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Allergie e intolleranze: come districarsi tra i test bufala e quelli validi? I commenti dei lettori e la risposta dell’esperta Marina Russello

La dieta senza glutine non è una scelta per chi soffre di celiachia o sensibilità al glutine
Tra le intolleranze quella al glutine è la più conosciuta ed esiste un percorso validato scientificamente per diagnosticarla

Allergie e intolleranze sono argomenti che suscitano molto interesse tra i lettori. Dopo la pubblicazione dell’articolo sui test non attendibili e sul documento che l’Ordine dei medici ha scritto per fare chiarezza e mettere in guardia contro le bufale, sono arrivati moltissimi commenti da persone che hanno sollevato dubbi e perplessità.

Questi sono alcuni commenti :

L’articolo lascia purtroppo il tempo che trova. Anche i test ufficiali danno risultati diversi ogni volta che li si fa e sono ovviamente decisamente più invasivi di quelli cosiddetti alternativi. Migliaia di medici usano il test kinesiologico e i corsi di kinesiologia sono validi come crediti medici. Come la mettiamo? Oltretutto c`è da considerare che a parte pochissime specializzazioni mediche, i medici NON studiano alimentazione. Infatti i consigli che danno si basano di solito su informazioni a dir poco vetuste (tipo quella che i latticini rinforzano le ossa, qdo è ormai un ventennio che si sa che è esattamente il contrario). Questo articolo fa parte di quella categoria di informazioni che gettano discredito sulle terapie naturali solo perché la gente possa rimanere fidelizzata alla casta medica ed alle multinazionali del farmaco. Purtroppo.

E ancora…

PrIck test allergie
Non esiste solo il Prick Test: ci sono test validati anche per le intolleranze

Anche io critico l’articolo: la medicina ha, ha sempre avuto ed avrà sempre, limiti diagnostici che spesso la medicina alternativa riesce a superare. Un esempio? “Intolleranza al glutine non celiaca”: la medicina occidentale classica non ha tecniche né esami né strumenti per diagnosticarla; al contrario un test tra questi non riconosciuti, ha identificato la reazione spropositata alla fialetta contenente glutine. Parlando con il medico che mi ha ricoverata per 15 gg al fine di capire cosa mai avessi (perdita di peso, scariche) non ha trovato un solo indizio di patologia se non i sintomi (gastro negativa, esami ematici negativi, test per la celiachia tutti negativi, ecc…immaginate dopo 15 gg di controlli ero rivoltata come un calzino!) Gli ho chiesto se quel test poteva essere preso in considerazione, se era il caso di mangiare senza glutine. Mi ha risposto “Provi”, ormai inerme! Fatto sta che dopo 5 gg di gluten free ho iniziato a stare meglio e dopo un anno dall’inizio della mia nuova dieta non ho avuto più nessun disturbo (a meno che non ci sia contaminazione). Quindi, non chiudete le porte a questi test in modo esclusivo: provate a capire cosa ci sta dietro a ogni reazione, studiateli senza pregiudizi.

In questo articolo non viene menzionato neanche un test scientificamente validato per le intolleranze alimentari, ma solo quelli per le allergie, che come spiega bene l’articolo sono un’altra cosa. Ma le intolleranze alimentari esistono e danno sintomi molto vari e molto fastidiosi. Allora quali test scientificamente approvati esistono per sapere di quali intolleranze si soffre? Gli allergologi non lo dicono, forse perché non lo sanno neanche loro, visto che si occupano di allergie e non di intolleranze. Chissà quanta gente eè passata da questi medici e loro hanno detto che non avevano niente, quando invece i pazienti soffrivano di intolleranze! Ma purtroppo gli allergologi non conoscono le intolleranze e non sanno come diagnosticarle. E purtroppo gli allergologi sparano a zero su tutto senza ammettere di non sapere su questo argomento. E le persone intolleranti continuano a stare male!

Allergie cibo allergeni
È importante seguire un percorso personale, facendosi seguire dal medico

E infine…

Nell’articolo si cerca di evidenziare la differenza tra allergia e intolleranza dichiarando che c è molta confusione tra i due termini nella gente comune. Poi però si confrontano i test ufficiali per la ricerca delle allergie con i test non ufficiali per ricercare le intolleranze. Ma non si era chiarito che sono problemi completamente diversi?

