;
Home / Tecnologia e Test / Acqua da bere: Altroconsumo analizza le fontanelle situate in 35 città. Buoni i risultati, il problema microplastiche

Acqua da bere: Altroconsumo analizza le fontanelle situate in 35 città. Buoni i risultati, il problema microplastiche

Oggi sono molte le persone che decidono di consumare l’acqua pubblica a quella in bottiglia, uno dei comportamenti utili per essere sempre più green. Ma è una scelta davvero sicura? In generale sì, ma dipende anche dalla località e dalla qualità della rete che arriva alla propria abitazione. Per avere un quadro generale Altroconsumo ha svolto un’indagine facendo analizzare, presso laboratori specializzati, l’acqua di 35 fontanelle pubbliche situate in varie città, e verificando per ciascun campione ben 400 parametri, tra i quali durezza, residuo fisso, sodio, nitrati, metalli pesanti come nichel e piombo, solventi, pesticidi, disinfettanti…

L’acqua è risultata complessivamente di buona qualità. Le sostanze controllate, anche le più pericolose, sono risultate assenti oppure nei limiti di legge, spesso molto al di sotto di questi, ad eccezione di un caso (a Palermo è stato trovato un quantitativo eccessivo di trialometani, ovvero sottoprodotti di una disinfezi0ne condotta con troppo ipoclorito di sodio).

acqua
Cresce il numero di persone che preferisce l’acqua del rubinetto a quella delle bottiglie di minerale

La rivista considera l’acqua pubblica italiana, che nell’85% dei casi arriva da falde profonde – più protette da contaminazioni rispetto a quelle superficiali o rispetto a quella di fiumi e laghi – con caratteristiche paragonabili a quelle dell’acqua in bottiglia. Tutti i valori considerati risultano ampiamente al di sotto dei limiti di legge (90% delle fontanelle merita un giudizio buono o ottimo, solo 1 caso di insufficienza) e la scelta di rinunciare all’acqua in bottiglia si conferma la più sostenibile, perché permette di evitare circa 17 kg di rifiuti di plastica per persona all’anno. Tuttavia, dall’analisi emerge un problema più generale: la presenza di microplastiche. Questi contaminanti, che potrebbero provenire da fattori esterni sia nell’acqua pubblica che in quella in bottiglia, sono stati trovati in tutti i campioni analizzati. Un tema che merita di essere approfondito meglio in futuro.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto investimenti anche per le reti pubbliche che a causa del cattivo stato delle infrastrutture, sprecano troppa acqua (il 42% dell’acqua di rete si disperde prima di arrivare  al rubinetto). Rispetto alla tutela della nostra salute va detto che la nuova Direttiva Europea sull’acqua potabile dovrebbe includere nuovi parametri tra cui l’assenza dei perturbatori endocrini come i Pfas, e la ricerca di batteri come la legionella e le microplastiche. Altroconsumo ha ricercato questi parametri che sono risultati assenti tranne le microplastiche che sono ubiquitarie, anche se l’OMS ritiene che gli attuali livelli non rappresentino un pericolo per la salute. Detto ciò lo stesso OMS invita a continuare gli studi per definire limiti precisi.

© Riproduzione riservata. Foto: Stock.adobe.com

Il Fatto Alimentare da 11 anni pubblica notizie su: prodotti, etichette, pubblicità ingannevoli, sicurezza alimentare... e dà ai lettori l'accesso completamente gratuito a tutti i contenuti. Sul sito non accettiamo pubblicità mascherate da articoli e selezioniamo le aziende inserzioniste. Per andare avanti con questa politica di trasparenza e mantenere la nostra indipendenza sostieni il sito. Dona ora!

Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Acqua potabile arriva il bonus del 50% sui sistemi di filtrazione installati in casa, in ufficio o nel commercio

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il 16 giugno 2021, il provvedimento  n. 153000 che sancisce …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *