Primo piano di pollo in allevamento

La catena di negozi bio rassicura i clienti sull’assenza di biotecnologie nei propri prodotti avicoli. Ma nessun allevamento utilizza vaccini a mRNA contro l’influenza aviaria.

Nei giorni scorsi abbiamo dato notizia dell’avvio, in cinque allevamenti italiani, di un piano pilota di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), una misura cruciale per contrastare la diffusione del virus e limitare gli abbattimenti di massa. Subito sulla nostra pagina Facebook, abbiamo ricevuto più di 500 commenti: quasi tutti ripetevano affermazioni prive di fondamento e disinformazione di carattere antivaccinista e complottista, che avevamo già smentito nell’articolo. La situazione era talmente incontrollabile, che siamo stati costretti a chiudere i commenti.

A ridosso di questa novità, nei negozi della catena biologica NaturaSì è comparso un manifesto (ritratto nella foto, a cui un utente sui social ha successivamente aggiunto la scritta “Ops una domanda me la farei”) in cui si rassicurano i consumatori che i prodotti avicoli a marchio non provengono da animali sottoposti a vaccini con tecnologia mRNA.

Manifesto NaturaSì campagna di vaccinazione influenza aviaria

Il cartello è autentico, ma la dichiarazione rischia di generare un equivoco di fondo nell’opinione pubblica, cavalcando i timori legati alle nuove biotecnologie. È bene fare chiarezza su due punti fondamentali.

Nessun allevamento usa vaccini a mRNA

La specifica di NaturaSì è formalmente corretta, ma descrive una realtà comune a tutto il settore avicolo italiano, non solo a quello biologico. I vaccini attualmente autorizzati dall’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) e impiegati nel piano pilota contro l’influenza aviaria non utilizzano affatto la tecnologia a mRNA. Si tratta invece di vaccini tradizionali inattivati o di vaccini a vettore virale ricombinante. Di fatto, nessun pollo o tacchino in Italia è vaccinato con tecnologia mRNA.

Il marketing ‘difensivo’ di NaturaSì

Più che una presa di posizione scientifica, quella di NaturaSì si configura come un’operazione di clean labeling e marketing preventivo. Consapevole della forte sensibilità e della diffidenza di una fetta di consumatori verso parole come  vaccini o ‘mRNA’, l’azienda ha voluto blindare la reputazione della propria filiera. Il rischio latente di questa comunicazione è però quello di far credere che nel resto della filiera convenzionale si faccia un uso di biotecnologie che, nei fatti, non trova riscontro nella realtà.

Post NaturaSì San Marino polli vaccini aviaria

NaturaSì vanta come esclusiva di filiera una condizione che in realtà è lo standard di legge.​ Associando la carne convenzionale a parole​ come ​vaccino mRNA o sperimentale, che nell’immaginario post-Covid evocano subito accesi dibattiti, si sposta il tema della sicurezza alimentare dal piano scientifico a quello emotivo. Il risultato è che il pollo non biologico venduto nei supermercati è percepito come ‘strano’, ‘manipolato’ o ‘artificiale’.

Come abbiamo ricordato nel nostro recente articolo, la vaccinazione veterinaria è uno strumento sicuro, coordinato dalle autorità sanitarie e dal Ministero della Salute. Le uova e la carne provenienti da animali vaccinati con i farmaci autorizzati sono sicure e non comportano alcun rischio di residui o alterazioni genetiche per chi le consuma.

La risposta di NaturaSì

Dopo la pubblicazione dell’articolo, NaturaSì ci ha comunicato che “con riferimento alla vaccinazione contro l’influenza aviaria vi informiamo che nei mesi scorsi le domande rivolte da molti clienti al nostro personale in negozio e al servizio consumatori riguardavano i vaccini ad mRNA. Il cartello di cui nel vostro articolo, pertanto, è stato esposto ad aprile nei negozi NaturaSì in quanto molti clienti avevano fatto esplicitamente domande su questo tema.

