La catena di negozi bio rassicura i clienti sull’assenza di biotecnologie nei propri prodotti avicoli. Ma nessun allevamento utilizza vaccini a mRNA contro l’influenza aviaria.
Nei giorni scorsi abbiamo dato notizia dell’avvio, in cinque allevamenti italiani, di un piano pilota di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), una misura cruciale per contrastare la diffusione del virus e limitare gli abbattimenti di massa. Subito sulla nostra pagina Facebook, abbiamo ricevuto più di 500 commenti: quasi tutti ripetevano affermazioni prive di fondamento e disinformazione di carattere antivaccinista e complottista, che avevamo già smentito nell’articolo. La situazione era talmente incontrollabile, che siamo stati costretti a chiudere i commenti.
A ridosso di questa novità, nei negozi della catena biologica NaturaSì è comparso un manifesto (ritratto nella foto, a cui un utente sui social ha successivamente aggiunto la scritta “Ops una domanda me la farei”) in cui si rassicurano i consumatori che i prodotti avicoli a marchio non provengono da animali sottoposti a vaccini con tecnologia mRNA.
Il cartello è autentico, ma la dichiarazione rischia di generare un equivoco di fondo nell’opinione pubblica, cavalcando i timori legati alle nuove biotecnologie. È bene fare chiarezza su due punti fondamentali.
Nessun allevamento usa vaccini a mRNA
La specifica di NaturaSì è formalmente corretta, ma descrive una realtà comune a tutto il settore avicolo italiano, non solo a quello biologico. I vaccini attualmente autorizzati dall’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) e impiegati nel piano pilota contro l’influenza aviaria non utilizzano affatto la tecnologia a mRNA. Si tratta invece di vaccini tradizionali inattivati o di vaccini a vettore virale ricombinante. Di fatto, nessun pollo o tacchino in Italia è vaccinato con tecnologia mRNA.
Il marketing ‘difensivo’ di NaturaSì
Più che una presa di posizione scientifica, quella di NaturaSì si configura come un’operazione di clean labeling e marketing preventivo. Consapevole della forte sensibilità e della diffidenza di una fetta di consumatori verso parole come vaccini o ‘mRNA’, l’azienda ha voluto blindare la reputazione della propria filiera. Il rischio latente di questa comunicazione è però quello di far credere che nel resto della filiera convenzionale si faccia un uso di biotecnologie che, nei fatti, non trova riscontro nella realtà.
NaturaSì vanta come esclusiva di filiera una condizione che in realtà è lo standard di legge. Associando la carne convenzionale a parole come vaccino mRNA o sperimentale, che nell’immaginario post-Covid evocano subito accesi dibattiti, si sposta il tema della sicurezza alimentare dal piano scientifico a quello emotivo. Il risultato è che il pollo non biologico venduto nei supermercati viene percepito come ‘strano’, ‘manipolato’ o ‘artificiale’.
Come abbiamo ricordato nel nostro recente articolo, la vaccinazione veterinaria è uno strumento sicuro, coordinato dalle autorità sanitarie e dal Ministero della Salute. Le uova e la carne provenienti da animali vaccinati con i farmaci autorizzati sono sicure e non comportano alcun rischio di residui o alterazioni genetiche per chi le consuma.
© Riproduzione riservata Foto: Fotolia, inviata dal lettore, NaturaSì San Marino
giornalista redazione Il Fatto Alimentare





Mio nonno avrebbe detto: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”, ma a parte gli scherzi ci sono le autorità competenti che dovrebbero sanzionare pesantemente questo tipo di pubblicità che “gioca” sulle paure dei consumatori fomentando inconsistenti timori.