e misura da adottare, diventa inevitabile una forte divergenza applicativa tra i diversi organismi
L’inversione dell’onere della prova
Di particolare impatto è l’inversione dell’onere della prova, sancita dall’articolo 14, paragrafo 3, del DM. La disposizione introduce il pregiudizio di colpevolezza dell’operatore, ribaltando un principio fondamentale del diritto: la presunzione di non colpevolezza che considera ogni trasgressore innocente fino a condanna definitiva e l’onere della prova spetta all’accusa.

Per capirci meglio; se analizzando un campione prelevato in campo l’organismo di controllo trova tracce di una sostanza non ammessa che non ha alcun effetto agronomico sulla coltura in campo, è ragionevole ritenere che dipenda dalla deriva di un trattamento effettuato da un vicino (o anche da un operatore non vicino: il vento è in grado di trasportare le goccioline del fitofarmaco dall’area trattata verso qualsivoglia sito non bersaglio), piuttosto che da un illogico trattamento svolto dall’agricoltore, che invece è tenuto (come?) a dimostrare la non intenzionalità del fatto.
Le conseguenze sono facilmente prevedibili: un aumento ingiustificato del numero di non conformità, una progressiva perdita di omogeneità del sistema di controllo nazionale e un incremento esponenziale dei ricorsi. A ciò si accompagna un inevitabile aumento dei costi complessivi per gli organismi di controllo perché serve più personale per la gestione dei ricorsi, aumentano le spese per gli avvocati e le assicurazioni, destinato a riflettersi sul mercato.
L’uscita degli operatori
In ultima analisi, il rischio più grave è rappresentato dalla possibile uscita degli operatori dal sistema di controllo biologico, già messo a dura prova da scelte operative come l’eliminazione dei Programmi Annuali di Produzione (PAP).
Il DM 18 luglio 2024 n. 323651 rischia di trasformarsi in un paradosso normativo: uno strumento nato per tutelare l’integrità del biologico che, di fatto, ne mina la sopravvivenza. Imponendo sanzioni sproporzionate rispetto ad altri comparti agroalimentari e ribaltando il principio della presunzione di innocenza, il decreto non colpisce solo i “furbi”, ma soffoca gli operatori virtuosi sotto il peso di un’incertezza giuridica ed economica insostenibile. Se il sistema di controllo diventa un campo minato di burocrazia punitiva e costi crescenti, la fuga dal biologico non sarà più un’ipotesi, ma una necessità per molte aziende. È urgente un correttivo che riporti equilibrio e proporzionalità, affinché la vigilanza resti un valore aggiunto per il consumatore e non una condanna a morte per i produttori.
Massimo Govoni Amministratore Bioqualità SG Srl
© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos


Quello che non si capisce immediatamente è chi sia il mandante (o i mandanti) di tutto questo…
Cui prodest ? A chi da fastidio il biologico ?
Chi è che continua a recitare il ritornello che si deve arrivare al 25% dei terreni investiti in agricoltura biologica e che i numeri del biologico sono in crescita, mentre il polso degli addetti ai lavori dice che più di qualche operatore sta abbandonando il metodo di coltivazione biologica ? Da adesso in avanti gli abbandoni non potranno che aumentare.
Qualcuno ha possibili risposte a queste domande ? Chiedo agli addetti ai lavori…
Gli obiettivi sono chiari:
1- proseguire a distruggere il Made in Italy per spalancare (come se non fosse già abbastanza spalancata) le porte ai prodotti Made in Usa e qualsiasi altro prodotto di multinazionali estere alleate commercialmente e politicamente;
2- far sì che chi abbia un terreno, perda la voglia e la forza di coltivarlo arrivando ad abbandonarlo e venderlo a una delle tantissime imprese che stanno riempiendo l’Italia di pannelli fotovoltaici o pale eoliche oppure a colossi americani che aprono fast-food oppure altre multinazionali (anche italiane) che costruiscono supermercati.
