Il bilancio a quasi dieci anni dalla FLAL: lo studio di Lancet sull’efficacia delle etichette e dei divieti alimentari in Sudamerica.
Il Cile, come altri paesi del continente sudamericano, da tempo ha tassi di obesità infantile tra i più alti del mondo. Per cercare di arginare il fenomeno, nel 2016 il governo ha varato la Food Labelling and Advertising Law (FLAL), la cosiddetta Ley 20.606 una delle normative più ambiziose in assoluto, quanto a obbiettivi, perché per la prima volta prevedeva un insieme concertato e coordinato di provvedimenti diversi, tutti di comprovata efficacia, da introdurre in tre fasi successive, sulla pubblicità dedicata, sulle diciture da apporre sulle confezioni dei prodotti industriali e sulle mense scolastiche. A distanza di quasi dieci anni è possibile fare un primo bilancio, per verificare se le norme varate abbiano o meno avuto efficacia.
Ci hanno pensato i ricercatori dell’università di Santiago insieme a quelli della Northern University di Chapel Hill, in Carolina del Nord, che hanno valutato l’andamento dell’indice di massa corporea (BMI) in circa 300.000 bambini che, tra il 2012 e il 2017 (e quindi prima e dopo l’entrata in vigore della prima parte delle norme) avevano tra i quattro e i sei anni e frequentavano o l’asilo o la primaria.

Lo studio sull’obesità
La fase 1 comprendeva l’introduzione dei bollini neri con la segnalazione di alti livelli di zucchero, grassi saturi, calorie o sodio; la fase 2, entrata in vigore nel 2018, ha visto le restrizioni alla vendita di prodotti poco sani nelle scuole; la fase 3, introdotta nel 2019, i divieti alle pubblicità di alimenti e bevande non sani rivolte ai bambini.
Come riportato su Lancet, gli effetti anche solo dell’apposizione dei bollini neri sono stati ben visibili, anche se di entità lieve. Nei primi 18 mesi, infatti, il rischio di essere obeso, per un bambino di quell’età, è diminuito del 2,4% (con un calo di 1,2 punti percentuali rispetto a un’incidenza media di sovrappeso e obesità del 52%) rispetto ai bambini della stessa età di un anno prima, mentre quello delle bambine è sceso del 2,9% (con un calo di 1,4 punti percentuali rispetto a una media del 47,7%).

L’efficacia si è vista anche dopo soli sei mesi: i bambini hanno avuto una diminuzione del 2,2% (con una riduzione di 1,2 punti percentuali) mentre le bambine un calo dell’1,9% (0,9 punti). Si tratta di piccole riduzioni che, però, sono importanti e che hanno comunque ripercussioni positive sulla salute degli anni successivi.
I commenti
Secondo una delle autrici, Nieves Valdes, docente di economia della Business School dell’Universidad Adolfo Ibáñez, anche se l’effetto è modesto, ciò che conta è che la tendenza all’aumento sia chiaramente invertita, e che la diminuzione di sovrappeso e obesità, anche nei primi mesi, abbia mostrato una tendenza positova. Questi primi dati sono riferiti alla sola introduzione dei bollini neri, e sarà dunque interessante valutare che cosa è accaduto dopo che sono state implementate anche le altre due fasi, relative alle scuole e alla pubblicità. Inoltre la FLAL ha già spinto molti produttori a riformulare i propri prodotti, e anche da questo ci si aspettano ulteriori benefici.
Lancet ha ospitato anche un editoriale di commento, firmato da Simone Pettigrew e Daisy Coyle, del George Institute for Global Health (Australia), non coinvolti direttamente nella ricerca, che scrivono: “I dati sulla legge pionieristica varata dal Cile nel 2016 confermano l’efficacia degli interventi nell’arrestare, e potenzialmente invertire, la tendenza all’obesità infantile. Si tratta di un’informazione importante, perché la maggior parte degli studi si è concentrata su singoli provvedimenti anziché sulla verifica di diverse misure inserite in un contesto sociale, e varate nell’ambito di una strategia coordinata. Si tratta di una distinzione importante, perché le politiche volte a combattere l’obesità infantile interagiscono tra loro: adottarne più di una ha un effetto sinergico, che è utilissimo quantificare.
Bollini neri e Nutri-Score
Tra l’altro, le informazioni specifiche sulle etichette nere possono essere utili per confronti con altre tipologie come il Nutri-Score, che potrebbero essere più efficaci perché segnalano anche le alternative più sane. I dati raccolti, infine, diventano validi argomenti da opporre all’industria alimentare, che cerca sempre di screditare provvedimenti isolati sostenendo che non sono efficaci, che sono sproporzionati e dannosi dal punto di vista economico”. Il monitoraggio continuo, anche nei prossimi anni, fornirà ulteriori elementi cruciali per valutare l’efficacia a lungo termine di un approccio combinato.
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Giornalista scientifica



I progetti di educazione alla salute, qui nello specifico un progetto di educazione alimentare, portano sempre dei benefici. Soprattutto quando gli obiettivi del progetto coinvolgono diverse componenti sociali (scuola, industria alimentare, operatori sanitari, università). E ancor più se una legge ne attiva e sostiene la loro attuazione.