Ricorso all’Antitrust contro la pubblicità di acqua Rocchetta con Michelle Hunziker. Segnalati i claim sulla salute, sulla bellezza e sull’effetto “depura”
Il Fatto Alimentare passa di nuovo all’azione. Abbiamo predisposto e inviato un nuovo esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) contro la campagna pubblicitaria dell’acqua minerale Rocchetta. Al centro della nostra contestazione ci sono i claim ingannevoli che da anni caratterizzano questo marchio: l’attribuzione di proprietà quasi miracolose legate alla salute, alla depurazione e alla bellezza, senza alcuna reale evidenza scientifica esclusiva.
Nello spot televisivo in onda, Michelle Hunziker dice: “Rocchetta invece sarà sempre Rocchetta. Perché è perfetta così. Super leggera e attiva, idrata la mia pelle. Mi depura e mi fa fare tanta plin plin. Per questo è una grande amica della mia linea. Al futuro del mio benessere e della mia bellezza voglio pensarci adesso. Rocchetta, acqua della salute. Puliti dentro e belli fuori. Plin plin.”

Proprietà esclusive?
Secondo le normative sulla pubblicità e sul codice del consumo, non è consentito attribuire a un’acqua minerale benefici per la salute senza prove scientifiche rigorose e specifiche autorizzazioni ufficiali. Un’azienda non può spacciare come ‘esclusivi’ del proprio marchio effetti fisiologici (come l’idratazione della pelle o l’effetto diuretico) che sono comuni a tutte le acque minerali. Qualsiasi acqua minerale favorisce la diuresi e l’idratazione, non serve certo acquistare una marca specifica per ottenere questi risultati.
Ma c’è un elemento che va ricordato: per il gruppo Cogedi (proprietario del marchio), violare le regole e pagare le sanzioni è diventata una prassi aziendale, un semplice costo di esercizio calcolato a tavolino. Negli ultimi vent’anni, l’azienda ha accumulato un record assoluto di censure da parte dello IAP e dell’AGCM. Con l’ultima ingiunzione si è arrivati a ben otto provvedimenti di condanna, superando per frequenza persino ‘celebrità’ delle televendite truffaldine come Wanna Marchi. Ma a quanto pare, all’azienda non importa nulla. Perché? La risposta sta purtroppo nei numeri.

Multe irrisorie
Le multe comminate dall’Antitrust (intorno ai 100-130mila euro) per un colosso delle acque minerali sono poco più che noccioline. Basti pensare che un singolo spot televisivo di 30 secondi, a seconda del canale e della fascia oraria, può costare da 25 e i 100mila euro. È evidente che una sanzione di questo importo viene semplicemente derubricata a ‘spesa extra’ di marketing. Finché conviene pagare una sanzione pur di continuare a diffondere un messaggio scorretto e suggestivo che spinge milioni di persone all’acquisto, l’inganno continuerà.
Nell’esposto chiediamo all’Antitrust e allo IAP di non limitarsi alla censura e alle sanzioni che si sono dimostrate inefficaci come deterrente. Chiediamo interventi più severi: sanzioni parametrate al budget pubblicitario investito e l’obbligo di ‘annunci correttivi’, in cui l’azienda informa i consumatori che bere acqua Rocchetta non conferisce alcun superpotere rispetto ad altre minerali.