Inoltre, a seguito del confronto con il nostro veterinario, sappiamo che gli allevamenti che forniscono prodotti come carne e uova a NaturaSì non sono coinvolti nel progetto pilota nazionale del Ministero della Salute ed abbiamo ritenuto opportuno comunicarlo in negozio. Inizialmente in Veneto era prevista la sperimentazione su molti allevamenti e questo ha suscitato allarmismo, essendo molti nostri produttori proprio in Veneto. Solo in un secondo momento, la sperimentazione è stata ridotta a 5 allevamenti, garantendo così una migliore tracciabilità del prodotto. Per i nostri clienti il tema è sensibile, per questo abbiamo garantito la nostra attenzione. Sperando di aver fornito un chiarimento utile, restiamo a disposizione.”

Un cordiale saluto
Per EcorNaturaSì
Il presidente Fabio Brescacin

© Riproduzione riservata Foto: Fotolia, inviata dal lettore, NaturaSì San Marino

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Anna Maria
Anna Maria
20 Giugno 2026 13:31

Per quale motivo allora, x la carne e i prodotti soggetti a questa vaccinazione, è vietata la vendita in Europa? Siamo davvero sicuri che l’EMA sia così trasparente?

Valeria Nardi
Reply to  Anna Maria
22 Giugno 2026 09:54

In Europa, la vaccinazione contro l’influenza aviaria negli allevamenti avicoli è stata storicamente vietata o fortemente limitata per motivi di tracciabilità della malattia e di commercio internazionale. I vaccini tradizionali utilizzati in passato non permettevano di distinguere, attraverso i test del sangue, se un animale fosse positivo perché vaccinato o perché realmente malato (la cosiddetta strategia DIVA: Differentiating Infected from Vaccinated Animals). Di conseguenza, se un Paese europeo avesse iniziato a vaccinare in modo massiccio, gli altri Stati (sia europei sia extra-UE) avrebbero bloccato immediatamente l’importazione di carne e uova da quel Paese per paura di importare il virus vivo sotto la “copertura” degli anticorpi vaccinali.

Le cose però stanno cambiando proprio per motivi di biosicurezza: l’Unione Europea ha recentemente modificato i regolamenti (entrati in vigore nel 2023) per consentire, a determinate e rigide condizioni, la vaccinazione strategica contro l’aviaria nei Paesi membri, proprio perché l’epidemia è diventata stagionale e devastante. La Francia, ad esempio, ha già avviato una massiccia campagna di vaccinazione sulle anatre. I prodotti di questi animali vaccinati possono essere commercializzati, ma sotto strettissimo controllo e spesso solo all’interno del mercato nazionale o dell’UE, proprio per via degli accordi commerciali internazionali con i Paesi terzi.

Il controllo dell’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) e delle autorità veterinarie non riguarda quindi la tossicità della carne — che è sicura, poiché i vaccini non lasciano residui pericolosi — ma la sorveglianza epidemiologica: l’obiettivo è evitare che il virus circoli in modo “invisibile” negli allevamenti. Vigilare sugli enti regolatori è sempre legittimo, ma in questo caso il divieto (o la forte restrizione) risponde a una logica di controllo delle epidemie e di geopolitica commerciale, non a un pericolo occultato sulla sicurezza alimentare.

Giuseppe
Giuseppe
20 Giugno 2026 14:39

Per me sono stati molto furbi, cavalcando l’onda novax hanno fatto un bel “sorpasso ” in curva per accalappiare clienti con la scusa dei chiarimenti richiesti! Fossi nei concorrenti richiederei la rimozione della pubblicità

Ezio
Ezio
Reply to  Giuseppe
23 Giugno 2026 13:19

Un cartello all’interno del punto vendita e diretto solamente ai propri clienti , “per acchiappare clienti”, difficile sia definibile pubblicità, al massimo per non farli scappare senza informazioni dirette e specifiche.
La concorrenza sleale si fa in altri modi e verso nuovi clienti, non qelli già fidellizzati.

Andrea Vania
Andrea Vania
20 Giugno 2026 15:28

Non è difficile ritenere che un gran numero di boccaloni riterranno quest’operazione di clean labeling di fondamentale importanza per la propria salute…

Ezio
Ezio
Reply to  Andrea Vania
23 Giugno 2026 12:14

Non è difficile definire chi non s’interessa della propria salute soprattutto in modo preventivo, ma lascio all’esperto semantico di cui sopra trovare la giusta definizione….

