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Banane in pericolo: un fungo potrebbe spazzare via le Cavendish, la varietà più diffusa. La malattia forse è arrivata anche in Sud America

Banane piantagioneLe banane Cavendish, la varietà predominante nel mondo, potrebbero avere i giorni contati. O comunque rischiano di diventare estremamente più rare, e quindi costose. E il motivo è un fungo, il Fusarium oxysporum f.sp. cubense, chiamato anche TR4 (Tropical Race 4), che sembra superare tutte le difese delle Cavendish, banane introdotte a metà del novecento dopo che una variante di quello attuale (chiamata Panama) stava sterminando le coltivazioni di tutto il mondo della varietà prevalente allora, chiamata Gros Michel (o Big Mike).

Isolato per la prima volta in Indonesia negli anni Sessanta e poi in molti altri paesi tra i quali la Giordania (2013), il Mozambico (2015) e soprattutto l’India, primo produttore mondiale, il Fusarium TR4 sembra infatti approdato in America Latina, dove le coltivazioni sono piccole e molto sparse sul territorio, e dove i contadini non sono preparati a reagire adeguatamente. Ne dà notizia Science, dove si legge come L’Istituto colombiano di agricoltura (ICA) di Bogotà abbia reso noto che quattro piantagioni sono state appena messe in quarantena a causa del TR4. La rivista scientifica spiega che questo è particolarmente preoccupante perché l’Ecuador, paese confinante, è il primo esportatore del mondo, e perché il Costa Rica, il Guatemala e la stessa Colombia sono grandi produttori.

Dopo la positività ai primi test genetici (la conferma arriverà da una società specializzata di Wageningen, in Olanda, nelle prime settimane di agosto), le autorità hanno deciso di isolare le quattro fattorie, distruggendo le piante infette e tutte quelle presenti fino a dieci metri dalle ultime risultate positive, e istituendo dei checkpoint per evitare che il fungo si trasmetta portato dalle persone. Il contagio avviene infatti attraverso il terriccio, che può rimanere per esempio sotto le ruote, o le foglie, molto utilizzate per avvolgere gli alimenti o, ancora, con i turisti. Al momento la sorveglianza comprende un’area di 1.100 ettari, anche se le speranze di contenere l’infezione sono indebolite dal fatto che le spore resistono nel terreno per decenni, e i normali funghicidi non possono nulla contro il TR4.

In Indonesia il fungo ha già causato perdite per 120 milioni di dollari, a Taiwan per almeno il doppio. Nel Queensland (Australia), dopo il primo isolamento, gli agricoltori sono stati di fatto costretti ad assumere pratiche di prevenzione molto costose, e nelle Filippine i contadini hanno abbandonato molte piantagioni, alla ricerca di terreni non contaminati.

Tra le soluzioni all’orizzonte, oltre a specifiche biomasse da aggiungere ai terricci sopra i quali mettere teli di plastica per far soffocare i funghi allo studio nelle Filippine, alcuni centri universitari colombiani stanno sperimentando da anni varianti geneticamente modificate (già studiate anche in Africa per fronteggiare lo stesso problema, con successo) resistenti a TR4: potrebbero essere disponibili entro pochi anni, ma resta da capire se le autorità sanitarie prima, e i consumatori poi accetteranno di mangiare banane Ogm.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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14 Commenti

  1. Chissà che sia la volta buona che smettiamo di far girare la frutta per mezzo mondo. Ognuno si mangia la sua.

  2. Se le banane sparissero dalla faccia della terra molti milioni di persone le rimpiangerebbero perche’ in alcuni paesi poveri rappresentano una importantissima fonte di cibo locale.
    L’alto valore intrinseco del frutto ha anche fatto si che diventasse presto un oggetto da commerciare e su cui diverse grandi compagnie fanno affari d’oro.
    La particolarità della pianta (non è un albero) è che produce frutti sterili e che la riproduzione della pianta stessa avviene per clonazione molto spesso in laboratorio, il problema quindi è che se la matrice si indebolisce e si ammala a causa di funghi o muffe non c’è soluzione se non quella di trovare qualche nuova varieta’ ( la famosa biodiversita’ di cui troppo pochi riconoscono il valore) resistente alla minaccia; è già stata affrontata una crisi simile diversi decenni fa e fu risolta appunto cambiando varietà.
    Vista l’importanza alimentare del frutto sono sicuro che in molti laboratori , lontano dai riflettori , ci siano molte persone che cercano una soluzione al problema.

    • “se la matrice si indebolisce e si ammala a causa di funghi o muffe non c’è soluzione se non quella di trovare qualche nuova varieta’”. Mah. Che vuole dire che “la matrice si indebolisce?”. Le piante prodotte per clonazione (come il 99% di quelle di oggi, che non si ottengono da seme, ma partendo da pezzi, per cui nell’ambito del clone sono tutte gemelle) hanno un DNA identico. E mica è detto sia necessario trovare nuove varietà: possono esistere fungicidi efficaci, per dire.
      Comunque sia, non è he queste cose succedano solo oggi. E’ ben noto il problema della fillossera della vite, ma anche di altre epidemie che hanno colpito nei secoli varie piante. Succede. Ricordo un disastro di un parassita che decimò la produzione di patate provocando una tremenda carestia con milioni di morti. Mi sembra in Inghilterra.

  3. E’ una delle tante sfide a cui gli scienziati devono tentare di rispondere , sembra una sorta di ribellione che il mondo microscopico ci propone nel perenne ciclo dell’evoluzione .
    E’ in “gioco ” il futuro del mondo come lo conosciamo adesso e per questo valido motivo non si dovrebbe spacciare per miracolose tante scoperte che devono essere lungamente testate prima di essere considerate sicure e favorevoli al progresso.

    • Peccato che molti il lavoro degli scienziati pare lo disprezzino ed ostacolino, con tesi senza fondamento appunto scientifico, che paiono più affermazioni filosofiche

  4. In Irlanda per due anni consecutivi i raccolti di patate furono rovinati e la scarsita’ di cibo provoco’ una’ grande ondata di emigrazione e innumerevoli morti.
    Dobbiamo pero’ renderci conto che stiamo avvelenando tutto , i nemici si adattano molto velocemente per sopravvivere e prosperare e noi li aiutiamo in questo uccidendo gli amici e contaminando il nostro cibo.
    Si intende che le ricerche devono proseguire e farsi sempre piu’ raffinate ma secondo me nessuno deve cantare vittoria, è sempre piu’ una guerra senza quartiere, siamo ben lontano dall’aver capito “tutto” , ogni nuova scoperta viene venduta come fosse una panacea e invece sono sostanze innaturali che si depositano le une sulle altre per trasformarsi in disvalori.
    Sostenere delle “utopie” non e’ solo filosofia , tanti che professando scienza e conoscenza ci vogliono convincere che quello attuale è l’unico modello praticabile e che la direzione che prendera’ il mondo è e sarà dettata dagli investimenti finanziari e che con polverine magiche i nemici piccolissimi e cattivissimi saranno morti , mi spiegate chi sono gli stregoni?
    E’ notizia falsa che si voglia tornare indietro nei secoli ma perche’ non dovremmo essere sospettosi se nonostante le conoscenze siano in crescita esplosiva , l’applicazione pratica porti ancora a tanta sofferenza naturale e sociale . Si spieghi , tanto per fare un esempio, come mai sostanze usate in agricoltura che dovrebbero degradarsi in tempi certi secondo la scienza applicata dall’industria invece persistono nei terreni e nelle acque per decenni .
    Qui non si critica la scienza ma l’uso che se ne fa.

    • Gli stregoni sono quelli che ci raccontano che la luna ha influenza sul vino, sulle semine e sui raccolti (ed essendo anniversario dell’allunaggio, abbiamo avuto modo di ri-sapere che non è vero, del resto quale grande azienda agricola sta dietro a queste cose), che usano prodotti vantandone proprietà indimostrate (agricoltura biodinamica). Le polverine che si chiamano pesticidi almeno fanno quello che c’è in etichetta. Quanto ai prodotti che dovrebbero degradarsi e non lo farebbero, si riferisce al mater-bi o al gliphosato? Nel primo caso la degradazione avviene, secondo quanto previsto dalla norma specifica: cioè in impianti appositi. Non può avvenire in campo o in acqua, non si verificano le condizioni previste.
      Nel secondo caso, il problema non mi pare riguardi il terreno, ma le falde. Il problema allora è perché il gliphosato finisca nella falda, le possibili risposte sono tre: uso di quantità eccessive, uso diretto sulle acque (fossi, canali), uso in terreni molto sabbiosi che non trattengono il prodotto per il tempo necessario a che il terreno lo degradi. A mio parere, le precauzioni prese di recente dalla UE (divieto di certi usi prima consentiti e divieto di uso in terreni con percentuali di sabbia oltre un tot), sono misure corrette e vedremo se serviranno allo scopo.
      Più in generale comunque, l’universo intero è in perenne evoluzione e non è possibile mantenere uno status-quo, se non altro perché sulla terra il numero di abitanti non sono quelli del 1900 e ancor prima. Inoltre, basta seguire un po’ di documentari tv per rendersi conto che non è mai esistito “il bel tempo antico”: la vita è sempre stata piena di fatica, guerre, fame e malattie, salvo che per una minuscola parte di persone che in genere vivevano sulla pelle di altri che si chiamavano sudditi o schiavi. I miei stessi nonni e genitori, che hanno vissuto la guerra, mi dicono che mangiavano molto poco pur essendo contadini. La carne la domenica, se c’era. E in aria tante tante mosche. E si moriva di tifo, vaiolo, polmonite.

