La catena di negozi bio rassicura i clienti sull’assenza di biotecnologie nei propri prodotti avicoli. Ma nessun allevamento utilizza vaccini a mRNA contro l’influenza aviaria.
Nei giorni scorsi abbiamo dato notizia dell’avvio, in cinque allevamenti italiani, di un piano pilota di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), una misura cruciale per contrastare la diffusione del virus e limitare gli abbattimenti di massa. Subito sulla nostra pagina Facebook, abbiamo ricevuto più di 500 commenti: quasi tutti ripetevano affermazioni prive di fondamento e disinformazione di carattere antivaccinista e complottista, che avevamo già smentito nell’articolo. La situazione era talmente incontrollabile, che siamo stati costretti a chiudere i commenti.
A ridosso di questa novità, nei negozi della catena biologica NaturaSì è comparso un manifesto (ritratto nella foto, a cui un utente sui social ha successivamente aggiunto la scritta “Ops una domanda me la farei”) in cui si rassicurano i consumatori che i prodotti avicoli a marchio non provengono da animali sottoposti a vaccini con tecnologia mRNA.
Il cartello è autentico, ma la dichiarazione rischia di generare un equivoco di fondo nell’opinione pubblica, cavalcando i timori legati alle nuove biotecnologie. È bene fare chiarezza su due punti fondamentali.
Nessun allevamento usa vaccini a mRNA
La specifica di NaturaSì è formalmente corretta, ma descrive una realtà comune a tutto il settore avicolo italiano, non solo a quello biologico. I vaccini attualmente autorizzati dall’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) e impiegati nel piano pilota contro l’influenza aviaria non utilizzano affatto la tecnologia a mRNA. Si tratta invece di vaccini tradizionali inattivati o di vaccini a vettore virale ricombinante. Di fatto, nessun pollo o tacchino in Italia è vaccinato con tecnologia mRNA.
Il marketing ‘difensivo’ di NaturaSì
Più che una presa di posizione scientifica, quella di NaturaSì si configura come un’operazione di clean labeling e marketing preventivo. Consapevole della forte sensibilità e della diffidenza di una fetta di consumatori verso parole come vaccini o ‘mRNA’, l’azienda ha voluto blindare la reputazione della propria filiera. Il rischio latente di questa comunicazione è però quello di far credere che nel resto della filiera convenzionale si faccia un uso di biotecnologie che, nei fatti, non trova riscontro nella realtà.
NaturaSì vanta come esclusiva di filiera una condizione che in realtà è lo standard di legge. Associando la carne convenzionale a parole come vaccino mRNA o sperimentale, che nell’immaginario post-Covid evocano subito accesi dibattiti, si sposta il tema della sicurezza alimentare dal piano scientifico a quello emotivo. Il risultato è che il pollo non biologico venduto nei supermercati è percepito come ‘strano’, ‘manipolato’ o ‘artificiale’.
Come abbiamo ricordato nel nostro recente articolo, la vaccinazione veterinaria è uno strumento sicuro, coordinato dalle autorità sanitarie e dal Ministero della Salute. Le uova e la carne provenienti da animali vaccinati con i farmaci autorizzati sono sicure e non comportano alcun rischio di residui o alterazioni genetiche per chi le consuma.
La risposta di NaturaSì
Dopo la pubblicazione dell’articolo, NaturaSì ci ha comunicato che “con riferimento alla vaccinazione contro l’influenza aviaria vi informiamo che nei mesi scorsi le domande rivolte da molti clienti al nostro personale in negozio e al servizio consumatori riguardavano i vaccini ad mRNA. Il cartello di cui nel vostro articolo, pertanto, è stato esposto ad aprile nei negozi NaturaSì in quanto molti clienti avevano fatto esplicitamente domande su questo tema.
Inoltre, a seguito del confronto con il nostro veterinario, sappiamo che gli allevamenti che forniscono prodotti come carne e uova a NaturaSì non sono coinvolti nel progetto pilota nazionale del Ministero della Salute ed abbiamo ritenuto opportuno comunicarlo in negozio. Inizialmente in Veneto era prevista la sperimentazione su molti allevamenti e questo ha suscitato allarmismo, essendo molti nostri produttori proprio in Veneto. Solo in un secondo momento, la sperimentazione è stata ridotta a 5 allevamenti, garantendo così una migliore tracciabilità del prodotto. Per i nostri clienti il tema è sensibile, per questo abbiamo garantito la nostra attenzione. Sperando di aver fornito un chiarimento utile, restiamo a disposizione.”
Un cordiale saluto
Per EcorNaturaSì
Il presidente Fabio Brescacin
© Riproduzione riservata Foto: Fotolia, inviata dal lettore, NaturaSì San Marino
giornalista redazione Il Fatto Alimentare





Mio nonno avrebbe detto: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”, ma a parte gli scherzi ci sono le autorità competenti che dovrebbero sanzionare pesantemente questo tipo di pubblicità che “gioca” sulle paure dei consumatori fomentando inconsistenti timori.
veramente l’excusatio è stata petita eccome, questa è la risposta alla redazione del ‘Fatto’ se ho capito bene
Complimenti a questa catena. Lo scopo del marketing è aumentare le vendite, acquisire nuovi clienti….qui al marketing hanno preso i buttafuori .
Soprattutto non perdere quelli già fidelizzati, prendendo posizioni protettive e previdenti verso i “progetti pilota” in atto per contrastare l’epidemia di aviaria.”
Scusate, ma questo volantino/pubblicità non è sanzionabile come pubblicità ingannevole/concorrenza sleale?
Ma l’ufficio regolatorio di Ecor come può dare il benestare a questo sciacallaggio vergognoso?
Come accenna l’articolo, ritengo che NaturaSi (di cui non sono cliente anche perché non ho suoi negozi vicini, ma che apprezzo in generale perché la ritengo molto “affidabile” nel mondo del bio) abbia voluto “prevenire” (e magari più di un loro cliente gli aveva posto il problema) i dubbi dei loro consumatori che sono venuti a conoscenza della campagna dei vaccini per influenza aviaria di cui avete scritto anche voi, ma che probabilmente ha avuto una vasta eco sui media, vaccini ed influenza aviaria sono argomenti comuni. Diciamo che gli dò il beneficio della buona fede.