Eva Rigonat
Eva Rigonat
20 Giugno 2026 15:28

L’ argomento è stato chiarito anche da ISDEhttps://www.isdenews.it/influenza-aviaria-isde-si-esprime-sul-piano-vaccinale-negli-allevamenti/

Mauro
Mauro
20 Giugno 2026 15:53

Bastava scrivere che l’azienda non partecipa ad alcuna sperimentazione ma segue le regole bio, o quelchelé.

Ezio
Ezio
Reply to  Mauro
22 Giugno 2026 12:20

Gli9 alimenti bio sono già certificati e dichiarati con loghi e regole ben precise, ma per le novità meglio dichiarare, come per i nuovi alimenti Ogm NGT-1 e NGT-2 appena autorizzati, dalla UE, ma non dai produttori bio.

Giuseppe
Giuseppe
20 Giugno 2026 16:27

come mai queste uova e carne di tacchino provenienti da animali vaccinati non si possono venderle all’estero per legge? Sono davvero così sicure queste sperimentazioni?

Valeria Nardi
Reply to  Giuseppe
22 Giugno 2026 10:08

Il divieto di esportare carne di tacchino e uova da animali vaccinati non dipende dalla pericolosità del cibo, ma da rigidi meccanismi commerciali e geopolitici. Molti mercati esteri applicano una politica di “tolleranza zero” e bloccano le importazioni per il timore tecnico che gli anticorpi generati dal vaccino rendano difficile distinguere, tramite i test standard, un animale sano vaccinato da uno malato, rischiando così di importare il virus in modo “invisibile”. I progetti pilota attuali servono proprio a testare sul campo la logistica di controllo e la tracciabilità per superare queste barriere economiche, e non la sicurezza del farmaco in sé. I vaccini veterinari utilizzati sono tradizionali, già approvati dall’EMA e totalmente sicuri: stimolano le difese dell’animale senza lasciare alcun residuo attivo o tossina negli alimenti. Di conseguenza, il blocco delle frontiere è una misura di pura prudenza commerciale tra Stati, mentre la carne e le uova che arrivano sulle nostre tavole rimangono biologicamente sicure e controllate.

paolo
paolo
20 Giugno 2026 17:43

Il bio si regge tutto su questa narrazione che le loro lavorazioni sono sempre “no-qualcosa”. il limite fra storiella innocua e pubblicità ingannevole è sottile. Ma a queste aziende importa blandire i loro consumatori iper informati e “fully concerned” che ovviamente in vita loro non hanno mai visto un campo coltivato o un allevamento e le fattorie sono come quelle di nonna papera. Peccato che se allevi polli a terra e all’aperto, a meno che tu non abbia a disposizione ettari di terreno dove far razzolare qualche decina di volatili, li devi vaccinare per forza, per lo stesso motivo per cui se hai un ufficio open space con un po’ di persone che lavorano fianco a fianco, cioè le malattie infettive si diffondono velocemente. Quindi, quando anche raccontano degli 0 antibiotici non fanno che ribadire, in modo leggermente distorto, che nella carne non ci sono residui di antibiotici (requisito di legge) non perché non si usino ma perché ci sono finestre di somministrazione e sospensione nel corso del ciclo di allevamento.

Doriana
Doriana
20 Giugno 2026 20:35

Apprezzo la sensibilità che con continuità NaturaSì conferma di avere rispetto ai quesiti e in generale ai timori dei suoi consumatori tra i quali, anch’io, mi onoro di appartenere.
La Coop, Coop Adriatica almeno, per quasi un lustro ha accompagnato la nostra spesa con il mantra “Prodotti OGM? Nel dubbio no, grazie…”
In entrambi i casi, non si avanzano teorie balzane né si promulgano ipotesi allarmistiche, sarebbe pertanto assai scorretto da parte di questa redazione insinuare esattamente questo. Se una specifica novità o una precisa tendenza del mercato, suscita a qualunque titolo timori in una consistente fetta di consumatori, e una catena di supermercati può e vuole dichiarare in risposta unicamente la propria NON adesione… Dov’è il problema?
Se NaturaSì avesse avanzato critiche alla sperimentazione in corso allora si, questo articolo avrebbe avuto un fondamento ma, di fatto voi state insinuando che siano loro ad insinuare qualcosa. Vi ringrazio comunque non leggo mai i volantini in negozio e se non fosse stato per questo articolo, non avrei avuto occasione di leggere il loro comunicato in merito