A causa dell’importanza dell’argomento e della corposità di questi commenti, abbiamo rivolto ogni domanda e ogni affermazione a Marina Russello, specialista in Allergologia e immunologia clinica dell’Ospedale Sant’Anna di Como. Ecco la sua risposta:

Ritornando all’articolo del 12 settembre pubblicato su Il Fatto Alimentare, ritengo che non sia proprio possibile dare a  una risposta adeguata a tutti i  quesiti. Ogni caso, ogni paziente, ogni storia va sempre valutata in un contesto clinico ben più ampio, ed è proprio per questo motivo che (ancora riferendoci ai contenuti del Documento FNOMCeO), in ogni capitolo viene sottolineata  la necessità di una valutazione clinica che sia in grado di definire gli accertamenti più adeguati  per il paziente che abbiamo davanti. Il percorso diagnostico di una Allergia Alimentare “vera” è al giorno d’oggi molto ben definito e, quando correttamente seguito, cosa che i Centri di Allergologia sul territorio nazionale normalmente  fanno,  al paziente  vengono date informazioni  precise sulla propria allergia, come gestirla, come evitare o trattare situazioni anche  di grave rischio .

Quiz su allergie pane148327374
La celiachia è presente in una percentuale di soggetti ben più alta di quanto si creda

Ma questo non significa che altri aspetti di allergie e intolleranze alimentari vengano trascurati: infatti (e anche questo nel nostro documento è ben sottolineato), oltre ai classici test per le allergie, vengono ricordati i vari test scientificamente provati (Breath Test lattosio , Fruttosio, screening Celiachia , Patch test x Nikel, etc…) che vengono utilizzati proprio per diagnosticare e trattare forme classiche di Intolleranza ( esempio la “sindrome del colon irritabile”). La necessità di diagnosi implica, in moltissimi casi, una collaborazione di vari specialisti del campo (oltre all’allergologo è fondamentale il gastroenterologo, a volte il dermatologo se il problema è la pelle …. ) e del medico di Famiglia  che conosce bene il suo assistito.

Non dimentichiamo il problema celiachia: tale forma morbosa, presente in una percentuale di soggetti ben più alta di quanto si creda, va ricercata secondo le linee guida internazionali, senza ricorrere a metodiche “fai da te “ che possono portare a diagnosi errate o a diete scorrette. Invece per gli altri test cosiddetti “alternativi”, sottolineo di nuovo che non esistono ancora studi che ne dimostrino l’effettiva  sicurezza diagnostica, la riproducibilità nello stesso paziente o in gruppi di soggetti diversi. La riproducibilità è alla base di qualsiasi esperimento scientifico e di qualsiasi sistema diagnostico. Questo vale anche per alcuni test (esempio Test di Citotossicità, IgG4 seriche…) che appaiono molto scientifici in quanto eseguiti spesso su un prelievo ematico, ma non lo sono. Questo è un grosso limite che, chi da anni si occupa di tali problematiche, non accetta.

Tornando quindi ai vari quesiti, ribadisco che è impossibile rispondere a tutti: la raccomandazione generale è che il paziente debba essere seguito in un percorso diagnostico preciso e “ confezionato “ su misura dal proprio medico, questo per evitare non solo restrizioni dietetiche spesso non necessarie e a volte dannose, ma soprattutto diagnosi fuorvianti se non  pericolose.

Marina Russello specialista in Allergologia e immunologia clinica dell’Ospedale Sant’Anna di Como

© Riproduzione riservata

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5 Commenti

  1. Avatar

    Quando non si conoscono o condividono le basi della capacità digestiva individuale acquisita, genetica, o psicosomatica di accettazione di un dato alimento, ma si testano solo reazioni allergiche e metaboliti di scarto, non si può condannare e sminuire, per principio scientifico, la ricerca di “altre” soluzioni a quelle ufficiali autolimitanti.
    E’ come se un ricercatore si autocastrasse perché sta ricercando in un campo non ancora scoperto.
    La ricerca è scoprire quello che ancora non si conosce, in campi nuovi ed inesplorati, altrimenti non si scopriranno mai nuove soluzioni.
    Se ancora non abbiamo compreso il meccanismo delle intolleranze, e non lo abbiamo ancora scientificamente compreso, occorre cambiare punto di vista e passare dalla critica improduttiva alla disponibilità collaborativa.