Dopodiché il problema che segnalate è reale, quindi è giusto dare la corretta informazione. Così magari anche i novax che non lo sapevano, verranno a conoscenza che i polli vengono vaccinati… Magari smetteranno di comprare le uova, meglio per me che ne sono grande consumatore, vuol dire che non rischierò di non trovarne…
Non è Naturasi a fare propaganda, la confusione la state facendo voi…………
Naturasi aveva preso una decisione all’esordio delle vaccinazioni covid e dei divieti molto controversi.
Questa sperimentazione attuale doveva rimanere “segreta” e lo abbiamo saputo solo per vie traverse……e dato che le notizie non ufficiali vengono propagate in modo anomalo ad un certo punto sembrava che fossero usati gli mRNA, ripeto in assenza di comunicazioni ufficiali.
Quindi Natura si per coerenza, dote a voi sconosciuta, ci ha tenuto a ribadire la loro posizione…..il comunicato è inutile perchè sembra che non verranno usati altri mRNA ma la responsabilità non è della catena……controllare per credere.
L’efficacia e la tipologia dei vaccini contro l’influenza aviaria (H5N1) non sono affatto notizie “scoperte per vie traverse”. L’iter di autorizzazione dei farmaci veterinari in Europa è interamente pubblico e trasparente. I vaccini attualmente autorizzati dall’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) per il pollame si basano su tecnologie tradizionali (virus inattivati o vettori virali ricombinanti), non sull’mRNA.
Nel settore del biologico non esistono sperimentazioni “clandestine”. Qualsiasi utilizzo di farmaci o vaccini è normato da rigidi disciplinari europei. I consumatori e le catene di distribuzione hanno pieno accesso ai registri ufficiali. Ipotizzare l’uso di tecnologie non autorizzate significa ipotizzare una frode diffusa, cosa smentita dai controlli rigorosi degli enti certificatori.
Un conto è la legittima coerenza commerciale di un’insegna, un altro è diffondere un comunicato ufficiale che, alimentando il dubbio su un “rischio mRNA” nel piatto (tecnologia che, ripetiamo, non è usata per questi animali), finisce per generare confusione e ingiustificato allarmismo nei consumatori.
Il compito del giornalismo agroalimentare è analizzare i fatti scientifici e le normative vigenti. In questo caso, sollevare il problema di un fantomatico “ritrovamento” di mRNA nel pollo biologico significa fare disinformazione, non tutela del consumatore.
In linea di principio e normativa tutto giusto, ma lo sapete in pochi addetti ai lavori.
Il grande pubblico, compreso quello bio, preferisce essere informato direttamente dal produttore, che se ne assume anche la responsabilità di quanto dichiara.
Questa non è la dichiarazione di alimento vegano per le lenticchie, ma un prodotto animale che sta subendo un’epidemia di aviaria e la vaccinazione in corso con quali vaccini lo sanno in pochi ed in pochi magari sanno o credono che quelli ad mRNA sono più efficaci o più pericolosi di quelli tradizionali a virus inattivato.
Quindi non sarei così critico su una dichiarazione reale sulla scelta attuale dei produttori bio, che vale e rassicura anche per il futuro chi non vuole mangiare vaccinato con un vaccino che non approva (che non è il mio caso personale).
Quando un’azienda pubblica un comunicato in cui ribadisce di “non usare polli vaccinati con mRNA” — tecnologia che, lo ricordiamo, non è autorizzata né utilizzata per l’aviaria in nessun allevamento europeo —, non sta facendo trasparenza. Al contrario, sta implicitamente suggerendo al consumatore che quel rischio esista altrove e che la concorrenza possa essere meno sicura.
La trasparenza reale si fa informando il pubblico sulle regole rigorose che già governano la filiera biologica e sui reali piani di profilassi approvati dalle autorità sanitarie. Alimentare il dubbio su minacce inesistenti pur di rassicurare il proprio target non è un’operazione informativa virtuosa, ma una strategia di marketing che rischia di generare ulteriore confusione in un momento in cui, invece, servirebbe massima linearità scientifica.
Non sono d’accordo sulla vostra interpretazione, perché il problema di fondo è la comunicazione, quella che voi fate correttamente ma solo per chi vi legge, ma che latita in chi dovrebbe farla per il grande pubblico, che al contrario andrebbe correttamente informato, meglio se dalle istituzioni preposte quando c’è una situazione epidemica come l’aviaria senza minimizzare.
I produttori non possono fare conferenze stampa, ma si limitano a comunicare le proprie scelte direttamente al cliente che acquista i loro prodotti.
In queste situazioni emergenziali non servono dietrologie di marketing, ma informazioni affidabili e responsabili, estese a tutti i consumatori.
Il punto su cui concordiamo è che la comunicazione istituzionale in tempi di emergenza sanitaria sia spesso carente o confusa, lasciando un vuoto che il cittadino avverte chiaramente.
Il nodo della questione, tuttavia, risiede proprio in come si colma quel vuoto. Se un’azienda sceglie di fare comunicazione diretta al consumatore su temi scientifici complessi, ha la responsabilità di farlo fotografando la realtà biologica e normativa vigente, non uno scenario ipotetico.
Dichiarare di non utilizzare polli vaccinati con mRNA in Europa oggi è l’equivalente commerciale di scrivere su una bottiglia d’acqua che è “priva di glutine”: è un fatto vero, ma che descrive una caratteristica ovvia e comune a tutta la categoria, poiché nessuna acqua contiene glutine e nessun allevamento europeo usa quei vaccini.
Quando un marchio leader del bio si muove in questo modo, non fa “semplice informazione sulle proprie scelte”, ma definisce uno standard escludente. Il rischio concreto è che il consumatore meno informato tragga la conclusione opposta: “Se NaturaSì ci tiene a dirmi che i suoi polli non hanno l’mRNA, allora significa che gli altri polli al supermercato ce l’hanno”.
