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Le soluzioni di Bill Gates per il cibo, nel nuovo libro dedicato ai temi ambientali

bill gatesBill Gates è tornato prepotentemente all’attenzione di tutto il mondo grazie all’uscita, in decine di paesi, del suo nuovo libro (Clima – come evitare un disastro, Nave di Teseo), interamente dedicato ai temi ambientali. La MIT Technology Review, rivista del Massachusetts Institute of Technology di Boston, lo ha intervistato sul contenuto, e ha dedicato alcune domande a uno dei grandi argomenti presenti nel testo: quello del cibo del futuro, su cui Gates ha investito e sta continuando a investire decine di milioni di dollari (per esempio, in aziende quali Pivot Bio, Memphis Meat, Impossible Foods, Beyond Meats).

La prima domanda è la più generale, e riguarda i cambiamenti climatici tanto necessari  quanto difficili da adottare perché implicano che buona parte dell’umanità cambi radicalmente modo di produrre cibo, e di mangiare. Per ora, afferma l’intervistatore, non abbiamo soluzioni capaci di incidere realmente sull’enorme quantità di gas serra associati agli allevamenti o sull’uso dei fertilizzanti per le produzioni agricole. Ci sono ragionevoli motivi per essere comunque ottimisti? La risposta, secondo Gates, è sì, perché già oggi ci sono molte realtà interessanti e promettenti.

Il nuovo libro di Bill Gates interamente dedicato ai temi ambientali

Per quanto riguarda l’agricoltura ci sono start up come la californiana Pivot Bio, che ha trovato il modo di rimpiazzare totalmente i fertilizzanti chimici, lavorando solo sul microbiota delle piante, e altre che stanno selezionando semi che riescono a convertire l’azoto presente nel suolo in sostanze utili per le piante, cioè riescono a fare ciò che di solito avviene quando la pianta è tale, e non quando è ancora un seme. E poi c’è il grande ambito della fotosintesi: bisogna trovare il modo di aumentarne l’efficienza, e su questo c’è ancora molto lavoro da fare. Per quanto riguarda le carni, Bill Gates indica ricerche e soluzioni differenziate a seconda dei paesi, perché il tema è estremamente complesso. Ci sono, per esempio, molti esperimenti sulla composizione dei mangimi per il bestiame, perché fornendone alcuni tipi in grado di modificare il microbiota intestinale degli animali, si può avere la riduzione anche del 20% di emissioni di metano. Ma si tratta pur sempre di animali da allevamento, che dovrebbero essere drasticamente ridotti, se non eliminati del tutto, nei paesi più ricchi.

L’alternativa sono le false carni e soprattutto la carne coltivata, e anche se per ora è costosa. Ci sono già programmi di sviluppo di aziende come Impossible Foods e Beyond Meat che stanno accelerando le fasi del passaggio alla produzione di scala e, di conseguenza, stanno avvicinando il momento in cui il prezzo sarà del tutto paragonabile a quello delle carni da allevamento. Oggi rappresentano solo l’1% delle carni (o false carni) vendute, ma la loro ascesa è rapida e sotto gli occhi di tutti. Gates stesso intende favorirla anche con un’altra delle sue società, la Breakthrough Energy, che fornisce energia pulita e che sta lavorando con alcune di esse per quattro diversi programmi di sviluppo verdi. I frutti si vedranno entro cinque anni.

vegan plant based burger served on rustic cutting board with beer
Per quanto riguarda le carni, Bill Gates indica ricerche e soluzioni differenziate a seconda dei paesi

Non si può comunque realisticamente pensare che i paesi a reddito basso adottino questo tipo di carne con la stessa rapidità. Per loro bisogna puntare su soluzioni diverse, come la genetica per aumentare la resa degli animali e la loro resistenza a condizioni climatiche sempre più estreme, e per migliorarne la sostenibilità. Paradossalmente – spiega ancora Bill Gates – oggi un manzo americano ha una minore impronta ambientale (considerando le emissioni per unità di peso) rispetto a quella di un manzo africano, perché negli ultimi decenni si è lavorato molto sulla sua produttività. Quello che si deve fare è quindi portare gli animali dei paesi più poveri a rese di carni e latte simili a quelle dei paesi più ricchi, senza però peggiorare la loro impronta e anzi, migliorandola significativamente. In definitiva “Io non penso che oltre 80 paesi poveri passeranno alla carne coltivata” sottolinea. “Ma penso che il 100% di quelli ricchi dovrebbe farlo”. È solo questione di gusto da cambiare, aggiunge, e comunque anche laddove oggi il sapore non sia ancora ottimale, si deve sempre ricordare che è destinato a migliorare, e che vale la pena adattarsi.

