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Influenza aviaria H5N8: il virus e altamente patogeno per gli animali. Focolai in 6 paesi europei. Per il momento nessun caso in Italia

Tacchino
Diversi paesi europei hanno notificato delle positività al virus dell’influenza aviaria sottotipo H5N8 ad alta patogenicità

Dall’inizio di novembre, diversi paesi europei hanno rilevato positività al virus dell’influenza aviaria sottotipo H5N8 classificato come un virus ad alta patogenicità. I paesi colpiti sono Ungheria, Polonia, Germania, Austria, Svizzera e Croazia. Per fortuna al momento solo in Ungheria è stato interessato il settore avicolo, con un focolaio in un allevamento di tacchini. Proprio in seguito al caso ungherese e vista la rapida evoluzione della situazione epidemiologica europea, il 9 novembre il nostro Ministero della salute ha inviato una nota alle Regioni, alle organizzazioni avicole e ai servizi veterinari, invitandoli a rafforzare la vigilanza permanente e ad adottare le misure di biosicurezza e le procedure previste dal manuale di emergenza, disponendo l’applicazione urgente nel territorio nazionale di misure precauzionali con particolare riferimento agli allevamenti situati in aree umide e zone a rischio.

Il focolaio di influenza in Ungheria, notificato il 4 novembre, si è verificato in un allevamento chiuso di 10.200 tacchini da carne di 16 settimane, situato nel comune di Tótkomlós (Bekes). Il 28 ottobre, 3.774 animali presentavano sintomatologia riferibile all’influenza e nei giorni successivi 2.374 sono morti. Secondo quanto riferito dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’allevamento si trova in vicinanza di zone umide con presenza di uccelli selvatici, e questo fatto potrebbe suggerire come possibile origine dell’infezione un contatto indiretto con volatili selvatici. A riprova di questa tesi c’è la positività al virus di un cigno (Cygnus olor) rinvenuto morto il 1 novembre nella stessa provincia a una distanza di circa 60 km dal focolaio.

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A rischio gli allevamenti che si trovano vicino a zone umide, a contatto con la fauna selvatica

Il 7 novembre, le autorità polacche hanno informato la Commissione europea del ritrovamento di cinque volatili selvatici (4 anatre e 1 gabbiano) rinvenuti morti nei pressi del lago Dabie, nel comune di Goleniow. Le analisi effettuate su campioni provenienti da questi animali hanno rilevato la presenza di materiale genetico virale identificato poi come virus dell’influenza aviaria sottotipo H5N8 ad alta patogenicità. L’8 novembre, le autorità tedesche hanno confermato la positività per virus dell’influenza aviaria sottotipo H5N8 ad alta patogenicità in più di cento volatili selvatici di diverse specie (morette –Aythya fuligula-, folaghe, gabbiani, oche e cigni) rinvenuti morti nei pressi del lago Plon e di altri laghi minori nello stato federale di Schleswig-Holstein (Germania). Misure di contenimento sono state applicate intorno all’area dei ritrovamenti, mentre per quanto riguarda il settore avicolo è stato ordinato il confinamento al chiuso degli animali insieme a un rafforzamento delle misure di biosicurezza. Il 9 novembre, lo stesso virus HPAI H5N8 è stato identificato anche a sud del paese, nei pressi del lago Costanza, in volatili selvatici trovati morti (principalmente morette).

Negli stessi giorni, le autorità austriache hanno confermato la positività per influenza aviaria sottotipo H5N8 ad alta patogenicità in cinque anatre selvatiche trovate morte nei pressi della riva austriaca del lago di Costanza. Nella stessa area, fin dai primi di novembre, erano stati rinvenuti morti o moribondi più di cento volatili selvatici, soprattutto anatre ma anche gabbiani e chiurli. Anche l’autorità competente svizzera, terzo paese che si affaccia sul lago di Costanza, ha informato dell’identificazione di un virus dell’influenza aviaria in cinque anatre selvatiche. Ulteriori analisi sono in corso, ma gli esperti indicano che con molta probabilità si tratta di un virus ad alta patogenicità sottotipo H5N8. Le autorità di Germania, Austria e Svizzera stanno collaborando nell’applicazione di misure di controllo per il contenimento dell’infezione.

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Il virus dell’influenza aviaria che ha colpito diversi paesi europei (ma non l’Italia) è altamente patogeno

Il 10 novembre, il Ministero dell’agricoltura della Croazia ha notificato l’isolamento del virus dell’influenza aviaria sottotipo H5N8 ad alta patogenicità in campioni prelevati da due dei dieci cigni (Cygnus olor) rinvenuti morti nei pressi del fiume Bidj. In settembre, la Fao aveva pubblicato un articolo in cui si riferiva che all’inizio di giugno diverse uccelli migratori presenti nel lago Ubsu-Nur, in Russia, erano stati trovati positivi per influenza aviaria ad alta patogenicità sottotipo H5N8. Il virus era stato identificato in diverse specie di uccelli acquatici, ma non era stata osservata mortalità su larga scala. La Fao avvertiva che questo evento, unito alla posizione geografica del lago, avrebbe potuto rappresentare un potenziale rischio per l’Europa. Il lago Ubsu-Nur è una zona umida di grandi dimensioni che attira una grande numero e varietà di uccelli migratori. Inoltre, si trova lungo diverse rotte migratorie, che si intersecano con quelle verso l’Europa.

La Fao raccomandava la massima attenzione in presenza di mortalità anomala in uccelli selvatici o domestici. Inoltre consigliava la sensibilizzazione degli allevatori e degli altri soggetti interessati e l’applicazione di adeguate misure di biosicurezza negli allevamenti avicoli.

 

  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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Un commento

  1. Avatar

    Nell’articolo viene data grande rilevanza al ritrovamento del virus in vari uccelli selvatici trovati morti.
    Una cosa però non mi è chiara: come fa il virus a “saltare” dai selvatici al pollame d’allevamento, considerando che i capannoni degli allevamenti intensivi sono pressoché a chiusura “stagna”??
    Qualcuno per favore può spiegarmelo?
    Non è che forse sono invece i selvatici a prendere il virus dal pollame domestico, per esempio entrando in contatto con le deiezioni all’aperto nelle vasche di raccolta liquami?
    Scusate, non voglio essere sarcastica, ma proprio non riesco a figurarmeli un’anatra o un cigno che “bussano alla porta” di un allevamento intensivo di tacchini o di polli, ansiosi di farsi quattro chiacchere con le povere bestie ivi rinchiuse…
    Credo che, finché le modalità di trasmissione del virus non verranno appurate, sia molto rischioso parlare di un presunto coinvolgimento degli uccelli selvatici: ho paura che possa scatenarsi una specie di “caccia all’untore”; siccome i selvatici sono i portatori del virus, allora sterminiamoli tutti…
    Perché invece non viene focalizzata l’attenzione sulle condizioni indecenti di vita degli animali negli allevamenti intensivi???