L’obiettivo è requisire le terre ai lavoratori e fare tutto ciò che è inutile ai cittadini.
La prova sta nel fatto che non si fa nulla per gli agricoltori e allevatori, anzi, si puniscono e si rende loro la vita difficilissima e portarli a svendere i loro terreni.
Grazie al FattoAlimentare perché affronta anche argomenti come questo (che riguarda tutti), senza ignorarlo come invece fanno tanti giornali.
Posso affermare: che sono molto sospettoso, sui prodotti biologici in vendita nei vari supermercati, certamente esistono aziende, che non applicano con metodo, le norme che regolano questa tipologia di coltivazione, le sanzioni sono necessarie! Ma purtroppo, qualcuno rimane impigliato nell’ingranaggio. Le normative e le linee guida nel merito delle coltivazioni bio, sono facili da comprendere e da applicare, come il si e il no. Con limpidezza espositiva si cita che: determinate sostanze non devono essere presenti! Salvo particolari eccezioni innocue. Sono un cliente molto attento e acquisto prevalentemente verdura e frutta biologica, ma unicamente! con il logo Esselunga BIO; “non avendo mai letto notizie, in contrasto alla qualità dichiarata dall’azienda.
Non si capisce come mai spesso le leggi intervengano in modo “punitivo” verso qualcosa che è buono e funziona bene….la domanda “perché?” sorge spontanea….
Un misto di ignoranza e interessi puntiformi e miopi pare guidare le scelte di chi rappresenta i cittadini e il loro futuro….
E in Italia arriveremo sempre per ultimi e sempre svantaggiati a quei traguardi che altrove saranno già una quotidianità da tempo…
Siamo alle solite,quando ci mette mano la politica crea sempre un danno ai cittadini e ai produttori del bio, naturalmente parecchie aziende saranno indotte a chiudere a favore delle lobby del convenzionale e della chimica.
Complimenti per l’accuratezza con cui date le notizie
c’è qualcosa che non mi torna, ma la Coldiretti non difende anche gli interessi dei produttori bio?…possibile che Lollobrigida non si sia consultato con essa, prima di rilasciare il proprio beneplacito all’emanazione di simili norme? mmmahhhh…..
Il Lollo dà la precedenza alle lobbie che pagano di più, il bio non è certamente tra quelle.
Il problema della politica, è che gli interessi veicolano le decisioni, non illudiamoci che chi siede ben fisso sulla poltrona pensi agli altri spontaneamente e senza cognizione di causa, anzi…
Guardi, stavo per rispondere con un episodio del passato che riguarda Coldiretti, ma un articolo proprio de ilFattoAlimentare del 26 febbraio scorso di Roberto Pinton mi ha “tolto le parole di bocca”:
https://ilfattoalimentare.it/addio-salute-vince-mercato-kiwi-dormex.html
Accadde (stavo scrivendo ciò) anche con i pesticidi Folpet e Mancozeb che furono rilevati nel prosecco da un’altro giornale che si occupa di alimenti e che spesso effettua analisi a campione sui prodotti alimentari (non faccio nomi, non li pubblicizzo) i quali furono attaccati da Coldiretti perché questi ultimi, siccome proteggono il Made in Italy, sostenevano che scrivere articoli dicendo che il prosecco era contaminato da pesticidi equivaleva a danneggiare le imprese italiane.
Tant’è che la revoca del 2021 da parte del Parlamento UE all’utilizzo del Mancozeb colpì Coldiretti (https://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/ambiente/lue-revoca-il-mancozeb-serve-una-nuove-strategie-di-difesa-fitosanitaria/) che ne parlava in toni quasi indignati e come fosse un infuso alla camomilla. Qui c’entra ancora il Made in Italy infatti il “Mancozeb Plus 75 WG” è prodotto da… un’azienda italiana! La Manica S.p.A. (con sede a Rovereto).
