Home / Coronavirus / Visoni danesi e coronavirus mutato: ci sono rischi per la salute delle persone? La valutazione dell’Ecdc

Visoni danesi e coronavirus mutato: ci sono rischi per la salute delle persone? La valutazione dell’Ecdc

Mink farm. Mink in the cage. Mink's fur visoni in gabbia allevamentoVia via che passano i giorni si fa un po’ più chiaro il quadro della situazione dei visoni in Danimarca e negli altri Paesi. Il Centro europeo per il controllo delle malattie, l’Ecdc, con il contributo dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’Efsa, ha appena pubblicato un documento che riassume cos’è stato scoperto e valuta il rischio per le persone, mentre su Science sono comparsi due articoli, uno in cui spiega a che punto è la ricerca e uno sulla crisi precedente, scoppiata nei Paesi Bassi.

Negli ultimi mesi sono state scoperte infezioni da Sars-CoV-2 legati agli allevamenti di visoni di Spagna, Italia, Svezia, Stati Uniti e, appunto, Paesi Bassi e Danimarca. I focolai danesi hanno coinvolto oltre 200 persone, in quello che è il maggior produttore al mondo di pellicce di visone. Ma la preoccupazione è sorta quando il 5 novembre si è scoperto che 12 di essi erano stati contagiati da un ceppo mutato (tra i diversi identificati) che avrebbe potuto rendere quasi inutile un eventuale vaccino.

The beast mink sleeps curled up in a cage
Dopo la scoperta di una variante di Sars-CoV-2 mutata, la Danimarca ha deciso di abbattere 17 milioni di visoni

La Danimarca ha quindi deciso di eliminare tutti i 17 milioni di animali presenti sul suo territorio, e anche se in questi giorni l’operazione è stata momentaneamente fermata, si prevede che sarà portata a compimento nell’arco di poche settimane. Per tutto il 2021 nel paese sarà in vigore un bando totale all’allevamento dei visoni.

Per quanto riguarda la sicurezza, secondo l’Ecdc:

  • Non ci sono motivi per credere che il ceppo in questione sia più contagioso degli altri e possa quindi circolare più facilmente: il rischio è basso per la popolazione generale, leggermente più alto (moderato) per chi vive nelle zone in cui sono concentrati gli allevamenti, e alto per chi lavora a contatto con i visoni;
  • Per il momento anche chi è stato infettato con una delle varianti scoperte non ha avuto una malattia più grave;
  • È indispensabile approfondire la pericolosità del ceppo per quanto riguarda il rischio di reinfezioni, così come quello che test e vaccini siano meno efficaci;
  • Il rischio di diffusione in altri Paesi non sembra essere differente da quello di qualsiasi altro ceppo di Sars-CoV-2: ciò potrebbe accadere dato che varianti legate ai visoni, identificate dalla mutazione Y453F, sono già diffuse tra la popolazione nei Paesi Bassi e in Danimarca.
coronavirus malattia influenza
Per il momento, le persone infettate con questa variante mutata di Sars-CoV-2 non sembrano sviluppare sintomi più gravi

Sono quindi consigliati interventi di monitoraggio serrato dei lavoratori e degli animali, con la determinazione dei ceppi circolanti e l’adozione di misure di contenimento come quarantena e isolamento. Al tempo stesso, l’Ecdc consiglia di predisporre un piano ad hoc e di informare la popolazione affinché sia particolarmente vigile sui visoni e su eventuali contatti.

Dal punto di vista scientifico è invece Science a riassumere che cosa è successo in Danimarca, ricordando che la particolare vulnerabilità dei visoni e degli altri mustelidi era già emersa prima dell’estate, soprattutto nei Paesi Bassi, ma non solo. In sintesi, come riferito in una prima pubblicazione, il laboratorio governativo danese Statens Serum Institute ha identificato l’ormai nota variante, nella quale il gene della famosa proteina spike presenta quattro mutazioni. L’allarme è scattato quando sono stati messi a contatto il plasma di persone guarite dal Covid-19 o di conigli immunizzati e questi virus, perché gli anticorpi presenti nel primo non li hanno neutralizzati del tutto. Ciò significa anche che un vaccino potrebbe non funzionare, o un test non essere affidabile. Da qui la decisione, drastica ma forse inevitabile.

Nel frattempo uno studio uscito negli stessi giorni su Science conferma che nei Paesi Bassi il coronavirus è passato dall’uomo ai visoni, e poi dai visoni è tornata all’uomo. E fornisce un dato davvero preoccupante: il 68% delle persone che erano in stretto contatto con gli allevamenti a vario titolo è risultato positivo al test anticorpale.

© Riproduzione riservata

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

Guarda qui

Handsome young man with face mask walks looking at empty shelves in a shop on city street at night

Coronavirus nell’aria è poco presente, raro il contagio quando non ci sono assembramenti

Uno studio multidisciplinare condotto nel mese di maggio 2020, analizza le concentrazioni nell’atmosfera del Coronavirus …

3 Commenti

  1. Avatar

    La notizia è preoccupante, tenuto poi anche conto della futilità di questo tipo di allevamento!

  2. Avatar

    E preoccupa anche il fatto che il mercato mondiale delle pellicce di visone sia sostenuto dalla solita Cina, i cui nuovi ricchi vedono in queste pellicce uno status symbol (bisogna infatti sapere che un terzo delle pellicce danesi finisce in quel paese).

    Il problema grosso è che la Cina, proprio per far fronte alla grande richiesta interna, ha comunque sviluppato moltissimi allevamenti di visoni in casa propria, cosicché, se anche si decidesse di abolirli in Europa, per evitare pericolose mutazioni del Coronavirus, essi continuerebbero ad esistere in Cina, così come hanno continuato ad esistere in quel paese i famigerati “wet market”, nonostante la loro pericolosità fosse ben nota fin dai tempi della SARS (2002).

    Dunque, una volta di più, è con la Cina che bisognerà fare i conti, se non vorremo ritrovarci invasi dall’ennesimo virus (o sua variante).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *