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Vegani & sale: quattro piatti su cinque serviti nei ristoranti e nei take away in UK ne hanno veramente troppo

I piatti vegani proposti nei ristoranti e nei take away in Gran Bretagna sono pieni zeppi di sale, e chi li prepara sembra non preoccuparsi troppo degli inviti a ridurne la quantità. L’accusa arriva da Action on Salt, l’organizzazione pubblica inglese che da anni monitora la situazione e promuove campagne affinché il quantitativo resti entro i limiti consigliati dall’OMS.

Nell’ultimo rapporto sono stati analizzati circa 300 piatti proposti da 27 ristoranti e 18 fast food e catene di caffetterie come: insalate, minestre, sandwich… Il risultato è che tre piatti su cinque contenevano 3 grammi di sale a porzione, ovvero la metà di tutto il sale che si dovrebbe mangiare in un giorno. In 19 casi il cibo ne conteneva 6 grammi, con alcuni piatti veramente clamorosi. Per esempio, la pizza vegana americana di Papa John’s (porzione media) ne conteneva 9,28 grammi, pari al sale di sette hamburger di McDonald’s, quella vegana Bella Italia 8,1 grammi, pari a 23 pacchettini di patatine fritte, il Loch Fyne Spiced Roasted Cauliflower & Squash Goan Curry 8,65 grammi, pari a più di quello di 19 acciughe sotto sale, e così via.

Se questi ristoranti esponessero le etichette a semaforo sulle pietanze – commentano gli autori – quattro su cinque si meriterebbero un rosso fuoco (al pari di tutti i piatti che hanno più di 1,8 grammi di sale per porzione).

Un altro dato dimostra che quasi sempre ciò che manca è la volontà dei gestori e dei cuochi di cambiare le ricette. Lo stesso piatto vegano cambia infatti moltissimo da un ristorante all’altro, e la quantità di sale può lievitare anche di sette volte. Molto spesso i piatti vegani sono ricchi di grassi saturi: più del 20% di quelli esaminati conteneva la metà circa di tutti i grassi che si dovrebbero assumere in un giorno, con eccessi che arrivavano fino al triplo della dose giornaliera consigliata.

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Molto spesso i piatti vegani sono pieni anche di grassi saturi

C’è un altro dato paradossale: l’opinione dei clienti. Il 74% di quelli intervistati ha affermato di trovare spesso, o sempre, i piatti vegani troppo salati, due terzi sono preoccupati per l’eccesso di sale, e il 77% desidera menu con più informazioni nutrizionali. Anche perché in genere i consumatori passati al veganesimo pensano di mangiare meglio, e due terzi supportano le iniziative governative per la riduzione del sale.

La questione inizia ad assumere dimensioni non trascurabili, perché il numero dei vegani cresce sempre più. Se nel 2014 erano 150.000, nel 2019 si è arrivati a 600.000. Nel 2018 la Gran Bretagna ha lanciato più nuovi prodotti vegani di qualunque altro paese al mondo, e gli ordini di prodotti alimentari vegani di Deliveroo sono quadruplicati, tra il 2017 e il 2019.

L’alimentazione vegana contribuisce a ridurre l’impatto ambientale della produzione di cibo, ma se non rispetta i criteri nutrizionali può essere dannosa per la salute.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. Avatar

    Penso sia bene dire che nè vegano nè bio nè vegetariano nè senza glutine in sè significano mangiare sano.
    E’ più probabile che un onnivoro con una buona educazione alimentare e che fa attività fisica abbia un corpo più sano rispetto ad un vegetariano o vegano che mangia prevalentemente alimenti industriali, fuma, beve alcolici e non fa attività fisica.