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Acqua: troppi consumi e troppe bottiglie di minerale. Radiografia di un settore destinato a migliorare

rubinettoSebbene la distribuzione dell’acqua abbia fatto importanti passi in avanti, continuano a permanere criticità in molte aree, soprattutto nel meridione, come evidenzia il dossier firmato da Cittadinanza attiva. I problemi sono tanti, prima di tutto quello dei costi che variano tantissimo da Regione a Regione. C’è poi il record di consumi di acqua minerale in bottiglia che ci caratterizza tra i maggiori bevitori al mondo e, infine, la scarsa percezione dei consumi quotidiani di acqua di rete che ci collocano in cima alla classifica europea con 243 litri a persona, rispetto alla media UE di 120. 

Relativamente alle infrastrutture, il nostro Paese è ancora caratterizzato dalla presenza di reti e impianti datati o inadeguati alle esigenze di servizio. Di conseguenza, continuiamo a disperdere un’elevata percentuale di acqua immessa nelle tubature (in media il 42%) e l’11% dei cittadini non è raggiunto dai servizi di depurazione delle acque reflue. Il mancato adeguamento del settore fognario-depurativo ha indotto la Commissione Europea ad avviare quattro procedure di infrazione nei confronti dell’Italia, la prima delle quali si è conclusa con una di sanzione pecuniaria. Per quanto riguarda il consumatore, il dossier sottolinea le variazioni di costo del servizio fra una Regione e l’altra: si spazia dai 181 € del Molise ai 700 € della Toscana, con una media nazionale di 448 €. 

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I fattori di criticità delle infrastrutture sono legati soprattutto alla vetustà della rete

I fattori di criticità delle infrastrutture sono legati in prevalenza alla vetustà delle reti e degli impianti: il 60% è stato messo in posa oltre 30 anni fa (percentuale che sale al 70% nei grandi centri urbani); il 25% di queste supera i 50 anni (arrivando al 40% nei grandi centri urbani); per questo motivo le perdite di rete sono superiori al 42%. Negli ultimi anni gli investimenti realizzati dagli operatori industriali, sono saliti fino a 44 € annui per abitante, ma per raggiungere i migliori standard europei bisognerebbe arrivare a 80 €. Le aree del Paese in forte ritardo sono soprattutto nel Mezzogiorno, dove le ancora numerose gestioni comunali “in economia” non possono assicurare livelli di servizi e investimenti adeguati. Alla vetustà delle reti si aggiunge la questione della “depurazione delle acque reflue”: circa l’11% dei cittadini non è ancora raggiunto dal servizio di depurazione. La maggior parte di questi agglomerati sono concentrati nel Mezzogiorno e nelle Isole. La conseguenza, oltre ai danni ambientali, è anche nelle sanzioni europee comminate all’Italia, colpevole di ritardi nell’applicazione delle regole sul trattamento delle acque reflue.

Oltre che per gli elevati consumi di acqua legati alle esigenze quotidiane, gli italiani si contraddistinguono come principali consumatori di acque imbottigliate nel mondo, con oltre 200 litri procapite. Dalla consultazione sull’uso del servizio idrico realizzato da Cittadinanza attiva con la partecipazione di 2.574 cittadini provenienti da 13 regioni, si evince che le principali motivazioni legate al consumo di acqua in bottiglia riguardano questioni di gusto, ma anche di scarsa fiducia nella qualità dell’acqua di rubinetto. Secondo l’Ismea negli ultimi dieci anni, le vendite totali a volume delle acque minerali in plastica sono più che raddoppiate, passando dai circa 5 miliardi di bottiglie del 2009 ai circa 10 miliardi del 2019. Al contrario, le bottiglie in vetro acquistate dai consumatori nel 2019 sono pari a 24 milioni circa, mentre dieci anni fa erano 31 milioni

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Acqua: le percezioni e le abitudini dei cittadini sull’uso del servizio idrico

