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Supermercati: le nuove regole sui contratti non vanno applicate a Barilla, Ferrero, Nestlè, Coca Cola e Kraft. Intervista a Tassinari Coop Italia

 

Il decreto del ministro delle Politiche agricole e forestali Mario Catania sull’abrogazione delle clausole vessatorie presenti nei contratti stipulati tra i supermercati e le aziende agro-alimentari infiamma il dibattito. Gli argomenti del decreto prevedono per le grandi catene il rispetto dei tempi di pagamento delle fatture ( entro 30 o 60 giorni), e numerosi vincoli su promozioni e altri aspetti salienti.

Ilfattoalimentare.it  ha pubblicato diversi articoli su questo argomento esponendo le ragioni delle aziende. Va la pena sentire la posizione dei gestori delle catene, perché il mondo agro-alimentare non è fatto solo di piccole e medie aziende costrette a firmare contratti capestro. Esistono 20-30 grandi realtà alimentari importanti che impongono i loro contratti alle catene, costrette ad accettare perchè i consumatori richiedono i loro prodotti sugli scaffali.

Marchi come Barilla, Ferrero, Coca-Cola Nestlé, Kraft  impongono l’assortimento alle centrali di acquisto che comprano per i supermercati, e fissano anche un listino che spesso risulta poco remunerativo, rispetto a quello delle altre aziende. Questa imposizione va contro l’interesse di molti punti vendita, che preferirebbero esporre sugli scaffali meno prodotti di marca e completare l’assortimento con alimenti di aziende meno famose, che offrono margini superiori.

Va anche detto che inizialmente i grandi marchi offrivano denaro per fare promozioni all’interno del punto vendita, e  per avere più spazio sugli scaffali  evitando così  l’accesso ai  concorrenti. Con il passare degli anni, questa cattiva abitudine è stata metabolizzata dai supermercati, che adesso chiedono e ottengono dalle piccole aziende una tariffa per accedere allo scaffale.
Insomma pensare che tutto il torto sia dalla parte dei supermercati non è corretto, soprattutto quando l’interlocutore è un colosso del settore. La realtà tra grandi aziende alimentari e supermercati è quella di due schieramenti che cercano di prevalere uno sull’altro senza risparmiare colpi bassi.

Abbiamo chiesto a Vincenzo Tassinari  presidente di Coop Italia un parere sulla nuova proposta di normativa .

Che cosa ritenete poco accettabile nel decreto?
Da due anni si discute con Federalimentare di contratti senza trovare un accordo, adesso il governo ha deciso una nuova regolamentazione che ci penalizza non poco, senza preavviso e senza un preventivo incontro tra le parti.
Noi siamo i primi a voler tutelare le piccole e medie imprese agro-alimentari , e siamo d’accordo con i principi riportati nel decreto, ma è abbastanza paradossale utilizzare le stesse regole per imprese come Barilla, Ferrero, Nestlé, Coca Cola o Kraft che non hanno certo bisogno di essere tutelate.

Avete fatto proposte alternative?
Abbiamo chiesto di applicare le nuove regole solo  alle imprese che hanno un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro l’anno. Questo è un sacrificio che si può accettare.

Ci sono altre ciriticità nel decreto?
Quello che disturba non è solo l’articolo 62, ma anche il comma 2 , dove si dice come devono essee fatti i contratti indicando fattori come: quantità, prestazioni e durata. E’ assurdo pensare di vincolare in modo rigido una trattativa sull’approvvigionamento di prodotti alimentari per un anno. Qualcuno dimentica che si tratta di un mercato estremamente variabile. Ci troviamo in situazione dove serve flessibilità da parte  dei fornitori per stabilire promozioni, nuove iniziative e l’articolo della legge  di fatto blocca o rende molto difficoltose queste iniziative.

Ci sono spiragli  per ottenere modifiche ?
Mancano ancora un po’ di giorni prima dell’approvazione definitiva  e speriamo di convincere il governo a cambiare qualche elemento del testo. Il decreto così come è concepito costerà alla GDO  qualcosa come 6 miliardi in più di liquidità, questo vuol dire che molte imprese dovranno ricorrere al credito delle banche  con i maggiori oneri che ne derivano.

Tassinari non dice chi dovrà sostenere questi oneri. Forse in attesa delle decisioni finali pochi  sono disposti a rispondere.  Una cosa è certa,  il decreto è forse necessario ma verrà a costare alle catene dei supermercati centinaia di milioni di euro per via degli  interessi bancari persi.

Si tratta di una somma rilevante che ricadrà in qualche modo  sui listini e quindi sul consumatore. L’altra possibilità ipotizzata da alcune catene e di  rivedere i contratti siglati e chiedere alle aziende alimentari di accollarsi i nuovi oneri. In questo caso sarebbero i produttori a dovere subire la perdita oppure in alternativa si assiterebbe ad una livitazione dei listini. La sensazione è purtroppo saranno ancora una volta i consumatori a doversi accollarsi il costo delle nuove regole.

Foto :Photos.com, Foto Tassinari archivio

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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4 Commenti

  1. Credo che sia importante sottolineare che gli interessi bancari li hanno anche le imprese fornitrici con l’aggravante che mentre per la distribuzione sono mancati interessi positivi (circa +3%) per i fornitori sono esposizioni fiscali, derivanti dalla richiesta di prestiti che dovrà poi restituire alla banca con un interesse negativo di circa il 12% (-12%). I FORNITORI NON SONO LE BANCHE DELLA GDO!

  2. Ci credo che le grandi aziende non hanno bisogno… sono state proprio loro a foraggiare queste cose (comprese alcune pratiche molto discutibili). Una sorta di trast delle GRANDI AZIENDE verso le piccole e medie !!

  3. Perché i maggiori oneri dovrebbero ricadere sui consumatori o sui fornitori ?
    Sbaglio o la GDO incassa cash ? Non sarebbe forse il caso di riequilibrare il flusso di cassa per tutti ?

    Queste dichiarazioni sono l’esempio lampante di come la GDO si comporta e quali sono le pratiche distorsive e minatorie che attuano sia a monte che a valle, vale a dire :

    – o scaricano sui consumatori;
    – o scaricano sui fornitori.

    Perché alle aziende di produzione si chiede (soprattutto nei momenti di crisi) : efficienza, riduzione dei costi, aumento della produttività, maggiore competitività e a questi colossi della Distribuzione MAI ? Potrebbero anche loro ottimizzare i costi ed assorbire il presunto maggior onere !!

  4. Ma Tassinari si ascolta quando parla??? Se si tratta di agire in un contesto di libera concorrenza perchè dovrebbero esserci approcci diversi per le diverse aziende? Perchè se è ammissibile che i fornitori vengano vicolati di 6 mesi in 6 mesi ai piani promozionali o di revisione dello scaffale dei distributori, questi invece non posso accettare una regolamentazione? E perchè i distributori devono assumere di default che se esistono maggiori costi questi debbano essere assorbiti a monte dai produttori o a valle dei consumatori? Non mi è chiaro perchè demonizzi proprio quesi marchi, quelle aziende e quei produttori che hanno fatto il successo della GDO… Si è forse dimenticato che la spinta ai consumi arriva in gran parte da prodotti innovativi in grado di rispondere, stimolare a volte sollecitare i nuovi bisogni dei consumatori?