In un momento di incertezza, la vera responsabilità sociale d’impresa non si misura sulla capacità di rassicurare escludendo minacce inesistenti, ma sulla trasparenza nel raccontare le tutele reali che la filiera già garantisce a tutti. Altrimenti, anche con le migliori intenzioni, si scivola inevitabilmente nella differenziazione commerciale sulla pelle della percezione del rischio.
Infine vi faccio un parallelo analogo non per insistere, ma per chiarire il concetto di comunicazione che non condividiamo:
Nei prodotti Bio i produttori sono autorizzati ad esporre il logo stellato della foglia, indicare l’origine delle materie prime ed il codice dell’organismo di controllo, a riprova che quell’alimento contiene almeno il 95% di ingredienti biologici senza impiego di prodotti chimici di sintesi.
Questo non significa che tutti gli alimenti convenzionali non possano rispondere alle stesse caratteristiche quali quantitative, ma che il produttore non si assume la responsabilità dei controlli, delle certificazioni e di dichiararlo ai propri consumatori.
Questa è la differenza sostanziale nel messaggio dei produttori al grande pubblico, cioè la responsabilità diretta del singolo produttore vs una comunicazione pubblica generica, spesso equivoca (es: prodotto naturale) ed in questo grave caso specifico, anche colpevolmente carente da parte delle istituzioni preposte.
Grazie per il confronto.
Il parallelo che propone sulla certificazione biologica è molto chiaro, ma a mio avviso evidenzia proprio il nodo del problema e la differenza profonda tra i due casi. Il logo del biologico si riferisce a un disciplinare di produzione codificato dalla legge, con standard verificabili e certificati (l’assenza di chimica di sintesi, il benessere animale, ecc.). In quel caso, il produttore che appone il logo si assume la responsabilità di dichiarare una caratteristica reale e misurabile del suo processo produttivo.
Nel caso del manifesto sull’aviaria, invece, non siamo di fronte alla rivendicazione di una pratica virtuosa o di un’assunzione di responsabilità (come dire “noi non usiamo antibiotici”), ma alla promessa di escludere una tecnologia (l’mRNA) che le autorità europee non hanno nemmeno autorizzato per l’influenza aviaria.
La responsabilità del produttore è sacrosanta quando serve a garantire trasparenza su ciò che fa, ma rischia di diventare una leva di puro marketing emotivo quando cavalca i timori del pubblico su un pericolo inesistente nei fatti. È proprio questo cortocircuito comunicativo che, come testata, cerchiamo di analizzare, distinguendo sempre tra le legittime garanzie di filiera e gli allarmismi che non trovano riscontro nella realtà scientifica e normativa attuale.
Quindi è solo una questione di comunicazione puntuale e diffusa, che nel caso dei produttori ed associazioni Bio sono anche preventive per rassicurare i loro consumatori, come nel prossimo caso di cui sicuramente discuteremo dei nuovi regolamenti Ogm NGT-1 e NGT-2 e le dichiarazioni preventive dei produttori Bio.
La comunicazione preventiva nel biologico è una strategia commerciale consolidata per tutelare la fiducia dei consumatori.Esiste però una differenza cruciale tra il caso dei vaccini aviari e quello delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT-1 e NGT-2). L’esclusione delle biotecnologie agrarie è un pilastro fondante dei disciplinari del bio per legge. Le dichiarazioni preventive dei produttori su questo tema sono quindi legittime e coerenti con la loro identità normativa, poiché si riferiscono a modifiche genetiche che potrebbero effettivamente entrare nelle filiere agroalimentari.Nel caso dei vaccini per l’aviaria, invece, la campagna si è opposta all’mRNA, una tecnologia del tutto assente nei piani sanitari reali. La comunicazione diventa problematica proprio quando, per rassicurare, evoca un pericolo inesistente nei fatti, alimentando la confusione. Il dibattito sulle future normative NGT sarà centrale, ma per un’informazione corretta il principio resta lo stesso: basarsi sui testi di legge e sulla realtà scientifica, distinguendo la trasparenza dal marketing della paura.
Ma stai rispondendo ai NOVAX? Guarda che ê come parlare col gatto, ma un gatto analfabeta.
Se c’è una cosa che ho capito facendo questo lavoro, è che non rispondiamo mai al singolo leone da tastiera, ma alle cento persone che leggono in silenzio. Il complottismo è impermeabile ai fatti, ma la stragrande maggioranza dei lettori ha solo bisogno di chiarezza per non farsi contagiare dalla paura. Smontare le bufale con pazienza e dati alla mano non è tempo perso: è l’unico modo che abbiamo per difendere la salute pubblica e la qualità dell’informazione.
D.ssa Nardi, mi risulta che i commenti siano letti ed approvati prima della pubblicazione….
non misembra che il commento di Mauro sia in tema (informazione ai consumatori sulla sperimentazione di animali vaccinati) e soprattutto contenga insulti generici non pubblicabili.
….Gianni,diceva un altra cosa ! Ovvero che stato tutto molto camuffato riguardo la sperimentazione non altro ( e già questa parola vi deve far accapponare la pelle!!! Per avere più prove sulla tipologia del vaccino dovete interpellare che ha visto i lotti chi sa cosa vogliono mettere nel corpo delle povere bestioline , in modo esperimentale poi … la questione non è tra bene o il male ; ma nella trasparenza dei fatti di un fatto di questa portata !!! Possono a questo punto fare qualsiasi esperimento dietro la riservatezza etc ! Pensare che il Veneto è sempre capolinea agli esperimenti poi !!! E stato uno dei consiglieri regionali e un biologo molleculare ad far emergere la bravata ; non i clienti del supermercato …. Up
La trasparenza è un diritto fondamentale dei cittadini e dei consumatori, ed è proprio per questo che i dati su cui ci basiamo sono pubblici e accessibili a chiunque, non coperti da segreto.
I dossier tecnici dei vaccini autorizzati dall’EMA (l’Agenzia Europea per i Medicinali) contengono la mappa genetica, la composizione e i dati di sicurezza di ogni singolo lotto. Non esiste alcuna “riservatezza” che permetta di fare esperimenti occulti sulle specie allevate: la legge europea prevede controlli rigidissimi e standardizzati lungo tutta la filiera farmaceutica e veterinaria, e qualsiasi alterazione dei componenti dichiarati costituirebbe un grave illecito penale internazionale.
Il termine “progetto pilota” (o sperimentazione gestionale) non indica un esperimento biologico al buio sulla salute delle “bestioline”, ma il test sul campo di una macchina organizzativa e di tracciabilità (la strategia DIVA). L’obiettivo è dimostrare scientificamente e con i dati che gli animali vaccinati sono sani e che il virus non circola, una garanzia necessaria per tutelare gli allevamenti ed evitare i drammatici abbattimenti di massa che in passato hanno colpito duramente proprio regioni ad alta densità zootecnica come il Veneto. La trasparenza dei fatti sta nei protocolli scientifici e nelle leggi che regolano queste procedure, ed è su questi dati verificabili che una corretta informazione ha il dovere di basarsi.
Cioè Natura si fa un comunicato più dannoso che inutile … E NON E’ COLPA LORO?
Non mi risultano comunicati sull’ argomento da altre catene .
Per non parlare poi dell’ ignoranza totale di cosa siano i vaccini mRNA.
Guarda ho messo piede in un supermercato natura si un paio di volte. Non sono riuscito a comprare nulla. VA bene così , hanno i loro clienti.
Segreta?
Io e mia moglie lo sapevamo benissimo, nessuno dei due del settore o particolarmente interessato all’argomento…
E chissà quanti altri oltre a noi due.
Guardate che ne hanno parlato pure i tg generalisti
per chi continua a non credere ai vaccini. È appena stato pubblicato questo studio sul lancet: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(26)00918-9/fulltext Questo studio nazionale dimostra che in Inghilterra l’introduzione del vaccino contro l’HPV ha azzerato la mortalità per tumore alla cervice (0 decessi contro i 23 attesi) tra le donne di 20-24 anni vaccinate a 12-13 anni, registrando una riduzione del 100%. Nelle fasce d’età successive, la mortalità è crollata dell’80% (20-24 anni) e del 69% (25-29 anni) rispetto all’era pre-vaccino. In totale, la vaccinazione ha già salvato circa 200 vite nel paese, smentendo con dati reali e inconfutabili chi sostiene che i vaccini non funzionino.
A casa mia il tumore alla cervice arrivava verso i 50 anni. Le statistiche menzionate non capisco se avete rinunciato alla logica o non vi importa niente e considerate il tutto come una ideologia. Ci si deve fidare della scienza ma non di chi la controlla e siccome chi la controlla ha raggiunto un potere assoluto nella nostra società è nostro dovere essere vigili e dire di no. Io ho fatto l’errore di far vaccinare contro l’hpv mia figlia quando aveva 12 anni, appena messo in commercio anni fa… vorrei tanto tornare indietro, ci fanno credere che li stiamo proteggendo ma in realtà stiamo fallendo la direttiva prima di essere genitori cioè proteggere i nostri figli. Una volta dovevamo proteggerli dalle bestie feroci oggi invece da esseri immondi, schiavi del profitto che si mascherano da amici.
Il dovere di un genitore è senza dubbio quello di proteggere i propri figli, ed è del tutto naturale che le scelte che riguardano la loro salute siano accompagnate da ansie, dubbi e dal timore di sbagliare. Tuttavia, la logica e la protezione reale non si basano sulle percezioni individuali o sui ricordi personali, ma sui dati epidemiologici globali.
Dire che “a casa mia il tumore alla cervice arrivava verso i 50 anni” evidenzia un comune errore di percezione: il tumore del collo dell’utero si manifesta storicamente proprio a partire dai 35-40 anni, ma l’infezione da papillomavirus (HPV) che lo causa viene contratta decenni prima, prevalentemente in giovane età. Vaccinare a 12 anni non è una decisione legata al profitto di qualcuno, ma una precisa scelta biologica: il vaccino è efficace al 100% solo se somministrato prima che l’organismo entri in contatto con il virus.
Oggi, a distanza di quasi vent’anni dall’introduzione dei primi vaccini anti-HPV, non dobbiamo più affidarci a “professioni di fede”: abbiamo i dati reali di miliardi di dosi somministrate. Paesi come il Regno Unito e l’Australia, che hanno vaccinato intere generazioni di dodicenni, stanno registrando la quasi totale scomparsa del tumore alla cervice uterina e delle lesioni precancerose in quelle stesse ragazze che oggi hanno trent’anni.
Vigilare su chi detiene il potere economico è un segno di maturità democratica, ma rifiutare uno strumento che salva migliaia di vite sulla base del sospetto ideologico non significa proteggere i propri figli, bensì esporli a un rischio reale e prevenibile. Tornare indietro sarebbe un errore, perché quella scelta fatta anni fa ha dato a sua figlia una protezione concreta che la medicina di ieri non poteva offrire.
Vaccinazioni sperimentali in corso in 5 allevamenti . Ha fatto bene NaturaSi a mettere il cartello. Lo dovrebbero fare tutti.
Il progetto pilota avviato a maggio dal Ministero della Salute in alcuni allevamenti selezionati di Veneto e Lombardia esiste ed è una realtà seria, ma non ha nulla a che fare con la tecnologia a mRNA.
Per questa sperimentazione ufficiale si utilizzano esclusivamente vaccini tradizionali (inattivati o a vettore virale ricombinante) autorizzati dall’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali), ampiamente testati per sicurezza ed efficacia. Nessun pollo o tacchino in Italia viene vaccinato con tecnologia mRNA, semplicemente perché non esistono vaccini di questo tipo autorizzati per l’aviaria in Europa.
La sperimentazione ministeriale serve a testare una strategia per proteggere gli animali e prevenire gli abbattimenti di massa, non a introdurre tecnologie fantasma. Il cartello di NaturaSì, quindi, continua a fare riferimento a un rischio inesistente per l’intera filiera europea. Spingere i consumatori a chiedere cartelli per difendersi da un “pericolo” che non c’è non è trasparenza, è disinformazione scientifica.
