Uno studio globale svela come il 98% dei claim ambientali dei colossi del food sia una finta promessa: un inganno sistematico.
Promesse vaghe, impegni che nessuno potrà mai verificare, obbiettivi assurdi, confronti improbabili: sono un esercizio di creatività le affermazioni (i cosiddetti claim) che si trovano sempre più spesso sulle confezioni, sui siti e nelle pubblicità di prodotti a base di carne o di derivati del latte, che le aziende aggiungono in risposta all’aumentata sensibilità dei consumatori a livello mondiale rispetto all’impatto ambientale degli allevamenti intensivi.
Di più: sono quasi sempre greenwashing, come conferma uno studio appena pubblicato su Plos Climate dai ricercatori dell’Università di Miami, Florida.
Lo studio
Secondo i dati riportati, il 57% delle emissioni globali associate al comparto food arriva dagli allevamenti, e se si valutano tutte le emissioni di gas serra, di qualunque provenienza, la percentuale è del 16,5%. Le persone iniziano a esserne consapevoli, e per questo i ricercatori hanno vagliato i 33 principali produttori a livello mondiale (tra i quali Nestlé, Lactalis, Fonterra, Danone, Tyson Foods, Cargill, JBS) per verificare oltre 1.230 claim utilizzati nel periodo compreso tra il 2021 e il 2024, il 68% dei quali era specificamente dedicato al clima. Lo scopo era controllarne l’attendibilità, cioè se quanto affermato corrispondesse a qualcosa di realistico e soprattutto di verificabile.
Il risultato è stato anche peggiore delle aspettative, già assai negative. Infatti, il 38% dei claim riportava proiezioni futuribili campate per aria, che nessuno potrà mai verificare, come: “raggiungeremo la neutralità carbonica nel 2030”, oppure “consentirà il risparmio di 600 miliardi di litri d’acqua nelle regioni più aride della Terra entro il 2030” o “produrremo latticini a impatto zero entro il 2050”.

Greenwashing?
Le aziende, poi, non forniscono quasi mai prove scientifiche di ciò che affermano: è stato trovato qualche riferimento in meno di un caso su tre, ma solo tre claim su un totale di 1.233 erano associati a pubblicazioni su riviste scientifiche affidabili.
Tra le 33 aziende, 17 hanno espresso impegni specifici sul clima, relativi a raggiungere le emissioni zero (nel 2020 erano state solo quattro), ma anche questo segnale di miglioramento cela una realtà diversa: nessun progetto annunciato è risultato incentrato sulla riduzione delle emissioni, tutti i claim facevano riferimento al sistema delle compensazioni, che non contribuisce se non in minima parte a ridurre i gas serra, e che secondo molti esperti dovrebbe essere abolito perché costituisce un alibi e un freno a politiche veramente incisive.
In generale, il 98% delle affermazioni riportate può quindi essere classificato come greenwashing: una percentuale che come minimo fa riflettere su ciò che si può scrivere su una confezione o in un sito.
Le conseguenze di quella che è a tutti gli effetti una truffa, un inganno del consumatore, potrebbero essere gravi, perché i decisori politici potrebbero sentirsi autorizzati a esercitare meno pressione, visto che le aziende mostrano un atteggiamento collaborativo ed esibiscono (finti) comportamenti attivi per ridurre le emissioni. E potrebbe rivelarsi un boomerang per gli stessi produttori: i consumatori, una volta persa la fiducia, la recuperano con grande difficoltà.
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Giornalista scientifica



Ottimo articolo, però potreste scrivere tutto con parole Italiane, così tutti capirebbero senza dover ricorrere alle traduzioni. Grazie.
In questo ottimo articolo, di inglese c’è solo la parola greenwashing, chiara come poche nel descrivere, con un singolo termine una intera pratica. Plos climate è il nome della rivista scientifica dove è stato pubblicato lo Studio. Altre non ne ho viste. Non capisco quale sia il problema……
Se ai consumatori importasse veramente la SALUTE DELLA TERRA dovrebbero ridurre il consumo di carne e derivati,conoscendo bene la vera situazione degli allevamenti intensivi qualè.Questa rivoluzione deve avvenire dal basso in quanto i ns politici non sono sensibili su questi argomenti ma al contrario sono “pressati” dalle varie lobby.Il potere è tutto nelle ns mani basta non acquistare più questi prodotti che sono responsabili della maggiore quota di inquinamento globale.Siamo pronti a tutto questo?