Proprio come ben scrive Roberto Pinton nel suo articolo de ilFattoAlimentare che ho linkato a inizio commento, Coldiretti si preoccupa dei pesticidi “non Made in Italy” (come il glifosato) ma non di quelli italiani.
Almeno sono coerenti: quando bisogna difendere il Made in Italy, bisogna farlo su tutta la linea!
Coldiretti non ama per niente il biologico, perchè rovina la sua narrativa che il prodotto è eccellente solo perchè è italiano; è a favore dei nuovi OGM, è a favore del Dormex sui kiwi, tramite i suoi soci Consorzi agrari vende glifosato, pesticidi e mangimi OGM. Il biologico le è utile soltanto perchè ne cita i numeri importanti per sottolineare quanto l’agricoltura italiana sia “verde” (ma se togli il biologico, che le è estraneo, rimangono il glifosato e i mangimi OGM).
Veramente leggi punitive senza ragioni di equità e giustizia in Italia sono frequenti, ma i giudici ed i politici… non si ritengono responsabili. Aspettano una rivoluzione dei tartassati? Il POPOLO è sovrano non i governi che devono rendergli conto, VELOCEMENTE, o entriamo in situazioni di DITTATURA
Lo siamo già, ormai è tardi.
Ahimè troppo tardi, la dittatura su ogni aspetto della vita è ormai un fatto. Ma svegliarsi per quello no, non è mai tardi, tocca a ognuno di noi, ma siamo ancora troppo “comodi” e chi governa il sistema lo sa molto bene.
“i giudici ed i politici… non si ritengono responsabili”
Secondo la nostra costituzione, i politici scrivono le leggi e i giudici le devono applicare.
La responsabilità maggiore (se non “esclusiva”) mi pare ovvio di chi sia…
Certo, la nuova legge sul biologico è diventata così particolarmente punitiva. Però bisogna anche dire che in questo settore abbiamo bisogno di maggior severità. Troppe aziende si arrangiano a fare il biologico ma poi non lo fanno bene e non è più biologico. E poi gli enti certificatori del biologico, dovrebbero essere esterni in tutto alle aziende, ma invece ne creano in pool le stesse aziende che certificano chi le paga e lha creata. E c’è n’è una quantità notevole, rispetto alla Francia, ad esempio. Quindi si a maggiore severità: chi vuole stare a fare il biologico deve essere ligio in tutto e per tutto altrimenti facciamo altro. Poi nello specifico è nei metodi occorre valutare.
Concordo in parte, non sull’aspetto legale. Sono un consumatore attento di “bio”, ma bisogna fare una distinzione fondamentale tra diritto penale e diritto amministrativo e/o civile.
La presunzione di Innocenza prevista dall’art. 27 della Costituzione, è un principio supremo che si applica rigorosamente ed esclusivamente al diritto penale. In quel campo, l’accusa deve sempre provare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
Diversa è la responsabilità amministrativa prevista per legge (legge 689/1981). Nel campo delle sanzioni amministrative e delle certificazioni di qualità come il bio, vige un principio diverso. Una volta accertato il “fatto materiale” (ad esempio la presenza di un pesticida), la colpa è presunta a meno che il soggetto non provi il caso fortuito o la forza maggiore.
Il decreto non considera “crimine” (quindi penale) fino a prova contraria, ma considera il processo produttivo fallace (di ordine amministrativo) fino a quando non venga dimostrata la necessaria diligenza.
Di sicuro la sanzione amministrativa è talmente dura da essere equiparabile ad una sorta di “pena” (vedi le multe milionarie o sospensione definitiva dell’attività), quindi il dibattito volge su questo aspetto dei criteri del diritto penale (inclusa la presunzione d’innocenza) che dovrebbero applicarsi con più rigore.
