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Gli alimenti ultra processati influenzano i giovani, spingendoli a mangiare anche quando non hanno fame. Lo stesso effetto non si vede con gli adulti, e merita dunque un approfondimento, visto l’aumento dell’obesità in quella fascia di età, che sembra non conoscere rallentamenti.

Lo suggerisce uno studio pubblicato su Obesity, e condotto su un campione di una trentina di giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni, sottoposti) dai ricercatori dell’Università della Virginia a un’alimentazione attentamente controllata (per diverse settimane).

Colazione All You Can Eat

Per capire se un tipo di dieta basata essenzialmente su ultra processati – e cioè simile a quella che, secondo tutte le rilevazioni, è ormai l’alimentazione occidentale, e soprattutto quella statunitense, nella quale questi prodotti rappresentano tra il 50 e il 65% del totale delle calorie giornaliere – esercitasse o meno un’azione diretta sul comportamento alimentare, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di seguire uno schema piuttosto rigido, ma concentrato solo sulla prima colazione. I ragazzi, nessuno dei quali obeso, e tutti con un peso rimasto stabile per almeno sei mesi, arrivavano in laboratorio a digiuno, e quindi affamati.

A tutti veniva offerto un vassoio che conteneva alimenti e bevande per un totale di circa 1.800 calorie, cioè circa quattro volte il contenuto calorico medio di una tipica prima colazione americana, da consumare entro trenta minuti. Metà di loro invece consumava una prima colazione totalmente priva di ultra processati, mentre agli altri una costituita per la maggior parte (l’81% del totale delle calorie) da prodotti ultra processati.

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Si è vista l’influenza degli ultra processati, solo sui più giovani

Stesso apporto

Ognuna delle due tipologie, peraltro, era controllata in base a 22 parametri, affinché entrambe le colazioni avessero contenuti paragonabili di micronutrienti, fibre, zuccheri aggiunti, vitamine, sali e densità energetica. Dopo due settimane in un tipo di dieta, i partecipanti dovevano mangiare ciò cui erano abituati per quattro settimane, per poi passare all’altro regime per ulteriori due settimane. Al termine di ogni periodo di due settimane, a tutti veniva chiesto di giungere nuovamente a digiuno e poi di mangiare liberamente da un buffet che proponeva alimenti e bevande di tutti i tipi, più o meno processati, avendo ancora a disposizione trenta minuti. Nei successivi 15 minuti venivano proposti loro degli snack da assaggiare, apparentemente per valutarne il sapore e la gradevolezza, e poi veniva detto loro di mangiarne quanti nel volevano. In questo modo si poteva valutare il comportamento alimentare a stomaco pieno dopo una delle due diete.

I risultati

In generale, osservando tutto il gruppo senza distinguere in base all’età, non sono emerse differenze particolarmente significative. Tuttavia, suddividendo i partecipanti in quelli di età compresa tra i 18 e i 21 e quelli più grandi, tra i 22 e i 25 anni, si è vista l’influenza degli ultra processati, solo sui più giovani. Questi ultimi hanno effettivamente consumato più calorie, nella fase libera, nonostante avessero appena terminato la colazione, ma soltanto se erano reduci dalle due settimane di dieta con gli ultra processati. L’effetto sembrerebbe dunque esistere, ma essere limitato alle fasce di età al confine tra adolescenza e giovinezza. La tendenza a continuare a mangiare in assenza di un appetito reale e motivato, però, è apparsa piuttosto evidente, in loro: hanno mangiato anche al buffet.

Ultra processati e fame

Secondo gli autori, fare uno spuntino quando non si ha fame è un indicatore importante di un successivo aumento di peso, perché denuncia un’abitudine negativa che è difficile da correggere e che plasma il comportamento. Inoltre, nello studio si è analizzato solo il momento della prima colazione, ma ormai tutti i giovani (statunitensi e non) vivono in un mondo nel quale l’accesso al cibo è pressoché illimitato, e gli stimoli a mangiare prolungati durante tutta la giornata. È probabile quindi che lo stesso effetto si ripeta più e più volte nelle 24 ore.

Un ragazzo americano su tre di età compresa tra i 15 e i 24 anni risponde ai criteri dell’obesità, e la tendenza non mostra segni di rallentamento. Probabilmente la responsabilità è anche degli ultra processati, che compaiono in tavola a partire dalla prima colazione.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos.com

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