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Acqua Sant?Anna toglie il cellophane di plastica e mette il nastrino, meno energia e meno spreco. Ma è ancora un esperimento

Arriva una nuova sperimentazione ecologista firmata da Fonti di Vinadio – Acqua Sant’Anna: si tratta del “fardello invisibile” ovvero di un nastro (di soli tre grammi) che lega il gruppo di sei bottiglie in orizzontale e in verticale, sostituendo il classico cellophane. Per il momento il nuovo sistema di imballaggio è presente solo in un punto vendita.

Sant’Anna è l’acqua che ha proposto la bio-bottle, (anche Ilfattoalimentare.it se ne è occupato), la bottiglia ottenuta da un polimero di origine vegetale biodegradabile in 80 giorni.  Spingendosi oltre nell’ambito delle innovazioni “ecologiche e di risparmio energetico”, Sant’Anna sta sperimentando la vendita delle 6 bottiglie legate insieme da un semplice sistema di nastri, dal peso di soli tre grammi.

L’innovazione è semplice, ma di impatto: eliminando l’involucro, riduce il materiale plastico della confezione a un decimo e, di conseguenza, si ottengono vantaggi sia nei costi di smaltimento, sia nei consumi energetici delle macchine che producono e applicano la tradizionale pellicola plastica alle sei bottiglie.

Il fardello invisibile ha anche un effetto più immediato, nel senso che non ha bisogno di essere smaltito e riduce anche l’ingombro dei rifiuti domestici nella raccolta differenziata casalinga. In teoria, con il tempo il fardello dovrebbe portare a una riduzione del prezzo, come conseguenza della riduzione dei costi dei materiali di imballaggio; allo stato attuale il prezzo risente degli investimenti legati alla ricerca.

Al momento il nuovo fardello è oggetto di un test di vendita: si trova in un unico ipermercato alle porte di Torino, a Grugliasco, e non incide sul prezzo delle sei bottiglie di Sant’Anna BioBottle.

Senza nulla togliere a questa novità, la nicchia ecologica delle acque minerali ha qualche elemento critico. l fardello invisibile è legato alla bottiglia bio-bottle sia per filosofia sia per la forma della bottiglia, che ha delle scanalature che consentono l’uso dei nastri. Per utilizzarlo, occorre quindi riprogettare il “design” della bottiglia stessa.

La bio-bottle presenta ancora problemi di smaltimento e di prezzo. Abbiamo chiamato il numero verde delle tre società che gestiscono lo smaltimento rifiuti a Milano (Amsa), Roma (Ama) e Torino (Amiat) per sapere dove buttare la bottiglia di plastica biodegradabile. Nei primi due casi l’operatore non ha avuto esitazioni: deve essere messa insieme alla plastica, nel sacco giallo. L’operatore di Torino ha cercato informazioni, ma la conclusione è stata la stessa: la bottiglia deve finire nella plastica.

Cattiva informazione su tutti i fronti: ci è stato anche detto che la bottiglia impiega sei mesi a degradarsi e per questo motivo non va messa con i rifiuti organici. Ma dalla Sant’Anna ci informano di una collaborazione con Conai* che ha portato a definire l’indicazione in etichetta di smaltimento nell’umido e quindi proprio nei rifiuti organici.

Questa problematica va risolta quanto prima: il consumatore non deve avere dubbi e non può incorrere in sanzioni per un errore nello smaltimento. Se a questo si aggiunge un prezzo più elevato di quello della bottiglia tradizionale, risulta penalizzato lo sviluppo di un filone ecologico nel settore acque minerali, settore sotto i riflettori anche per l’impatto ambientale dell’imballo e del trasporto.

Francesca Avalle

foto: Photos.com

 

*Consorzio Nazionale Imballaggi – è il consorzio privato senza fini di lucro costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi con la finalità di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio previsti dalla legislazione europea e recepiti in Italia attraverso il Decreto Ronchi (ora Dlgs. 152/06). 

 

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