E si, direi che sono abbastanza sensibile: ho smesso di mangiare carne 51 anni fa, (oggi ho 80 anni), l’unico inconveniente è che sia il medico che il farmacista mi hanno tolto il saluto!
Infatti i grandi produttori nonché la grande distribuzione sono molto amici di Big Pharma, si aiutano a vicenda e noi in mezzo al guado!
la sensibilità politica sta tutta nel portafoglio: seguono le lobby, del popolo se ne curano soltanto quando c’è da votare ergo da promettere.
Non esiste solo la carne degli allevamenti intensivi, io mangio carne di qualità proveniente da animali allevati al pascolo, si trova molto facilmente, costa di più ma ne vale la pena, le soluzione non è ridurre il consumo ma non mangiare quella proveniente dagli allevamenti intensivi, anche perché pasta pane, cereali e dolci gli lascio s quelli che vogliono vivere di meno…
Salve. Il “lavaggio verde” cioe il Greenwashing come viene etichettato sarebbe da controllare regolarmente istituendone nuclei ad hoc in seno ai Nas perché le ASL non sono affidabili né hanno mezzi. E così vedere e confrontare quanto viene scritto sull’etichetta e nella loro pubblicità e quanto realmente vero nel prodotto in qualità. Ciò spingerebbe le aziende ad essere fedeli tra il pubblicitario e la qualità del prodotto
Sono un dipendente ASL che lavora nella Sicurezza Alimentare.
Grazie per la fiducia sig. Piero.
Se può aiutare a chiarire la rilevanza del problema ho voluto confrontarlo co i sistemi di autoregolazione della Natura citando come esempio le migrazioni di milioni di gnu in Africa ottenendo la seguente risposta:
AI Overview Sì, la migrazione degli gnu nel Serengeti è un esempio lampante di autoregolazione naturale che, a differenza degli allevamenti intensivi, evita l’accumulo locale di gas serra e altri impatti ambientali negativi, alternando le dimore e permettendo all’ecosistema di rigenerarsi.Ecco i punti chiave del confronto tra il sistema naturale delle migrazioni e gli allevamenti intensivi:Autoregolazione Naturale: La Migrazione degli GnuRotazione Continua: Oltre un milione di gnu, insieme a zebre e gazzelle, percorre un ciclo di circa 1500-3000 km all’anno, spostandosi tra il Serengeti (Tanzania) e il Masai Mara (Kenya). Questo movimento incessante impedisce il sovrapascolo in una singola area e la concentrazione di deiezioni in un unico punto, evitando il sovraccarico di nutrienti e metano nel suolo e nell’aria.Rinnovo dei Pascoli: Lo spostamento basato sulle piogge permette alle erbe di ricrescere (pascolo rotazionale naturale), sequestrando attivamente CO2 atmosferica grazie alla stimolazione della crescita delle piante.Gestione dei Nutrienti: Le carcasse degli gnu che muoiono durante il viaggio (ad esempio, attraversando il fiume Mara) forniscono nutrienti essenziali per l’ecosistema, chiudendo il ciclo della vita in modo sostenibile.Risposta al Cambiamento Climatico: Sebbene la migrazione sia un sistema efficace, ilcambiamento climatico sta alterando i modelli di pioggia, disorientando gli animali e minacciando questo equilibrio naturale.Impatto degli Allevamenti IntensiviAl contrario, il sistema degli allevamenti intensivi crea accumuli insostenibili:Elevate Emissioni: Gli allevamenti intensivi emettono grandi quantità di metano (\(\text{CH}_{4}\)) e protossido di azoto (\(\text{N}_2\text{O}\)), gas serra estremamente potenti.Accumulo Locale: La concentrazione fissa di migliaia di animali in spazi limitati porta a un accumulo insostenibile di liquami e gas.Deforestazione: La necessità di produrre mangimi e creare pascoli causa la distruzione di foreste, che sono importanti pozzi di assorbimento del carbonio.Mancanza di Ciclo Naturale: A differenza degli gnu che fertilizzano i pascoli in modo diffuso, gli allevamenti intensivi concentrano i rifiuti, che spesso inquinano le falde acquifere e il suolo.Il sistema delle compensazioniSotto questo profilo, la natura utilizza metodi di autoregolazione come la migrazione per bilanciare la produzione di nutrienti e gas. I sistemi zootecnici intensivi, d’altra parte, sono difficili da “compensare” naturalmente, poiché il loro impatto è concentrato e non ciclico. Mentre la migrazione degli gnu è parte di un cerchio vitale, l’allevamento intensivo crea un’interruzione di tale cerchio, richiedendo soluzioni esterne per la gestione dei rifiuti e la riduzione delle emissioni.