Valeria Nardi
Reply to  Doriana
22 Giugno 2026 10:24

Il parallelo con la storica campagna di Coop sugli OGM è calzante, ma evidenzia anche una differenza fondamentale. Quando Coop diceva “Nel dubbio no”, si muoveva in un contesto in cui la coltivazione e la commercializzazione degli OGM erano (e sono) una realtà commerciale globale concreta. Esisteva una scelta commerciale praticabile: selezionare fornitori che garantissero filiere OGM-free.

Nel caso del manifesto di NaturaSì sui vaccini a mRNA, il contesto è radicalmente diverso ed è qui che si inserisce la critica giornalistica. Affermare pubblicamente di non aderire a una tecnologia che non viene utilizzata nei piani vaccinali veterinari attuali (poiché i vaccini autorizzati in Europa per l’aviaria sono tradizionali e non a mRNA) significa, di fatto, rassicurare il pubblico su un rischio inesistente nei fatti.

Il problema non è la legittima scelta di una catena di dichiarare la propria filosofia produttiva, ma l’effetto che questo tipo di messaggi genera sul pubblico. Quando un marchio autorevole dichiara con enfasi di “rifiutare” una specifica tecnologia in un momento di forte sensibilità mediatica, l’impatto implicito sul consumatore non è neutro: si insinua l’idea che quel pericolo sia attuale, concreto e che altri lo stiano somministrando.

Il ruolo di una testata giornalistica non è censurare le politiche di marketing delle aziende, ma riportare i consumatori alla realtà dei fatti e dei dati scientifici. Se il dibattito si sposta su paure ipotetiche anziché sulle questioni reali — come la gestione degli allevamenti intensivi o la biosicurezza — l’informazione perde la sua funzione di bussola. Difendere la trasparenza significa anche far notare quando una campagna commerciale rischia di alimentare la confusione anziché fare vera chiarezza.

Doriana
Doriana
Reply to  Valeria Nardi
22 Giugno 2026 14:35

La ringrazio moltissimo per l’impegno e l’energia che con coraggio ha deciso di convogliare sull’argomento. Ben inteso, parto dalla convinzione che non ci siano ombre nell’onestà di ogni parte coinvolta in queste divulgazioni, ma tenuto conto delle inestimabili implicazioni di un successo quanto di un fallimento delle strategie messe in atto, ovviamente non prevedibili nel breve periodo, e non potendo purtroppo ignorare i limiti ancora invalicabili posti dalla scarsa attitudine alla condivisione, tra soggetti accreditati internazionali di natura statale e privata, dei dati di partenza e ancora meno di quelli intermedi… confesso di empatizzare con sufficiente oggettività e distacco con quanti propendono per una prudenziale sospensione della totale fiducia. Al contrario, ogni stimolo o impulso che contribuisca allo sterile riduzionismo pro/contro, al netto della convalidata ignoranza di fondo che contraddistingue tutti noi commentanti, lo percepisco come reiterazione (occasionalmente non intenzionale come in questo caso) dello schema di istigazione allo scontro: palese quanto ci sia stato radicalmente ed irreversibilmente inculcato.
Ancora grazie