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza disegna le misure che dovranno dare attuazione in Italia al programma Next Generation EU, dopo lo stop causato dalla pandemia da Covid-19. Per il raggiungimento di tale obiettivo sono state previste risorse economiche pari complessivamente a 4,38 mld, che dovranno servire a sistemare le infrastrutture del servizio idrico, la riduzione delle perdite della rete, l’ottimizzazione  dell’irrigazione in agricoltura, e investimenti in fognature e depurazione. Sul fronte della qualità dell’acqua il 12 gennaio 2021 è entrata in vigore la nuova direttiva europea, che mira ad offrire acqua di rubinetto di alta qualità in tutta l’UE. Gli Stati membri hanno adesso due anni per recepire le modifiche nelle loro norme nazionali.La nuova direttiva introduce modifiche rendendo più stringenti le soglie per alcuni contaminanti, come il piombo, e introducendo nell’elenco da monitorare nuove sostanze inquinanti (es. bisfenolo A, clorato e clorito, acidi aloacetici, micro cistine-LR, PFAS e uranio). Per aumentare e migliorare la fiducia nell’acqua del rubinetto il legislatore europeo ha inteso anche migliorare la comunicazione ai cittadini, prevedendo  informazioni sulla qualità dell’acqua e sulla bolletta familiare, spedite all’utenza almeno una volta all’anno, senza doverne fare richiesta.

Secondo Cittadinanza attiva il 46,4% dei cittadini intervistati dichiara di consumare prevalentemente acqua di rubinetto e dà una buona valutazione dell’acqua che beve. C’è da dire che questo folto gruppo si comporta così esclusivamente tra le mura domestiche e non all’interno di pubblici esercizi, dove ordinare a tavola la bottiglia di minerale è un’abitudine consolidata. La novità è invece l’utilizzo delle borracce che sembrano stiano diventando un vero e proprio accessorio “di moda”.

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L’uso delle borracce per avere l’acqua di rubinetto a disposizione è ormai una moda

Sebbene il 94% dei consumatori dichiari di adottare accorgimenti per contenere gli sprechi di acqua, si tratta il più delle volte di  interventi poco significativi. I più si limitano a “chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti” o a “preferire la doccia in luogo del bagno”. Meno della metà dichiara di riparare immediatamente guasti che provocano perdite e solo il 34% sostiene di aver installato miscelatori d’aria ai rubinetti e/o allo scarico del water. Quasi inesistenti le scelte di acquisto dei prodotti sulla base dell’impronta idrica.

Secondo uno studio dell’Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA-CNR) di maggio 2018, l’Italia si posiziona al quinto posto in Europa per qualità dell’acqua del rubinetto. L’alta qualità deriva dal fatto che l’85% delle fonti di approvvigionamento è sotterraneo: l’acqua di falda è sempre migliore di quella di superficie perché non esposta alle contaminazioni dei fenomeni atmosferici o da altri agenti esterni. La ricerca IRSA dimostra che l’acqua del rubinetto in Italia non è inferiore in termini di qualità all’acqua minerale in bottiglia, perché è molto controllata, come impongono le normative ambientali, e sottoposta a prelievi periodici e analisi accurate su tutta la filiera, dalla captazione alla distribuzione all’interno delle condotte. Gli stessi limiti di legge per le sostanze disciolte sono più rigidi per l’acqua potabile che per quella minerale in commercio. Occorre quindi fare in modo che i cittadini recuperino la fiducia nella qualità dell’acqua di rubinetto e in tal senso ci auguriamo che possano aiutare anche le nuove informazione ai consumatori contenute nella Direttiva. 

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Roberto La Pira

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Avatar

    Ottimo; il consumo di acqua di rubinetto ridurrebbe molto anche la plastica che, per quanto riciclabile, sarebbe meglio non immettere tra i rifiuti.
    Però… confesso di bere prevalentemente acqua in bottiglia, ma solo a bassissimo residuo fisso (pochissimo mineralizzata), per l’impatto sulla ritenzione idrica. Attualmente uso un’acqua che dichiara un residuo fisso pari a 22 mg/L. A mia conoscenza, nessuna acqua di rubinetto si avvicina a tale velore. Che fare?

  2. Avatar

    Berrei volentieri l’acqua del rubinetto, ma non posso perché è troppo dura, danneggia i rubinetti ed i marmi, ottura – con una sostanza simile alla sabbia fine – tutti miscelatori, che devono essere puliti almeno una volta ogni quindici giorni. Quindi, sono costretta ad installare un addolcitore, che mi risulta non migliori la qualità dell’acqua da un punto di vista dei sali minerali e delle altre sostanze naturalmente presenti e benefiche, e quindi devo per forza compare le bottiglie d’acqua per bere. A mio modesto avviso, dovrebbe essere onere ed obbligo dei gestori degli acquedotti risolvere a monte tali problemi, anziché addossarne i costi – non irrilevanti – agli utenti finali.