Il decreto è attualmente in vigore, ma è oggetto di forti critiche perché fortemente sbilanciato. Ecco perché si preparano una valanga di ricorsi. Sono molti gli esperti legali che prevedono di finire davanti alla Corte Costituzionale o alla Corte di Giustizia Europea per verificare se questo “automatismo” violi o meno il principio di proporzionalità.
buongiorno,
non capisco il senso dell’articolo….è chiaro che chi non rispetta le normative per la coltivazione del biologico venga sanzionato
Il punto sollevato dall’articolo non è la messa in discussione delle sanzioni per chi froda, che restano doverose, ma la distinzione tra dolo e fatalità.
Il timore espresso nell’articolo e da molti operatori è che la nuova normativa non colpisca solo i ‘furbetti’, ma rischi di sanzionare pesantemente anche chi subisce contaminazioni accidentali (magari provenienti dai campi vicini che usano agricoltura convenzionale). Il rischio è che un eccesso di burocrazia punitiva spinga gli agricoltori onesti ad abbandonare il bio perché diventato ‘troppo rischioso’, lasciando paradossalmente spazio solo a chi ha strutture legali abbastanza forti da gestire i contenziosi.
Senza parole
A me sembra che ci sia tanta ipocrisia; questa norma è a tutela esclusiva del consumatore e tende a stanare coloro che, grazie a controlli troppo blandi, si spacciano per produttori biologici che in realtà lo sono solo quasi sempre solo sulla carta.
La tutela del consumatore deve essere certamente l’obiettivo prioritario e il rigore nei controlli è lo strumento indispensabile per garantirla. Il punto critico del decreto, tuttavia, non è la severità contro chi froda consapevolmente — su cui il consenso è unanime — ma la capacità della norma di distinguere tra truffa e incidente ambientale.
Il timore espresso nell’articolo e da molti operatori è che la nuova normativa non colpisca solo i ‘furbetti’, ma rischi di sanzionare pesantemente anche chi subisce contaminazioni accidentali (magari provenienti dai campi vicini che usano agricoltura convenzionale). Il rischio è che un eccesso di burocrazia punitiva spinga gli agricoltori onesti ad abbandonare il bio perché diventato ‘troppo rischioso’, lasciando paradossalmente spazio solo a chi ha strutture legali abbastanza forti da gestire i contenziosi.
E’ una questione di cultura, questo Governo è favorevole alla caccia, va a braccetto con la coldiretti che ha il monopolio delle informazioni , Se la ” gente” andasse a votare invece che incazzarsi senza fare niente, probabilmente non avreste bisogno di continue denunce agroalimentari . Mi rendo conto che è un’utopia, a volte mi sembra che la normalità sia una cosa di un altro paese.
Scrivo un commento sul fatto che personalmente, ma è solo un fatto psicologico e non ovviamente legale, quando sento di frodi su prodotti bio finti la percezione è di un tradimento maggiore.
il bio è nato in terreni poveri e marginali per produzioni povere e di derrate semplici, non c’era differenza tra produrre in modo convenzionale o bio, quindi conveniva. Lo sviluppo della necessità di certificarsi e garantirsi ha creato, in estrema sintesi ciò che leggiamo nell’articolo, oltre alla estrema profittevolezza per aziende agricole strutturate, in zone fertili che hanno utilizzato questo metodo di produzione per i loro giusti profitti. Il biologico certifica una metodologia di coltivazione trasformazione e commercializzazione, non un prodotto che ne è solo la sintesi econimica.
Il fatturato e gli interessi degli enti di certificazione è tale da tutelarsi, da una parte aggravando le sospensioni e le pene, dall’altra di aumentare regole, norme, richieste quasi sempre a loro vantaggio e dei loro controllori sui campi, con la conseguenza di mettere in difficoltà piccoli agricolti corretti e volenterosi e dare ai grossi produttori strutturati vantaggi per raccogliere cantinaia di piccole e medie aziende sotto il loro ombrello di gestione dei Centri di assistenza agricola che spesso detengono i registri e tutta la documentazione a riguardo arrivando fino a commercializzare le derrate bio dietro compensi e raccolta di fondi agricoli per lo sviluppo ed ammodernamento agricolo.
Ho fatto troppa sintesi, ma sono storie vecchie come il mondo.