Teresa Bilotta
Teresa Bilotta
20 Giugno 2026 22:08

Molto interessante e chiarificatore.
Grazie
Teresa

Serena Squillante
Serena Squillante
20 Giugno 2026 22:18

La constatazione elementare, è: se si fosse trattato del vaccino utilizzato da svariati anni a questa parte, non lo avrebbero chiamato “progetto pilota”, con la specifica, facilmente consultabile sul sito del governo, che carne e uova provenienti dagli stabilimenti interessati, non sono esportabili, ma vanno consumate sono in Italia. Per il resto, giocando con le parole, è vero, non sono vaccini a mRNA, ma la sostanza è questa, come riportato dal prof. Stramezzi: un Herpesvirus di tacchino (HVT), vivo e biologicamente attivo, viene ingegnerizzato per trasportare all’ interno del nucleo cellulare di polli e tacchini il DNA contenente l’ informazione per trasformare la cellula in un reattore biologico e per farle produrre la proteina H5 del virus dell’ Aviaria.
Tale DNA esogeno, trasportato all’ interno del nucleo della cellula dal vettore (= trasportatore) virale HVT vivo e biologicamente attivo (un virus vivo non può far altro che entrare dentro la cellula, essendo un parassita intracellulare obbligato), viene trascritto in m- RNA dall’ enzima RNA-polinerasi endogena.
Tale m- RNA esce dal nucleo entra nel citoplasma, raggiunge i ribosomi ed ivi gli fa sintetizzare la proteina H5 del virus dell’ Aviaria.
Ed a tutt’ oggi nessuno sa quali e quante cellule produrranno tale proteina virale, per quanto tempo, in quale quantità e che fine fa il DNA esogeno introdotto nel nucleo della cellula dal vettore (=trasportatore) virale ingegnerizzato (HVT).

Valeria Nardi
Reply to  Serena Squillante
22 Giugno 2026 10:38

Il meccanismo descritto descrive correttamente il funzionamento di un vaccino a vettore virale ricombinante (HVT), una tecnologia sicura e utilizzata da oltre trent’anni in veterinaria su miliardi di volatili. Tuttavia, l’equiparazione forzata ai vaccini a mRNA è biologicamente errata.

L’Herpesvirus del tacchino è un virus non patogeno il cui DNA non si integra affatto nel genoma dell’animale. La produzione della proteina H5 è temporanea e circoscritta, utile solo a stimolare le difese immunitarie del pollo prima di esaurirsi fisiologicamente. Affermare che non se ne conoscano gli effetti ignora decenni di studi di farmacovigilanza ed evidenze scientifiche approvate dall’EMA, che escludono qualsiasi alterazione biologica della carne o delle uova.

Infine, la dicitura “progetto pilota” e le restrizioni all’esportazione non dipendono da dubbi sulla sicurezza del vaccino, ma da una strategia puramente logistica e burocratica per testare i controlli sanitari nazionali, evitando così sanzioni commerciali automatiche da parte dei partner esteri.

Umberto Peron
Umberto Peron
20 Giugno 2026 22:23

Negli allevamenti convenzionali ne “combinano di tutti i colori”.
Perciò a Voi del Il Fatto Alimentare suggerisco di approfondire meglio l’argomento vaccini sui polli ma anche sui maiali e ne scoprirete delle belle…..anzi delle brutte a scapito degli esseri umani.
Un aiuto lo potete avere da animal-equality.
Cordiali saluti

Valeria Nardi
Reply to  Umberto Peron
22 Giugno 2026 10:37

Ci teniamo a rassicurarla sul fatto che l’attenzione de Il Fatto Alimentare sull’impatto degli allevamenti intensivi è costante e profonda da anni. Molto spesso siamo stati proprio noi, attraverso le nostre inchieste e l’analisi dei dati scientifici, a smascherare problematiche severe, frodi e storture di questo modello industriale, denunciando l’uso eccessivo di antibiotici, le scarse condizioni di benessere animale e i rischi per la salute umana.
Conosciamo e seguiamo con attenzione il lavoro di realtà come Animal Equality, con cui condividiamo l’obiettivo di accendere i riflettori su una realtà spesso opaca. Il nostro approccio giornalistico, tuttavia, si impone di separare la sacrosanta battaglia contro l’insostenibilità degli allevamenti intensivi dalla valutazione tecnica degli strumenti sanitari. Criticare la disinformazione scientifica sui vaccini non significa difendere il sistema degli allevamenti convenzionali, ma evitare che si sovrappongano piani diversi, perché un’informazione accurata e basata sui fatti è il primo strumento per pretendere un cambiamento reale del sistema alimentare.

giovanna carnaroglio
giovanna carnaroglio
20 Giugno 2026 22:28

Chi afferma il contrario ha avuto a disposizione il vaccino e la fatto analizzare per poter affermare che non è mRNA?