L’affermazione “La sperimentazione ministeriale serve a testare una strategia per proteggere gli animali e prevenire gli abbattimenti di massa” è chiara e corretta nella forma e nella sintassi.
La prego di chiarirne anche il contenuto:
in sostanza, i vaccini adottati nei 5 allevamenti non sono nuovi, sono testati e sono sicuri, dunque in cosa si esplica la sperimentazione?
La sperimentazione in corso non serve a testare la sicurezza o l’efficacia del farmaco in sé, poiché i vaccini impiegati sono già stati approvati dall’EMA e dichiarati biologicamente sicuri. L’oggetto del test è la strategia gestionale ed epidemiologica sul campo: si vuole verificare se il sistema sanitario sia in grado di monitorare con precisione gli allevamenti vaccinati attraverso la strategia DIVA, che serve a distinguere gli animali immunizzati da quelli eventualmente contagiati dal virus selvaggio. In sostanza, si sperimenta la macchina logistica e di controllo per dimostrare ai partner commerciali stranieri che il virus non circola in modo invisibile sotto la copertura vaccinale, un passo fondamentale per poter proteggere i volatili ed evitare gli abbattimenti di massa senza rischiare il blocco delle esportazioni.
Il ringraziamento per questa delucidazione è ancora più sentito.
Resta una curiosità, forse eccessiva in questo contesto: nei paesi da parte dei quali si rischierebbe un blocco delle esportazioni, l’emergenza che da noi si intende arginare-gestire-prevenire, non esiste? Oppure sono già disponibili in altri Paesi strumenti gestionali e strategie sanitarie che si sono rivelati efficaci?
Dobbiamo dimostrare di essere all’altezza della rete commerciale internazionale o stiamo agendo da pionieri anche per loro?
Il primo blocco (come Stati Uniti e Regno Unito) sceglie la non-vaccinazione. Basa tutto sulla prevenzione e sull’abbattimento immediato di tutti i volatili in caso di focolaio (stamping out). Per proteggere i propri mercati applica la tolleranza zero: vieta l’importazione da paesi che vaccinano per il timore che il vaccino “nasconda” il virus, facendo circolare animali portatori sani.
Il secondo blocco è quello dei Paesi costretti a vaccinare perché l’endemicità del virus rende insostenibili i soli abbattimenti. In questo scenario l’Europa, con l’Italia in prima fila, sta agendo da pioniera all’interno di un quadro normativo occidentale, applicando la tecnologia della strategia DIVA.
Il progetto pilota serve proprio a questo: l’Italia non deve adeguarsi a standard altrui, ma dimostrare scientificamente ai mercati del primo blocco che i nostri controlli sanno distinguere perfettamente un animale vaccinato da uno malato. L’obiettivo economico è far evolvere le regole del commercio mondiale, dimostrando che la vaccinazione coordinata evita il collasso delle filiere e gli abbattimenti di massa che azzerano la produzione. (https://zootecnica.it/2026/05/25/influenza-aviaria-come-funziona-il-progetto-pilota-italiano-di-vaccinazione-negli-allevamenti-avicoli/ https://www.anmvioggi.it/in-evidenza/78932-vaccinare-tacchini-e-ovaiole-e-sicuro-per-animali-e-consumatori.html https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/12745380/ )
La strategia del primo blocco mi è incomprensibile. Come potrebbero mai circolare animali importati portatori sani camuffati dal vaccino? I prodotti oggetto delle importazioni immagino siano carne e derivati, non animali vivi. Una carica batterica oltre i limiti stabiliti per legge causa senz’altro criticità anche nella carne ma, la virulenza non cessa con la morte dell’animale?
L’export riguarda carne e derivati, e non animali vivi, il problema, però, è che i virus influenzali sono molto stabili: non “muoiono” con l’animale, ma sopravvivono a lungo nella carne fresca o congelata.
Il timore dei Paesi che non vaccinano (come gli USA) non è il rischio per il consumatore – dato che la cottura distrugge il virus – ma la biosicurezza dei propri allevamenti. Se un Paese vaccina con metodi tradizionali, gli animali possono infettarsi senza mostrare sintomi; la loro carne arriverebbe all’estero apparentemente sana ma con il virus attivo nei tessuti. Se gli scarti crudi di quella carne o i packaging contaminati entrassero in contatto, anche indirettamente, con i volatili locali, si scatenerebbe un focolaio (come succede con la peste suina).
La tolleranza zero serve a evitare questo contagio indiretto. Il progetto pilota italiano e la strategia DIVA servono proprio a questo: dimostrare scientificamente ai mercati esteri che sappiamo distinguere un animale immunizzato da uno infetto, garantendo la totale sicurezza della carne esportata.
Questa è la giusta comunicazione per i lettori e tutti i consumatori attenti, meno attenti ed anche diffidenti. che ci aspettiamo dagli addetti ai lavori, dai giornalisti e sopratutto dalle istituzioni preposte alla prevenzione dei rischi sanitari.
Grazie
Sarebbe interessante che certe uscite fossero sostenute ed esplicate da un fondamento tecnico alla base. Rimaniamo in attesa, grazie.
Infatti
Non è vero che in Italia non si usano vaccini a mrna per i polli! È stato ampiamente comunicato evidenziando anche le aziende oggetto della prima sperimentazione.
Se si riferisce al progetto pilota di vaccinazione in corso, il Ministero della Salute ha esplicitamente chiarito che i vaccini utilizzati non sono vaccini a mRNA, ma vaccini di altra tipologia già autorizzati per l’impiego veterinario.
Esistono vaccini a mRNA contro l’influenza aviaria, ma sono ancora in fase di sviluppo e sperimentazione. Ricordiamo infatti che il progetto pilota non nasce principalmente per verificare se il vaccino funzioni o meno, ma per valutare l’applicazione di una strategia vaccinale negli allevamenti commerciali: organizzazione, controlli, sorveglianza epidemiologica, tracciabilità, costi e gestione su larga scala.