© Riproduzione riservata Foto: spot Rocchetta
giornalista redazione Il Fatto Alimentare



Da decenni la pubblicità utilizza parole e aggettivi che vanno dall’esagerato all’ingannevole, i pubblicitari a volte sono complici e volte ritengono corrette le panzane dei produttori che spesso non sono consapevolmente ingannevoli, a volte credono più alle leggende metropolitane che alla scienza, si gasano sui clime, ma non è il caso di Rocchetta che consapevolmente da decenni, senza che nessuno dica niente, va avanti così. Nessuno si offenda, ma in Italia gli organi che dovrebbero censurare certa pubblicità non hanno competenze sufficienti e il Giurì non può, per molte ragioni, entrare a gamba tesa e velocemente in particolare per sui big spender. Il concetto commerciale di “depurazione” è in gran parte un mito. Il corpo non ha bisogno di essere “ripulito” con prodotti specifici, ma di essere messo nelle condizioni di funzionare bene. In estrema sintesi: il fegato trasforma sostanze potenzialmente nocive in composti eliminabili, i reni filtrano il sangue ed eliminano le scorie con le urine, l’intestino espelle ciò che non serve. L’acqua è un nutriente essenziale e insostituibile, tutta l’acqua, l’unica cosa che la può distinguere è la quantità di minerali. Spesso, in particolare da quando c’è Trump, denigriamo gli USA per vari motivi, ma negli USA bloccano e fanno pagare multe milionarie per molto meno di esplicitazioni verbali: uno spot della Nutella è stato multato perché vedendo la cascata di nocciole si percepita che ne contenesse più del 14%. Una crema antirughe con testimone Julia Roberts è stata multata perché dopo la crema il viso dell’attrice era troppo ringiovanito. Giurì e AGCOM dovrebbero adottare tali misure e lavorare sulla percezione non solo sulle parole, se lo facessero però gli introiti pubblicitari di RAI e Mediaset dimezzerebbero.
Nel 2012, Ferrero USA ha patteggiato una class action da 3,05 milioni di dollari perchè una madre californiana (Athena Hohenberg) sostenne di essere stata indotta a credere che la Nutella fosse un alimento “sano e nutriente” per la colazione dei figli. secondo l’accusa gli spot presentavano la Nutella come un esempio di colazione equilibrata, enfatizzando gli ingredienti “semplici” (nocciole, latte scremato) e omettendo di sottolineare l’altissimo contenuto di zuccheri e grassi saturi.
Purtroppo guai a chi tocca il cibo spazzatura più famoso d’Italia, probailmente più della pasta e della pizza. Viene millantato come un prodotto leader della nostra eccellenza quando non solo è un prodotto con altissimo contenuto di zucchero e grassi saturi ma quelle poche nocciole presenti non sono nemmeno nostrane. Sarà pur vero che negli USA Ferrero è stata oggetto di class action ma è pur vero che ha pensato subito di rifarsi con una furbata pubblicitaria”worldwide”, costata chissà quanti milioni di dollari ( che verranno rimpolpati, in ultima istanza, dalle tasche degli ignari acquirenti) che mostra un suo barattolone fluttuare nella cabina della Artemis insinuando che sia un alimento base, ergo, iper sano e bilanciato, degli astronauti in missione.
La questione Nutella è più articolata e non è stata una censura. Il caso risale al 2011 si trattava di una class action per marketing ingannevole sulla salubrità della Nutella. Il caso si è poi concluso l’anno successivo con un patteggiamento (e quindi l’inizio della procedura di rimborso per i consumatori americani) Il risarcimento ammontava a 3 milioni di dollari da distribuire ai consumatori e nel cambio delle strategie di marketing negli USA. Ferrero non ha ammesso nessuna colpa ma si è impegnata a chiarire meglio le informazioni nutrizionali e soprattutto a modificare il modo in cui venivano comunicati i benefici
Sarebbe ora!!!!!!
Il problema, appunto è che le sanzioni sono assolutamente ridicole rispetto al business che la stessa pubblicità genera, basti vedere tutti questi influencer che inondano i media di claims assurdi, concludendo, oltre ad un’ammenda congrua bisognerebbe ritrarre immediatamente il claims in oggetto e sospendere da ogni attività pubblicitaria attore\ice e società produttrice per un periodo più o meno lungo in base alla violazione commessa
Non credo che l’ acqua abbia poteri magici. Tutte le acque depurano. Bere tanto è importante.
Sinceramente, è il solito polverone sul nulla. Tutte le pubblicità funzionano così, non solo questa finita alla gogna: esaltano ciò che conviene e nascondono il resto. È la base del marketing, e stupirsi ora fa un po’ sorridere.
