Acqua minerale san Benedetto Impatto zero

Le affermazioni di San Benedetto su plastica riciclata, risparmio energetico e sostenibilità sono state giudicate vaghe, generiche e non verificabili. Il provvedimento dopo un ricorso dell’associazione Codici.

Il Tribunale di Venezia ha ordinato ad Acqua Minerale San Benedetto di eliminare dal proprio sito internet e dai social network cinque gruppi di affermazioni ambientali giudicate ingannevoli. Il provvedimento, adottato l’8 luglio 2026 dalla Sezione specializzata in materia di impresa, accoglie parzialmente un’azione inibitoria collettiva promossa dall’associazione di consumatori Codici.

Le cinque affermazioni di San Benedetto da cancellare

La prima contestazione riguarda il messaggio pubblicato sotto il titolo “Sai che il PET è 100% riciclabile?”, nel quale San Benedetto afferma: “Diamo nuova vita alle bottiglie di PET: nel nostro ventaglio di prodotti compaiono packaging realizzati anche con la plastica riciclata (rPET). Riduciamo l’impiego di PET nella realizzazione del packaging. Le bottiglie che produciamo pesano meno e questo comporta un risparmio energetico effettivo”.

Il secondo gruppo di frasi raccolto sotto il titolo “Non solo Packaging”, riguarda la progettazione di contenitori sempre più leggeri, il minore utilizzo di materie prime, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, la razionalizzazione dei consumi energetici e l’installazione di pannelli fotovoltaici e impianti di illuminazione a led negli stabilimenti.

Il Tribunale ha vietato anche il testo “L’innovazione tecnologica dedicata all’ambiente”. In questa sezione San Benedetto presenta la sostenibilità come un “fattore imprescindibile” del proprio modello di business e sostiene di avere avviato “un processo virtuoso su tutta la filiera produttiva”, di avere ridotto del 40% la materia prima PET utilizzata e di impiegare macchine a basso consumo energetico e a basse emissioni, con l’obiettivo di diventare “ancora più green”.

acqua versata da bottiglia di plastica trasparente
Il Tribunale di Venezia ha ordinato a San Benedetto di rimuovere cinque claim ambientali, relativi soprattutto alla plastica

La quarta dicitura è “Più rPET, meno plastica vergine”. San Benedetto ricorda che dal 2025 la normativa europea impone almeno il 25% di plastica riciclata nelle bottiglie in PET e afferma di avere portato questa quota al 30%, contribuendo così a valorizzare il riciclo e a ridurre l’impiego di plastica vergine. Infine, il Tribunale ha vietato l’affermazione generale “SAN BENEDETTO è Sostenibilità”.

Perché sono stati giudicati ingannevoli

Il punto centrale del decreto non è che l’utilizzo di plastica riciclata, la riduzione del peso delle bottiglie o gli interventi di efficientamento energetico siano necessariamente falsi. Secondo il Tribunale queste affermazioni sono formulate in modo ampio, vago e generico. Non chiariscono a quali prodotti si riferiscono, quale sia l’effettivo consumo di plastica, rispetto al quale modello sia calcolata la riduzione del peso delle bottiglie e come sia quantificato il risparmio energetico.

Secondo i giudici le diciture finiscono per trasmettere l’immagine di un’intera produzione a ridotto impatto ambientale, senza mettere a disposizione del consumatore elementi sufficientemente precisi per comprendere e verificare il reale beneficio dichiarato.
Un’asserzione ambientale può essere ingannevole anche quando contiene un’informazione di per sé corretta, se è presentata in modo da attribuire a un prodotto o all’intera attività aziendale benefici ambientali più ampi di quelli effettivamente dimostrati.

Particolarmente netta è la valutazione della frase “SAN BENEDETTO è Sostenibilità”. Secondo il Tribunale, oltre a essere generica, la dicitura suggerisce l’idea di una produzione complessivamente sostenibile o priva di impatto ambientale, mentre la produzione, l’imbottigliamento, l’imballaggio e il trasporto di acqua minerale comportano inevitabilmente consumi di materie prime, energia ed emissioni.

Il problema, quindi, non è comunicare un miglioramento ambientale, ma trasformare interventi specifici – come l’alleggerimento di alcune bottiglie o l’utilizzo di una percentuale di plastica riciclata – in una rappresentazione complessiva di sostenibilità dell’azienda e dei suoi prodotti.

San Benedetto Ecogreen (1)
San Benedetto aveva già rimosso il claim “CO2 Impatto Zero” dopo un esposto del Fatto Alimentare all’AGCM

Non tutta la comunicazione di San Benedetto è stata bocciata

Il Tribunale non ha giudicato ingannevoli tutti i messaggi ambientali. Sono state ritenute ammissibili le affermazioni accompagnate da dati precisi e la quantità di plastica evitata alleggerendo le bottiglie. I giudici hanno ritenuto ancora utilizzabili il marchio “Ecogreen” e la formula “Ecogreen: il nostro impegno concreto”, perché collegati a informazioni dettagliate disponibili sul sito attraverso il QR code sulle bottiglie. La distinzione è quindi tra la comunicazione di risultati ambientali specifici e documentati e l’attribuzione generica della sostenibilità all’intero prodotto o all’attività aziendale.

“Questa vittoria contro il greenwashing conferma l’importanza del nostro impegno a tutela dei consumatori – precisa l’avvocato Ivano Giacomelli alla guida di Codici  –. Non si tratta di una battaglia ideologica: un’informazione commerciale corretta protegge i cittadini e premia le imprese che investono realmente in qualità e sostenibilità”.

Il precedente di “CO₂ Impatto Zero”

San Benedetto aveva già modificato la propria comunicazione ambientale dopo una segnalazione de Il Fatto Alimentare. Nel settembre 2024 il nostro sito aveva chiesto allo IAP di censurare le diciture “CO₂ Impatto Zero” e “Produzione a impatto zero” presenti sulle etichette e negli spot della linea Ecogreen. Lo IAP aveva respinto la richiesta. Diversa la decisione adottata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato che in seguito al nostro esposto ha concordato una moral suasion per cui San Benedetto ha eliminato le diciture contestate e ha modificato etichette, immagini e informazioni disponibili tramite QR code (ne avevamo parlato in questo articolo).

Il decreto del Tribunale di Venezia interviene ora sulle affermazioni rimaste o introdotte successivamente: questa volta i giudici ne hanno accertato la scorrettezza e ne hanno ordinato la cancellazione. Il Tribunale ha anche precisato che l’intervento dell’AGCM non impedisce alle associazioni dei consumatori di agire in giudizio, trattandosi di due forme di tutela distinte.

© Riproduzione riservata Foto: San Benedetto, Depositphotos

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