Piuttosto, è necessario che le lobby della carne e i legislatori facciano la loro parte, perché oggi fanno di tutto per sabotare questi prodotti, e cercano di imporre etichette dalle quali traspare un messaggio molto negativo, che associa le carni coltivate o quelle vegetali a scarti di lavorazioni industriali. Il futuro dell’umanità dipende anche, e non in misura trascurabile, dal cibo e da ciò che le società e i singoli sceglieranno di fare per rendere ciò che mangiamo più sostenibile e sano.

© Riproduzione riservata. Foto Stock.adobe.com e Lanavediteseo.eu

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
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5 Commenti

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    “aumentare la resa degli animali”. una esigenza così dichiarata non dovrebbe far dormire sonni tranquilli, specialmente se si ha presente quali siano le condizioni in cui gli animali sono detenuti negli allevamenti intensivi attuali. io penso che nei Paesi poveri bisognerebbe intervenire per trovare delle soluzioni al fine di alzare il livello culturale delle popolazioni, in modo da far loro prestare maggiore attenzione su ciò che possono fare personalmente e saper giudicare meglio i loro governi.

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    Il signor B.G. & C. è sempre in prima fila con finanziamenti su “nuove” idee di “miglioramento” dei processi naturali, ha la convinzione del missionario verso il mondo incivile, ha potenza economica per investire montagne di dollari in nuove tecnologie e certamente nel suo paniere si trovano anche cose giustissime.
    I suoi calcoli attuali sull’impronta ecologica sono discutibili e i tentativi di migliorare i processi della fotosintesi, per esempio, e affini sono scritti sulla sabbia e tutti da dimostrare nel tempo.
    Comunque auguro al suo fiore all’occhiello “pivot bio” tanta fortuna, il principio mi sembra perfino ragionevole ma fossi in lui mi domanderei se esistono sistemi più umanitari e sostenibili per impiegare i miliardi di dollari suoi e degli altri investitori che lo seguono, perchè di denaro ne sta scorrendo a oceani verso questo progetto e sarebbe molto difficile dichiarare fallimento, eppure l’esempio di “AGRA” è sotto gli occhi di tutti, tantissimi soldi e magrissimi risultati.
    Per conto mio, dato che il cibo non è comunque l’unico problema dei prossimi 8/10 miliardi di umani, sarebbe meglio rendere maggiormente solidali le popolazioni mondiali e impegnarsi affinchè in determinate nazioni ci sia una decisa diminuzione dei tassi di nascite.
    Come ho cercato di spiegare in un recente commento la Scienza sarà anche una cosa bellissima ma lo spirito umanitario deve precedere e governare le nuove scoperte, dare la colpa alla politica delle scelte sbagliate è miope, se queste “meraviglie” sono in mano ad una umanità dominata dall’istinto del guadagno, della prevaricazione e del dominio di alcuni su altri allora non vedo possibilità di evoluzione ma l’affermazione della legge della jungla.

    ——–“L’uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici.” M. Ghandi——-

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    Quando leggo queste cose inorridisco: tutte le soluzioni pensate da questi grandi del futuro prevedono che la terra sia a solo ed esclusivo uso dell’uomo, i bovini non devono avere più spazio perché inquinano!
    Stavo per scrivere “mi sembra una follia” invece scrivo: “è una follia”. A parte la questione della concimazione dei campi che si vorrebbe naturale da una parte ma senza i naturali produttori di concime dall’altra. Poi non dimentichiamo che nelle zone dove l’uomo ha una presenza diciamo così Naturale, il rapporto bovini uomo e di 10.000 a 1 o giù di lì, basti pensare a Serengheti e nord America quando c’erano solo i nativi.
    Poi molti di questi modelli non tengono conto delle differenze climatiche e fanno progetti che prevedono comunque il trasferimento di cibo da un capo all’altro del pianeta.
    Sono solo le follie di un personaggio che sta diventando di giorno in giorno sempre più megalomane e che essendo intelligente e pieno di risorse economiche, sta producendo una serie di danni critici: Avvia progetti che sonio pericolosi, alimenta idee sbagliate perché orientate da un gruppo di lavoro che ha già finalizzato il suo concetto di mondo futuro e poi distoglie cervelli da soluzioni diverse magari più efficienti e più consone ad un futuro sulla terra.

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    Forse dal tuo paradiso, non ti sei accorto che il disastro é già in e, nessuno a parte quelli che già vivono da tempo nel rispetto del tutto, cambierà, covid insegna. Un altro mondo era possibile ma il potere lo ha ucciso 20 anni fa, tutto il resto é solo aria fritta.

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    Non mi dilungherò come hanno fatto le persone prima di me. Dico solo che mi stupisco che una rivista online come la vostra dia spazio a miliardari che fanno benificienza solo per ingrossare i loro affari. Il signor B.G. esperto di vaccini, di ecologia e che altro? Mi meraviglio soprattutto della giornalista che non ha trovato di meglio che recensire un libro che si poteva tranquillamente ignorare, per non dire di peggio!