Valeria Nardi
Reply to  giovanna carnaroglio
22 Giugno 2026 10:39

Per affermare che i vaccini utilizzati non sono a mRNA non serve un’analisi di laboratorio privata, poiché la composizione di ogni farmaco autorizzato in Europa è pubblica, registrata e legalmente vincolante. I piani pilota ministeriali utilizzano vaccini regolarmente approvati dall’EMA (l’Agenzia Europea per i Medicinali), i cui dossier tecnici contengono l’esatta mappa genetica e biochimica del prodotto. Falsificare tali dati o dichiarare una tecnologia per un’altra costituirebbe un reato penale internazionale di frode scientifica e commerciale. La certezza che si tratti di vaccini tradizionali inattivati o ricombinanti — e non a mRNA — si basa quindi sui rigidi protocolli di tracciabilità legali e sanitari che regolano l’intera filiera farmaceutica ed alimentare europea.

Juan
Juan
21 Giugno 2026 14:23

Deluso da NaturaSì che contribuisce a fomentare atteggiamente antiscientifici. Mai più da loro.

Ezio
Ezio
Reply to  Juan
24 Giugno 2026 12:34

Quando fai prevenzione e protezione per i tuoi clienti meglio la prudenza ed attendere la fine del “progetto pilota” in atto in alcuni allevamenti in Veneto e Lombardia.
Poi discuteremo di atteggiamenti antiscientifici e se le risultanze delle sperimentazioni sono compatibili con il disciplinare del metodo Biologico, che ogni produttore e distributore deve rispettare pena la decadenza.

Walmart955@gmail.com
Walmart955@gmail.com
21 Giugno 2026 15:25

Naturasi, di cui sono uno storico e tutt’ora orgoglioso cliente, ha preso una cantonata che esplicita la loro intima contrarietà ai vaccini tout court. In particolare del presidente.

Ezio
Ezio
Reply to  Walmart955@gmail.com
24 Giugno 2026 12:36

Quando fai prevenzione e protezione per i tuoi clienti meglio la prudenza ed attendere la fine del “progetto pilota” in atto in alcuni allevamenti in Veneto e Lombardia.

Giancarlo
Giancarlo
22 Giugno 2026 09:49

Credo che dopo la questione del Covid e quanto sta emergendo in sede di Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria SARS-COV-2, il cui archivio di audizioni è reperibile qui, così chiunque può farsi un’opinione personale:
https://www.senato.it/attualita/archivio-notizie?nid=91549
ci sia una legittima diffidenza nei confronti dei vaccini e nella loro sperimentazione e utilizzazione massiva.
Il sospetto è che dietro vi sia soltanto affarismo, mascherato da interesse per la popolazione, visto che lo schema è sempre lo stesso:
– si crea un’emergenza
– si propone una soluzione
– la si rende obbligatoria in forza di legge
Non ci si domanda mai “Chi ci guadagna e chi ci perde?”
Per es.; per il Covid, nessuna farmacia che ha segnalato un caso di positività ha mai chiuso; i tabacchini potevano rimanere aperti, perché considerati servizi essenziali, ecc.
Da quanto ho letto la dermatite nodulare bovina contagiosa non è contagiosa per l’uomo, né rende le carni dell’animale non commestibili.
Idem per quanto riguarda il morbo della lingua blu o febbre catarrale ovina e per la peste suina: le carni sono assolutamente commestibili per l’uomo e la malattia non è trasmissibile da animale a uomo.
Vi sono dei casi emblematici in Sardegna per molte di queste patologie.
Per la dermatite bovina vi è stata la protesta degli allevatori che prima si sono visti imporre l’obbligo della vaccinazione e poi si sono visti sequestrare le mandrie per l’abbattimento. Qui vi è un Vostro articolo:
https://ilfattoalimentare.it/bovini-abbattuti-francia-dermatite-nodulare.html
ma vi consiglierei di andare alla fonte e parlare direttamente con gli allevatori coinvolti, perché non sempre le notizie vengono riportate con deontologia professionale.
Per l’avaria, un caso particolare è quello dell’ex sindaco di Cagliari Truzzu:
https://www.unionesarda.it/news-sardegna/cagliari/monte-urpinu-truzzu-abbattimenti-degli-uccelli-sospesi-anchio-ho-avuto-laviaria-qyyj82m4
https://www.youtube.com/watch?v=xPk0yL49btQ
Domanda: tutti gli altri uccelli che ormai invadono le nostre città (piccioni, cornacchie, tordi, gabbiani….), chi li controlla?
E la selvaggina? Facendo ricerche su internet, risulterebbe essere carne proveniente da animali allo stato brado, senza alimentazione forzata, senza somministrazione di farmaci e vaccini, se non, per alcune specie, quelli somministrati per via orale e molto più sana della carne d’allevamento.
https://www.veterinariapreventiva.it/wp-content/uploads/2017/11/BROCHURE-DEFINITIVA.pdf
Infine, faccio notare come, da qualche tempo a questa parte, su diversi prodotti alimentari appare il bollino “allevato senza antibiotici”.
Magari presto capiterà di vedere il bollino “allevato senza antibiotici, farmici di sintesi e vaccini”.