Se dispone di una fonte che dimostri che nella sperimentazione italiana vengono impiegati vaccini a mRNA, la leggiamo volentieri.
Vorrei la macchina del tempo per spedire certa gente al tempo senza vaccini a godersi la porzione quotidiana di dolore, malattia e morte
Questa considerazione è molto condivisibile, ma il ruolo di produttori e distributori è quello di garantire responsabilmente il rispetto del protocollo dei prodotti Bio e altre prescrizioni di legge per garantire la sicurezza e la salubrità igienico-sanitaria degli alimenti particolarmente di origine animale, su cui vige su tutto e tutti l’ente europeo EFSA.
Siete molto competenti e onesti nei vostri articoli.
Gli pseudo divulgatori scientifici durante il COVID hanno fatto danni peggio del COVID stesso. Ci hanno riempito di informazioni che buona parte della gente, me compreso, non è in grado di metabolizzare non avendo seguito quel tipo di studi. Ora siamo tutti epidemiologi, genetisti, infettivologi etc oltre che influencer… e vediamo complotto ovunque.
Ognuno di noi faccia le proprie valutazioni ma senza allarmismo.
Il Fatto alimentare sempre top con questi articoli, bravo
Spesso vengono trascurati particolari fondamentali: La normativa sulla sicurezza alimentare garantisce che la carne regolarmente cotta (oltre i 70°C al cuore) inattiva qualsiasi componente biologico. Quindi la cottura (specialmente quella accurata per il pollame a causa della salmonella) distrugge ogni traccia di vaccino, comunque sia stato prodotto. Per tranquillizzare tutti basterebbe segnalare questo aspetto nei media e nei negozi, senza dover entrare nella spinosa e confondente questione dei vaccini. Sbagliano sia i “no vax” che i “pro vax” per principio: la farmacologia è cosa molto complessa e non consente fideismi e ideologismi, né pro né contro. Le continue revisioni della letteratura medica invocano prudenza in tutto, altrimenti diventa un generale “qui lo dico e qui lo nego”
Grazie
Come medico ho cercato solo di chiarire alcuni aspetti tecnici fondamentali che stranamente non sono considerati. In realtà la vaccinazione animale ha una finalità di prevenzione veterinaria per tutelare le filiere commerciali minacciate dall’eventualità di abbattimenti di massa. Non è quindi diretta in senso sanitario ai consumatori che però, fatalmente, per una comprensibile emotività egoriferita, ne trasforma l’interpretazione e le finalità. L’unica categoria umana interessata a queste evenienze è quella degli operatori del settore esposti ad eventuali contagi, ma in questo contesto operano tutele anche sindacali. Il corollario riflessivo sulla incongruità degli allevamenti intensivi, pur nella pertinenza del tema, aggancia altre problematiche serie che sollevano interrogativi e preoccupazioni sociobiologiche purtroppo depotenziate dall’assillo affaristico. La soluzione di una revisione profonda delle consuetudini alimentari radicalizza queste problematiche evidenziandone il dramma, che però rimane sospeso in un’attesa con poca speranza: questo secondo messaggio resta comunque utile per mantenere una vigilanza civile. Saluti.
Sono perplesso. I vostri articoli da un lato supportano poco fondate “riserve” di una parte dei consumatori nei confronto dei prodotti OGM. Dall’altro lato si mostrano contrariati da una comunicazione ( pubblicitaria? ) di un’azienda che fa riferimento a preoccupazioni ( altrettanto infondate ) di alcuni consumatori sui vaccini mRNA.
Qual’è la limea editoriale?
La linea editoriale della testata non si basa sul preconcetto o sulla difesa dogmatica di una tecnologia a scapito di un’altra, ma sulla rigorosa applicazione del principio di realtà scientifica e normativa, distinguendo i diversi contesti.
Nel caso dei vaccini a mRNA per l’influenza aviaria, l’obiezione è di natura puramente fattuale: la campagna si scaglia contro un pericolo inesistente, poiché i vaccini veterinari attualmente approvati in Europa non utilizzano la tecnologia a mRNA. Criticare quel manifesto significa difendere l’accuratezza dell’informazione scientifica ed evitare che si alimenti una fobia infondata su farmaci che non vengono nemmeno impiegati.
Per quanto riguarda gli OGM, il discorso editoriale è differente e non si limita alla sicurezza alimentare — su cui la scienza si è espressa favorevolmente per i prodotti autorizzati — ma abbraccia implicazioni economiche, ecologiche e di biodiversità. Le riserve spesso riportate non sono semplici “paure dei consumatori”, ma riflettono il dibattito sui brevetti sementieri, sull’impatto delle monoculture intensive e sulla tutela delle filiere tradizionali e biologiche del nostro Paese.
Non c’è quindi una contraddizione, ma la volontà di applicare lo stesso approccio critico: respingere le fake news nel caso dei vaccini e analizzare la complessità sistemica (ambientale ed economica) nel caso degli OGM.
Quello che ancora stupisce (anche se non mi stupisce affatto) è che l’associazione di riferimento (UNAITALIA) scelga (che mi risulti) di “non toccare palla in pubblico” su questo tema. Dicevo che non mi stupisce perchè analoga “inattività” si registra anche in relazione ad “associati e non” che derogano costantemente alle norme che dovrebbero essere condivise dal comparto a tutela dello stesso e del consumatore. ANche per via di queste falle mi occupo da tempo di fare da mediatore culturale fra comparto e consumatore… nonostante il comparto.
In merito ai commenti negativi sui vaccini e al frettoloso bollarli come ascientifici (tanto da chiudere la chat), seppure non di competenza di questo forum mi chiederei:
1) perché così tante persone sono prevenute (disinformazione? esperienze negative?) 2) perchè siamo qui a difendere soluzioni (mai ottimali) che alzano l’asticella della manipolazione della carne che mangiamo tutti i giorni anziché parlare delle cause che ci portano ai nuovi vaccini. Certamente le pandemie ci saranno sempre, ma gli allevamenti intensivi sicuramente sono terreno fertile. Non sarebbe più conveniente, piuttosto che buttare soldi in ricerca per ovviare agli inconvenienti che noi stessi creiamo, ridurre leggermente il consumo? Siamo “malati di carne”; sono certa che le famiglie accetterebbero un contenuto aumento di prezzo della carne di pollo se ci fossero maggiori garanzie di nutrimento e salute.