    • Avatar

      LA ricerca è scoprire quello che ancora non si conosce…giustissimo. Ma la clinica è un’altra cosa, si basa su una ricerca pregressa. Si tratta un paziente per quello e con quello che la ricerca ha scoperto e confermato dopo numerosi studi. Un conto è scoprire qualcosa, un conto è confermarlo con altri studi, e un conto ancora diverso è applicare il tutto nella pratica ambulatoriale quotidiana. Una ipotetica “intolleranza” finché non viene descritta e resa diagnosticabile attraverso un test valido e ripetibile non dovrebbe essere “diagnosticata”.

  2. Avatar

    vorrei proprio sapere quanti pazienti su problematiche di salute “complesse” e che possono essere il risultato di molteplici concause vengono , oggi, seguiti in maniera approfondita e/o con un iter “preciso e confezionato” PER IL SINGOLO PAZIENTE.
    Purtroppo spesso e volentieri ci si trova davanti a seguire un iter e delle linee guida “preconfezionate su uno standard di massa” e pochi medici (parlo in generale e ovviamente per esperienza personale (malattia rara) e/o di persone a me vicine) sono ATTENTI alla “singola complessità” che hanno davanti

    Si rischia quindi di iniziare iter terapeutici che non portano a nulla, a volte rischiano di aggravare la situazione e, spingono il paziente verso “test o metodologie molto poco scientifiche”.

    Raramente , anzi , mi sembra una sola volta , credo di aver avuto una esperienza medica “POSITIVA” da un certo punto di vista:
    Si trattava di uno specialista di una specifica materia che ebbe la forza di dire “NON LO SO” , non so da cosa dipende il suo problema, ma, sicuro , lei non ha nulla che non và secondo quella che è la mia materia e gli “organi di cui mi occupo” e che a quanto pare sono in sofferenza

    bisognerebbe iniziare ad avere la forza ad ammettere ciò che non si sà e che alcune terapie sono come quelle descritte nell’articolo ……. “una prova” (PROVI) su un qualcosa che non si sa/può ancora spiegare

  3. Avatar

    “Una ipotetica “intolleranza” finché non viene descritta e resa diagnosticabile attraverso un test valido e ripetibile non dovrebbe essere “diagnosticata”.
    Quindi per Ale quello che non si può ancora diagnosticare con un test validato da una ricerca pregressa, per la “clinica” ufficiale non esiste e non deve essere diagnosticato e ricercato in nessun altro modo.
    E poi lamentate che i pazienti cercano altrove le vostre non risposte!
    Concludo con l’auspicio di Marco, che qualche volta abbiate il coraggio di ammettere quello che non sapete ed astenervi dal condannare e giudicare come eretico chi trova soluzioni ad un problema molto diffuso, per il quale non solo non avete soluzioni, ma che per la maggioranza di voi, al di fuori delle allergie neanche esiste.

  4. Avatar

    Non entro nella discussione specifica, ma mi permetto una provocazione sulla tematica informazione degli allergeni nei prodotti alimentari.
    Sacrosanto il diritto per i soggetti allergici ed intolleranti ad essere finalmemente correttamente informati sulla presenza di allergeni negli alimenti.
    Però siamo sicuri che l’enfasi posta nelle etichette dei prodotti alimentari per evidenziare gli allergeni non possa anche essere la causa “involontaria” di una non corretta informazione?
    Frasi ad esempio quali “Gli ingredienti evidenziati possono provocare reazioni in persone allergiche o intolleranti” che si trovano su alcuni prodotti hanno indotto persone a non consumare più quei prodotti “perchè provocano allergie….”.
    Indicazioni sui menù dei ristoranti sulla presenza o meno di allergeni nei piatti hanno portato dei clienti che prima di leggere tali frasi sui menù consumavano tranquillamente quei piatti senza nessun problema, a non ordinare più gli stessi piatti.
    Sottolineo che non voglio assolutamente banalizzare tali informazioni molto importanti.
    Come ho premesso la mia è una provocazione, ma prima o poi si dovranno fare dei bilanci sugli effetti dell’informazione in merito alla presenza di allergeni negli alimenti