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Alcol e tv: uno studio americano evidenzia come gli spot influenzano i giovani a bere di più

Come per i fast food, i soft drinks e le merendine ipercaloriche: la pubblicità televisiva funziona anche per le bevande alcoliche, soprattutto quando i destinatari sono ragazzi. Secondo uno studio condotto da Susanne Tanski, docente di pediatria del Children’s Hospital di Darmouth, c’è una correlazione tra il numero di  spot che  si vedono e il primo contatto con birra e altri alcolici. L’autrice aveva già condotto in passato uno studio per dimostrare l’associazione tra la visione di film in cui i protagonisti assumono alcol o fumano e comportamenti imitativi da parte dei ragazzi. Tanski ha esposto le sue ricerche all’ultimo meeting delle Pediatric Academic Societies, svoltosi nei giorni scorsi a Boston.

 

La ricercatrice ha selezionato oltre 2.500 ragazzi di età compresa tra i 15 e i 20 anni, analizzando  abitudini, i comportamenti sociali, le consuetudini familiari… Una delle domande chiedeva di riferire se conoscevano una marca di alcolici e se possedevano qualche gadget o prodotto firmato da aziende del settore. I partecipanti allo studio hanno visionato una ventina di immagini tratte da spot televisivi andati in onda nell’anno precedente su tv a diffusione nazionale che promuovevano birra e altri alcolici e altrettante immagini di pubblicità di catene di fast food. Per non influenzare i ragazzi tutte le fotografie erano state private del logo. 


Dopo la sessione di immagini, è stato chiesto ai partecipanti di indicare quale ricordavano di più, se qualche fotografia era piaciuta particolarmente e se conoscevano i prodotti o i ristoranti pubblicizzati. Dalle risposte è emerso con chiarezza il rapporto tra pubblicità televisive e abitudine a bere: la familiarità con gli spot TV è risultata infatti molto più frequente tra coloro che avevano già iniziato a consumare alcolici rispetto a coloro che n on lo avevano ancora fatto. Il 59% dei ragazzi aveva già iniziato a bere alcolici e, tra questi, il 49% lo aveva fatto in maniera eccessiva (almeno sei bicchieri in una volta) nell’anno precedente.

 

Inoltre, si è apurato che osservare persone con il bicchiere in mano nei film, avere amici che assumono drink, trovare una pubblicità particolarmente bella o efficace, avere genitori abituati a bere  almeno una volta alla settimana, vuol dire avere più probabilità di iniziare prima ad avere confidenza con l’alcol. Lo stesso effetto si vede nei ragazzi che ammettono di avere già iniziato a bere drink o birra: riconoscono gli spot televisivi, hanno gadget firmati, una marca di alcolici peferita e per loro aumenta il rischia di eccedere.

 

Secondo Tanki si è portati a bere di più non quando aumenta il numero di spot sul cibo visti, ma quando sullo schermo scorre la pubblicità di bevande alcoliche. Netto perciò il commento della ricercatrice: «Oggi quando le aziende realizzano gli spot seguono disciplinari volontari, emanati da loro stesse. Il presupposto è che il pubblico sia composto da persone adulte ma non è così, visto che davanti allo schermo ci sono spesso ragazzi giovani che riconoscono molto bene le marche e i prodotti.

 

Non siamo riusciti a dimostrare se l’abitudine ad assumere alcolici è in qualche modo indotta dalla pubblicità o se l’interesse per gli spot è maggiore in chi è abituato a bere alcolici. Tutto però sembra indicare che la pubblicità abbia un ruolo importante nell’indurre comportamenti dannosi per la salute tra i più giovani. Per questo le regole per la messa in onda dovrebbero essere più severe».

 

Agnese Codignola

Foto: Photos.com 

 

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Un commento

  1. Si direbbe che lo studio USA in questione eventualmente associ la riconoscibilita’ dei prodotti con le precedenti esperienze di consumo. Al di fuori di ciò, quale evidenza?