Vi ringrazio per il Vostro servizio di informazione costante che reputo prezioso-
Grazie per questo contributo che allarga lo sguardo e tocca il cuore del problema. Ha perfettamente ragione: focalizzarsi solo sullo strumento (il vaccino) rischia di farci ignorare le cause strutturali della crisi.
Il legame tra allevamenti intensivi e proliferazione di patogeni come l’influenza aviaria è ormai ampiamente documentato. Le altissime densità di animali geneticamente omogenei creano, purtroppo, il terreno fertile ideale per la mutazione e la diffusione dei virus. Il vaccino veterinario è una misura di emergenza, un “tampone” per evitare la strage di animali e il rischio di salto di specie (spillover) verso l’uomo, ma non è affatto la soluzione definitiva.
La vera prevenzione a lungo termine passa inevitabilmente attraverso una profonda revisione del nostro modello alimentare. Ridurre il consumo di carne, superare la logica dell’allevamento intensivo a basso costo e ridisegnare la filiera puntando su una reale biosicurezza ed etica produttiva sono gli unici modi per non trovarci costantemente a inseguire la prossima variante o la prossima pandemia.
Come testata, il nostro obiettivo non è difendere acriticamente una soluzione tecnologica rispetto a un’altra, ma richiamare alla precisione dei fatti: la critica al manifesto di NaturaSì non nasceva dal desiderio di “promuovere” i vaccini, ma dal dovere cronistico di evidenziare che si stava agitando la paura dell’mRNA (peraltro non usato in questo caso) anziché affrontare i nodi reali.
Ben vengano riflessioni come la sua, che centrano il punto essenziale: la salute umana, quella animale e quella ambientale sono strettamente interconnesse (One Health) e nessuna innovazione farmaceutica potrà mai sostituire una transizione ecologica e alimentare non più rimandabile. (Ne abbiamo parlato brevemente qui https://ilfattoalimentare.it/addio-ministero-agricoltura-svolta-danimarca.html)
Argomentazione totalmente dirimente, grazie!
Una domanda ben posta è valsa tutta la discussione
Quindi secondo Voi il biologo Leonardo Guerra non sa nulla e noi dobbiamo fidarci delle pubbliche autorità che ci hanno preso per il culo con il vaccino covid?
A quale pro il biologo citato e altre personalità si sarebbero così esposti?
Mi pare che la logica sia andata a farsi benedire e dobbiamo fare delle professioni di fede nella scienza … praticamente una nuova religione …
È comprensibile che la gestione istituzionale della pandemia abbia generato sfiducia, ma confondere la comunicazione politica con la realtà scientifica rischia di portarci fuori strada. Gli esperti che si espongono controcorrente non sono necessariamente depositari di una verità nascosta: la storia e la sociologia dimostrano che il dissenso pubblico può essere alimentato da convinzioni personali ideologiche, dal desiderio di visibilità e dal notevole ritorno economico e reputazionale che deriva dal diventare il punto di riferimento di un pubblico scettico. La scienza non è una religione e non chiede atti di fede, poiché a differenza dei dogmi si basa sulla replicabilità dei dati e sulla verifica costante da parte di milioni di ricercatori indipendenti in tutto il mondo. Quando la comunità scientifica respinge le tesi di singoli professionisti non lo fa per dogma, ma perché quelle tesi mancano di prove solide. Nel caso specifico dei vaccini a mRNA per gli animali, la biologia ci dice che queste molecole si degradano rapidamente e non possono alterare il DNA né rimanere nei cibi, rendendo i timori sulla sicurezza alimentare privi di fondamento scientifico. Vigilare sulle autorità è un dovere democratico, ma usare la logica significa basarsi sulle prove globali anziché sulla suggestione della singola voce fuori dal coro. Aggiungo un dettaglio fondamentale che ristabilisce la corretta logica dei fatti: nel caso specifico dell’influenza aviaria, il manifesto di NaturaSì si basa su un presupposto errato all’origine, poiché i vaccini attualmente autorizzati e utilizzati in Europa per gli animali non sono affatto vaccini a mRNA, ma vaccini tradizionali a virus inattivato o ricombinanti.
Non mi pare esistano studi di lungo periodo.
Il fatto poi di non poter distinguere i prodotti avicoli che hanno avuto il nuovo trattamento da quelli che non lo hanno avuto non depone a favore e anche non depone a favore che il prodotto non possa andare fuori dall’Italia. Oppure anche queste sono solo impressioni?
Quindi siamo sempre all’atto di fede …
Comunque non mi pare che siano state bonificate né l’autorità europea né quella italiana competente sui trattamenti sanitari. Quindi il marcio cha ha fatto approvare i cd vaccini covid è ancora operante.
Il resto sono chiacchere che spesso ha disponibili anche dei volonterosi carnefici che sostengono le tesi di coloro che vogliono fare esperimenti in vivo!!!
I dubbi sui tempi e sulla tracciabilità si scontrano con dati normativi e storici precisi, non con un “atto di fede”. La tecnologia a vettore virale (HVT) non è affatto nuova, ma viene impiegata e studiata in veterinaria da oltre trent’anni su miliardi di volatili, offrendo una letteratura scientifica a lungo termine estremamente solida.
I prodotti del progetto pilota non sono “indistinguibili”, ma sottoposti a una tracciabilità totale e rigidissima da parte delle autorità sanitarie. Il blocco delle esportazioni, inoltre, non dipende da rischi sanitari — la carne e le uova sono sicure e prive di residui — ma da barriere commerciali e doganali che gli altri Stati applicano automaticamente. Il piano pilota serve proprio a testare la logica dei controlli per superare questi blocchi burocratici. Ridurre i complessi meccanismi della sanità pubblica e della geopolitica a un “esperimento in vivo” significa ignorare i rigidi protocolli legali e scientifici che tutelano la sicurezza alimentare europea.
