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Acqua potabile e bottiglie di plastica al sole. Un sistema economico ma con delle criticità. Il parere di Antonello Paparella

Bottle on the beach.Il tema dell’acqua potabile è sempre più all’ordine del giorno. Molte sono le minacce a quest’elemento fondamentale per la vita, non solo degli esseri umani, ma del pianeta, come il cambiamento climatico, la desertificazione e l’inquinamento. Secondo i dati delle Nazioni Unite, la scarsità d’acqua colpisce più del 40% della popolazione globale, una percentuale di cui si prevede un aumento, e 2,1 miliardi di persone vivono senza la possibilità di utilizzare, nelle loro case, acqua sicura. Anche per questo motivo si stanno moltiplicando gli strumenti hi-tech per potabilizzare l’acqua, ma sono tutti sicuri? Di seguito pubblichiamo la segnalazione dei una nostra lettrice e il parere di Antonello Paparella, microbiologo alimentare dell’Università di Teramo.

Stavo leggendo un articolo su Focus in cui si legge che basterebbe lasciare una bottiglia di plastica di acqua al sole per qualche ora e l’acqua, grazie ai raggi ultravioletti, diventerebbe potabile…
Depuratore per acqua potabile Helioz Wadi a energia solare – Focus.it. A me risulta che sia sconsigliato tenere le bottiglie di acqua al sole. Io non tengo neanche l’acqua del cane, al sole. Ho sempre pensato che poiché mentre il cane beve con la saliva contamina l’acqua e che con il caldo e il sole i batteri di moltiplichino… Sto sbagliando? Paola

Di seguito il parere ad Antonello Paparella.

Ho letto l’articolo di Focus e mi sono documentato anche sul sito del produttore di Wadi (Helioz) che riporta alcuni riferimenti bibliografici a sostegno della tesi secondo cui il trattamento delle bottiglie in PET non determinerebbe alcun rischio per il consumatore.
L’idea progettuale che è alla base di questo piccolo elettrodomestico è interessante. Si intende offrire uno strumento semplice e poco costoso per la potabilizzazione dell’acqua nei Paesi in via di sviluppo e si propone un dispositivo che sfrutta l’attività antimicrobica della radiazione solare. Lo strumento non fornisce una misura diretta della potabilità dell’acqua ma intende valutarla attraverso la stima della quantità di radiazione solare assorbita.

acqua potabile
L’acqua può non essere potabile anche per cause di natura chimica o fisica

Peccato che, nella potabilizzazione dell’acqua, la qualità microbiologica rappresenti solo uno degli aspetti da considerare. Nei Paesi in via di sviluppo ma anche nelle nostre aree rurali, l’acqua può non essere potabile anche per cause di natura chimica o fisica (come nel caso delle sostanze perfluoroalchiliche PFAS in Veneto), che non sono in alcun modo trattate da Wadi.
Non è questa l’unica perplessità nel valutare l’applicabilità di questo elettrodomestico in aree geografiche diverse dai Paesi in via di sviluppo. Premesso che la radiazione solare può incidere solo sul profilo microbiologico dell’acqua, si rileva comunque che Wadi ci avvisa quando la radiazione solare assorbita è tale da stimare una riduzione di 3 Log (99,9%) dei coliformi potenzialmente presenti nell’acqua. Tuttavia altri microrganismi potenzialmente presenti nell’acqua non potabile, per esempio le endospore batteriche e i virus, sono inattivati soltanto a dosaggi ben più alti di radiazioni ultraviolette (Hijnen et al., 2006 ScienceDirect).

Un altro elemento che produce variabilità negli effetti della disinfezione solare dell’acqua imbottigliata è rappresentato dal livello di radiazione solare. Infatti, nella letteratura scientifica, è noto da tempo che la disinfezione solare dell’acqua imbottigliata diventa efficiente soprattutto quando l’acqua supera la temperatura di 45°C e si combinano i processi di inattivazione ottica e termica (McGuigan et al. 1997 Journal of Applied Microbiology). Dunque l’acqua sottoposta al procedimento proposto da Wadi potrebbe non risultare potabile sia per motivazioni microbiologiche, sia chimiche o fisiche.