Buongiorno. Se lei ventila l’ipotesi che il decreto sia stato “suggerito” dagli organismi di certificazione ha preso una cantonata colossale. Gli organismi invece di fare il loro mestiere (andare in azienda, guardare, controllare e non sulla carta, ecc.) devono sempre di più stare dietro a vaccate come questo decreto che comporta un enorme lavoro d’ufficio che toglie risorse dai controlli in loco. Gli organismi di controllo devono passare mesi a reperire dati astrusi per Ministeri vari per la raccolta di evidenze che non interessano a nessuno e richiesti sempre mesi se non anni dopo le visite durante le quali non si era a conoscenza che fossero necessari, ecc. Gli organismi di controllo devono fare controlli assurdi su possibili conflitti di interesse dei loro controllori che rasentano controlli di polizia giudiziaria. Devono passare giornate e giornate a dimostrare a chi controlla loro che le carte sono scritte bene… E le risorse per le visite in azienda sono sempre meno perchè ciò che conta è la carta. Basterebbe rendere obbligatorio un analisi multiresiduale annua su un prodotto finito a tutte le aziende che nell’anno vendono prodotto bio. Una analisi all’anno (e non a campione..) e si farebbe passare la voglia ai furbetti del quartierino. E si andrebbe incontro a quelli che nel bio ci credono, e sono tanti, ma si stanno anche stufando parecchio… E finirla di dire che si insegue a livello europeo il 25% dei terreni coltivati in biologico. O meglio finirla di dirlo in Italia dove il Masaf e Coldiretti non ci credono e non ci hanno mai creduto. Ma l’affermazione che il decreto sia stato voluto per incrementare le entrate degli organismi di controllo mi equiparerebbe questi al personaggio di Tafazzi si dava le bottigliate sugli zebedei…
Purtroppo ogni giorno arrivano notizie peggiorative fra leggi e decreti, fra Italia e UE. Non sappiamo come far sentire la nostra voce PRima che vengano prese decisioni sulla nostra testa. Siamo stanchi e sfiduciati, non ci sono tutele a nessuno livello.
E dei pazzi assassini mettono a ferro e fuoco il mondo e noi fermi impalati
Sarebbe interessante comprendere con maggior prtecisione quali siano i punti critici del provvedimento (l’entrata in vigore era stata rimandata dal 2025 al 1° gennaio 2026). Non credo che il consumatore possa comprendere con chiarezza quale sia la reale portata di queste misure che sembrano introdurre un sistema macchinoso e poco sostenibile di controlli a cui seguirebbero misure punitive in qualche modo spropositate. Sembra quasi una delle tante norme italiane che fungono da “cerotti”: la stalla è aperta e i buoi sono scappati (mi riferisco alle magagne dei sistemi di controllo nei casi dei prosciutti e del macello Bervini citati nell’articolo e dei quali sembra non sapersi più nulla) quindi si mettono sbarre e cancelli dovunque, anche dove non servono…
Buongiorno. Sempre peggio….noi piccolissimi produttori bio siamo sottoposti ad una serie di assurdità insostenibili anche economicamente ( avrei molti esempi da portare, tra l’ altro avrei anche l’ attestato per fare l’ ispettore del buo….) . Di fatto saranno i grandi gruppi che commercializzano un bio che proviene da ogni angolo del mondo a monopolizzare il tutto mentre temo che i piccoli, come sempre, dovranno rinunciare.
Provvedimenti scandalosi! Perché partono dal presupposto di due pesi e due misure nei controlli! Poteri forti della Coldiretti. Sia nella coltivazione che negli allevamenti intensivi. Sono veramente esterrefatta
Giustamente l’articolo stesso sottolinea come una contaminazione possa essere causata dal vento ( e le api?) ma questo inficia ogni pretesa di “biologico”. Certo questi legislatori da operetta farebbero meglio a spendersi per colpire i truffatori anzichè aggiungere difficoltà agli onesti.