NaturaSi è stata sollecita a rispondere a sollecitazioni dei propri clienti su una questione che, come dimostrato dall’articolo non ha fondamento ma, nelle proprie conserve ( fagioli, piselli ecc.) non ha apposto il marchio Bsa free, sull’ assenza di uso di Bisfenolo A che, a quanto mi risulta dovrebbe essere vietato per i prodotti bio, perché non apponendo questo marchio sui propri prodotti in modo da rassicurare, anche su questo, i suoi clienti?
Ma il sistema a vettore virale ricombinante non era la base del vaccino anti Covid di Moderna che è stato giudicato più pericoloso del vaccino Pfizer tanto da essere dismesso?
Il vettore virale non mi pare che sia qualcosa che si disabilita una volta iniettato il suo carico.
Se Natura Sì è stata imprecisa il messaggio è perfettamente lecito nella sua RATIO GENERALE: “se non è lecito usare una pistola, a maggior ragione non è lecito usare una mitragliatrice!”.
Aggiungo inoltre che per le modalità con cui è scritto l’articolo viene data per scontata la distruzione di un intero allevamento in caso di infezione di qualche capo, impedendo così la NATURALE immunizzazione
… vi ricordate? L’effetto gregge?
Questa modalità di “salvaguardia della salute” è di fatto un atto di terrorismo psicologico. CHISSÀ A CHI GIOVERÀ il terrore di vedersi distrutto il lavoro di una vita in caso di qualche capo infetto! Chissà a quali misure “VORRÀ” ricorrere l’allevatore di fronte a tali minacce?
E chi mai venderà quelle misure di prevenzione in ragione di 11-12 per ogni vaccinato Pfizer per il Covid, tanto è il rapporto polli/umani a cui aggiungere 0.66 di ovaiola pro capite??? Mah, Chissà!
In Sardegna e val d’Aosta hanno distrutto degli allevamenti bovini sani per colpa della “logica” passata per OVVIA in questo articolo e in generale anche in altri non solo vostri. Siete un organo di informazione ritenuto da molti affidabile, avete delle responsabilità!
E la peste suina? È già scomparsa dai radar o deve essere ripescata al momento opportuno?
F.to
Un Complottista!
(La redattrice dell’articolo si eviti per cortesia di usare termini denigratori verso la categoria di persone che quasi sempre anticipano realtà tenute occulte ai più)
Il commento sovrappone informazioni errate sia sulla medicina umana sia su quella veterinaria. Innanzitutto, il vaccino di Moderna contro il Covid-19 non era affatto a vettore virale, ma era un vaccino a mRNA esattamente come quello di Pfizer, e non è mai stato “dismesso” per pericolosità. I vaccini a vettore virale utilizzati per il Covid erano altri (come AstraZeneca o Johnson & Johnson), i quali impiegavano un adenovirus che non ha nulla a che fare con l’Herpesvirus del tacchino (HVT) usato da decenni nei polli. L’HVT è un virus non patogeno che non necessita di essere “disattivato” perché non causa alcuna malattia, ma si limita a stimolare le difese immunitarie prima di esaurire il suo ciclo naturale.
Anche il parallelo con l’immunità di gregge “naturale” per l’influenza aviaria è biologicamente impossibile: l’aviaria ad alta patogenicità ha una mortalità che sfiora il 100% nei volatili nel giro di 48 ore; non esiste spazio per un’immunizzazione naturale, ma solo per la morte della quasi totalità dei capi. L’abbattimento selettivo (stamping out) circoscritto ai focolai è una misura di biosicurezza internazionale e non un “atto di terrorismo psicologico” della stampa. Infine, i calcoli economici sulle dosi ignorano che la vaccinazione veterinaria attuale è un progetto pilota limitato e non un business globale imposto, e che malattie come la peste suina non sono scomparse, ma restano sotto stretta sorveglianza veterinaria proprio per evitare il collasso delle nostre filiere alimentari. Informare con trasparenza significa basarsi su queste realtà biologiche e normative, non sulle suggestioni.
Io francamente dove vado, che è un negozio che è stato il primo ad essere nato nella mia città, non lo ho visto, dopo se lo hanno affisso in quelli più grandi, e nuovi, e ed è venuto fuori questo equivoco,lo so che ogni tanto anche NaturaSì sbaglia, e lo ammette, e a volte in ritardo, ma sulla questione della qualità delle uova mi sono sempre trovato bene, primo perché c’è la tracciabilità del prodotto su ogni uovo,coltivato a terra e all’aperto con prodotti naturali senza nessun residuo di Pesticidi o agenti chimici, secondo non provengono dal Veneto, ma da città selezionate molto più distanti, poi usando spesso uova,ne a me ne chi le compra non mai sentito problemi, dopo si sa l’aviaria,c’è,ce la siamo voluta, non certo è stata un epidemia che è scomparsa, anzi, si sta ingrossando sempre più, sempre per colpa nostra, per Allevamenti Intesivi completamente fuori norma.O la si si smette di usare gli animali come carne da macello senza nessun controllo igienico e sanitario e ammassati da allevatori senza scrupoli, o non ci sarà decreto che ci salverà, Saluti.
Per quanto riguarda la carne ciò che ha scritto il Presidente di NaturaSì , che sono in Veneto, basta guardare dove è la zona di produzione e l’area interessata, se entra nelle zone rosse (PFAS e Pfoa ,Tfa) si sa già che non sono sicure,come anche in Toscana,e fino in Piemonte, così impariamo a non fare niente quando aprono un Nuovo Impianto per esempio in provincia di Pavia,che conterrà una cifra enorme di Pollame,per la gioia del nostro ministro dell’agricoltura,le biotecnologie,l’OGM,fitormoni e antibiotici, destinati certamente alla grande distribuzione,e così dopo ci preparano il Vaccino, che bravi i nostri ,prima creano il mostro poi davanti alla realtà, ci mettono un Vaccino contro un epidemia mondiale di nome aviaria,a casa mia si chiama Greenwashing, e Disastro Ambientale, a casa delle Multinazionali soldi a palate.