Le endospore batteriche e i virus sono inattivati soltanto a dosaggi ben più alti di radiazioni ultraviolette

Inoltre affidare una questione delicata come la potabilizzazione dell’acqua al libero arbitrio di un utilizzatore di un elettrodomestico presenta rischi legati alla variabilità delle condizioni d’uso di questi apparecchi che potrebbero portare a errori ad alto impatto sulla salute (Timmermann et al., 2015 ScienceDirect). In particolare, poiché le bottiglie in PET non hanno tutte la stessa composizione e possono non essere in buono stato di conservazione, pur prendendo atto dei riferimenti citati dal produttore, che in alcuni casi sono ricavati da studi preliminari, non si può oggettivamente escludere che la prolungata sosta al sole di una bottiglia in PET contenente acqua possa determinare la migrazione di composti indesiderati quali i plastificanti dall’imballaggio all’acqua. In particolare, negli ultimi anni sta assumendo particolare importanza il rischio di migrazione di sostanze non intenzionalmente aggiunte (NIAS, Non-Intentionally Added Substances) nelle bottiglie di acqua in PET, per migrazione dalla bottiglia, dal tappo e dagli adesivi (Cincotta et al., 2017 ResearchGate).

In conclusione, pur plaudendo all’interessante iniziativa della casa produttrice di Wadi, impegnata in diversi progetti meritevoli che puntano alla sostenibilità ambientale, a mio avviso non ci sono oggi le condizioni per suggerire l’uso di Wadi come sistema di potabilizzazione dell’acqua.

Prof. Antonello Paparella

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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8 Commenti

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    Un ottimo confronto tra le varie soluzioni per l’acqua da bere: bottiglia, acquedotto, distributori-fontanelli, caraffe, depuratori, gasatori https://mega.nz/folder/DV01zKaI#N82lvt3IDYdKKW96z3RbYA
    Il confronto mostra che non esiste alcun motivo (qualità, microplastiche, inquinamento, etc.) per comprare l’acqua in bottiglia.
    La storia dell’acqua in bottiglia https://invidio.us/watch?v=caEd9CUQt0w
    Smettiamo di berci il nostro futuro https://lab.gedidigital.it/repubblica/2017/ambiente/inquinamento_plastica_acqua/

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    Un ottimo confronto per l’acqua da bere: bottiglia, acquedotto, distributori-fontanelli, caraffe, depuratori, gasatori https://mega.nz/folder/DV01zKaI#N82lvt3IDYdKKW96z3RbYA
    Il confronto mostra che non esiste alcun motivo (qualità, microplastiche, inquinamento, etc.) per comprare l’acqua in bottiglia.
    La storia dell’acqua in bottiglia (una truffa) https://invidio.us/watch?v=caEd9CUQt0w
    Smettiamo di berci il nostro futuro https://lab.gedidigital.it/repubblica/2017/ambiente/inquinamento_plastica_acqua/

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    man mano che le conoscenze e le tecnologie progrediscono, ci sono sempre più studi che dimostrano preoccupanti legami tra presenze di microplastiche nelle acque bevute e contenitori in plastica. quindi, non vedo proprio come possa essere auspicabile un eventuale successo di queste ricerche della Helios Wadi, che prevedono l’uso di bottiglie in plastica…

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    L’acqua che abbiamo a Roma , intendo quella che esce dal nostro rubinetto , è molto buona . Ma poi dipende dallo stato delle tubature che abbiamo nelle nostre abitazioni. Da me esce la ruggine e tanto calcare , quindi se nn cambiamo le tubature nel palazzo , l’acqua nn si può bere , o per me nn si può bere .

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    da anni ho abbandonato la caraffa filtrante per usare la normale acqua che esce dal rubinetto .Ho scoperto che e’ ottima se tenuta nel frigorifero per qualche ora, si beve benissimo ,e’ buona e controllata dal servizio comunale di gestione. Mi trovo bene e da sempre non acquisto acqua minerale in bottiglia, quando vado in montagna uso la borraccia .

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    Abitiamo all’estero e solo adesso capisco quanto sia assurdo l’utilizzo delle bottiglie in plastica in Italia. A casa o si è dotati di filtro per l’acqua o si usano caraffe per depurarla. Ma soprattutto dovunque vai a mangiare se chiedi l’acqua offrono l’acqua del rubinetto a gratis. Tutti sono dotati di borraccia quando vanno in giro, soprattutto a scuola perchè ci sono le fontanelle in loco per riempirle. Spero cambi anche in Italia.

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    Allora… i casi sono 2: o non è vero che la plastica dura 1000 anni oppure non è vero che dopo 2 ore al sole si squaglia… ricordiamoci che per gli imballaggi esiste una lista positiva di materie plastiche ammesse alla produzioni di manufatti a contatto degli alimenti, e che tutte le nuove materie sono sottoposte ad indagine tossicologica.