Colpisce piuttosto l’accanimento selettivo, soprattutto contro le acque minerali, come se ci fosse una contrapposizione più ideologica che sostanziale.
Quanto ai consumatori, dispiace vedere come si continui a trattarli da ingenui: questo francamente è fuori luogo. Chi si lascia abbindolare da messaggi così evidenti probabilmente lo farebbe comunque, a prescindere dal prodotto o dal messaggio.
Dire che “tutte le pubblicità mentono” non giustifica chi lo fa in settori delicati come l’alimentazione. Se gli italiani preferiscono trasportare pesanti casse d’acqua su per le scale invece di aprire il rubinetto, è proprio perché decenni di pubblicità martellante hanno costruito un’ingiustificata diffidenza verso l’acqua pubblica, vendendo l’acqua in bottiglia non come una necessità, ma come un “elisir di salute”. L’Italia è il primo consumatore europeo di acqua in bottiglia (e tra i primi al mondo), con una media che supera i 220 litri pro capite all’anno.Questo accade nonostante la nostra acqua di rete sia eccellente e sicura in quasi tutto il Paese, sottoposta a controlli molto più frequenti di quella minerale. Inoltre non si possono vantare benefici terapeutici o fisiologici (come la salute delle ossa o la pulizia dei reni) a caso. Queste affermazioni devono essere validate scientificamente e autorizzate. Non si tratta di trattare i consumatori da “ingenui”, ma di riconoscere che non tutti hanno una laurea in biologia o chimica per decodificare messaggi martellanti. La legge serve proprio a garantire che la scelta del consumatore sia libera e consapevole, non guidata da suggestioni infondate.
Punire le pubblicità ingannevoli non è accanimento, è un tentativo di riportare l’equilibrio tra un marketing aggressivo e la realtà dei fatti.
Va ancora molto di moda la “leggerezza” di un’acqua, per poi arrivare al paradosso di Levissima che aggiunge quello che non c’è in origine ( magnesio, potassio e zinco). Che l’acqua possa contribuire all’apporto di calcio (Ferrarelle ad esempio contiene 400 mg di calcio elemento/Litro, Acquasparta 450 mg/Litro, Lete 300 mg/Litro, Uliveto 175 mg/Litro) è vero. Ci sono farmaci che associano Vitamina D e Calcio carbonato utili nel trattamento dell’osteoporosi; quindi certi claim (“la salute delle tue ossa”) non sono falsi, seppure piegati alle esigenze del marketing. L’acqua del rubinetto è molto controllata, il sapore non sempre è gradevole al palato, ma migliora nettamente raccogliendo l’acqua del rubinetto in una caraffa a bocca larga e lasciandola riposare 2 ore in frigorifero; in tal modo il cloro, che è volatile, evapora
Personalmente quando parte lo spot di (nonna)
Hunziker cerco il telecomando… E’ certamente uno spot ingannevole e che spaccia un effetto fisiologico, dell’acqua del rubinetto come di una qualsiasi acqua minerale, come specifico dell’acqua Rocchetta. Purtroppo il caso San Benedetto è simile
Sarebbe ora, credo, che sulla pubblicità ingannevole si attui un giro di vite assai più rigoroso e meno ipocrita di quanto non sia ora. E non mi riferisco solo alle false proprietà miracolose delle acque minerali, ma , ad esempio, alle propietà antisintomatiche di alcuni farmaci propagandate come proprietà curative o a numerosi inegratori che a detta della pubblicità sarebbero delle panacee. Ma più che su una filosofia di controllo occorrerebbe second me agire assai più incisivamente sul grado di consapevolezza dei consumatori in modo da renderli capaci di effettuare le scelte più corrette per tutelare la loro salute. E questo sin dalla prima infanzia coinvolgendo anche i genitori. Senza, beninteso, togliere a nessuno la libertà di rimpinzarsi, se lo desidera, di grassi saturi, zucchero e acqua oltre la capacità di filtrazione oraria dei propri reni. Meglio masochisti consapevoli chee vittime ignare.