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Additivi alimentari, i ritardi dell’UE nel vietare quelli sospettati da tempo di essere nocivi

Meglio tardi che mai. Questo adagio calza a pennello con quanto mi accingo a raccontare di alcuni additivi alimentari che, autorizzati e utilizzati per decenni in moltissimi prodotti, sono stati, o stanno per essere, vietati dall’UE per presunta o accertata tossicità. Prendiamo il caso del biossido di titanio (E 171). Questo colorante, autorizzato da tempo nei paesi dell’UE perché tutte le commissioni di esperti che lo hanno valutato negli ultimi 50 anni  (Jefca, 1969; Scf 1975,1977; Efsa 2016) hanno ritenuto che non destava preoccupazione per la nostra salute, sarà proibito a breve perché in odore di tossicità (ne abbiamo parlato in questo articolo). L’Efsa, infatti, ha recentemente riesaminato la sicurezza di questo colorante alla luce dei risultati delle più recenti ricerche e ha concluso che “non può essere esclusa la preoccupazione per la genotossicità, e date le molte incertezze, non può più essere considerato innocuo quando usato come additivo alimentare” (1). Una maniera alquanto involuta per dire che il biossido di titanio è sospettato di essere nocivo.

Mi preme far presente che, in realtà, l’incertezza sull’innocuità del biossido di titanio già esisteva quando il comitato di esperti dell’Efsa, nel 2016, diede parere favorevole al suo impiego. Per esempio, nella sua relazione questo comitato dichiarò che i dati sulla tossicità riproduttiva del colorante erano insufficienti per poter stabilire la Dga (dose giornaliera accettabile) (2) e concluse che “una volta che si rendano disponibili dati definitivi e affidabili sulla tossicità riproduttiva dell’E171, l’insieme dei dati dovrebbe rendere la commissione capace di stabilire nuovi valori guida per la salute (Dna)” (3). Stando così le cose, l’Efsa, per rispettare il sacrosanto principio di precauzione citato nel trattato sul funzionamento dell’UE, avrebbe potuto dare già allora parere negativo sull’impiego del biossido di titanio come additivo alimentare. Invece l’additivo ha continuato ad essere impiegato non solo in alimenti, ma anche in farmaci, dentifrici e cosmetici, e per di più, quantum satis, cioè nelle quantità che l’industria produttrice ritiene necessarie per raggiungere lo scopo prefisso.

Simple white cake with glaze on a gray background.
L’Efsa ha recentemente rivalutato negativamente la sicurezza del biossido di titanio, una additivo alimentare usato come colorante

La vicenda del biossido di titanio non desta meraviglia. Altri additivi, utilizzati per decenni, sono stati recentemente condannati dall’Efsa e vietati dall’UE per sospetta o accertata tossicità. Appartengono alle categorie dei coloranti, conservanti e antiossidanti, di cui le prime due sono sempre state nel mirino delle associazioni dei consumatori (tab.1).

È davvero sorprendente che la cantaxantina continua ad essere nella lista degli additivi alimentari autorizzati ma può essere utilizzata nei farmaci e non negli alimenti! (ne abbiamo parlato qui). E ancora più sorprendente è il fatto che i tre conservanti, l’ortofenilfenolo (E 231), il suo sale sodico (E 232) e il tiabendazolo (E 233), anche se vietati come additivi,  continueranno ad essere impiegati, ma come pesticidi e quindi ad essere ingeriti  come residui presenti nel cibo.  La magra consolazione per tutti è che, data la loro tossicità, tutti e tre saranno proibiti anche come pesticidi, i primi due  alla fine di quest’anno e il terzo nel lontano 2032. C’è da chiedersi perché dobbiamo aspettare tanto.

Una domanda legittima: quando le commissioni di esperti valutarono per la prima volta questi additivi alimentari sulla base dei dati scientifici disponibili, avevano elementi per dubitare della loro sicurezza? La risposta la troviamo nella Dga che fu attribuita agli additivi se teniamo presente che a) rappresenta la soglia di consumo quotidiano oltre la quale si rischia di avere problemi di salute a breve o a lungo periodo, b) è tanto più bassa quanto minore è la dose alla quale risulta nociva nelle prove tossicologiche e c) più bassa è e più alto è il rischio che venga superata.

Per fare un esempio, la Dga dell’amaranto, uno dei coloranti sintetici in odore di tossicità e per questo vietato negli USA (ma non nell’UE) è 0,15 mg/kg p.c., mentre quella della cocciniglia, un colorante naturale, è 5 mg/kg p.c. Ciò significa che l’amaranto è tossico a una concentrazione 30 volte inferiore a quella della cocciniglia (5 mg/kg p.c.) ed è molto più alto il rischio che se ne consumino quantità superiori alla Dga e quindi nocive.