  5. Mi riferisco al DDT , all’atrazina , al glifosato e famiglia bella , le indicazioni vecchie e nuove sono pannicelli caldi sul corpo di un malato grave e mi fa impressione che qualcuno pensi che con un insetticida , fungicida o altro prodotto industriale si possa riequilibrare un sistema composto da migliaia di variabili non tutte note .
    I pesticidi uccidono i microorganismi presenti nel terreno e modificano in modo lento ma permanente lo strato fertile del terreno.
    Non intendo qui scatenare una guerra , non sono uno scienziato e chiunque mi puo’ mettere in buca ma su alcune cose mi permetto di insistere , d’altronde ho settantanni e ho visto con i miei occhi un po’ del bel mondo antico dato che sono nato da famiglia di contadini poveri.
    Riguardo alle banane , argomento di partenza , mi permetto altresi di parlare perche’ ho lavorato piu’ di trentanni in uno stabilimento di maturazione banane , il lavoro mi piaceva molto e ho studiato la teoria della coltivazione e della maturazione e sono stato anche in una piantagione in Costarica per un breve ( purtroppo) periodo.
    Dopodiche’ e chiudo la polemica , ringrazio questo sito per permettermi di esprimere le mie personali idee , un po’ fuori dal coro ma per tranquillizzare credo che la terra sia sferica e che qualcuno sia gia’ stato sulla Luna.
    Condivido anche la ricerca spasmodica della conoscenza di tutto cio’ che ci circonda , ma anche qui nessuno deve cantare vittoria sull’ignoranza almeno fintanto che tutti i maggiori scienziati concordano di conoscere e spiegare solo il 15% della materia ed energia esistente , quindi l’85% e materia ed energia oscura e sconosciuta.
    Sfido chiunque a capire il significato di un documento di 100 parole con solo 15 in chiaro e 85 omissis.

  6. Dimenticavo di dire che la Luna e’ un fattore principale delle maree e se riesce a muovere tale quantita’ d’acqua credo che sia logico pensare che possa avere influenza sui liquidi organici naturali e umani.

  7. La scienza va avanti ed è normale che cose che prima non si sapevano poi si scoprano. Nei documentari di guerra si vede che alle persone veniva spruzzato in testa il DDT contro parassiti. Ovviamente lo si faceva perché ancora non si conoscevano gli effetti a lungo termine, non avendo ancora gli strumenti necessari.
    Che l’atrazina persisteva invece lo si sapeva benissimo, tant’è che veniva detto anche “insetticida residuale”. I primi a saperlo erano i contadini, che se seminavano dopo anni di monocoltura di mais, altre piante, sapevano che potevano avere problemi. Solo che un diserbo con atrazina costava circa 20mila lire ad ettaro, mentre prodotti alternativi 6 volte tanto.
    L’ultima sua affermazione sulle maree è proprio “brutta”. Negazione del metodo scientifico. Il motivo per cui la luna provoca le maree è ben logico. Col resto invece non c’entra niente. Il suo ragionamento “logico” è del tutto errato, visto che sperimentalmente chi si intende di queste cose ha visto che non ci sono nessi.

  8. Una precisazione se posso. Io non sono un “fan” di “la luna influisce” o “la luna non influisce”. Sono un fan della verità, cerco di sapere quella. Sono stati fatti esperimenti (che poi sono molto semplici: basta seminare o raccogliere in sequenza e vedere se ci sono differenze tra luna crescente e luna calante) così come travasi del vino ecc., e la risposta è stata “la luna non c’entra”. Non mi sarei strappato i capelli se l’esito fosse stato l’inverso! Ma i libri di agricoltura di oggi negano la possibilità. Poi uno può anche credere agli gnomi se vuole

  9. La Redazione valuterà se pubblicare o meno questa “pubblicità”, preciso che non ho alcun interesse in questa cosa.
    Io ricevo una deliziosa rivista, Vita in Campagna, dedicata all’agricoltura familiare, o comunque ai piccoli agricoltori, ed agli appassionati. Sul suo sito ci si può fare un’idea dei contenuti. E’ anche possibile ricevere una copia di saggio.
    Inoltre, cercando sul web le parole
    Vita in Campagna influenza della luna
    si trova un suo articolo dedicato all’argomento

  10. Quindi per voler sdrammatizzare si potrebbe dire che se un uomo col calendario di frate indovino incontra un uomo con una rivista scientifica , l’uomo con frate indovino e’ un uomo morto…..lo devo ammettere , qualcosa dentro di me mi impedisce di buttare nella spazzatura le abitudini dei miei predecessori quando non sia dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che sono un male e invece sono molto piu’ severo con tutte le migliorie proposte e da dimostrare nel tempo. Nutro molti più dubbi che certezze , credo che in tutti gli esseri viventi ci sia molto piu’ di cio’ che appare e che le forze infinitesimali influiscano sui meccanismi biologici anche se non riusciamo ancora a vederne gli effetti.

    • Premetto che la Redazione ha già avuto troppa pazienza. Qui questo commento sarà l’ultimo.
      Prendendo le sue parole più sopra, praticamente lei preferisce credere a quell’85% che non si sa, piuttosto che a quel 15‰ che si sa… Come senso logico, è pari a zero.
      Però quando a lei torna comodo non dispiace fare riferimento agli studi scientifici (il suo commento sul Gliphosato in Austria). Prende quello che gli fa comodo.

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