Valeria Nardi
Reply to  Giancarlo
22 Giugno 2026 10:53

La diffidenza verso i meccanismi istituzionali è comprensibile, ma confonde l’aspetto economico-politico con la reale gestione epidemiologica veterinaria. Malattie come la peste suina, la lingua blu o l’aviaria non vengono contrastate perché pericolose per l’uomo, ma perché sono devastanti per gli animali e per l’economia: l’abbattimento selettivo e le restrizioni servono a evitare la distruzione intera dei comparti zootecnici nazionali e il blocco totale delle esportazioni alimentari.

Per quanto riguarda il controllo della fauna selvatica, i monitoraggi pubblici dimostrano che gli animali selvatici sono il principale serbatoio naturale di queste infezioni. Tuttavia, la gestione di questa fauna richiede competenze scientifiche e non soluzioni approssimative: nel caso della peste suina, ad esempio, la caccia tradizionale ai cinghiali si è rivelata del tutto controproducente. Gli studi etologici dimostrano che la pressione venatoria disgrega i branchi e ne causa la dispersione sul territorio, diffondendo ulteriormente il virus e stimolando una risposta biologica che aumenta il tasso di riproduzione della specie, peggiorando la situazione anziché risolverla.

La vaccinazione o il contenimento negli allevamenti non sono quindi una “soluzione creata a tavolino”, ma lo scudo biologico necessario per proteggere gli animali sani. Infine, se il bollino “senza antibiotici” risponde alla reale emergenza dell’antibiotico-resistenza, un ipotetico bollino “senza vaccini” sarebbe biologicamente insostenibile: privare gli animali delle difese contro epidemie fulminanti significherebbe condannarli a morti di massa naturali o a macelli sanitari inevitabili. Informare correttamente significa distinguere la legittima vigilanza sui profitti farmaceutici dalla necessità scientifica di difendere la salute animale e le nostre filiere.

gim190
gim190
22 Giugno 2026 10:40

“Distruggi la scuola e avrai un popolo di ignoranti che crederanno a qualsiasi cosa”.

Ezio
Ezio
Reply to  gim190
22 Giugno 2026 13:11

“Migliora la scuola, la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti, le infrastrutture e gli strumenti dei laboratori di ricerca, finanzia i ricercatori… e soprattutto divulga le informazioni scientifiche utili ed anche quelle scomode, avrai una popolazione istruita e soprattutto informata.”

Guilaine
Guilaine
22 Giugno 2026 10:57

Il problema non è tanto come sono vaccinati i polli destinati al consumo ma COME sono allevati,in quali condizioni in regione dove si multiplicato gli allevamenti intensivi votati al profitto al discapito del benessere animale, delle norme d’igiene, condizioni lavorative e rispetto per il consumatore.

Ezio
Ezio
Reply to  Guilaine
22 Giugno 2026 13:36

In effetti il problema sta proprio nella corretta comunicazione ai consumatori, che se ben informati (un’utopia), potranno scegliere liberamente lo stile di vita e cosa acquistare.

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