Additivi alimentari
Il colorante rosso amaranto, già vietato negli USA ma non in UE, ha una Dga 30 volte inferiore del rosso cocciniglia

Ciò premesso, rispondiamo al quesito. Gli elementi per dubitare della sicurezza di quegli additivi c’erano. Come si osserva nella tab. 1, ad alcuni additivi fu attribuita una Dga molto bassa (inferiore a 1 mg/kg p.c), mentre ai rimanenti non potette essere nemmeno assegnata per mancanza di dati tossicologici. In entrambi i casi gli additivi erano già allora da considerare potenzialmente nocivi, quelli con Dga bassissima perché era alto il rischio che il consumo quotidiano superasse la soglia di sicurezza e quelli cui non si potette assegnare la Dga perché tale rischio non si poteva nemmeno valutare.

Purtroppo, nonostante la recente depurazione, nella lista degli additivi alimentari autorizzati ci sono ancora coloranti e conservanti con Dga “non assegnata” o bassissima (tab. 2). Un certo numero di questi additivi non è permesso negli Stati Uniti.

Ma non è finita. Ricerche di questi ultimi anni hanno evidenziato che la nostra salute dipende anche dal microbiota intestinale (ne abbiamo parlato qui) e che, se l’equilibro del microbiota è turbato da fattori esterni, possono insorgere disturbi a livello intestinale (coliti e sindrome del colon irritabile), metabolico (obesità, diabete, resistenza all’insulina), immunologico (malattie autoimmuni) e perfino neurologico e psichiatrico4. Tra i fattori esterni incriminati ci sono le diete errate, lo stress, gli antibiotici, i contaminanti e, guarda caso, gli additivi. Nonostante la ricerca  sia ancora all’inizio la lista degli additivi indiziati di creare squilibri nel microbiota intestinale è già lunga e comprende: coloranti (biossido di titanio, E 171; giallo tramonto, E 110) conservanti (solfiti, E 220-228), regolatori di acidità (acido citrico, E 330; acido malico, E 296), emulsionanti (carbossimetilcelluosa, E 496; polisorbato 80, E 433), edulcoranti sintetici (acesulfame, E 950; aspartame, E 951; saccarina, E 954; ciclammato, E 952; sucralose, E 955; neotame, E 961).

È prevedibile che, se un giorno tra le prove tossicologiche per valutare la sicurezza di un additivo saranno inclusi anche gli effetti sul microbiota intestinale, la purga della lista degli additivi alimentari autorizzati, oggi composta da oltre 350 prodotti, potrebbe essere draconiana. Aspettiamo e vediamo cosa succede.

Matteo Giannattasio (medico e agronomo, già docente del corso Qualità degli alimenti e salute del consumatore all’Università di Padova)

Note:
1.     EFSA. Safety assessment of titanium dioxide (E171) as a food additive. EFSA Journal 2021;19(5):6585
2.     La DGA (dose giornaliera ammissibile) è la dose giornaliera di assunzione considerata innocua (allo stato attuale delle conoscenze scientifiche).  Si calcola dividendo la più alta dose innocua osservata nelle prove tossicologiche per un fattore di sicurezza di norma pari a 100 e si esprime in mg/kg di peso corporeo (mg/kg p.c.). Per esempio, se la DGA di un additivo è pari a 10 mg/kg p.c., una persona che pesa 70 kg può assumere quotidianamente fino a una quantità dell’additivo pari a 70×10 = 700mg.
3.     EFSA. Re-evaluation of titanium dioxide (E 171) as a food additive. EFSA Journal 2016;14(9):4545
4.     Zheng D et al. Interaction between microbiota an immunity in health and disease. Cell Research (2020), 30: 492.
5.     Cao Y et al. Impact of food additives on the composition and function of gut microbiota. A review. Trend in Food Sciece and Technology (2021), 99: 295.

© Riproduzione riservata. Foto: Stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. Avatar

    Ottimo articolo.

  2. Avatar

    data la conclamata subalternità alle solite lobby affaristiche, multinazionali incluse, di questi enti che dovrebbero sovrintendere alla prevenzione da danni di origine alimentare per la salute, la migliore soluzione sarebbe che i consumatori divenissero più sensibili e consapevoli rispetto a tali argomenti e avessero la capacità di escludere da sé tali sostanze dalla propria nutrizione…

  3. Avatar

    Le industrie farmaceutiche usano e abusano di sostanze nocive o sospette. Per fare qualche esempio: un tanto pubblicizzato farmaco per le articolazioni contiene sucralosio come dolcificante e un aroma artificiale e le capsule di un altro sono colorate con biossido di titanio. Le industrie risparmierebbero se evitassero edulcoranti e lasciassero al cliente di dolcificare il prodotto secondo le sue esigenze e non si capisce perché si debbano colorare farmaci con sostanze da tempo sospette. Tutti le sostanze dolcificanti e coloranti non sono ingredienti necessari per la cura ed è ora che l’industria dei farmaci cessi di intossicarci.

  4. Avatar

    Si LuigiR ma questo tuo lecito auspicio presupone due fattori: 1) database accessibili nella propria lingua creati da enti terzi indipendenti; 2) istruzione di base alla ricerca di informazioni corrette e fondate.