Bicchiere di vino rosso rovesciato su una tovaglia chiara; concept: alcol, bevande alcoliche

Sanità pubblica e lobby: il caso delle etichette sugli alcolici in Irlanda.

“L’alcol provoca malattie epatiche”. “C’è un legame diretto tra consumo di alcol e tumori letali”. “L’alcol in gravidanza può nuocere gravemente al bambino”. Sono le scritte, insieme a simboli dello stesso significato e a diciture chiare sulle calorie e sul contenuto di alcol in grammi, che gli irlandesi non vedranno, almeno fino al 2028. Avrebbero dovuto vederle materializzate in queste settimane, ma le lobby dell’alcol hanno vinto, e ottenuto un rinvio che sa di affossamento.

Che cosa è successo?

Nel 2018 il paese aveva approvato il Public Health Alcohol Act, una legge che regolava appunto il consumo di alcolici in un’ottica di salute pubblica, cercando di mettere mano a una situazione grave. La norma prevedeva, tra l’altro, l’obbligo di apporre diciture sulle confezioni e sulle bottiglie, anche per concretizzare un impegno preso in sede di Organizzazione Mondiale della Sanità da 139 paesi. L’OMS indicava proprio questo provvedimento come uno dei pochi suffragati da prove di efficacia, valido per ridurre i consumi e accrescere la consapevolezza dei cittadini, oltretutto con costi molto bassi. L’Irlanda sarebbe stato così il secondo paese al mondo (dopo la Corea del Sud) a farlo e, a detta di molti, un esempio da seguire. C’erano ben otto anni per adeguarsi e, semplicemente, modificare le etichette, e la scadenza del 22 di maggio 2026 era nota fin dalle prime norme attuative.

E invece, come ricordano su Lancet Stephanie M. Rutledge e Frank Murray, rispettivamente capo di Alcohol Action Ireland della European Health Alliance on Alcohol e del Department of Gastroenterology and Hepatology della Weill Cornell Medicine di New York, ancora una volta hanno vinto le potenti lobby degli alcolici (Big Alcol), che hanno ottenuto di spostare la data a settembre 2028, adducendo motivazioni assai poco credibili ed esclusivamente relative ai danni che la legge avrebbe arrecato al commercio. In conseguenza della retromarcia, alcune aziende che avevano iniziato da mesi ad apporre le diciture hanno cambiato idea, e stanno ritirando le confezioni aggiornate per reimmettere sul mercato quelle senza alcun avviso.

Un’azione globale

La campagna contro l’etichettatura di Big Alcol, si legge su Alcohol Action Ireland, è stata globale, e ha agito anche a livello europeo con un tipo di racconto (definito distopico) incentrato sull’allarmismo per il crollo delle vendite e la perdita di posti di lavoro. E questo anche se le diciture sarebbero state apposte solo sui prodotti destinati al mercato interno, e non su quelli per l’esportazione. La Commissione ha respinto le critiche, sostenendo che le etichettature non avrebbero danneggiato il commercio. L’azione si è allora spostata sul Piano Europeo per la Lotta contro il Cancro, dove Big Alcol ha ottenuto un grande successo, perché ha impedito l’adozione di simboli e diciture uniche, lasciando ai singoli paesi la decisione sulla possibilità di procedere, e come.

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Per l’OMS l’obbligo di apporre diciture sulle confezioni è un provvedimento efficace

Lo stesso è avvenuto in sede di organizzazione per il commercio mondiale (WTO), perché la discussione è attiva in molti paesi e per esempio il Canada sta procedendo nella direzione delle etichettature. Ma anche il WTO non ha accolto i rilievi sul commercio, per ora. Il risultato delle pressioni, comunque, è che nel 2021 meno del 40% dei paesi aderenti all’OMS avevano adottato una qualche dicitura, e quasi nessuno citava i tumori, anche se il legame con una ventina di essi è stato dimostrato da prove talmente solide da far inserire l’alcol tra i cancerogeni peggiori, insieme al fumo di tabacco.

Davide contro Golia

In Irlanda l’alcol provoca non meno di 1.500 decessi all’anno e mille casi di tumore. Anche per questo, secondo Rutledge e Murray, questo è “un esempio scandaloso e dannoso dell’influenza dell’industria dell’alcol nelle politiche di salute pubblica. L’industria dell’alcol ha utilizzato le sue enormi risorse e il suo potere di lobbying per bloccare l’attuazione di questa legge e proteggere i propri interessi, come aveva già fatto in passato con le proposte sul prezzo minimo per unità alcolica. Al contrario, le organizzazioni che promuovono politiche di salute pubblica efficaci per ridurre i danni da alcol sono scarsamente finanziate e coordinate: è una situazione da Davide contro Golia”.

Come minimo, concludono “Le industrie dell’alcol, come accade per quelle del tabacco, dovrebbero essere escluse dalla discussione sui provvedimenti di salute pubblica. I governi dovrebbero concentrarsi senza pietà sull’obbligare l’industria dell’alcol a farsi carico dei costi sociali derivanti dall’alcol, che attualmente superano di gran lunga le tasse generate dalla vendita degli alcolici”. (…) Questa vicenda “Dovrebbe essere un monito per altre giurisdizioni sull’influenza opportunistica dell’industria dell’alcol”.

Augurio che in Italia, probabilmente, è destinato a restare a lungo solo questo: una speranza.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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