Semplicemente una truffa ed un comportamento vergognoso da parte dei colossi
I grossi produttori stanno attraversando un periodo molto favorevole per la possibilità si approfittare della situazione economica internazionale e scaricare i loro aumenti sul cliente finale e recuperare anche redditività. Momento favorevole per fare accordi con enti di valenza ambientale, università, centri studi solo apparentemente terzi, politici sempre pronti alla apparizione in eventi con pseudo ambientalisti ecc. ecc.
Prendete la questione della biodiversità, non c’è azienda industriale anche fuori del settore alimentare che non abbia aperto ad alveari messi nei loro allevamenti, campi o solo cortili interni, e giù foto , eventi, comunicazioni ecc. ecc.
Ben vengano i vegani! Se i politici, gli allevatori e i coltivatori sono così sciocchi da non capire che il cliente (soprattutto i più giovani, ma anche coloro con un livello culturale medio alto) è sempre più attento all’impatto ambientale, al benessere animale e alla salute personale, peggio per loro!!!! Se non lo fanno i politici, dobbiamo essere noi consumatori ad orientare il mercato con le nostre scelte!
meglio vegetariani, sarebbe già un bel passo avanti.
In più c’è un altro problema, se molti nascondono la verità con il greenwashing, alterando le emissioni di Carbonio che lo sanno Tutti che sono potenti Emettitori di Gas Serra, e Inquinanti per l’aria che respiriamo,e il Nostro Ecosistema, si sceglierà sempre un prodotto certificato a bassi consumi, con dicitura non certamente ingannevole, ma chiara e documentabile,a descapito di chi vende prodotti non allevati in modo naturale cioè biologico,e c’è scritto molto bene sull’etichetta e sul prodotto stesso,in vendita da anni,basta solo evitare le Aziende che ormai si sa benissimo chi sono,cosa fanno, e sono sempre sotto inchiesta, esistono realtà positive biologiche,(Negozi, Attività, Fattorie Biologiche e Didattiche,Fair Trade) esiste tutto,da decenni, si implementano,si da fiducia a chi è dalla parte dell’ambiente e si evita chi lo usa per distruggerlo,che restino pure sugli scaffali loro e la loro pubblicità, e il loro greenwashing.
Possono dire e Fare ciò che vogliono, chi è un consumatore consapevole sa cosa vuole, non crede certamente alle falsità del Greenwashing, ma si orienta sempre dove la Natura è rispettata,con Diciture trasparenti e Supermercati Biologici,Che ci sono dagli anni 90,come Aziende Biologiche e Biodinamica,e i Supermercati che si Tengano il loro Prodotti ultraprocessati,nei Scaffali, come le Multinazionali sempre più sotto inchiesta per Scandali e Maltrattamenti su Animali e Cibo Scadente e Adulderato,con penali milionarie da pagare anche se non lo Dicono lo si Viene a Sapere lo Stesso, perciò prima o poi sono loro che ci rimetteranno.
dovrebbero obbligare, per legge, lo studio statistico indicato come riferimento e vedere a bilancio CERTIFICATO le presunte cifre impiegate al raggiungimento di tali fini.
comunque è sempre un piacere leggere questi articoli.
complimenti
ovvero pubblicità fasulla nella maggior parte dei casi: oggi tutto funziona su base “pubblicitaria”, non si salva nessuno, chi non fa pubblicità non vende se poi qualcuno (pochi per la verità, voi siete una delle rare mosche bianche) osa contraddire la verità pubblicitaria si nota un aumento esponenziale degli spot per evitare perdite siano acque minerali, carni o prodotti preparati: lo si nota nei supermercati come aumentino le promozioni di prodotti “colpevolizzati”!
non mangiate più carne fin quando non smetteranno di fare il far west nella produzione. io, ho iniziato da diversi anni. Dieci anni per la precisione. Vedrete come prenderanno provvedimenti. Il portafoglio é l’unico interesse che difendono.
È dalla notte dei tempi che pochi fanno sopraffazione su molti e animali. Forse qualcosa può migliorare ma non cambiare. Come possiamo migliorare? Cominciamo da noi stessi, ribelliamoci ma senza opporci, non consumando, non comprando. Io lo faccio.